Grande successo per John Cale domenica a Parigi per l’evento che lo ha visto impegnato a reinterpretare non solo tutto l’album “The Velvet Underground & Nico“, ma anche gran parte di “White Light/White Heat“. A parlarcene Hans Werksman del blog Here Comes the Flood.
Supportato dalla sua band e da alcuni ospiti alla voce, ha scelto di non seguire l’ordine dei brani del disco, ma di trasformarli in qualcosa di nuovo. Questo ha portato a rivisitazioni a volte drastiche sviluppate attorno alle tastiere e alla chitarra, alcune davvero belle come la versione rallentata di “I’m Waiting for The Man” e una “There She Goes Again” dall’arrangiamento quasi dance, grazie anche agli Animal Collective.
Mark Lanegan si è cimentato in una spettrale “The Black Angel’s Death Song“.
Carl Barât e Pete Doherty (The Libertines) hanno invece apportato una dose di garage rock e feedback a “European Son“, “White Light/White Heat” e “Run Run Run“.Deludenti gli ospiti francesi Étienne Daho e Lou Doillon che sono risultati troppo piatti e poco incisivi nelle versioni, rispettivamente, di “I’ll Be Your Mirror” e “Femme Fatale“.
Straordinaria, invece, la performance di Saul Williams che ha eseguito una versione algida e potente di “Lady Godiva’s Operation” e una forsennata e disperata “Heroin“.
A chiudere il concerto, con tutti gli ospiti sul palco, una “Sister Ray” deflagrante e entusiasmante.

Il pubblico che è riuscito ad accappararsi i biglietti, esauriti in pochi giorni, era molto eterogeneo: dai giovani studenti ai vecchi fan dei Velvet Underground di lunga data, tutti increduli di fronte al fatto che la musica che tanto hanno ammirato e sognato potesse tornare di nuovo in vita.
John Cale, a 74 anni suonati, ha dimostrato di saper ancora osare, anche se si tratta di qualcosa di intoccabile come “The Velvet Underground & Nico“.
LA BAND
John Cale: voce, viola, tastiere
Dustin Boyer: chitarra, loop
Joey Maramba: basso
Deantoni Parks: batteria
OSPITI
Carl Barât e Pete Doherty (The Libertines) chitarra e voce; Avey Tqare, Geologist and Panda Bear (Animal Collective) voce e tastiere; Nick Franglen (Lemon Jelly) tastiere e loop; Étienne Daho, Mark Lanegan, Saul Williams, Lou Doillon alle voci.
SETLIST
- I’m Waiting For The Man
- European Son(con Carl Barât e Pete Doherty)
- Lady Godiva’s Operation (con Saul Williams)
- All Tomorrow’s Parties (con Mark Lanegan)
- Venus In Furs
- I’ll Be Your Mirror (con Étienne Daho)
- The Gift
- There She Goes Again (con Animal Collective)
- Sunday Morning
- White Light / White Heat con Carl Barât e Pete Doherty)
- Femme Fatale (con Lou Doillon)
- The Black Angel’s Death Song (con Mark Lanegan)
- Run Run Run (con Carl Barât e Pete Doherty)
- Heroin (con Saul Williams)
- Sister Ray (con tutti gli ospiti)
La TV ARTE ha registrato il concerto, che sarà disponibile allo streaming dal 21 Maggio sul proprio sito Arte Concerts. Sarà poi tramesso in TV il prossimo 11 Giugno.
VIDEO
Di seguito molti video della serata:
I’m Waiting For The Man
European Son (con Carl Barât e Pete Doherty)
All Tomorrow’s Parties (con Mark Lanegan)
Venus In Furs
I’ll Be Your Mirror (con Étienne Daho)
There She Goes Again (con Animal Collective)
Sunday Morning
White Light / White Heat (con Carl Barât e Pete Doherty)
Femme Fatale (con Lou Doillon)
Run Run Run (con Carl Barât e Pete Doherty)
Heroin (con Saul Williams)





Partecipato al concerto.
Entusiasmante john Cale e versioni rivisitate con genio e professionalita’
Certo mancava l’interprete principale , ma Lou secondo me era presente ed ha apprezzato.
Ci manca l’anima. Ci manca Lou. Mi manca Lou.
Presente ma parzialmente deluso. Onore a Cale che non si è limitato ad una mera operazione nostalgia ma ha reinterpretato con coraggio e creatività, però non tutto è riuscito bene, forse anche per demerito di chi lo ha accompagnato. Mi riferisco in particolare all’imbarazzanti versioni da karaoke di I’ll be your mirror e Femme Fatale e alla versione synth-pop di There she goes again degli Animal collective. Buoni invece i Libertines ed onesta ma un po’ ingessata la performance di Lanegan, il rammarico è che non abbia cantato Heroin, suonata magistralmente tra l’altro, dove le sue capacità di interprete avrebbero brillato. Venus in Furs ed European Son i pezzi che ho preferito.
Comunque i Velvet versione nuovo millennio per me avrebbero suonato come la I’m waiting for my man di Lou a Lollapalooza.
La mostra NY.Extravaganza spettacolare.
Cale grande ma nessuna cover dei velvet supera le cover degli anni ’90 fatte dai r.e.m. femme fatale,there she goes again e pale blue eyes