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Recensione del concerto di Milano

Sul forum potrete trovare una recensione e un video dello splendido concerto tenuto da Lou Reed, John Zorn e Marc Ribot a Milano lo scorso 23 Settembre.Vi riportiamo il resoconto di Giuseppe “Tukulka”:

Arriviamo a Milano alle 19.30. In breve tempo troviamo il locale dove si esibiranno per la prima volta in Europa insieme John Zorn, Lou Reed e Marc Ribot. Una jam session improvvisata.
Parcheggiamo proprio dietro all’Alcatraz, banchettiamo con delle cibarie prese al supermercato del centro commerciale di Verona Est , tappa per prelevare Aldo alias Jim.
Una bella serata. Gli edifici lì attorno hanno un aspetto metafisico. Sembra di essere dentro a un dipinto di Mario Sironi.
Giunti davanti all’entrata dell’Alcatraz il portone è ancora chiuso. Non c’è molta gente. Ci sono i soliti venditori di t-shirt e dei bagarini che continuano a dire:”Compriamo biglietti”[la e deve essere pronunciata alla milanese].Sulla facciata esterna del locale i manifesti degli artisti che si esibiranno prossimamente. Fra questi i Sonic Youth che terranno un concerto il 9 ottobre al quale presenzierò insieme a Claudio alias Karkade.Il portone si apre: fila per il ritiro dei biglietti comprati online e fila per comprarli ex-novo. Accanto ci stanno gli accrediti stampa.
Entriamo. Uno spazio rock molto ampio. Prendiamo posto in quinta fila. Il palco illuminato da una luce bianca e una blu. Due sedie, uno sgabello, due microfoni, una consolle con una marea di pedaliere ed effetti, tre chitarre. La gente entra in massa (ma non troppa), arriva Guido Harari con le sue macchine fotografiche e arriva anche una parte della “Milano da bere” (come si diceva negli anni 80). Signore di una certa età ingioiellate con consorti attempati. Fa un certo che vederli ad una jam session d’improvvisazione free jazz e sperimentazioni sonore. Penso che abbiano sbagliato serata. D’accordo che l’evento è inserito nel calendario del festival MiTo dove sono passati personaggi come Philip Glass, sono state messe in scena opere di Messiaen, ma questa serata è veramente particolare per non dire unica e indimenticabile e un po’ fuori dal seminato.
Alle 21.30 passate si abbassano le luci e tre personaggi appaiono in palcoscenico: John Zorn con pantaloni mimetici, felpa che fa intravedere le frangiature del Talled chiamate Tzitzit [questo fa dedurre che John Zorn sia un ebreo praticante], Lou Reed con t-shirt , jeans e sneaker , Marc Ribot brizzolato con giacca in pelle che non toglierà mai, un look prettamente newyorkese.
Inizia la jam session. Zorn si prodiga con il suo sax e i fraseggi molto free . Usa lo strumento con maestria. Marc Ribot alle prese con la chitarra non amplificata. Quel suono vuole sentire. Fa segni al tecnico del suono di alzare il volume in spia. Lou Reed imbraccia una delle due chitarre che ha a disposizione armeggiando sulla consolle degli effetti. I suoni si amalgamano, gli sguardi dei tre s’incontrano. Basta un esile cenno che uno diventa il protagonista di quel momento.
E’ il turno di Lou Reed. Quei suoni elaborati da lui con la chitarra fanno tornare in mente le registrazioni dei Velvet Underground alla Silver Factory di Andy Warhol ma anche quello album tanto amato/odiato qual è Metal Machine Music. Sono avvolto da queste sonorità così uniche. Sto rivedendo il film di Andy Warhol “The Velvet Underground & Nico (a Symphony of Sound)”. La postura di Lou Reed è la stessa. Si vede che è coinvolto e contento. Accanto a me ci sono dei posti riservati rimasti vuoti. Immagino che per incanto stiano seduti Andy Warhol, Sterling Morrison e Nico. Andy è intento a riprendere con la sua cinepresa super8 l’evento, bisbiglia qualcosa a Sterling e Nico. Loro due annuiscono compiaciuti. Una certa commozione mi pervade. E come Marcel Proust che, assaporando le madeleinettes intinte nella tisana al tiglio della zia, si fa coinvolgere dai ricordi, ascoltando la jam session mi riporta al teatro Malibran a Venezia alcuni anni fa e alla performance della grandioso gruppo berlinese Zeitkreitzer con finale loureediano. Ad un certo punto una serie di accordi ricordano il sound delle canzoni dei Velvet Underground. Le canto a random nella mia mente: perfette! Ci stanno tutte! What goes on, Venus in Furs, Sunday Morning, White Light/White Heat, Run run run, There she goes, European Son, etc.
La performance continua nel groviglio inebriante dell’improvvisazione. I tre si abbracciano. Il pubblico in delirio anche se qualcuno se n’è andato prima (come dicevo sopra: un evento insolito. Non adatto a tutti i “palati” musicali). Tre grandi artisti. Per poco più di un’ora hanno portato un pezzo di New York a Milano. Escono di scena. Il pubblico acclama il bis. Rientrano e si ributtano nell’improvvisazione più spinta. Di nuovo ringraziano, si riabbracciano. Escono per non rientrare più. Le luci della platea si accendono. Io, Claudio e Aldo letteralmente folgorati da tanta potenza. La nostra gioia di aver assistito a questa straordinaria performance è alle stelle. Ci avviamo verso l’uscita. Io mi guardo attorno e vedo anche alcuni volti noti come Inge Feltrinelli e Gad Lerner.
Voglio ringraziare Claudio e Aldo per aver voluto condividere ancora una volta la passione che ci lega a Lou Reed e ai Velvet Underground. Martedì sera abbiamo assistito alla jam session anche per tutti voi. Un evento unico che difficilmente dimenticherò.

Un brano eseguito a Milano

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Staff

Lo Staff di LouReed.it è composto da Daniele Federici, fondatore e webmaster, e Paola Pieraccini. Daniele Federici ha collaborato con importanti testate musicali ed è autore del libro "Le canzoni di Lou Reed" edito da Editori Riuniti. Ha avuto con Lou Reed una conoscenza affettuosa e duratura. Paola Pieraccini è un'imprenditrice fiorentina.

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