ALL TOMORROW’S PARTIES
And what costume shall the poor girl wear
To all tomorrow’s parties1
A hand-me-down dress2 from who knows where
To all tomorrow’s parties
And where will she go and what shall she do
When midnight comes around
She’ll turn once more
to Sunday’s clown3
And cry behind the door
And what costume shall the poor girl wear
To all tomorrow’s parties
Why silks and linens of yesterday’s gowns4
To all tomorrow’s parties
And what will she do with Thursday’s rags
When Monday comes around
She’ll turn once more
to Sunday’s clown
And cry behind the door
And what costume shall the poor girl wear
To all tomorrow’s parties
For Thursday’s child
is Sunday’s clown5
For whom none will go mourning
A blackened shroud, a hand-me-down gown
Of rags and silks, a costume
Fit for one who sits and cries
For all tomorrow’s parties6
TUTTE LE FESTE DI DOMANI
E quale abito indosserà mai la povera ragazza
a tutte le feste di domani?
Un vestito di seconda mano da chissà dove,
a tutte le feste di domani
E dove andrà, e cosa farà
allo scoccare della mezzanotte?
Tornerà ancora una volta
al pagliaccio della domenica
e piangerà dietro la porta
E quale abito indosserà mai la povera ragazza
a tutte le feste di domani?
Ebbene, le sete e i lini degli abiti di ieri,
a tutte le feste di domani
E che farà degli stracci del giovedì
quando arriverà il lunedì?
Tornerà ancora una volta
al pagliaccio della domenica
e piangerà dietro la porta
E quale abito indosserà mai la povera ragazza
a tutte le feste di domani?
Perché la ragazza del giovedì
è lil pagliaccio della domenica,
per cui nessuno porterà il lutto
Un sudario annerito, un abito passato di mano,
di stracci e sete, un costume
adatto a chi siede e piange
per tutte le feste di domani
NOTE
Registrata agli Scepter Studios di Manhattan nell’aprile del 1966, scritta da Lou Reed e cantata da Nico, fu pubblicata nel luglio dello stesso anno come singolo di debutto dei Velvet Underground, con I’ll Be Your Mirror sul lato B, prima di apparire nell’album The Velvet Underground & Nico (Verve Records, marzo 1967). Era la canzone preferita di Andy Warhol, che insistette perché la cantasse Nico. Reed la descrisse come “una descrizione molto precisa di certe persone della Factory all’epoca.”
L’arrangiamento è costruito attorno al pianoforte preparato di John Cale: graffette da ufficio infilate tra le corde per alterarne il timbro, su un motivo a cluster ispirato al minimalismo di Terry Riley. Maureen Tucker suona cassa e tamburello, Sterling Morrison il basso.
1 “All tomorrow’s parties”: non le feste di domani, ma tutte le feste future, un orizzonte mondano sempre imminente e mai raggiunto. Da questo titolo ha preso il nome un festival musicale britannico fondato nel 1999, un romanzo di William Gibson (2003) e un film di Yu Lik-wai (2003).
2 “A hand-me-down dress”: indumento passato di mano in mano, ceduto da chi non lo vuole più. Non un acquisto di seconda mano, ma qualcosa ricevuto per carità o per caso, con una storia di altri addosso.
3 “Sunday’s clown”: il pagliaccio della domenica è la ragazza stessa, come Reed chiarirà nella quinta strofa. La domenica è il giorno del dopo: della sbornia, del crollo, della resa dei conti con la festa appena finita.
4 “Why silks and linens”: “why” non è una domanda ma un intercalare esclamativo dell’inglese ottocentesco, equivalente a “ebbene” o “ma certo.” Reed lo usa come risposta sarcastica alla domanda retorica del ritornello: la ragazza indosserà i resti di un lusso andato, sete e lini di abiti altrui.
5 “For Thursday’s child is Sunday’s clown”: Reed cita la filastrocca inglese Monday’s Child (prima attestazione: 1838), in cui ogni giorno della settimana assegna un destino: “Thursday’s child has far to go,” avere molta strada da fare. Reed ribalta la promessa: la ragazza nata per andare lontano diventa la buffona di penitenza, per cui nessuno si veste a lutto.
6 “For all tomorrow’s parties”: nella chiusa, “for” sostituisce il “to” del ritornello. Non più “diretta alle feste” ma “per le feste,” “in nome delle feste”: il sudario e le lacrime sono il tributo pagato a quell’orizzonte mondano irraggiungibile.