Words & Music, May 1965
"11 maggio 1965. Lou sigilla un nastro, lo spedisce a se stesso, non lo apre mai più. Rimane sigillato per cinquant'anni"
L'album
Immaginatevi Lou Reed nel maggio 1965, ventitré anni, che sigilla un nastro da cinque pollici in una busta, lo spedisce a se stesso per posta certificata con tanto di timbro notarile, e lo infila in una scatola dove rimarrà chiuso per i prossimi cinquant’anni. È quello che si chiama “poor man’s copyright”, il modo povero per proteggere i diritti d’autore: mandi a te stesso le tue registrazioni, e il timbro postale fa fede. Lou declama accuratamente su ogni canzone “Words and music by Lou Reed”, doppia assicurazione. Poi chiude la busta e la dimentica. O forse sapeva cosa c’era dentro e per questo non l’ha mai aperta. Sapeva che un giorno qualcuno l’avrebbe fatto.
Quel giorno arriva nel 2013, quando Lou muore e Don Fleming e Jason Stern, che supervisionano il Lou Reed Archive, frugano negli uffici di Sister Ray Enterprises e trovano quella busta ancora sigillata. Quando finalmente la aprono, dentro c’è un tesoro: le prime versioni conosciute di Heroin, I’m Waiting for the Man, Pale Blue Eyes. Lou e John Cale, entrambi ventitré anni, voce e chitarra acustica, armonica, niente elettricità, niente feedback, niente rumore. Folk e blues, terrosi e tradizionali, incerti ed esitanti, ma già vibranti di quello spirito caustico e rugginoso che sarà il marchio di fabbrica di Lou Reed. È come trovare i Beatles che suonano a Liverpool nel 1958, o Dylan che prova le canzoni di Freewheelin’ nel suo appartamento di Greenwich Village.
Nove anni dopo, nel 2022, Light in the Attic Records e Laurie Anderson pubblicano quel nastro nell’anno in cui Lou avrebbe spento 80 candeline. Words & Music, May 1965 è il titolo inaugurale della Lou Reed Archive Series. Oltre alle undici tracce del nastro del ’65, ci sono bonus che arrivano ancora più indietro nel tempo: una registrazione del 1958 con The Jades, il gruppo doo-wop del liceo di Lou, e alcune session folk del 1963-64 registrate mentre Lou frequentava Syracuse University. Ci sono cover di Bob Dylan, Michael Row the Boat Ashore, blues a dodici battute. È Lou Reed prima di essere Lou Reed, quando ancora nessuno sapeva chi sarebbe diventato. Nemmeno lui.
Il disco apre con I’m Waiting for the Man, e se conoscete la versione dei Velvet Underground vi sembrerà di ascoltare un’altra canzone. Niente pestaggio martellante, niente urgenza da anfetamina. Qui è un lento blues acustico con armonie strette, Cale che prende le parti alte, i due che si alternano i versi raccontando la storia di un ragazzo bianco che va ad Harlem a comprare droga. Quando Lou esclama “Hey, white boy!” con la voce di qualcuno che sta per interrogare il protagonista sui suoi affari in zona, Cale risponde timidamente “Pardon me, sir”. È tremendamente divertente, ma non è commedia. È narrazione precisa di un mondo che Lou conosce, raccontata con la distanza del folk tradizionale, non ancora con l’immersione del rock elettrico.
Heroin è ancora più spiazzante. La versione che conosciamo è un vortice di sette minuti che si alza e si abbassa come l’effetto della droga stessa, spesso momento culminante e rumoroso dei concerti dei Velvet. Questa invece è folk strum con voce frettolosa, quasi sussurrata. E c’è un cambio di testo cruciale: qui Lou canta “I KNOW just where I’m going” invece del familiare “I DON’T know just where I’m going”. È la differenza tra certezza e smarrimento, tra controllo e abbandono. Le storie di dipendenza su questo disco suonano più ammonitorie che nella versione elettrica, meno romanticizzate. La versione Velvet ha un cool factor che qui manca completamente. Ma questa versione stripped-back ha una vulnerabilità che la chitarra elettrica e il feedback copriranno. Qui senti Lou che davvero sta cercando di capire di cosa sta parlando.
Pale Blue Eyes ha testi quasi completamente diversi da quelli che conosciamo. Lou li cambierà più volte prima e dopo il rilascio del 1969, ma la melodia è già tutta lì, perfetta e malinconica. Men of Good Fortune non ha praticamente niente a che vedere con la versione che finirà su Berlin nel 1973: è un’altra canzone con lo stesso titolo, testo completamente diverso. E poi c’è Wrap Your Troubles in Dreams, otto minuti e quattordici di battiti di mani lenti e drone di chitarra che creano un’atmosfera più cupa e malinconica, se possibile, della versione che Nico registrerà su Chelsea Girl nel 1967. È uno dei momenti più forti del disco, e ti fa chiedere: cosa sarebbe successo se i Velvet avessero registrato una loro versione? Come sarebbe suonata con Cale alla viola e la batteria minimal di Moe Tucker?
Ci sono anche composizioni che non sono mai state pubblicate: Too Late, Buttercup Song, Walk Alone, Buzz Buzz Buzz, Stockpile. Sono schizzi, bozzetti, pezzi che Lou lascerà andare ma che mostrano quanto fosse già prolifico a ventitré anni. A quell’età aveva già scritto alcune delle canzoni che cambieranno il rock, anche se ancora non lo sapeva. Le performance sono sussurrate e respirate, hanno un’intimità che le versioni definitive perderanno quando Lou deciderà che serve più rumore, più attitudine, più elettricità per dire quello che ha da dire.
Il contesto è importante. Siamo tra la fine del 1964 e la primavera del 1965, e Lou scrive lettere al poeta Delmore Schwartz, il suo professore di creative writing a Syracuse, raccontandogli della sua nuova vita a New York dopo la laurea. Nell’autunno del ’64 gli Animals avevano suonato “House of the Rising Sun” all’Ed Sullivan Show: una canzone folk tradizionale diventata elettrica, che aveva raggiunto il numero uno in classifica. È il primo singolo del British Invasion non fatto dai Beatles a toccare la vetta. Lou, Cale e Sterling Morrison guardano tutto questo e si dicono: perché non formare una band per suonare le canzoni folk di Lou, ma più forte? Molto più forte. Nasceranno i Velvet Underground, e il resto è storia che conosciamo.
Ma in quella primavera del 1965 i Velvet non esistono ancora. Esistono Lou Reed cantante folk e John Cale violinista senza un soldo, due ragazzi che fanno demo in stile armonie da folk trio, niente del rock oscuro e pulsante che verrà. Sono tracce di cose raramente associate ai Velvet Underground. Eppure c’è già tutto: la capacità narrativa di Lou, il suo occhio per i dettagli della vita di strada, la sua abilità nel raccontare storie di outsider senza giudicare e senza romanticizzare. È tutto lì, solo suonato più piano.
Cosa fare di questo disco? Per i fan hardcore di Reed e dei Velvet è un tesoro imprescindibile, una finestra sul momento esatto in cui tutto stava per cambiare ma non era ancora cambiato. Per chi non conosce Lou Reed, probabilmente è meglio cominciare dai dischi veri dei Velvet. Ma per chi già sa chi è Lou Reed, sentire queste canzoni nella loro forma primordiale è come assistere alla nascita di qualcosa di enorme. Canzoni che hai sentito centinaia di volte tornano fresche ed eccitanti, perché le ascolti senza sapere cosa diventeranno. È il potere delle demo: fanno scattare domande. Cosa sarebbe successo se i Velvet avessero continuato in questa direzione folk? Cosa sarebbe successo se non avessero incontrato Warhol? Cosa sarebbe successo se Lou avesse deciso che bastava la chitarra acustica?
Il disco è uscito in varie edizioni: CD standard, vinile deluxe, cassette. L’edizione deluxe era limitata a 7500 copie numerate e includeva anche una riproduzione di una lettera che Lou scrisse a Delmore Schwartz.
Lato A
- 1 I'm Waiting For The Man (May 1965 Demo) 4:43
- 2 Men Of Good Fortune (May 1965 Demo) 4:37
- 3 Heroin (May 1965 Demo) 3:55
- 4 Too Late (May 1965 Demo) 3:12
- 5 Buttercup Song (May 1965 Demo) 4:40
Lato B
- 1 Walk Alone (May 1965 Demo) 2:56
- 2 Buzz Buzz Buzz (May 1965 Demo) 2:50
- 3 Pale Blue Eyes (May 1965 Demo) 5:02
- 4 Stockpile (May 1965 Demo) 2:35
- 5 Wrap Your Troubles In Dreams (May 1965 Demo) 8:14
- 1 I’m Waiting For The Man (May 1965 Demo) 4:43
- 2 Men Of Good Fortune (May 1965 Demo) 4:37
- 3 Heroin (May 1965 Demo) 3:55
- 4 Too Late (May 1965 Demo) 3:12
- 5 Buttercup Song (May 1965 Demo) 4:40
- 6 Walk Alone (May 1965 Demo) 2:56
- 7 Buzz Buzz Buzz (May 1965 Demo) 2:50
- 8 Pale Blue Eyes (May 1965 Demo) 5:02
- 9 Stockpile (May 1965 Demo) 2:35
- 10 Wrap Your Troubles In Dreams (May 1965 Demo) 8:14
- 11 I’m Waiting For The Man (May 1965 Alternate Version) 2:06
- 12 Gee Whiz (1958 Rehearsal) 1:50
- 13 Baby, Let Me Follow You Down (1963/64 Home Recording) 1:42
- 14 Michael, Row The Boat Ashore (1963/64 Home Recording) 1:25
- 15 Don’t Think Twice, It’s All Right (Partial) (1963/64 Home Recording) 1:12
- 16 W & X, Y, Z Blues (1963/64 Home Recording) 1:19
- 17 Lou’s 12-Bar Instrumental (1963/64 Home Recording) 0:32
- 1 I'm Waiting For The Man 4:43
- 2 Men Of Good Fortune 4:37
- 1 Heroin 3:55
- 2 Too Late 3:12
- 3 Buttercup Song 4:40
- 1 Walk Alone 2:56
- 2 Buzz Buzz Buzz 2:50
- 3 Pale Blue Eyes 5:02
- 1 Stockpile 2:35
- 2 Wrap Your Troubles In Dreams 8:14
- 3 I'm Waiting For The Man (Alternate Version) 2:06
- 1 Gee Whiz 1:50
- 2 Baby, Let Me Follow You Down 1:42
- 1 Michael, Row The Boat Ashore 1:25
- 2 Don't Think Twice, It's All Right (Partial) 1:12
- 3 W & X, Y, Z Blues 1:19
- 4 Lou's 12-Bar Instrumental 0:32
- CD-1 I'm Waiting For The Man 4:43
- CD-2 Men Of Good Fortune 4:37
- CD-3 Heroin 3:55
- CD-4 Too Late 3:02
- CD-5 Buttercup Song 4:40
- CD-6 Walk Alone 2:56
- CD-7 Buzz Buzz Buzz 2:50
- CD-8 Pale Blue Eyes 5:02
- CD-9 Stockpile 2:35
- CD-10 Wrap Your Troubles In Dreams 8:14
- CD-11 I'm Waiting For The Man 2:06
- CD-12 Gee Whiz 1:50
- CD-13 Baby, Let Me Follow You Down 1:42
- CD-14 Michael, Row The Boat Ashore 1:25
- CD-15 Don't Think Twice, It's All Right (Partial) 1:19
- CD-16 W & X, Y, Z Blues 1:12
- CD-17 Lou's 12-Bar Instrumental 0:32
Il “poor man’s copyright”
La tecnica di spedirsi un nastro per posta come prova di data di creazione era un metodo comune tra musicisti squattrinati degli anni ’60. Il timbro postale serviva come testimonianza legale del momento in cui le canzoni esistevano già. Reed rafforzò ulteriormente la protezione annunciando “Words and music, Lou Reed” prima di ogni brano, come si sente chiaramente nelle registrazioni. La busta rimase sigillata per cinquantasette anni.
“I know” vs “I don’t know”
La versione demo di “Heroin” apre con “I know just where I’m going”, l’esatto opposto del celebre incipit “I don’t know just where I’m going” della versione Velvet Underground. Quel cambio di una sola parola trasforma completamente il significato: dalla certezza del tossicodipendente alla sua incertezza esistenziale. Include anche tre versi poi eliminati dalla versione definitiva.
Folk come Dylan
Nelle note di copertina, Fleming e Stern citano l’autobiografia di John Cale (What’s Welsh for Zen, 2000): Cale ricorda che Reed gli mostrò queste canzoni “come se fossero canzoni folk”. Ed è esattamente il suono del nastro: Reed alla chitarra acustica e armonica, Cale che canta armonie in uno stile più vicino ai Weavers o a Peter, Paul & Mary che al suono abrasivo che avrebbero inventato pochi mesi dopo.
Reed vide Bob Dylan esibirsi dal vivo nel 1963, mentre frequentava la Syracuse University. L’influenza è palpabile nelle registrazioni casalinghe del 1963-64: cover di “Don’t Think Twice, It’s All Right” e “Baby, Let Me Follow You Down” (dal primo album di Dylan), con armonica e chitarra acustica nello stile del maestro.
I Jades/Shades a sedici anni
“Gee Whiz” cattura Reed adolescente in una prova con il suo gruppo doo-wop del liceo (chiamati sia Jades che Shades). Nel frammento si sente Reed discutere con il cantante Phil Harris sull’arrangiamento. Reed insiste per cambiare tonalità: “What do ya have to lose?” È il primo documento sonoro conosciuto di Lou Reed.
Due “Men of Good Fortune”
La canzone con questo titolo non ha praticamente nulla in comune con quella pubblicata su Berlin nel 1973. Testo diverso, musica diversa, atmosfera diversa. Solo il titolo sopravvisse. Reed lo riciclò per una canzone completamente nuova otto anni dopo.
“Buttercup Song” e il titolo perduto
I fan dei Velvet Underground conoscevano questa canzone inedita dal suo verso: “Never Get Emotionally Involved with a Man, Woman, Beast or Child”. Per decenni è stata una leggenda: citata, mai ascoltata. Il titolo ufficiale “Buttercup Song” era sconosciuto fino a questa pubblicazione.
Wrap Your Troubles in Dreams
L’unico brano cantato interamente da Cale. È anche il più sperimentale: otto minuti di percussioni minimali e voce che prefigurano le atmosfere che Cale avrebbe portato agli album solisti di Nico. Fu poi registrata per Chelsea Girl (1967) con Nico alla voce.
Pale Blue Eyes: quattro anni di riscritture
La melodia della demo del 1965 è riconoscibile, ma il testo è quasi completamente diverso. Reed continuò a riscrivere i versi per quattro anni prima della pubblicazione su The Velvet Underground (1969). È uno dei casi più documentati del suo processo compositivo.
Il ritrovamento
Fleming e Stern trovarono i nastri mentre catalogavano l’archivio di Reed negli uffici della Sister Ray Enterprises. La busta sigillata era su uno scaffale insieme ad altri oggetti. Quando la aprirono e ascoltarono il contenuto, capirono di aver trovato qualcosa di straordinario: le prime versioni conosciute di alcune delle canzoni più influenti della storia del rock.
La mostra
Il nastro originale, la bobina da cinque pollici con il timbro postale del 1965, è stato esposto alla New York Public Library for the Performing Arts nella mostra “Lou Reed: Caught Between the Twisted Stars” (giugno 2022 – marzo 2023), curata dagli stessi Fleming e Stern.
8-track nel 2022
Light in the Attic pubblicò l’album anche in formato 8-track, una cartuccia rossa in edizione limitata. Un formato obsoleto da decenni, ma perfettamente in linea con l’estetica retrò dell’operazione.
Nomination ai Grammy
L’edizione Deluxe ricevette due nomination ai Grammy 2024: Best Boxed or Special Limited Edition Package e Best Historical Album, riconoscimento del lavoro di restauro e presentazione.
Archivio Fotografico
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