SUNDAY MORNING
Sunday morning brings the dawn in1
It’s just a restless feeling by my side
Early dawning Sunday morning
It’s just the wasted years so close behind2
Watch out, the world’s behind you
There’s always someone around you
Who will call it’s nothing at all3
Sunday morning and I’m falling
I’ve got a feeling I don’t want to know
Early dawning Sunday morning
It’s all the streets you crossed
not so long ago
Watch out, the world’s behind you
There’s always someone around you
Who will call it’s nothing at all
Watch out, the world’s behind you
There’s always someone around you
Who will call it’s nothing at all
Sunday morning
DOMENICA MATTINA
Domenica mattina porta l’alba con sé1
è solo un’irrequietezza qui al mio fianco.
Albeggia presto, domenica mattina,
sono solo gli anni sprecati, così vicini alle spalle.2
Attento, il mondo è alle tue spalle,
c’è sempre qualcuno intorno a te
che dirà che non è niente.3
Domenica mattina, e sto cadendo,
ho un presentimento che non voglio sapere.
Albeggia presto, domenica mattina,
sono tutte le strade che hai attraversato
non molto tempo fa.
Attento, il mondo è alle tue spalle,
c’è sempre qualcuno intorno a te
che dirà che non è niente.
Attento, il mondo è alle tue spalle,
c’è sempre qualcuno intorno a te
che dirà che non è niente.
Domenica mattina.
NOTE
Sunday Morning è la traccia d’apertura di The Velvet Underground & Nico (Verve Records, marzo 1967), ma paradossalmente fu l’ultima a essere registrata per quell’album. Nel novembre del 1966, il produttore Tom Wilson radunò la band ai Mayfair Recording Studios di Manhattan per aggiungere un brano che avesse il potenziale di un singolo radiofonico: qualcosa di più morbido, più accessibile rispetto alle tempeste sonore di Heroin o European Son. La traccia fu poi pubblicata come singolo nel dicembre 1966, con Femme Fatale sul lato B.
Lou Reed e John Cale composero il brano nelle prime ore di una domenica mattina del 1966, dopo una notte trascorsa senza dormire a casa di un amico a Manhattan. Era stata scritta con in mente la voce di Nico, che l’aveva già eseguita dal vivo con il gruppo. Quando arrivò il momento di registrarla in studio, Reed decise all’ultimo momento di cantarla lui stesso, relegando Nico ai cori di sottofondo. Nico, secondo quanto riportato da varie fonti, era convinta che il titolo fosse Sun Day Mourning, “il mattino del giorno del lutto”: un’interpretazione rivelatrice di come la cantante tedesca leggesse il brano sotto la superficie limpida e sonnolenta.
La produzione di Sunday Morning è notevolmente più levigata rispetto al resto dell’album, e in buona parte lo si deve a una felice improvvisazione di John Cale. Entrando in studio, Cale notò una celesta abbandonata in un angolo e decise di usarla per il brano. La celesta, strumento a tastiera con corde percosse da martelletti metallici che producono un suono simile a un carillon, dà alla canzone la sua atmosfera ovattata e quasi fantasmatica. Cale aggiunse poi anche overdub di viola e pianoforte, mentre Sterling Morrison, normalmente chitarrista, suonò il basso. Alla batteria e alle percussioni, come sempre, Maureen Tucker.
Il tema del brano nacque da un suggerimento di Andy Warhol. Reed raccontò in più occasioni: “Andy disse: ‘Perché non scrivi una canzone sulla paranoia?’ Mi sembrò un’idea splendida, e inventai ‘Attento, il mondo è alle tue spalle, c’è sempre qualcuno intorno a te che dirà che non è niente’, che a mio avviso è l’enunciato paranoico per eccellenza: il mondo è così preoccupato per te da seguirti ovunque.” Reed descrisse anche il senso viscerale del brano in termini più concreti: è la sensazione di chi ha passato tutta la notte del sabato sveglio e si ritrova a trascinarsi verso casa mentre la gente va in chiesa. Il sole è già sorto e tu sei come Dracula, con gli occhi che schivano la luce.
1 “Sunday morning brings the dawn in”: la domenica mattina è qui soggetto attivo, è lei a “portare dentro” l’alba, non viceversa. Il verso descrive il momento in cui la luce del mattino invade lo spazio, percepita da qualcuno che non ha dormito. La costruzione “bring in” (portare dentro, far entrare) è comune nell’inglese americano parlato. In italiano si è scelto “porta l’alba con sé” per restituire la sfumatura di qualcosa che arriva trascinando la luce dietro di sé, quasi controvoglia.
2 “Wasted years”: in inglese “wasted” significa sia “sprecati” (nel senso di anni perduti, consumati inutilmente) sia, nel gergo degli anni Sessanta-Settanta ampiamente frequentato da Reed, “distrutti dalla droga o dall’alcol” (to be wasted = essere completamente fatto, sballato). L’ambiguità è quasi certamente intenzionale: gli anni sprecati sono anche gli anni di eccessi, di notti senza dormire come quella in cui Reed e Cale composero il brano. L’italiano “sprecati” cattura il significato letterale ma perde la sfumatura gergale, spiegata qui per il lettore.
3 “Watch out, the world’s behind you / There’s always someone around you / Who will call it’s nothing at all”: secondo Reed, questi versi nacquero direttamente dal suggerimento di Warhol di scrivere una canzone sulla paranoia. Reed li considerava “l’enunciato paranoico definitivo”: non si tratta di una minaccia concreta ma di qualcosa di più sottile e logorante, la certezza che il mondo ti osservi e che chi ti sta vicino sia pronto a ridimensionare ogni tua apprensione con un banale “non è niente”. La frase “who will call it’s nothing at all” va letta come “chi ti dirà che non è niente”, dove “call” ha il senso di “dichiarare, definire” (to call something nothing = dire che qualcosa non conta nulla).
Magnifico.
Grazie e complimenti
Che album, bravissimi nell’analisi grazie ad essa ho trovato elementi che non avevo notato. Questa è pura poesia
Che a 25 anni, quando uscì il disco, Lou Reed avesse contezza dei “wasted years”, degli anni sprecati, devastati, ci dice parecchie cose sulla sua preveggenza e genialità. 25 anni ed avere già capito tutto. The last rock’n’roll Genius, come si legge nella busta interna di uno dei capolavori della maturità, The Bells.