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Hall of Fame: il discorso di Laurie Anderson

Laurie Anderson, compagna di Lou Reed per 21 anni e moglie dal 2008, è salita sul palco della cerimonia della Rock and Roll Hall of Fame per pronunciare il discorso di accettazione per l’onore postumo in vece di Lou.

Come ormai ci ha abituati, quello di Laurie Anderson è stato un discorso toccante e profondo che abbiamo tradotto per voi. In coda all’articolo il video dell’intervento in lingua originale:

“Grazie a tutti. E’ splendido essere qui a Cleveland, e Lou avrebbe amato tutto questo. E’ qui con i suoi eroi: Otis e Dean. E’ qui con B.B. King, che amava e ammirava. Aretha, che ha visto molte volte. Il suo caro amico Doc Pomus, che gli ha insegnato tanto e di cui ha cantato nel suo splendido album “Magic and Loss”.

Naturalmente il Rock and Roll Hall of Fame è il posto dove i nomi di grandi musicisti diventato parole completamente magiche: Buddy Holly, Little Richard, i Coasters.

E ora, Lou Reed è una di quelle parole magiche.

Le canzoni di Lou sono piene di vita e complessità, e parlano di persone con nomi. Candy e Caroline, Little Joe e Junior Dad e lo spacciatore. Così, ora, anche loro sono tutti qui. Le persone del suo immaginario e la sua grande musica rock. Come disse lui stesso “Nonostante tutte le amputazioni/potresti lo stesso ballare con una stazione di rock’n’roll/ed era bello”.

Lou conosceva davvero la differenza tra il se stesso scrittore e il se stesso come persona e come rockstar.

Poteva cambiare ruolo con incredibile maestria. Poteva spogliarsi della sua fama come di una delle sue giacche di pelle o poteva semplicemente decidere di usarla. La fama, in sé, era davvero importante.

Lou era genuinamente orgoglioso di ciò che aveva fatto e riusciva davvero ad apprezzare la sua produzione. E questa notte sarebbe stato immensamente orgoglioso di essere parte di questo.

Lou amava i musicisti. Ha suonato con così tanti: Ornette Coleman, Pavarotti, Metallica. Ha riportato Jimmy Scott sotto i riflettori e il suo supporter campione, Etienne. Aveva davvero un grande talento per l’amicizia e aveva così tanti amici: Hal Willner, Julian Schnabel, Bob Ezrin, Doc Pomus, John Zorn, Bill Bentley, Tony Visconti. E Lou amava ascoltare nuova musica.

Lui e il suo amico, il fantastico ed enciclopedico Hal Willner, tenevano una trasmissione radio chiamava New York Shuffle che era tutta incentrata sulla nuova musica e sui nuovi gruppi.

Nell’ultimo anno e mezzo, ho ricevuto messaggi da letteralmente centinaia di persone che mi dicevano di quanto Lou avesse cambiato la loro vita, di come le avesse spinte verso qualcosa, le avesse aiutate a essere migliori.

Di recente una chitarrista mi ha raccontato che una volta aveva suonato dal vivo con Lou in un concerto di beneficenza dove parecchia gente saliva e faceva assoli. Come molti musicisti, era molto nervosa nel sapere cosa lui potesse pensare. Entrò, fece il suo assolo e pensava di aver fatto bene. Quando gli passò accanto gli chiese: “Allora?” e lui rispose “è tutto qui quello che sai fare?”.

Non riusciva a credere che avesse detto una cosa del genere. Era molto frustrata e un’ora dopo salì di nuovo e fece un altro assolo. Gli passò di nuovo accanto e lui le disse “ora cominciamo a ragionare”.

Laurie Anderson e Patti Smith alla cerimonia
Laurie Anderson e Patti Smith durante la cerimonia

Lou è un prodigio. Amava le attrezzature e il bel suono. Era un fotografo, era un inventore, era un guerriero Tai Chi. Era un gran ballerino. Poteva smontare orologi e rimetterli insieme. Era gentile, divertente, e non era mai cinico. Lou era il mio miglior amico ed era anche la persona che ammiravo di più al mondo. Nei 21 anni che abbiamo passato insieme ci sono state delle volte in cui sono stata arrabbiata, altre in cui sono stata frustrata ma mai, dico mai, annoiata. Eravamo musicisti che partivano per delle tournée, quindi spesso eravamo lontani.

Di recente un amico musicista mi raccontava che lui e la sua ragazza erano in giro talmente tanto che avevano deciso di vivere in nessun posto. Gli ho chiesto: “E come fate? Non è disorientante non avere un posto da nessuna parte?” e lui mi ha risposto “è lei la mia casa”. Ho compreso che tra me e Lou era proprio così. Non aveva davvero molta importanza dove fossimo.

Lou amava sua sorella Merrill e la sua famiglia. Ha amato e ammiravo sua zia Shirley, conosciuta anche come “Red Shirley” e che è stata protagonista di un suo film. E’ stato anche un innovatore radicale e un artista fino alla fine della sua vita. Ha creato dei lavori straordinari come la versione live di “Metal Machine Music” .

Uno dei suoi ultimi progetti è stato l’album con i Metallica. Ed è stato davvero una sfida, per me è stata molto dura. Ci sono molti tormenti e così tanto splendore.

E dopo la morte di Lou, David Bowie mi disse “Ascolta, questo è il miglior lavoro di Lou, questo è il suo capolavoro. Attendi: sarà come con ‘Berlin’. Ci vorrà un po’ di tempo perché le persone lo comprendano”.

Ho letto i testi ed erano così fieri. Erano scritti da un uomo che aveva compreso la paura e la rabbia e il veleno e il terrore e la vendetta e l’amore. Ed era pieno di furore. Tutti quelli che hanno ascoltato Lou cantare “Junior Dad” non dimenticheranno mai l’esperienza di quella canzone, strappata dalla Bibbia. Quello era rock&roll portato a dei livelli completamente nuovi.

Lou comprendeva il dolore e la bellezza.

E sapeva che spesso queste due erano intrecciate, ed era proprio ciò che gli dava energia. In questo dualismo tra Yin e Yang, faceva anche Tai Chi ed era un maestro di Tai Chi e aveva il più grande maestro di meditazione Tai Chi del mondo. Essendo persone avvezze alla meditazione e studiosi di buddismo per molti anni, abbiamo spesso parlato degli insegnamenti della nostra guida buddista, che aveva assunto un ruolo centrale nelle nostre vite. Una delle cose che il nostro insegnante ci disse, e che abbiamo tentato di applicare e imparare con tutte le nostre forze, era questo … ci disse: “Dovete imparare a praticare l’arte di sentirvi tristi senza in realtà esserlo” che è davvero una cosa difficile da fare, sentirsi tristi senza esserlo.

Come ho detto, Lou mi ha insegnato molto e mi ha fatto crescere, e ho capito cosa significhi amare ed

Guido Harari
Lou Reed e Laurie Anderson illuminati dai propri cellulari (foto di Guido Harari)

essere contraccambiata totalmente. Questo resterà una parte di me per il resto della mia vita. E’ anche qualcosa che ti cambia per sempre, tenere l’amore della tua vita tra le braccia mentre muore. E quando Lou è morto tra le mie, ho osservato come faceva Tai Chi con le mani e ho visto la gioia e la sorpresa sul suo volto quando è morto, e ho avuto meno paura. Un’altra cosa mi ha insegnato. Mi attraversa la mente ogni ora. Sembra come, dopo un anno e mezzo, io attenda ancora che mi chiami, e a volte mi chiama davvero. All’improvviso mi ricordo una delle sue frasi o delle parole casuali o delle canzoni che a loro volta mi ricordano le tre regole che avevamo creato, regole per vivere. E mi fa piacere condividerle ora con voi perché sono molto pratiche, perché le cose accadono così velocemente, è sempre un bene averle con voi, come una pezza su cui cadere.

E la prima è: non aver paura di nessuno. Ora, potete immaginarvi a vivere la vostra vita senza aver timore di nessuno? Due: munitevi di un rilevatore di cazzate. E tre: la numero tre è essere molto, molto teneri. E con queste tre regole, non avete bisogno di altro. Le persone che hanno avuto l’esperienza di vedere i propri partner morire sono confinate in un mondo magico nel quale hai la comprensione completa di molte cose che fino a poco prima erano dei misteri assoluti. E buffamente, vedo come persone possano trasformarsi in gambe, in musica e alla fine anche in altre persone, e come fluide siano queste ossa. E per me è proprio questo tutto il significato della Hall of Fame, la trasformazione di persone il cui nome si è stagliato nella bellezza e nello stile.

Dicono che si muoia tre volte. La prima volta è quando il tuo cuore si ferma, e la seconda è quando sei sepolto o cremato. E la terza è l’ultima volta che qualcuno pronuncia il tuo nome. Sono così felice che il nome di Lou sia stato aggiunto alla lista di persone che saranno ricordate per la meravigliosa musica che hanno creato. Lou, mio dolce amore, amo la tua ultima canzone “The Power of the Heart”: “Mi conosci, sai che mi piace molto sognare/di ciò che c’è e di quello che non c’è/ma soprattutto sogno molto di te/il potere del cuore/il potere del cuore”.

Accetto tutto questo in tuo nome. Un’altra vittoria, Lou.

In seguito si sono esibiti Beck e Yeah Yeah Yeah e hanno omaggiato Lou Reed con due cover:

YEAH YEAH YEAH’S – “VICIOUS”

BECK – “SATELLITE OF LOVE”

Staff

Lo Staff di LouReed.it è composto da Daniele Federici, fondatore e webmaster, e Paola Pieraccini. Daniele Federici ha collaborato con importanti testate musicali ed è autore del libro "Le canzoni di Lou Reed" edito da Editori Riuniti. Ha avuto con Lou Reed una conoscenza affettuosa e duratura. Paola Pieraccini è un'imprenditrice fiorentina.

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