Walk On The Wild Side | Testo e Traduzione

WALK ON THE WILD SIDE


Holly came from Miami F.L.A.
hitch-hiked her way across the U.S.A.
Plucked her eyebrows on the way
shaved her leg and then he was a she
She says, hey babe
take a walk on the wild side
said, hey honey
take a walk on the wild side

Candy came from out on the island
in the backroom she was everybody’s darling
But she never lost her head
even when she was givin’ head
She says, hey babe
take a walk on the wild side
said, hey babe
take a walk on the wild side
and the coloured girls go
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo
doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

Little Joe never once gave it away
everybody had to pay and pay
A hustle here and a hustle there
New York City is the place where they said
Hey babe, take a walk on the wild side
I said, hey Joe
take a walk on the wild side

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
lookin’ for soul food and a place to eat
Went to the Apollo
you should have seen him go-go-go
They said, hey Sugar
take a walk on the wild side
I said, hey babe
take a walk on the wild side
all right, huh

Jackie is just speeding away
thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
valium would have helped that bash
She said, hey babe
take a walk on the wild side
I said, hey honey
take a walk on the wild side
and the coloured girls say
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

PASSEGGIATA SUL LATO SELVAGGIO


Holly è venuta da Miami, Florida
ha attraversato gli Stati Uniti in autostop
si è fatta le sopracciglia lungo la strada
si è depilata le gambe ed è diventata una lei
e ha detto, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
ha detto, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio

Candy è arrivata da Long Island
nella stanza sul retro era carina con tutti
Ma non ha mai perso la testa
neanche quando faceva pompini
e ha detto, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
ha detto, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
e le ragazze di colore fanno
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo
doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

Little Joe non l’ha mai dato via per niente
tutti dovevano pagare e pagare
Una botta qui e una botta là
New York City è il posto dove dicono
Ehi tesoro, fatti un giro nel lato selvaggio
ho detto, ehi Joe
fatti un giro sul lato selvaggio

Sugar Plum Fairy è venuto qui a battere
in cerca di cibo per l’anima e un posto per mangiare
è andato all’ Apollo
avresti dovuto vederlo come ci dava dentro
dicevano, ehi Sugar
fatti un giro sul lato selvaggio
ho detto, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
ok, huh

Jackie è strafatta di anfetamine
ha pensato di essere James Dean per un giorno
allora ho capito che le sarebbe calata la botta
il valium avrebbe potuto frenarla
disse, ehi tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
ho detto, ehi dolcezza
fatti un giro sul lato selvaggio
e le ragazze di colore dicono
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

Note

Il titolo è preso dall’omonimo romanzo del 1956 scritto da Nelson Algren, che Andy Warhol aveva in progetto di trasformare in musical grazie anche all’aiuto di Lou Reed. Nel 1971 gli commissionò il lavoro salvo poi abbandonare il progetto per un altro più interessante.

A Lou rimase questa canzone, e si limitò a sostituire i personaggi del testo di Algren con una galleria di figure warholiane abbastanza familiari; Holly Woodlawn, Candy Darling e Jackie Curtis erano dei travestiti che recitavano nei film dell’artista pop, mentre Sugar Plum Fairy (letteralmente “Fata Confetto”) era il soprannome di uno spacciatore di San Francisco, Joseph Campbell, che occasionalmente frequentava la Factory.

Joe Dallessandro era una delle star di punta dei film di Warhol e Morrissey, un autentico sex symbol all’epoca protagonista della trilogia “Flesh”, “Trash” e “Heat”, nei quali impersonava un bellissimo gigolo. Probabilmente Lou si riferiva più al personaggio che Dallesandro interpretava parlando delle sue “marchette”.

Ognuna delle strofe della canzone cristallizza un momento della vita di queste persone, momento che si trasforma in simbolo e descrizione della personalità e delle abitudini dei personaggi.

I temi centrali dell’album sono tutti condensati in “Walk on the wild side”: omosessualità, uso di droghe, travestitismo, rapporti sessuali, prostituzione. Ma come sempre, Lou fugge dalla didattica: non dice ciò che è bene e ciò che è male, ma ciò che è. I personaggi si muovono nel proprio mondo con naturalezza e disinvoltura, perché non c’è niente di anormale in quello che fanno, ma è vita quotidiana. L’invito di Lou a compiere “una passeggiata sul lato selvaggio” è un’esortazione alla comprensione, che non nega una sottile e ironica provocazione ai benpensanti, delle realtà differenti e d’ambiti che sfuggono alle comuni regole sociali.

Ma torna anche New York come luogo di salvezza possibile e come città dove le cose accadono: “New York City è il posto dove dicono/ ehi tesoro, fatti una passeggiata sul lato selvaggio”. Non è un caso che per i primi due personaggi della canzone Lou precisi che giungono a New York da fuori, in cerca della propria salvezza; questi personaggi hanno già compiuto la propria passeggiata sul lato selvaggio.

“F.L.A.” è un’abbreviazione di Florida e il termine “to give head” (letteralmente “dare/darci con la testa”) è un idioma americano per descrivere il fellatio. “Island” si riferisce a Long Island, New York.       

Il ritornello orecchiabile, l’atmosfera jazz, la famosa linea di basso di Herbie Flowers, un testo acuto e denso di significato e il meraviglioso assolo finale di Ronnie Ross rendono la canzone “il” classico di Lou Reed. La linea di basso in realtà è composta di un contrabbasso doppiato dallo stesso Flowers con un basso elettrico, per creare ancora più atmosfera e, per sua stessa ammissione, per essere pagato il doppio.

Walk On The Wild Side” fu il primo singolo estratto da “Transformer” e scalò le classifiche americane e inglesi e si guadagnò un insolito primato: fu la prima canzone con una frase volgare ed esplicitamente sessuale a passare per radio in Inghilterra. Se negli Stati Uniti la strofa di Candy fu censurata, la BBC inglese, che non era familiare con il termine “giving head”, non ne capì il senso e la fece passare, tra gli sghignazzi dei giovani ascoltatori.

tratto da “Le canzoni di Lou Reed” di Daniele Federici

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3 commenti

  1. Grande Lou Reed
    descrive un mondo magico – strano- crudele- dolce
    vero- sognatore- malinconico – divertente – spensierato – incosciente
    bello – brutto tutto in una canzone semplice ….

  2. Anche questo testo molto diretto ed esplicito. Sempre una vita al limite. È stato mai felice?

    • E’ semplicemente il racconto dei personaggi che gravitavano nella Factory di Warhol, Teresa. Nulla di direttamente autobiografico che abbia a che vedere con la sua felicità personale.

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