Quanti di noi si sono commossi ed emozionati leggendo il saluto di Laurie Anderson a Lou Reed e la lunga lettera-ricordo? Ma oltre all’emozione e alla commozione, le parole di Laurie ci hanno fatto riflettere e meditare sui temi più profondi che conosciamo: il senso della vita, l’amore, la perdita.
Solo Laurie Anderson può riuscire a toccare i temi fondamentali della nostra esistenza con quel garbo, quella leggerezza, quella profondità e serenità.
Prepariamoci allora al suo primo film-documentario, “Heart of a Dog“, che sarà presentato in anteprima a La Biennale di Venezia il prossimo 9 Settembre successivamente al Toronto International Film Festival.

Il cane del titolo è l’amata cagnolina di Lou e Laurie, Lolabelle, che è morta nel 2011 ed è stata il primo di una serie di lutti che la Anderson ha dovuto affrontare, primi fra tutti quello della madre Mary Louise e per terminare con la morte di Lou nel 2013.
Il legame fortissimo di Laurie con la cagnolina Lolabelle è il filo conduttore del flusso di coscienza del film che attraversa argomenti diversi come i ricordi di famiglia, la veglia, gli insegnamenti buddisti per soffermarsi particolarmente sul concetto del Bardo: il periodo di 49 giorni descritto nel Libro tibetano dei morti come il periodo in cui l’anima si stacca dai legami terreni per ricongiungersi con il tutto.
La sinopsi del film recita: “Il film-saggio è un racconto personale che esplora i temi dell’amore, della morte e del linguaggio. La voce della regista è una presenza costante mentre, in un canto senza soluzione di continuità si snodano, come in una corrente, le storie del suo cane Lolabelle e di sua madre, le fantasie dell’infanzia, oltre a teorie filosofiche e politiche. Il linguaggio visivo spazia tra animazione, film a 8mm dell’infanzia dell’artista, immagini stratificate e grafica in movimento ad alta velocità. La musica, firmata dalla regista, percorre tutto il film con brani per violino solista, quartetti, canzoni ed elettronica ambient. Al centro di Heart of a Dog vi è una meditazione visiva e poetica sul “bardo”, il periodo di quarantanove giorni dopo la morte in cui l’identità viene frantumata e la coscienza si prepara a entrare in un’altra forma di vita. A Story About a Story mostra il calvario della regista nel periodo trascorso in ospedale, quando da bambina si ruppe la schiena, e come la storia divenne il suo modo di comprendere il collegamento tra eventi della realtà, autorità e memoria malfunzionante nella creazione di racconti. Teorie sul sonno, sull’immaginazione e sul disorientamento sono formulate come interrogativi sul tempo e sull’identità. È, questo, un pellegrinaggio? Da che parte andiamo?”

9 settembre 21:30 – PalaBiennale




