I Heard Her Call My Name

Testo e Traduzione

White Light/White Heat (1968) · Testo e musica di Lou Reed

I Heard Her Call My Name
L'HO SENTITA CHIAMARE IL MIO NOME

I HEARD HER CALL MY NAME

 

Here comes countdown
she’s gone, gone, gone
Ready, ready, ready, ready,
ready got my eyes wide open

Ever since I was crippled on Monday1 
got my eyeballs on my knees
a baby-walking2
I rapped3 for hours with mad Mary Williams4
she said she never understood a word from me, because –
I know that she cares about me

I heard her call my name
And I know she’s long dead and gone
still it ain’t the same
When I wake up in the morning, mama
I heard her call my name
I know she’s dead and long far gone
I heard her call my name
and I felt my mind split open5

Here comes countdown
she’s gone, gone, gone
Ready, ready, ready, ready,
ready got my eyes wide open

Ever since I was on cripples Monday
got my eyeballs on my knees
I rapped for hours with mad Mary Williams
she said she never understood a word from me, oh

I know she cares about me
I heard her call my name,
walk it, baby, now
I said she’s long dead and gone
still it ain’t the same …
When I wake up in the morning, mama
I heard her call my name, gone, gone
I know she’s dead and long far gone
still I heard her call my name
and my mind split open

L’HO SENTITA CHIAMARE IL MIO NOME

 

Comincia il conto alla rovescia,
è andata, è andata, è andata
pronto, pronto, pronto, pronto,
pronto, ho gli occhi spalancati

Da quando mi sono storpiato, un lunedì,1 
ho gli occhi sulle ginocchia
camminando come un bambino2
ho parlato3 per ore con Mary Williams la matta4
ha detto che non ha mai capito una mia parola, perché –
so che ci tiene a me

L’ho sentita chiamare il mio nome
e so che è morta da un pezzo e se n’è andata
eppure non è lo stesso
quando mi sveglio la mattina, mamma
l’ho sentita chiamare il mio nome
so che è morta e se n’è andata da un pezzo
l’ho sentita chiamare il mio nome
e ho sentito la mia mente squarciarsi5

Comincia il conto alla rovescia,
è andata, è andata, è andata
pronto, pronto, pronto, pronto,
pronto, ho gli occhi spalancati

Da quando mi ero ridotto uno straccio, un lunedì,
gli occhi mi erano arrivati alle ginocchia
ho parlato per ore con Mary Williams la matta
ha detto che non ha mai capito una mia parola, oh

so che ci tiene a me
l’ho sentita chiamare il mio nome,
su tesoro, adesso
ho detto che è morta da un pezzo e se n’è andata
eppure non è lo stesso …
quando mi sveglio la mattina, mamma
l’ho sentita chiamare il mio nome, andata, andata
so che è morta e se n’è andata da un pezzo
l’ho sentita chiamare il mio nome
e la mia mente si è squarciata

NOTE

I Heard Her Call My Name è la quinta traccia di White Light/White Heat (Velvet Underground, Verve Records, 1968), registrato nel settembre 1967 con Lou Reed alla chitarra e voce, John Cale al basso, Sterling Morrison alla chitarra ritmica e Maureen Tucker alla batteria. Fu considerato come possibile singolo: esiste un test pressing del 28 settembre 1967, poi accantonato. Il missaggio suscitò forti contrasti: la chitarra di Reed sommerge tutto il resto, e Morrison lasciò temporaneamente il gruppo, convinto che il mix sbagliato avesse rovinato «una delle nostre canzoni migliori».

1 «On crippled Monday». Il narratore è rimasto storpiato, menomato, un lunedì: la frase fissa un momento preciso nel passato come origine di tutto ciò che segue. «Crippled» può valere tanto la menomazione fisica quanto quella psichica o da dipendenza, e il verso successivo, «gli occhi sulle ginocchia», amplifica questa immagine di un corpo piegato su se stesso.

2 «Walk it, baby». Il participio presente completa il quadro fisico dei versi precedenti: storpiato un lunedì, con gli occhi all’altezza delle ginocchia, il narratore si muove come un neonato che impara a camminare. È una regressione brutale, non una metafora ornamentale.

3 «I rapped for hours». Nel gergo newyorkese degli anni Sessanta, «to rap» significa semplicemente parlare, conversare a lungo, senza alcun legame con la musica hip-hop nata un decennio dopo. Chi fosse Mary Williams non è documentato.

4 «My mind split open». Il climax del testo coincide con quello musicale: i soli di chitarra dissonanti e urlanti sono la traduzione sonora di questa frattura. Reed disse al giornalista David Fricke di essersi ispirato al sassofonista Ornette Coleman, usando la distorsione per collegare le note senza esitazioni. «Non l’ho mai pensato come qualcosa di violento. Lo trovavo un divertimento straordinario.»

Altre traduzioni da White Light/White Heat (1968)
Traduzione di Daniele Federici © LouReed.it

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