JUNIOR DAD
(Lou Reed)
Would you come to me
If I was half drowning
An arm above the last wave
Would you come to me
Would you pull me up
Would the effort really hurt you
Is it unfair to ask you
To help pull me up
The window broke the silence of the matches 1
The smoke effortlessly floating
Pull me up
Would you be my lord and savior
Pull me up by my hair
Now would you kiss me on my lips
Burning fever burning on my forehead
The brain that once was listening now
Shoots out its tiresome message
Won’t you pull me up
Scalding, my dead father
Has the motor and he’s driving towards
An island of lost souls
Sonny, a monkey then to monkey
I will teach you meanness, fear and blindness
No social redeeming kindness
Or – oh, state of grace
Would you pull me up
Would you drop the mental bullet
Would you pull me by the arm up
Would you still kiss my lips
Hiccup, the dream is over
Get the coffee, turn the lights on
Say hello to junior dad
The greatest disappointment
Age withered him and changed him
Into junior dad
Psychic savagery
The greatest disappointment
The greatest disappointment
Age withered him and changed him
Into junior dad
PADRE MINORE
(Lou Reed)
Verresti in mio soccorso
Se stessi per affogare
Un braccio teso sull’ultima onda?
Verresti in mio soccorso?
Mi porteresti in salvo?
Lo sforzo ti farebbe davvero male?
E’ ingiusto chiederti
Di aiutare a portarmi in salvo
Il vetro ha infranto il silenzio dei fiammiferi 1
Il fumo fluttua leggero
Portami in salvo
Diventeresti il mio signore e salvatore?
Tirami su per i capelli
Ed ora mi baceresti sulle labbra?
Febbre che brucia, brucia sulla fronte
Il cervello che una volta ascoltava
Ora spara i suoi messaggi ossessivi
Non mi porteresti in salvo?
Bollente, il mio defunto padre
Ha una macchina e sta guidando verso
Un’isola di anime perse
Ragazzo mio, di padre in figlio come bestie
T’insegnerò meschinità, paura e cecità
nessuna compassione salvifica
Oh-o, stato di grazia
Mi porteresti in salvo?
Smetteresti di tormentarti?
Mi solleveresti per il braccio?
Continueresti a baciarmi?
Un singhiozzo: il sogno è finito
Fai il caffè: accendi la luce
saluta il papà minore
La delusione più grande
L’età lo ha avvizzito e trasformato
In un padre più piccolo
Crudeltà mentale
La delusione più grande
La delusione più grande
L’età lo ha avvizzito e trasformato
In un padre più piccolo
NOTE
“Junior Dad” è la traccia conclusiva dell’album Lulu (2011), ultima collaborazione discografica di Lou Reed prima della sua morte nel 2013, realizzata insieme ai Metallica. Il progetto nacque dal desiderio di Reed di adattare musicalmente le opere teatrali di Frank Wedekind dedicate al personaggio di Lulu, con la collaborazione del regista Robert Wilson per una produzione berlinese.
La natura estremamente personale di questo brano di quasi 20 minuti è evidenziata dal fatto che Reed rifiutò di commentarlo pubblicamente, dichiarando alla rivista Mojo: “È molto difficile, quello. Lo lascio stare, per noi. L’hai sentito, fa quello che fa, alcune cose non si spiegano“. Quando Reed registrò la sua voce per “Junior Dad“, sia il chitarrista Kirk Hammett (che aveva perso il padre solo tre settimane prima) che il cantante James Hetfield furono ridotti alle lacrime, dovendo abbandonare la sala di controllo.
A livello testuale, il brano sembra essere l’unico dell’album a non derivare direttamente dalle opere di Wedekind, configurandosi piuttosto come una meditazione sui rapporti familiari e l’invecchiamento. Laurie Anderson, vedova di Reed, descrisse l’intensità emotiva dell’interpretazione vocale del brano come “una canzone letteralmente strappata da un corpo“, pur precisando che “bisogna stare molto attenti con uno scrittore come Lou ad assumere che qualcosa sia autobiografico. Non era uno scrittore confessionale“.
Tuttavia, elementi biografici suggeriscono una possibile dimensione autobiografica. La relazione di Reed con il padre fu notoriamente difficile: da adolescente venne sottoposto a terapia elettroconvulsiva, un trauma che compromise i rapporti familiari e lo segnò per tutta la vita. Benché la sorella Merrill Reed Weiner abbia chiarito che il trattamento non fu dovuto alla sua bisessualità ma a depressione e ansia, e abbia smentito episodi di violenza paterna, l’elettroshock danneggiò gravemente la memoria a breve termine di Reed e alimentò la sua rabbia verso il padre.
Il titolo “Junior Dad” suggerisce una duplice interpretazione: da un lato il figlio che invoca il padre morente (“padre minore” come diminuito dall’età), dall’altro la presa di coscienza di essere diventati a propria volta “padri junior” – più piccoli, meno di quello che si doveva essere. Il verso cruciale “Un singhiozzo: il sogno è finito / Fai il caffè: accendi la luce / Di’ ciao al papà minore” interrompe bruscamente il flusso onirico, rivelando che si è trattato di un sogno e confrontando il narratore con la propria vecchiaia e mortalità.
Musicalmente, il brano rappresenta un punto di sintesi tra l’estetica “drone” di Reed (già presente in Metal Machine Music) e la potenza dei Metallica, creando un accompagnamento minimale e ipnotico che sostiene la confessione poetica. La critica specializzata definì “Junior Dad” “mozzafiato” e “stupefacente”, considerandolo “la conclusione perfetta del disco più straordinario, appassionato e brillante che entrambi i partecipanti abbiano realizzato da molto tempo“.
Il brano rimane uno dei più emotivamente potenti nella carriera di Reed, capace di commuovere anche ascoltatori come Howard Stern, inizialmente scettici verso l’album Lulu. Kirk Hammett lo considera ancora oggi “una delle cose migliori a cui i Metallica siano mai stati associati, in termini di vera arte, letteratura e musica che si uniscono“.
Il brano si configura così come un possibile testamento artistico di Reed: una riflessione sulla paternità, l’invecchiamento e la “delusione più grande” di scoprire che tutti – padri e figli – condividono la stessa fragilità umana di fronte al tempo che passa.
1 Una delle frasi più difficili da interpretare. Visto il passato di Reed, le richiese di aiuto e i riferimenti al passato, può essere un raffinato rimando alla droga: in gergo delle droghe, “matches” (fiammiferi) fanno parte del “works” – l’attrezzatura per iniettare droghe, che di solito include “una siringa ipodemica, ago, cucchiaio e fiammiferi (usati per ‘cucinare’ gli oppiacei)”. Nel linguaggio delle droghe, “match” può anche riferirsi a condividere quantità uguali di marijuana o droga tra persone. L’apertura improvvisa della finestra, della realtà, spezza il ricordo e lo spazza via. Solo una delle possibili interpretazioni.
Traduzione e note di Daniele Federici
Sublime ! Non ho altro da dire ! Grazie LOU !
Non ho parole…solo le lacrime stanno parlando!!!!!!
Stupenda interpretazione… di vita!
Come sempre, complimenti. Ma un verso mi ha lasciato perplesso, poi in giro ho trovato quest’altra possibile traduzione:
The window broke the silence of the matches La finestra ha infranto il silenzio dei familiari
Molto meno ermetico ed è decisamente calzante al contesto.
Ancora una volta vi ringrazio per il grande lavoro fatto per il nostro Lou. Bye.
P.S. Non avevate messo “simili” prima? O sto andando in confusione totale?
Esattamente, Claudio. La traduzione più verosimile è proprio “simili”. In effetti era in linea una versione della traduzione precedente all’ultima.
La traduzione “familiari” ci pare un po’ troppo libera, anche se indubbiamente efficace.
“Matches” è infatti sia riferito ai propri simili, sia alle coppie (to match=corrispondere). Il verso è suscettibile di molte interpretazioni, ma quella che ci è parsa più plausibile è sempre stata “simili”.
E così sia allora (comunque continuo a pensare che quel vetro sia quello di una finestra), saluti da un tipo di “some gibbering old fool” che vi l(o)urka sempre con piacere e attenzione.
Ma matches non sono i fiammiferi?
Potessimo tutti avere un sogno così. E quanto è bella l’immagine del figlio vecchio davanti al padre vecchio che gli chiede se è ancora possibile un bacio, un bacio sulle labbra… Lou è salvo, è finalmente salvo…
Chiunque abbia scritto tutte le recensioni , una per una delle canzoni dell’album un enorme grazie, un lavoro eccellente, che gli rende giustizia in pieno. Amo quest’album in tutto. È bello scoprire di non essere il solo.
Ascoltare questo brano è come vedere un film drammatico finito tragicamente. Con la sua voce, Lou ci ha detto addio, consapevolmente a mio parere. E ci è riuscito molto bene, data la commozione e lo sgomento che ha suscitato (parlo per me, naturalmente). Lou se n’è andato un mese dopo mio padre: potete immaginare come mi sento. Ringrazio veramente col cuore LouReed.it che mi ha fatto approfondire la conoscenza di questo artista, unico ed impareggiabile specchio dell’animo umano a 360°.
I Metallica hanno incorniciato degnamente questa opera e vanno citati doverosamente.
Grazie a tutti.
Gabriella Pitzalis