The Blue Mask
«The Blue Mask rimane come documento di un momento perfetto: Lou Reed sobrio, innamorato, circondato dai musicisti giusti, con qualcosa da dire e il modo giusto per dirlo»
L'album
Lou Reed rinasce. Dopo due anni di silenzio, sobrietà forzata e vita coniugale in New Jersey, Reed torna con un album che suona come se avesse ricominciato da zero.
Il contesto è quello di un azzeramento totale. La Everyman Band è stata sciolta. Fiati, tastiere, arrangiamenti elaborati: spariti. Al loro posto, una formazione essenziale: Reed alla voce e chitarra sul canale destro, Robert Quine alla chitarra sul canale sinistro, Fernando Saunders al basso, Doane Perry alla batteria. Nessun overdub strumentale, registrato in poche settimane agli RCA Studios. È il suono più vicino ai Velvet Underground che Reed abbia mai prodotto da solista.
La scelta di Quine è ispirata. Chitarrista dei Voidoids di Richard Hell, Quine era stato un fan ossessivo dei Velvet a tal punto da seguirli in tour e registrare i loro concerti (nastri che sarebbero diventati The Quine Tapes). Per differenziare la sua chitarra da quella di Reed, accordava in Re, suonando ogni canzone come se fosse un tono sopra. Il risultato è un intreccio di chitarre che non si sentiva dai tempi di White Light/White Heat. Non avevano mai suonato insieme prima di entrare in studio. Non ci furono prove. La maggior parte delle tracce fu registrata in una o due riprese.
I temi sono quelli di un uomo che ha attraversato l’inferno e ne è uscito cambiato. “My House” apre con un omaggio a Delmore Schwartz, il poeta mentore di Reed alla Syracuse, immaginato come spirito protettore della nuova casa in New Jersey. “Heavenly Arms” è una canzone d’amore per Sylvia di una tenerezza disarmante. Reed ha quarant’anni e sembra finalmente in pace.
Ma la pace dura poco. “Waves of Fear” è uno dei brani più terrificanti che Reed abbia mai scritto: un attacco di panico in forma di canzone, il sangue che cola dal naso, il terrore di rispondere al telefono. L’assolo di Quine è pura follia sonora. “The Gun” racconta un omicidio con il distacco glaciale di un rapporto di polizia. La title track è ancora più disturbante: un monologo in cui Reed assume la voce di un uomo che tortura la moglie.
“Underneath the Bottle” affronta l’alcolismo senza autocommiserazione. “The Day John Kennedy Died” usa l’assassinio come punto di riferimento generazionale. “Average Guy” è un esercizio di falsa modestia che funziona proprio perché Reed non è mai stato un tipo normale.
Commercialmente fu un disastro: posizione 169 in Billboard. Ma dopo un decennio di alti e bassi, Reed aveva ritrovato la sua voce. Non la voce del provocatore, non quella del tossico glamour. Una voce nuova, più matura, che poteva contenere sia “Heavenly Arms” che “Waves of Fear” senza contraddizione.
Reed stesso non aveva dubbi: “Non penso che The Blue Mask sia solo un buon album. È molto di più”. Per una volta, non stava esagerando.
La partnership con Quine non sarebbe durata. Durante le sessioni per Legendary Hearts, Reed tornò in studio da solo e remixò tutto, abbassando le parti di Quine. Quando Quine sentì il mix finale, distrusse la cassetta con un martello. Era il vecchio Reed che riemergeva: paranoico, incapace di condividere i meriti. Ma per ora, The Blue Mask rimane come documento di un momento perfetto: Lou Reed sobrio, innamorato, circondato dai musicisti giusti, con qualcosa da dire e il modo giusto per dirlo.
Lato A
- 1 My House 5:25
- 2 Women 4:58
- 3 Underneath The Bottle 3:00
- 4 The Gun 3:41
- 5 The Blue Mask 5:04
Lato B
- 1 Average Guy 3:10
- 2 The Heroine 3:05
- 3 Waves Of Fear 4:10
- 4 The Day John Kennedy Died 4:08
- 5 Heavenly Arms 4:45
Lato A
- 1 My House 5:21
- 2 Women 4:55
- 3 Underneath The Bottle 2:27
- 4 The Gun 3:37
- 5 The Blue Mask 5:00
Lato B
- 1 Average Guy 3:10
- 2 The Heroine 3:00
- 3 Waves Of Fear 4:10
- 4 The Day John Kennedy Died 4:05
- 5 Heavenly Arms 4:45
- 1 My House 5:21
- 2 Women 4:55
- 3 Underneath The Bottle 2:27
- 4 The Gun 3:37
- 5 The Blue Mask 5:00
- 6 Average Guy 3:10
- 7 The Heroine 3:00
- 8 Waves Of Fear 4:10
- 9 The Day John Kennedy Died 4:05
- 10 Heavenly Arms 4:45
Il titolo originale
L’album doveva inizialmente intitolarsi Heaven and Hell, un titolo che avrebbe riflesso perfettamente la natura duale del disco. Da un lato i brani luminosi dedicati alla ritrovata serenità domestica con Sylvia Morales (My House, Women, The Heroine, Heavenly Arms), dall’altro le tracce violente e disturbanti come la title track, Waves of Fear e The Gun, che esplorano il sadomasochismo, la paranoia e gli impulsi distruttivi mai del tutto sepolti.
La scelta finale di intitolare l’album The Blue Mask spostò l’accento sulla componente più oscura, ma la struttura del disco conserva intatta quella tensione tra opposti: si apre con My House, evocazione serena del fantasma di Delmore Schwartz, e si chiude con Heavenly Arms, dichiarazione d’amore per Sylvia, racchiudendo al centro il nucleo più tenebroso.
Robert Quine e la registrazione spontanea
Quine descrisse l’album come “un disco del quale sono particolarmente orgoglioso. Non avevamo mai suonato insieme prima di entrare in studio. Non c’erano prove e la maggior parte lo registrammo in una o due take al massimo”. Quine era stato il chitarrista dei Richard Hell & The Voidoids, band seminale del punk newyorkese.
Fernando Saunders
Debutto della lunga collaborazione con Reed che durerà decenni. Saunders diventerà il bassista e braccio destro di Reed per gran parte della sua carriera successiva.
Doane Perry
Il batterista entrò poi nei Jethro Tull nel 1984.
“My House” e la tavola Ouija
Reed raccontò che una sera, nella casa di campagna nel New Jersey, lui e Sylvia giocarono con una tavola Ouija ed evocarono lo spirito di Delmore Schwartz. Nel brano, Reed usa i soprannomi “Daedalus” e “Bloom” (personaggi dell’Ulisse di Joyce) con cui lui e Schwartz si chiamavano scherzosamente. Reed aveva già dedicato “European Son” a Schwartz sul primo album dei Velvet Underground (1967).
Delmore Schwartz
Poeta e scrittore, fu professore di Reed alla Syracuse University. Reed lo considerava “il primo grand’uomo che abbia mai conosciuto”. Schwartz a volte si presentava a lezione in un abito sgualcito coperto d’erba, come se avesse dormito sul prato. Morì in povertà e solitudine nel 1966. Reed scrisse anche una poesia introduttiva per il libro di Schwartz “In Dreams Begin Responsibilities“.
Copertina
Sylvia Reed ideò la copertina usando la celebre foto di Mick Rock scattata per Transformer (1972), colorata di blu. Un modo per segnalare sia la continuità che la trasformazione.
Ritorno alla RCA
Dopo anni alla Arista, Reed tornò alla RCA, l’etichetta dei suoi primi album solisti e dei Velvet Underground.
Lou sobrio e sposato
A 40 anni, Reed aveva smesso di bere e drogarsi, era sposato con Sylvia e viveva in una casa di campagna nel New Jersey. L’album riflette questa trasformazione: domesticità, moto, scrittura, moglie.
Archivio Fotografico
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