
Havel era anche un grandissimo amante della musica e uno dei primi e più ferventi ammiratori dei Velvet Underground e di Lou Reed, con il quale in seguito intrecciò una profonda amicizia.
La storia ce la riassume Paolo Vites sul suo blog: “A fine anni 60, durante un viaggio a New York, un amico aveva consigliato ad Havel di comprare il disco di una band definita “interessante”. Quel disco era The Velvet Underground & Nico. Per Havel, un ascolto illuminante. Nel 1976, quattro artisti di Praga che appartenevano alla troupe dei Plastic People, chiaramente influenzati dai plastic people di Frank Zappa, furono arrestati e posti sotto processo perché il loro spettacolo era considerato sovversivo e “minacciavano la pace”. Nel loro repertorio, figuravano anche canzoni del primo album dei Velvet Underground. Havel seguì tutto il processo contro i Plastic People: aveva capito che qualcosa stava succedendo, nel monolite stalinista che opprimeva da decenni il suo Paese. Si ricordò del disco comprato a New York anni prima. Il testo che scrisse in difesa dei quattro artisti avrebbe dato vita a quel grandioso documento, Carta 77 (l’anno del punk, una coincidenza?) che avrebbe portato Havel in carcere, ma seminato i semi della futura rivoluzione. Una rivoluzione che non a caso si chiamò Velvet Revolution. Anni dopo, incontrando Lou Reed a Praga, da presidente di una Cecoslovacchia finalmente libera, le prime parole che Vaclav Havel disse a Reed furono: “Lo sai che sono presidente grazie a te?” “.
Per chi volesse approfondire il rapporto tra Lou e Havel e la musica dei Velvet, può guardare alcuni bei video sul sito della Columbia.





