The Velvet Underground
The Velvet Underground Label
L'ALBUM GRIGIO • 1969

The Velvet Underground

Lou Reed
19 69
Uscita Marzo 1969 Prodotto da The Velvet Underground Studio T.T.G. Studios, Hollywood, California Etichetta MGM Records

«Sarebbe stato un errore terribile fare un altro White Light/White Heat. Dovevamo mostrare l'altro lato di noi. Altrimenti saremmo diventati unidimensionali, e questo andava evitato a ogni costo» — Lou Reed

L'album

Dopo aver fatto esplodere gli amplificatori su White Light/White HeatLou Reed decide di fare l’impensabile: sussurrare. Il terzo album dei Velvet Underground, registrato ai TTG Studios di Hollywood tra novembre e dicembre 1968, arriva come una confessione mormorata al buio dopo l’urlo primordiale del disco precedente. John Cale è fuori dal gruppo, cacciato con un ultimatum di Lou a Sterling Morrison e Maureen Tucker: o lui o me. Dentro c’è Doug Yule, ventunenne di Boston con voce dolce e mani fluide su basso e organo Hammond. Quello che cambia non è solo il personale, ma l’intero approccio alla musica.

Questo è l’album in cui i Velvet Underground si permettono la vulnerabilità. Metà delle canzoni viaggia sotto i 100 battiti al minuto. Le chitarre non aggrediscono, accarezzano. La batteria di Moe non esplode, palpita. Lou prende il controllo totale del suono e del missaggio, creando quella che Sterling Morrison battezzerà sarcasticamente il “Closet Mix”, il mix da stanzino, perché suona come se fosse stato registrato in un armadio. Ed è perfetto così: intimo, claustrofobico, necessario.

Candy Says apre l’album con una fragilità devastante. Lou fa cantare Doug la storia di Candy Darling, la superstar transgender della Factory di Andy Warhol, che odia il suo corpo e tutto ciò che il mondo si aspetta da lei. Doug lotta per raggiungere la nota alta nel ritornello e quella imperfezione è un pugno allo stomaco. Decenni prima che si parlasse di disforia di genere con un briciolo di sensibilità, Lou scrive una ballata che è un atto di compassione radicale. La chitarra acustica vacilla come se anche lei stesse per crollare.

Pale Blue Eyes è il gioiello incastonato nel cuore dell’album. Scritta per Shelley Albin, primo amore di Lou all’università (occhi nocciola, non blu, ma “blu suona meglio”), è una canzone d’amore adultera mascherata da ballata folk. “Il fatto che tu sia sposata prova solo che sei la mia migliore amica, ma è davvero, davvero un peccato”. Lou canta con una rassegnazione così dolce che quasi dimentichi che sta cantando di un tradimento. L’organo di Doug fluttua sopra la chitarra acustica come un sospiro, il tambourine di Moe batte il tempo di un cuore che si arrende. È la canzone più bella che Lou abbia mai scritto e lo sa.

Jesus è una preghiera diretta, senza ironia, senza distanza. Lou che chiede aiuto a Gesù senza vergogna. Chi si aspettava cinismo dalla band di Heroin e Venus in Furs ora trova gospel urbano, spiritualità senza chiesa. I’m Set Free continua su questa strada: “Sono libero, sono libero di stare bene”. È un inno alla grazia laica, al momento in cui finalmente vedi la luce dopo anni al buio.

Poi arriva Beginning to See the Light, esplosione di euforia rock che suona come se qualcuno avesse finalmente aperto le tende. “Ci sono problemi in questi tempi, ma whoo, nessuno di essi è mio!”. Moe percuote con precisione chirurgica, tra slancio inarrestabile e pigrizia beat. È uno dei momenti più felici dell’intera discografia dei Velvet Underground, e questa apparente semplicità è forse la loro dichiarazione più sovversiva.

The Murder Mystery è l’anomalia: otto minuti di sperimentazione stereo dove Lou e Sterling recitano poesie simultanee separate nel canale destro e sinistro, mentre Moe e Doug fanno lo stesso con due ritornelli completamente diversi. È il momento avant-garde dell’album, ma invece di collassare nel rumore come Sister Ray, si dissolve in un delicato riff di pianoforte e qualche loop di nastro. L’esperimento diventa sussurro.

After Hours chiude con la voce bambinesca di Moe Tucker, che canta una ninna-nanna sull’essere lasciati fuori dalla festa. “Se chiudi la porta, la notte potrebbe durare per sempre”. È disarmante, toccante, perfetto. Come se dopo tutto il dolore e la bellezza dell’album, i Velvet Underground ti stessero dicendo: va bene sentirsi soli, va bene restare fuori, va bene essere fragili.

L’album è un disastro commerciale. Non entra nemmeno nella Billboard 200 nella settimana di uscita. Ma cinquant’anni dopo, The Velvet Underground resiste come il più insidioso dei loro capolavori: quello che non fa rumore, che non attacca, che semplicemente ti siede accanto e ti racconta storie di dolore e redenzione con voce calma. Robert Christgau lo capisce subito: “Melodico, letterario, cantato in modo avvincente”. Voto A.

Senza Cale, i Velvet Underground scoprono che possono essere gentili senza smettere di essere pericolosi. Che la tenerezza può essere sovversiva quanto il feedback. Che sussurrare può essere più forte di urlare. È l’album meno celebrato della loro carriera, schiacciato tra il mito del debutto e la violenza di White Light/White Heat, ma è probabilmente il più onesto. Lou dice basta al rumore e trova un’altra forma di verità: quella del cuore nudo, senza armatura, senza protezione. In bianco e nero, come dice Doug Yule. Come la copertina sgranata di Billy Name. Come la vita vera.

Daniele Federici
Formato Vinile LP
Anno 1969
Etichetta MGM Records
Paese US
Catalogo SE4617
Durata 43:15

Lato A

  • 1 Candy Says 4:09
  • 2 What Goes On 4:52
  • 3 Some Kinda Love 3:35
  • 4 Pale Blue Eyes 5:40
  • 5 Jesus 3:24

Lato B

  • 1 Beginning To See The Light 4:45
  • 2 I'm Set Free 4:05
  • 3 That's The Story Of My Life 2:05
  • 4 The Murder Mystery 8:35
  • 5 After Hours 2:05
Formato Cassetta
Anno 1969
Etichetta MGM Records
Paese US
Catalogo X 54617
Durata 43:15

Lato A

  • 1 Beginning To See The Light 4:45
  • 2 I'm Set Free 4:05
  • 3 That's The Story Of My Life 2:05
  • 4 The Murder Mystery 8:35
  • 5 Afterhours
    2:05

Lato B

  • 1 Candy Says 4:09
  • 2 What Goes On 4:52
  • 3 Some Kinda Love 3:35
  • 4 Pale Blue Eyes 5:40
  • 5 Jesus 3:24
Formato CD
Anno 1986
Etichetta Verve Records
Paese Europa
Catalogo 815 454-2
Durata 43:15
  • 1 Candy Says 4:09
  • 2 What Goes On 4:52
  • 3 Some Kinda Love 3:35
  • 4 Pale Blue Eyes 5:40
  • 5 Jesus 3:24
  • 6 Beginning To See The Light 4:45
  • 7 I'm Set Free 4:05
  • 8 That's The Story Of My Life 2:05
  • 9 The Murder Mystery 8:35
  • 10 After Hours 2:05
Formato Box Set
Anno 2014
Etichetta UMe
Paese Europa
Catalogo 602547005069
Durata 5:20:54
CD 1 | The Velvet Underground ("The Val Valentin Mix")
  • 1 Candy Says 4:04
  • 2 What Goes On 4:54
  • 3 Some Kinda Love 4:03
  • 4 Pale Blue Eyes 5:39
  • 5 Jesus 3:23
  • 6 Beginning To See The Light 4:40
  • 7 I'm Set Free 4:04
  • 8 That's The Story Of My Life 2:03
  • 9 The Murder Mystery 8:54
  • 10 After Hours 2:07
CD 2 | The Velvet Underground ("The Closet Mix")
  • 1 Candy Says 4:04
  • 2 What Goes On 4:35
  • 3 Some Kinda Love 3:39
  • 4 Pale Blue Eyes 5:43
  • 5 Jesus 3:23
  • 6 Beginning To See The Light 4:44
  • 7 I'm Set Free 4:04
  • 8 That's The Story Of My Life 2:03
  • 9 The Murder Mystery 8:54
  • 10 After Hours 2:10
  • 11 Beginning To See The Light (Alternate "Closet Mix")
    4:44
CD 3 | The Velvet Underground ("Promotional Mono Mix")
  • 1 Candy Says 4:04
  • 2 What Goes On 4:35
  • 3 Some Kinda Love 3:39
  • 4 Pale Blue Eyes 5:41
  • 5 Jesus 3:23
  • 6 Beginning To See The Light 4:47
  • 7 I'm Set Free 4:05
  • 8 That's The Story Of My Life 2:04
  • 9 The Murder Mystery 8:55
  • 10 After Hours 2:11
  • 11 What Goes On (Mono Single)
    2:35
  • 12 Jesus (Mono Single)
    3:20
CD 4 | 1969 Sessions
  • 1 Foggy Notion (Original 1969 Mix)
    6:58
  • 2 One Of These Days (New 2014 Mix)
    4:09
  • 3 Lisa Says (New 2014 Mix)
    3:00
  • 4 I'm Sticking With You (Original 1969 Mix)
    2:26
  • 5 Andy's Chest (Original 1969 Mix)
    2:55
  • 6 Coney Island Steeplechase (New 2014 Mix)
    2:32
  • 7 Ocean (Original 1969 Mix)
    5:13
  • 8 I Can't Stand It (New 2014 Mix)
    3:26
  • 9 She's My Best Friend (Original 1969 Mix)
    3:07
  • 10 We're Gonna Have A Real Good Time Together (New 2014 Mix)
    2:55
  • 11 I'm Gonna Move Right In (Original 1969 Mix)
    6:32
  • 12 Ferryboat Bill (Original 1969 Mix)
    2:12
  • 13 Rock & Roll (Original 1969 Mix)
    5:15
  • 14 Ride Into The Sun (New 2014 Mix)
    3:33
CD 5 | Live At The Matrix November 26 & 27, 1969 (Part 1)
  • 1 I'm Waiting For The Man 5:30
  • 2 What Goes On 4:32
  • 3 Some Kinda Love 4:04
  • 4 Over You
    3:02
  • 5 We're Gonna Have A Real Good Time Together
    3:25
  • 6 Beginning To See The Light 5:33
  • 7 Lisa Says 6:00
  • 8 Rock & Roll 6:55
  • 9 Pale Blue Eyes 6:00
  • 10 I Can't Stand It Anymore
    6:49
  • 11 Venus In Furs 4:37
  • 12 There She Goes Again 3:15
CD 6 | Live At The Matrix November 26 & 27, 1969 (Part 2)
  • 1 Sister Ray 36:53
  • 2 Heroin 8:13
  • 3 White Light/White Heat 8:42
  • 4 I'm Set Free 4:46
  • 5 After Hours 2:55
  • 6 Sweet Jane 4:17
Lou Reed Voce, chitarra solista, chitarra ritmica, chitarra acustica, pianoforte
Sterling Morrison Chitarra ritmica, chitarra solista, cori, voce (The Murder Mystery)
Doug Yule Basso, organo, cori, voce solista (Candy Says), voce (The Murder Mystery)
Maureen Tucker Percussioni, tamburello, voce solista (After Hours), voce (The Murder Mystery)
The Velvet Underground Produzione, arrangiamenti
Val Valentin Direttore ingegneria, missaggio "Valentin Mix"
Angel Balestier Ingegnere del suono, missaggio "Closet Mix" (non accreditato)
Billy Name Fotografia
Dick Smith Art direction, design copertina

Il “Closet Mix” e il “Valentin Mix”

L’album esiste in due versioni radicalmente diverse. Lou Reed supervisionò personalmente il primo missaggio con l’ingegnere Angel Balestier: suono secco, voci in primo piano, quasi nessun riverbero. Sterling Morrison lo soprannominò ironicamente «Closet Mix»,  sembrava registrato in uno stanzino. I nastri furono poi spediti a New York, dove Val Valentin della MGM preparò un mix più convenzionale con riverbero ed eco. Le due versioni differiscono anche per una take completamente diversa di Some Kinda Love. La stampa originale americana uscì con il Closet Mix; quella britannica con il Valentin Mix. La questione di quale sia «migliore» divide i fan da decenni.

 

Pale Blue Eyes, la canzone per Shelley dagli occhi nocciola

Reed scrisse Pale Blue Eyes nel 1966 per Shelley Albin, il suo primo amore ai tempi della Syracuse University. C’era un problema: Shelley aveva occhi nocciola, non azzurri. Reed spiegò nel libro Between Thought and Expression che scelse «pale blue» perché suonava meglio nei versi. All’epoca della registrazione, Shelley era sposata con un altro uomo, la canzone parla esplicitamente di adulterio. Morrison considerava il suo assolo in Pale Blue Eyes tra le cose migliori che avesse mai registrato: «Aveva quella bella esitazione. Non sono mai riuscito a capire come diavolo facevo».

 

Candy Says, la voce rubata a Reed

Reed voleva far cantare Candy Says a qualcun altro. Ufficialmente perché si era rovinato la voce suonando troppo dal vivo. Ma c’era dell’altro: la canzone su Candy Darling , transgender icona della Factory, poi celebrata in Walk on the Wild Side, richiedeva una voce più vulnerabile. Doug Yule, appena entrato nella band, si trovò a cantare la traccia d’apertura. Reed disse che era «probabilmente la canzone migliore che abbia mai scritto».

 

After Hours, l’innocenza di Moe

Reed scrisse After Hours come chiusura dell’album, una filastrocca amara sulla solitudine dei locali notturni, cantata con melodia da cabaret. Ma non poteva cantarla lui: «Se l’avessi cantata io, non sarebbe suonata innocente». Affidò il pezzo a Maureen Tucker, la cui voce da bambina trasformò il testo desolante in qualcosa di straniante e indimenticabile. È l’unica volta in cui Tucker canta da solista su un album dei Velvet.

 

The Murder Mystery, l’esperimento senza Cale

Con Cale fuori dalla band, molti pensavano che i Velvet avessero abbandonato l’avanguardia. The Murder Mystery dimostrò il contrario: quasi nove minuti di poesia simultanea, con Reed e Morrison che recitano testi diversi nei canali sinistro e destro, mentre Yule e Tucker cantano altri testi sovrapposti. Il poema fu poi pubblicato su The Paris Review.

 

La rivista censurata in copertina

La foto di Billy Name ritrae la band sul celebre divano della Silver Factory. Lou Reed tiene in mano una copia di Harper’s Bazaar dell’ottobre 1968. Nella versione finale della copertina, la testata della rivista fu oscurata per evitare problemi di copyright, un dettaglio che pochi notarono, dato che l’intera foto è già immersa nella penombra.

 

Some Kinda Love, l’omaggio a T.S. Eliot

Reed citò «The Hollow Men» di T.S. Eliot in Some Kinda Love, una canzone che descrive una conversazione seduttiva tra Tom e Marguerita. Un altro esempio di come Reed faceva funzionare i testi rock come letteratura. Il brano fu anche ispirato dalla relazione di Reed con Billy Name, fotografo della Factory con cui aveva una storia: «Nessun tipo di amore è migliore degli altri».

 

Il singolo fantasma

What Goes On uscì come singolo nel marzo 1969, con Jesus sul lato B. La MGM lo pubblicizzò con una pagina intera su Cashbox, ma la distribuzione fu pessima. Il disco svanì senza lasciare traccia nelle classifiche.

 

L’album grigio

I fan chiamano il disco «The Grey Album» per il colore della copertina, un contrasto deliberato con la banana gialla del debutto e il nero totale di White Light/White Heat. È anche il primo album dei Velvet a mostrare i volti dei membri in copertina.

Pulsante per tornare all'inizio