“Lulu“, l’ultimo album della discografia di Lou Reed inciso insieme ai Metallica, destò scalpore quando uscì nel 2011; si guadagnò molte critiche e stroncature.
Ha diviso la critica e i fan: da una parte chi lo ritiene un grande album o addirittura un capolavoro, l’ultimo della sua carriera, e dall’altra chi invece lo ha giudicato un esperimento non riuscito e un disco terribile.
Se ne è tornato a parlare in seguito al meraviglioso discorso pronunciato da Laurie Anderson durante la cerimonia di inserimento di Lou Reed nella Rock and Roll Hall of Fame nel quale lei stessa ha ammesso di aver avuto inizialmente difficoltà a comprendere l’album e di averne poi compreso la “fierezza” e lo “splendore” successivamente. E ha anche rivelato come uno dei più grandi artisti rock, David Bowie, le abbia detto che “Lulu” fosse un capolavoro e che, alla stregua di “Berlin“, sarebbe stato compreso successivamente.
Noi abbiamo sempre sostenuto la truculenta e verbosa bellezza dell’album ma naturalmente possiamo essere tacciati di essere di parte.
Ma la bella recensione di una delle penne più acute della critica musicale italiana, quella di Claudio Todesco, ci pare meriti di essere letta e condivisa sia per l’analisi mai banale, sia perché aiuta a comprendere il concetto e il significato dell’album.
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo. Per chi volesse approfondire, in coda a questa pagina, i link ad altre altrettanto belle recensioni già segnalate in passato.

Altre recensioni:
“Lulu”, alla fine dell’incubo – Paolo Vites
“Lulu” – Antonio Puglia




