I’LL BE YOUR MIRROR
I’ll be your mirror, reflect what you are,
in case you don’t know.
I’ll be the wind, the rain, and the sunset,
the light on your door to show that you’re home.
When you think the night has seen your mind,
that inside you’re twisted and unkind,
let me stand to show that you are blind,
please put down your hands ’cause I see you.
I find it hard to believe you don’t know
the beauty you are.
But if you don’t, let me be your eyes,
a hand to your darkness so you won’t be afraid.
When you think the night has seen your mind,
that inside you’re twisted and unkind,
let me stand to show that you are blind,
please put down your hands ’cause I see you.
I’ll be your mirror
(reflect what you are)
SARO’ IL TUO SPECCHIO
Sarò il tuo specchio, rifletterò quello che sei,
nel caso non lo sapessi.
Sarò il vento, la pioggia e il tramonto,
la luce sulla tua porta per mostrare che sei a casa.
Quando credi che la notte abbia visto la tua mente,
che dentro sei ferita e chiusa,1
lascia che ti mostri che sei cieca,2
per favore abbassa le mani, perché io ti vedo.3
Stento a credere che tu non sappia
la bellezza che sei.
Ma se non lo sai, lascia che io sia i tuoi occhi,
una mano nel tuo buio, così non avrai paura.
Quando credi che la notte abbia visto la tua mente,
che dentro sei ferita e chiusa,
lascia che ti mostri che sei cieca,
per favore abbassa le mani, perché io ti vedo.
Sarò il tuo specchio
(rifletterò quello che sei)
NOTE
I’ll Be Your Mirror fu scritta da Lou Reed nel 1965 e registrata agli Scepter Studios di New York nell’aprile del 1966, durante le sessioni finanziate da Andy Warhol e dall’ingegnere del suono Norman Dolph. Pubblicata come singolo nel 1966 in abbinamento a All Tomorrow’s Parties, entrambe cantate da Nico, la canzone uscì poi come nona traccia di The Velvet Underground & Nico (Verve Records, marzo 1967).
La session fu tutt’altro che serena. Nico tendeva ad affrontare il brano con la sua voce più gutturale e profonda, quella che Sterling Morrison definì la voce della “Götterdämmerung”: imponente e teutonica, adatta al cupo splendore di All Tomorrow’s Parties, ma del tutto inadatta alla delicatezza di questa ballata. La band la costrinse a ripetere la canzone infinite volte, finché Nico non si ritrovò a piangere in studio. Morrison ricordò poi che le dissero, pressappoco, di provarci un’ultima volta o di lasciar perdere. Quella fu la take definitiva: la voce bisbigliant e fragile che si sente nell’album è nata da quel momento di resa.
1 “Twisted and unkind”: la persona a cui si rivolge la canzone si giudica con durezza, credendosi distorta dentro e priva di bontà. “Unkind” non ha la violenza di “crudele”: indica chi ha chiuso il cuore, chi ha smesso di essere gentile con sé stesso e con gli altri. “Ferita e chiusa” sposta leggermente la prospettiva verso la causa di questo stato, non verso il giudizio morale: non sei malvagia, sei ferita e ti sei barricata. È una lettura che la canzone intera autorizza e anzi suggerisce.
2 “Let me stand to show that you are blind”: il verbo “stand” è fisico e preciso, significa tenersi fermo davanti a qualcuno come fa uno specchio.
3 “Put down your hands”: il gesto di chi si copre il viso con le mani per non essere visto, o per non vedere. La voce narrante chiede di abbassare quella difesa: ti vedo comunque, dice, e quello che vedo non è quello che tu pensi di essere. È uno dei versi più teneri di Reed, costruito su un’immagine concretissima e quasi tattile.
E una poesia bellissima. Parla di amore seneanche mai direalizzato la parola amore