lunedì , 14 Ottobre 2019
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Lou Reed: il rocker cantastorie (New York Times, Novembre 2002)

Nel 1845, Quattro anni prima della sua morte, Edgar Allan Poe pubblicò per la prima volta “The Imp of Perverse”, un racconto di un omicidio. Analizzava l’attrazione umana verso la trasgressione e l’autodistruzione. “La sicurezza del male e dell’errore di ciascuna azione è spesso la forza inconquistabile che ci affascina, e sola ci affascina nel proseguire“, scrisse Poe. “E’ un istinto radicale e primitivo” 
124 anni dopo, Lou Reed ci ha offerto una versione più concisa della stessa idea. Nella canzone dei Velvet Underground “Some Kinda Love” canta: “Facci fare quello che temi di più/ quello da cui tu fuggi/ ma che rende lucidi i tuoi occhi“. Non era né la prima né l’ultima canzone nella quale il Signor Reed avrebbe contemplato, come osservatore esterno o come personaggio estremamente volatile, quello che accadeva nelle menti delle persone che commettevano atti di disperazione, mania o depravazione. Dove Poe consegnava il senso alla sua narrativa sonoramente elaborata, Reed usava un veicolo totalmente diverso: il ritmo e il clamore del rock. 
In ogni modo forse era destino che, a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, il signor Reed si dedicasse allo studio di Poe nel suo nuovo lavoro “POEtry“, una collaborazione musicale e teatrale con il regista e designer Robert Wilson, che sarà alla Brooklyn Academy of Music fino all’8 Dicembre.
Amo profondamente il linguaggio di Poe” Reed, 59 anni, ha detto. “Per me, combacia perfettamente con la mia idea di rock: il divertimento del ritmo rock e il sesso del rock e la sua pulsione fisica, con il vero potere della parola“.
Dall’inizio della sua carriera, Lou Reed è stato in bilico tra i recinti intellettuali della letteratura e dell’arte e l’intensità sporca e cruda del rock’n’roll. Non stava provando a legittimare il rock o ad imboccare gli adolescenti con elaborate nozioni. Semplicemente si rifiutava di separare le cose che amava. “Non vedo alcuna ragione per cui non si possa amare il rock ed essere colti” ha detto. “Possiamo spremerci le meningi con la canzone. C’è una teoria secondo la quale se si impegna il cervello, nel rock, non ci si diverte più. Ma questa è una visione così ristretta delle nostre possibilità“.
Il signor Reed ha dovuto asfaltare la sua strada personale verso il rock intelligente. Ha studiato poesia con Delmore Schwartz alla Syracuse University, poi divenne un compositore stipendiato per la Pickwick Records nei primi anni ’60, dove incontrò altri musicisti che covavano le stesse ambizioni. Si fusero insieme, queste ambizioni, nel 1965 sotto il nome Velvet Underground, la band che in seguito avrebbe definito il rock di New York. Nelle canzoni che scrisse con i Velvet, Lou Reed definì un nuovo livello di realismo nel rock, un realismo da strada, cantando di drogati, prostitute, sadomasochisti e assassini oltre che d’amanti perennemente in lite. 
A differenza d’alcuni suoi ammiratori ed estimatori dell’ultima ora, Reed non stava solo puntando all’effetto shock. Insiste: “C’è un gran pezzo blues che racchiude più o meno tutto questo, e ci sono racconti che immortalano tutto ciò per sempre. Ho alle spalle un background universitario in letteratura inglese, così, naturalmente, per me non c’è niente di scioccante. Era solo un formato di rappresentazione delle cose. Se fosse stato un racconto, non l’avresti tirata così a lungo sul fatto che era scioccante. Sarebbe stata, per qualsiasi persona letterata, un non-evento. Droghe? Sesso? Omicidio? Sveglia! Torniamo un po’ indietro alla tragedia greca! O leggi la fine di Amleto. Ma questo è un paese tremendamente puritano sempre in Guerra con sé stesso, e questo è sempre stato parte del problema“.
I Velvets inoltre ampliarono il vocabolario sonoro del rock ad abbracciare non solo il folk-rock e le improvvisazioni blues, ma il tono monotono del minimalismo e il rumore assordante. Mentre mantennero sempre armonie e ritmi rigorosamente semplici, i Velvet misero da parte le nozioni pre-esistenti su cosa una rock band dovesse fare con il tempo e il tessuto armonico. E mentre i testi a-sentimentali del signor Reed hanno fatto in modo che le canzoni non potessero invecchiare, la combinazione musicale di semplicità e pandemonio li hanno resi gli antenati del punk rock e di una scuola musicale Newyorchese che si è poi estesa attraverso i TelevisionPatti Smith fino al recente album di debutto degli Strokes
I Velvets forgiarono la loro connessione artistica quando Andy Warhol divenne il loro sponsor, facendo sì che la band diventasse quella ufficiale del suo evento multimediale itinerante di Pop Art dal titolo “Exploding Plastic Inevitable“. Warhol spinse il gruppo a mantenere il loro linguaggio incensurato e il loro sound abrasivo. A cominciare da “The Gift” dall’album del 1968 “White light/White heat“, il signor Reed combinò un breve racconto macabro e divertente con una musica ipnotica e inesorabile, come ha fatto di nuovo con “POEtry“. 
La musica dal passato del signor Reed è proprio ora tornata in auge sotto forma di una nuova pubblicazione dei Velvet Underground: “Bootleg Series Volume 1: The Quine Tapes“. E’ un set di tre CD registrati originariamente su cassette durante i concerti dei Velvet bel 1969 a San Francisco e a St. Louis da Robert Quine, che in seguito sarebbe stato il chitarrista di Reed dal 1981 al 1985. (Reed ha detto di non parlare con Quine da ormai 15 anni e si era scordato dell’esistenza delle registrazioni). La bassa qualità della registrazione documenta le escursioni dei Velvet dalla quiete al caos e ritorno, in particolar modo nelle tre versioni integrali di “Sister Ray“. Da allora, ha detto Reed, il suo equipaggiamento tecnico è cambiato più della sua estetica. 
Non ascolto mai nulla di ciò che ho fatto” ha detto, “perché dovrei? È inimmaginabile. C’ero, so che cosa si stava facendo. È una versione di quello che faccio ora`The Quine Tapes’ ha il potere della freschezza e della assoluta noncuranza per il fastidio provocato alle orecchie. Ma quel suono particolare, quell’idea, quello approccio, scorre ancora in tutto ciò che faccio. Ho solo provato, nel farmi vecchio, di rifinirlo“.
E’ un suono che ho sempre amato, dal primissimo giorno in cui suonai dentro una cassa rotta e dissi ‘Oh, no’. Fino ad arrivare ad oggi, con una scatola per terra con 100 versioni di distorsione, a pensare ‘questo suona come una sessione di sassofono’ o ‘ci si potrebbe fare un arrangiamento orchestrale con quel suono’. E’ un’idea di base. E se potessi rifinire le armonie solo dei brani che mi piacciono, e avere le atonalità solo quando le voglio ma non quando non le voglio, già sarebbe qualcosa. E ho speso la parte migliore della mia vita nello stesso modo in cui un grande sassofonista prova a trovare l’ancia perfetta (l’ancia, linguetta di legno che si inserisce nell’imboccatura del sassofono, in inglese è ‘Reed? Ndr) o una violinista cerca il violino perfetto io ho cercato la migliore tromba, il miglior amplificatore, il cono, il legno, la corda, il pickup, e così via …“.
Dal 1970, nei suoi album solisti, la musica del signor Reed ha girovagato in una lunga pastoia, provando fiati, corde, coriste, solisti jazz ma tornando, regolarmente, alla sua line-up fondamentale di due chitarre, basso e batteria. Nel mentre, Reed è uscito ed entrato attraverso personaggi sinceri ed ironici: un pettegolezzo (con testi sul seguito di Warhol nel suo più grande successo ‘Walk On The Wild Side‘), un declamatore, un marito adorante, una persona che si strugge in profondi lamenti. Ha attraversato alti e bassi, ma per ogni persona su questo pianeta, nel suo repertorio, c’è almeno una gemma o due. Nel suo ultimo album “Ecstasy“, del 2000, il suo carattere ancora lotta con l’impulso del perverso, mentre la gelosia e l’irrequietezza fanno a pezzi il romanzo che nutriva. 
La sua vita privata è meno turbolenta: lui e un’altra icona di Downtown, Laurie Anderson, sono una coppia perfetta. Quando qualcuno gli ha chiesto l’effetto della presenza di lei nel suo lavoro, lui ha risposto “tutto è migliore quando sei innamorato”. 
Sebbene il signor Reed abbia occasionalmente recitato il ruolo di rocker zotico, non ha mai rinnegato le tue intenzioni letterarie. L’anno scorso la casa editrice Hyperion ha pubblicato “Pass Thru Fire: The Collected Lyrics” (pubblicato in Italia da Mondadori, collana Strade Blu, come “Ho camminato nel fuoco” ndr) confermando l’importanza di Reed come poeta. Inoltre il signor Wilson, che era riuscito a far scrivere a Reed le canzoni per lo spettacolo “Time Rocker” nel 1996, aveva già in cantiere l’idea di un adattamento di Poe. 
La vedevo come una situazione senza possibilità di riuscita” ha aggiunto Reed con un sorriso. “Sapevo che la gente avrebbe detto ‘come ti permetti di riscrivere Poe?’. Ma ho pensato che questa fosse l’opportunità unica, nella vita, per divertirsi veramente, per combinare il tipo di liricità che aveva dentro un flessibile formato rock. Mi piace davvero la mia versione. È accessibile, a differenza di tante altre cose. E ho sentito di essere profondamente in unione con il maestro, in quel tipo di psicologia, in quel interesse nei significati e nelle motivazioni dell’ossessione e della compulsione – in quel regno, Poe regna supremo. Adesso in particolar modo, con l’ansia e tutto ciò che permea le nostre vite in questi giorni“. 
Il signor Reed ha appena completato una versione audio di “POEtry” che sarà realizzata il prossimo anno. Canta la Maggior parte delle canzoni con l’apporto della sua band e alcuni ospiti come Ornette Coleman e i Five Blind Boys of Alabama. L’album inoltre contiene interventi recitati di Elizabeth Ashley, David BowieSteve Buscemi, Willem Dafoe, Amanda Plummer e Fisher Stevens. 
La musica di “POEtry” si rifà un po’ all’intera carriera di Reed. Con due chitarre, come sempre, e al suo fulcro c’è un rock-blues potente, un po’ di funk e alcuni finti interludi da spettacolo di varietà. Il violoncello da camera di “Street Hassle” ritorna; così come l’austerità e la tensione quasi insostenibile di “Berlin”. Mentre gli attori narrano le storie, Reed svela alcune musiche puramente elettroniche, aggiornando sia “The Gift” sia i tessuti avvolgenti di “Metal Machine Music, ” l’album strumentale del 1975 di feedback e overdubs che è stato ripubblicato l’anno scorso e salutato come il precursore del rock industriale e dell’elettronica.
Alla Brooklyn Academy of Music, “POEtry” sarà presentato dal Thalia Theater, che presentò a suo tempo “Time Rocker” e anche la collaborazione del signor Wilson con Tom Waits: “The Black Rider”. È una troupe d’Amburgo che parla perlopiù in tedesco ma canta in inglese (la produzione del B.A.M. avrà i sottotitoli). Per “POEtry” diversamente da “Time Rocker”, Reed non ha scritto solo le canzoni ma anche i dialoghi, adattati o ispirati da Poe. “L’intenzione era di liberare un poco Poe” ha detto Reed, “per allentarlo un po’ e trascinarlo fuori dei libri e trarre vantaggio fallo straordinario linguaggio, per non menzionare il potere immaginativo. Ho letto delle sue cose a bocca aperta“. 
Il signor Reed non si è identificato solo con la galleria di pazzi colpevoli di Poe, ma con l’humour sarcastico e con il senso della perdita che permea gli scritti di Poe. “POEtry” rielabora “The Tell-Tale Heart” “The Fall of the House of Usher” “Hop-Frog” “The Cask of Amontillado” “The Pit and the Pendulum” e altre storie d’Edgar Allan Poe. Include anche una ri-scrittura di “The Raven” (“Il corvo”) utilizzando la metrica originale, nel quale il narratore menziona non solo i suoi bizzarri e curiosi volumi di leggenda dimenticata, ma anche le sue sigarette e lo Scotch.
In ogni breve racconto, ci saranno cose prese da altre fonti” spiega Reed. “Poe tende a girare molto in circolo e a tornare indietro. Gli interessi nelle storie sono quasi gli stessi, e i caratteri femminili, e ciò che accade loro, e ciò che loro fanno a lui, e ancora e ancora …“.
E’ così attuale” continua Reed, “sarebbe cosa triste se fosse relegato a qualche livello di fumetto, come i film di Roger Corman. E il linguaggio è così bello. Ho trascorso così tanto tempo con il dizionario, perché alcune dei termini che usava erano già desueti all’epoca. Dio, che vocabolario! Così ho perso tempo cercando il significato di queste cose, e poi a cercare di renderle un poco … non necessariamente contemporanee, ma almeno con un senso attuale. Ma la parola che sceglieva aveva sempre un suono meraviglioso“.
C’è una separazione tra la dizione magniloquente di Poe e l’usuale essenzialità di Reed, una divisione che “POEtry” scava in cerca di risate ed epifanie. Ma, alla resa dei conti, è anche una collusione tra due newyorchesi: due incalliti scrittori, affascinati dalla morte, abbastanza sarcastici che non hanno distolto lo sguardo dalle cose peggiori che potevano vedere o immaginare. “L’ossessione e la colpa sono le due ragioni principali per cui si scrive” ha detto Reed. “Sono continenti immensi da esplorare. Per Poe. E anche per me“.

 

Jon Pareles

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