E’ appena uscito in italia per Wudz il libro “Passeggiando sul lato selvaggio”, edizione italiana del libro “The last interview and other conversations” uscito dieci anni fa.
Dieci anni dopo la pubblicazione originale negli Stati Uniti, arriva finalmente in Italia “Passeggiando sul lato selvaggio” (Wudz Edizioni, 144 pagine, € 17), traduzione di “Lou Reed: The Last Interview and Other Conversations” edito nel 2015 dalla Melville House.
Un’operazione editoriale che, va detto subito, non aggiunge una virgola alla conoscenza di Lou Reed che già possediamo, ma che ha il merito di rendere accessibile a un pubblico più ampio una collezione di interviste storiche del nostro eroe.
Il volume raccoglie sei conversazioni che spaziano dal 1975 al 2013, dall’epico scontro verbale con Lester Bangs fino al dialogo finale con Farida Khelfa, poche settimane prima della morte.
Per chi frequenta questo sito da anni, si tratta di materiale già noto: l’intervista con Lester Bangs è un classico della letteratura rock, quella con Paul Auster è stata citata in ogni biografia seria di Reed, e il confronto con William S. Burroughs appartiene al pantheon delle conversazioni tra leggende americane.
La “prefazione” di Patti Smith: un equivoco da chiarire
Attenzione al termine “prefazione” che accompagna il nome di Patti Smith nella maggior parte degli articoli che troverete online. Non si tratta di un testo scritto appositamente per questo libro, ma del celebre ricordo che la poetessa del rock pubblicò immediatamente dopo la morte di Reed nell’ottobre 2013. Quello stesso scritto commovente e penetrante che tutti noi abbiamo letto ovunque, compreso questo sito. Definirlo “prefazione” è tecnicamente corretto ma sostanzialmente fuorviante: chi si aspetta una riflessione inedita sui contenuti del volume rimarrà deluso.
È un piccolo ma significativo esempio di come il marketing possa gonfiare le aspettative. Patti non introduce né commenta le interviste raccolte, semplicemente ricorda l’amico perduto con quella prosa intensa che conosciamo e qui ne troviamo la traduzione. Meglio saperlo prima anche se, ad onoro del vero, sul libro è riportato correttamente “con uno scritto di Patti Smith”.
Wudz Edizioni
Wudz Edizioni, costola editoriale della storica etichetta aretina Woodworm, continua la sua strategia di pubblicare titoli che cavalcano l’intersezione tra letteratura e musica. Dopo aver puntato su nomi come David Bowie e altri miti del rock, Reed rappresenta una scelta ovvia e commercialmente sensata. La casa editrice, diretta da Damiano Scaramella (ex Il Saggiatore), ha il merito di proporre una collana coerente, anche se non sempre innovativa nei contenuti.
Le interviste: un greatest hits del pensiero Reediano
Il cuore del libro rimane, come dicevamo, la selezione delle conversazioni, curata nell’edizione originale dalla Melville House con il consueto buon gusto della collana “The Last Interview“. Ritroviamo Reed in tutte le sue incarnazioni: il giovane post-Velvet che si scontra con Bangs nel 1975, l’artista maturo che filosofeggia con Auster sulle connessioni tra rock e letteratura, il veterano che riflette con Burroughs sulla natura dell’arte americana.
La conversazione più rivelatrice resta quella con Neil Gaiman, dove Reed espone la sua teoria del rock come veicolo per “portare le sensibilità del romanzo nella cultura popolare“. È qui che emerge il Reed intellettuale che molti fan conoscono ma che il grande pubblico spesso ignora, schiacciato com’è tra il mito del “Walk on the Wild Side” e l’immagine del rocker dark newyorkese.
Particolarmente interessante, per chi non la conoscesse (ma spero che nessun lettore di questo sito ne sia ignaro), l’ultima intervista con Farida Khelfa, dove un Reed ormai settantenne ma ancora lucidissimo riflette sull’eredità dei Velvet Underground e sul significato duraturo della sua arte. Non ci sono rivelazioni scioccanti, ma la conferma di una coerenza artistica mantenuta per oltre quarant’anni. E’ l’ultima intervista in video di Lou Reed: davvero toccante. Andatevela a (ri)vedere.
Per chi è davvero questo libro
Diciamolo chiaramente: chi frequenta abitualmente la letteratura su Lou Reed non troverà qui nulla di nuovo. Le interviste sono tutte disponibili online, tradotte e commentate da anni sui forum specializzati, sul nostro sito, sui social. Il valore aggiunto sta nella raccolta organica, nella traduzione curata e nella possibilità di avere tutto in un unico volume maneggevole.
Il target reale è il lettore italiano che conosce Reed superficialmente – magari attraverso i successi più noti o il film sui Velvet Underground di Todd Haynes – e vuole approfondire senza affrontare biografie monumentali come “A Walk on the Wild Side – Vita e opere di Lou Reed” di Anthony DeCurtis o i saggi accademici di Robert Christgau. Per questo pubblico, “Passeggiando sul lato selvaggio” rappresenta un’introduzione ideale al pensiero reediano.
L’inevitabile confronto con il panorama editoriale
In un mercato italiano dove le biografie rock di qualità si contano sulle dita di una mano, ogni pubblicazione su Reed è benvenuta. Negli ultimi anni abbiamo avuto il già citato “A Walk on the Wild Side – Vita e opere di Lou Reed” di Anthony DeCurtis (Caissa Italia) e quella che consideriamo la biografia definitiva, l’eccellente “Lou Reed. Il re di New York” di Will Hermes (Minimum Fax, 2023). A questo panorama si aggiunge ora la freschissima edizione italiana de “Il mio Tai Chi” (di cui faremo un approfondimento a parte), che completa un 2025 particolarmente ricco di pubblicazioni reediane.
Questo volume si inserisce in una nicchia diversa: non la biografia esaustiva, non il saggio critico, ma la raccolta documentaria accessibile.
Il prezzo di 17 euro è onesto per quello che offre, anche se i lettori più smaliziati potrebbero obiettare che per la stessa cifra si trova il monumentale “Please Kill Me” di Legs McNeil, che dedica a Reed e ai Velvet diversi capitoli illuminanti inseriti nel contesto più ampio della scena newyorkese.
Verdetto: utile ma non indispensabile
“Passeggiando sul lato selvaggio” è un libro che fa esattamente quello che promette: offre un ritratto di Reed attraverso le sue stesse parole, senza fronzoli né interpretazioni forzate. Non aspettatevi rivelazioni o prospettive inedite, ma piuttosto una collezione ben curata di materiale storico già noto agli appassionati.
Per i neofiti rappresenta un ottimo punto di partenza per capire chi fosse davvero Lou Reed oltre le leggende metropolitane. Per i fan di lunga data, l’unica motivazione d’acquisto è la comodità di avere tutto raccolto in italiano e la soddisfazione di supportare l’editoria musicale italiana, che di questi tempi ne ha bisogno.
Niente di rivoluzionario, quindi, ma un contributo onesto e ben confezionato al corpus reediano italiano.
Acquisto
Il libro è disponibile in tutte le librerie, su Amazon, IBS e sul sito della casa editrice.
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Daniele Federici






