I’M WAITING FOR THE MAN
I’m waiting for my man
26 dollars in my hand
Up to Lexington 125
feelin’ sick and dirty, more dead than alive
I’m waiting for my man
Hey white boy, what you doin’ uptown?
Hey white boy, you chasin’ our women around?
Oh pardon me sir, it’s furthest from my mind
I’m just lookin’ for a dear, dear friend of mine
I’m waiting for my man
Here he comes, he’s all dressed in black
PR shoes and a big straw hat
He’s never early, he’s always late
first thing you learn is you always gotta wait
I’m waiting for my man
Up to a brownstone, up three flights of stairs
Everybody’s pinned you, but nobody cares
He’s got the works, gives you sweet taste
Ah then you gotta split because you got no time to waste
I’m waiting for my man
Baby don’t you holler, darlin’ don’t you ball and shout
I’m feeling good, you know I’m gonna work it on out
I’m feeling good, I’m feeling oh so fine
until tomorrow, but that’s just some other time
I’m waiting for my man, walk it home
STO ASPETTANDO IL MIO UOMO
Sto aspettando il mio uomo
ho 26 dollari1 in mano
su alla Lexington,2 125
mi sento malato e sporco, più morto che vivo
sto aspettando il mio uomo
Ehi ragazzo bianco, che ci fai quassù?
ehi ragazzo bianco, stai rincorrendo le nostre donne?
ah, mi scusi signore, non mi passa neanche per la testa
sto solo cercando un mio carissimo amico
sto aspettando il mio uomo
Eccolo che arriva, tutto vestito di nero
scarpe portoricane3 e un gran cappello di paglia
non è mai in anticipo, è sempre in ritardo
la prima cosa che impari è che devi sempre aspettare
sto aspettando il mio uomo
Su in un brownstone,4 su per tre rampe di scale
tutti ti squadrano, ma a nessuno importa
lui ha tutto l’occorrente,5 ti dà un dolce assaggio
ah, poi devi filare perché non hai tempo da perdere
sto aspettando il mio uomo
Tesoro non urlare, cara non piangere e non strillare
mi sento bene, sai che ce la farò
mi sento bene, mi sento così bene
fino a domani, ma quella è un’altra storia
sto aspettando il mio uomo, portala a casa6
NOTE
I’m Waiting for the Man fu composta da Lou Reed attorno al 1964-65. Una prima versione acustica con voce di Reed e armonica di John Cale fu registrata nel maggio 1965 nel loft di Ludlow Street ed è confluita nella raccolta postuma Words & Music, May 1965 (2022). La versione definitiva fu incisa nel maggio 1966 ai TTG Studios di Hollywood con la formazione classica. Durante la seduta, il supporto della cassa di Tucker cedette: lei la posò sul pavimento e Martha Morrison la tenne ferma con le mani per tutta l’incisione. La canzone aprì il secondo lato di The Velvet Underground & Nico (1967) e fu uno dei brani che costarono ai Velvet Underground il contratto con la Atlantic Records: il dirigente Ahmet Ertegun aveva chiesto di eliminarla insieme a Heroin e Venus in Furs; la band rifiutò. Reed ha confermato più volte il carattere autobiografico del brano, con una sola eccezione: il prezzo.
1 A Rolling Stone Reed disse: “Tutto in quella canzone è vero, tranne il prezzo.” Ventisei dollari corrispondevano, ai prezzi degli anni ’60, all’acquisto di due grammi di eroina.
2 L’incrocio tra Lexington Avenue e la 125ª strada si trova ad Harlem, nel tratto noto come Spanish Harlem. Per un bianco proveniente dal Village, “uptown” significava attraversare una frontiera precisa. L’indirizzo è scandito senza punteggiatura né spiegazioni, come ci si dà un appuntamento.
3 “PR shoes” è l’abbreviazione di “Puerto Rican shoes”: scarpe a punta molto portate dai giovani portoricani di Spanish Harlem negli anni ’60. Reed descrive il pusher con due soli elementi visivi, sufficienti a collocarlo con precisione nel contesto etnico e sociale del quartiere.
4 Il “brownstone” è un tipo di edificio residenziale newyorkese costruito con arenaria bruna, diffusissimo nelle zone popolari di Manhattan tra fine Ottocento e inizio Novecento.
5 “The works” è il termine gergale per l’intera attrezzatura necessaria all’iniezione endovenosa di eroina: siringa, ago, cucchiaio per sciogliere la dose, cotone per filtrare. Il verso successivo, “sweet taste” (dolce assaggio), descrive il primo contatto con la sostanza dopo l’astinenza.
6 “Walk it home” è un’espressione del linguaggio musicale blues e gospel: l’invito rivolto ai musicisti a spingere il brano verso la chiusura definitiva. Reed chiude la canzone con un’indicazione alla band, non con un verso.
Il termine “pinned” va inteso come “spillati” riferito alle pupille degli eroinomani. Dunque: sono tutti spillati ma a nessuno gliene frega niente, visto che la situazione è condivisa. Altrimenti ha poco senso della gente che ti squadra non esprimendo un giudizio morale. E poi, chi ha fretta? Ovviamente il pusher sempre in giro a lavorare, non il cliente paziente (tema dell’attesa eterna, waiting).
Lou Reed scrive in un modo e canta in un altro. Del resto Jagger degli Stones, consigliato da un vecchio bluesman, sosteneva che non bisogna mai far capire chiaramente le parole di una canzone.
Saluti
Anche qui, Frank, ci spiace non poter confermare la tua interpretazione.
Il protagonista della canzone, un bianco, arriva ad Harlem per incontrarsi con il proprio spacciatore. Le gang di ragazzi di colore lo puntano subito e lo guardano con diffidenza, apostrofandolo subito dopo con “Ehi ragazzo bianco, che ci fai qui?”. La miosi che colpisce gli eroinomani qui non c’entra.
Per quanto riguarda il far comprendere il senso delle canzoni: Lou Reed ha sempre cantato esattamente ciò che era scritto. E voleva che il testo fosse comprensibile e chiaro. I suoi testi erano racconti e poesie, musica per adulti, voleva che si capisse bene cosa raccontava.