Take No Prisoners
Take No Prisoners Label
LIVE CORROSIVO • 1978

Take No Prisoners

Lou Reed
19 78
Uscita Novembre 1978 Prodotto da Lou Reed Studio 17-21 Maggio 1978 al Bottom Line Club, New York Etichetta RCA

«Guardatemi trasformarmi in Lou Reed davanti ai vostri occhi! Faccio Lou Reed meglio di chiunque altro, quindi ho pensato di approfittarne!»

L'album

Questo non è un album live. È un atto di aggressione documentato su nastro. Take No Prisoners cattura Lou Reed al Bottom Line di New York in cinque notti consecutive del maggio 1978, e quello che ne esce è meno un concerto che un monologo armato con occasionali interruzioni musicali. Reed stesso considerò di intitolarlo “Lou Reed Talks, And Talks, And Talks“. Avrebbe dovuto farlo.

Il contesto è quello di un uomo nel suo habitat naturale e in condizioni chimiche ottimali. Reed è nel pieno del tour di Street Hassle, tornato nella sua città, davanti a un pubblico di 400 persone nel club di Greenwich Village che aveva lanciato Springsteen e Patti Smith. Gli show erano programmati per durare un’ora e mezza, massimo due. Alcune sere si allungarono fino a quasi quattro ore. Il tastierista Michael Fonfara avrebbe ricordato: “La band aveva bisogno di andare in bagno… era quasi impossibile. Ma Lou continuava e continuava e non ci lasciava fermare, e non avevi altra scelta che continuare a suonare”.

L’origine del titolo è una storia che Reed amava raccontare. Durante una data in un piccolo hotel del Quebec, un ubriaco seduto da solo in prima fila urlò “LOU!! MAN!! TAKE NO PRIS’NERS, LOU!!” e poi sbatté la testa contro il tavolo a tempo con la batteria. Reed lo trovò ispirante.

La registrazione utilizza ancora il sistema binaurale di Manfred Schunke, lo stesso di Street Hassle. Con le cuffie, l’effetto è di essere fisicamente presenti al Bottom Line, circondati dal pubblico, con Reed che ti parla direttamente nell’orecchio. È un’esperienza immersiva nel senso più inquietante del termine. Non c’è overdubbing, nessun ritocco in studio. Quello che senti è quello che c’era.

E quello che c’era era Lou Reed che parlava. E parlava. E parlava. “Walk on the Wild Side” dura diciassette minuti, di cui forse quattro sono effettivamente cantati. Il resto è un monologo su Joe Dallesandro (“Little Joe è un idiota… parli con lui per due minuti e ti ricordi che ha un QI di 12… riesce a malapena a parlare”), sulla genesi della canzone, sulle persone della Factory, su qualsiasi cosa gli passasse per la testa. A un certo punto saluta Bruce Springsteen, presente nel pubblico: “Ciao Bruce. Springsteen è a posto, comunque. Ha il mio sigillo di approvazione, lo trovo groovy”. Era lo stesso Reed che due anni prima lo aveva definito un “has-been costruito a tavolino”. La coerenza non era mai stata il suo forte.

Il momento più celebre è l’attacco a Robert Christgau, il “Dean of American Rock Critics” del Village Voice. Reed lo demolisce per diversi minuti, pronunciando correttamente il suo nome (cosa che Christgau avrebbe apprezzato pubblicamente nella sua recensione). È un regolamento di conti personale travestito da intrattenimento, Lenny Bruce con una chitarra invece di un microfono da stand-up. Christgau stesso definì l’album “essenzialmente un disco comico. Lenny Bruce è l’influenza ovvia”.

I Lou Reed Papers conservati alla New York Public Library rivelano un dettaglio interessante: le registrazioni delle cinque notti mostrano che la maggior parte dei concerti era relativamente normale, come qualsiasi altro show rock. L’eccezione fu lo “Saturday Early Show” del 20 maggio 1978, particolarmente selvaggio. Gran parte del materiale più estremo dell’album viene da quella sera. Reed assemblò il disco scegliendo i momenti più incendiari da tutta la residenza, costruendo un’immagine di sé stesso come provocatore instancabile che non corrispondeva necessariamente alla media delle performance.

Quando Reed decide effettivamente di suonare le canzoni, la band è in forma eccellente. Michael Fonfara alle tastiere, Marty Fogel al sassofono, Ellard “Moose” Boles al basso, Michael Suchorsky alla batteria, Stuart Heinrich alla chitarra. “Pale Blue Eyes” e “Satellite of Love” emergono dai monologhi come oasi di musica reale, con Reed che suona rilassato ma presente. “Coney Island Baby” mantiene la dolcezza dell’originale nonostante tutto. “Street Hassle” acquista una dimensione diversa dal vivo, più cruda e immediata. Ma questi momenti sono eccezioni. La regola è Reed che parla sopra la band, che aspetta, che riprende, che si ferma di nuovo.

La copertina ha una sua storia. Le illustrazioni furono accreditate a Brent Bailer, ma nel 2000 l’illustratore spagnolo Nazario vinse una causa legale dimostrando che il disegno originale era suo, creato per la copertina di una rivista negli anni Settanta. La RCA fu costretta a pagargli circa 24.000 euro. Nazario commentò che se Lou Reed gli avesse chiesto il permesso, probabilmente glielo avrebbe dato gratis.

La ricezione fu prevedibilmente divisa. Alex Neilson di The Wire: “Questo è l’album con cui ho scelto di ricordare Reed. Gratuito, conflittuale, corrotto dalla sua stessa brillantezza, ma, come il maestro di judo che usa la forza dell’avversario contro di lui, Reed sfrutta proprio questi ingredienti per creare qualcosa di veramente trascendente”,

Take No Prisoners è il perfetto album live di Lou Reed non perché contenga versioni estese dei suoi classici, ma perché documenta brillantemente la sua persona antagonista. Quella persona era in parte reale, in parte recitazione, in parte meccanismo di difesa contro i media e il pubblico. Reed post-Velvet Underground, per molti critici, significa i classici accessibili: Transformer, Berlin, New York. Ma c’è un altro Reed, quello di Metal Machine Music, di Lulu con i Metallica, e di questo disco. Sono i lavori più abrasivi, intransigenti, imperdonabili. Non sta cercando di piacere a nessuno.

Ascoltare Take No Prisoners richiede una decisione: o accetti di passare un’ora e mezza nella testa di Lou Reed nel 1978, con tutto quello che comporta, o non lo fai. Non c’è via di mezzo. È un disco che respinge attivamente l’ascoltatore casuale e premia solo chi è disposto a sottomettersi alle sue condizioni. Come una conversazione con qualcuno che non ti lascia mai parlare ma dice cose abbastanza interessanti da farti restare.

Reed sapeva esattamente cosa stava facendo. “Tutti dicevano che non parlo mai. Ero nella mia città natale di New York, quindi ho parlato”. Semplice. Brutale. Onesto. Il disco che Reed fece quando decise di smettere di fingere che il rock and roll fosse una cosa diversa da quello che era: lui che parlava al mondo, e il mondo che ascoltava. O che se ne andava. A lui non importava quale delle due.

Daniele Federici
Formato 2× LP
Anno 1978
Etichetta RCA
Paese Italy
Catalogo XL 03066(2)
Durata 1:32:02
Disco 1

Lato A

  • 1 Sweet Jane 8:18
  • 2 I Wanna Be Black 6:21
  • 3 Satellite Of Love 6:54

Lato B

  • 1 Pale Blue Eyes 6:23
  • 2 Berlin 5:46
  • 3 I'm Waiting For The Man 13:50
Disco 2

Lato C

  • 1 Walk On The Wild Side 8:21
  • 2 Leave Me Alone 11:58

Lato D

  • 1 Coney Island Baby 16:53
  • 2 Street Hassle 7:18
Formato Cassetta
Anno 1978
Etichetta RCA
Paese Italia
Catalogo XK 03066-2
Durata 1:31:54

Lato A

  • 1 Sweet Jane 8:10
  • 2 I Wanna Be Black 6:21
  • 3 Satellite Of Love 6:54
  • 4 Walk On The Wild Side 16:53
  • 5 Leave Me Alone 7:18

Lato B

  • 1 Pale Blue Eyes 6:23
  • 2 Berlin 5:46
  • 3 I'm Waiting For My Man
    13:50
  • 4 Coney Island Baby 8:21
  • 5 Street Hassle 11:58
Formato 2× CD
Anno 2006
Etichetta Arista
Paese Europa
Catalogo 07822 10609 2
Durata 1:38:27

Disco 1

  • 1 Sweet Jane 10:44
  • 2 I Wanna Be Black 6:29
  • 3 Satellite Of Love 7:07
  • 4 Pale Blue Eyes 7:37
  • 5 Berlin 6:14
  • 6 I'm Waiting For My Man
    13:59

Disco 2

  • 1 Coney Island Baby 8:39
  • 2 Street Hassle 13:16
  • 3 Walk On The Wild Side 16:54
  • 4 Leave Me Alone 7:28
Chrissy Faith Cori
Ellard Boles Backing Voce, Bass
Angela Howell Backing Voce, Tambourine
Michael Suchorsky Batteria
Michael Fonfara Electric Pianoforte
Stuart Heinrich Guitar, Backing Voce
Lou Reed Guitar, Voce, Synthesizer
Marty Fogel Sassofono [Electric]
Brent Bailer Artwork
Nazario (2) Illustration [Copertina, Uncredited]
Piero Mannucci Lacquer Cut By
Manfred Schunke Mixed By, Ingegnere del Suono
Lou Reed Produttore

Origine del titolo

Durante un concerto all’Hotel Eveche di Montreal (“un buco, 400 gradi, senza aria condizionata”), un tizio ubriaco del pubblico urlò “Lou! Lou! Take no prisoners! (non fare prigionieri)” e poi sbatté la testa sul tavolo a tempo col ritmo della batteria. Reed: “Scommettevamo che non si sarebbe mai più rialzato. Ma si alzò e — BAM! BAM! — sul tavolo. E quello era solo a metà concerto. Cosa avrebbe fatto per il bis? Tagliarsi un braccio?”

 

La “lettera” di Metal Machine Music

Reed descrisse Take No Prisoners come “la lettera che avrebbe dovuto accompagnare la cartolina di Metal Machine Music”.

 

Copertina e causa Nazario

L’illustrazione (un punk in giacca di pelle con reggicalze e calze a rete, circondato da spazzatura) fu accreditata a Brent Bailer, ma era copiata da un disegno dell’artista underground spagnolo Nazario, pubblicato su una rivista negli anni ’70. Reed chiese a Bailer di ridisegnare l’immagine senza chiedere il permesso a Nazario. Nel 2000, Nazario vinse la causa legale. In Spagna l’album uscì con una copertina alternativa (foto di Reed biondo platino in concerto).

 

“Walk on the Wild Side” di 17 minuti

Reed parla quasi ininterrottamente per tutta la canzone, raccontando di Joe Dallesandro (“Little Joe è un idiota […] ha un QI di 12 […] riesce a malapena ad allacciarsi le scarpe”) e Candy Darling (“Mi manca davvero Candy, e non la conoscevo nemmeno così bene. Sono un tale imbroglione”).

 

Springsteen nel pubblico

Reed saluta Bruce Springsteen (presente in sala) durante “Walk on the Wild Side“: “Ciao Bruce. Springsteen è ok comunque. Ha la mia approvazione, penso sia fantastico. Avete notato come i critici gli si sono rivoltati contro, tipo dopo che lo osannavano?”

 

Album di cabaret/stand-up

Non è un album live convenzionale. Marty Fogel: “Lou Reed era l’uomo più divertente che abbia mai conosciuto. Il suo senso dell’umorismo, la sua arguzia, il suo timing erano migliori di tutti i migliori comici stand-up”. Molti lo paragonano a Lenny Bruce.

 

Registrazioni originali

I Lou Reed Papers alla NYPL contengono le registrazioni di tutte e 5 le notti al Bottom Line. La maggior parte dei set era tranquilla, come un normale concerto rock, tranne uno, etichettato “Bottom Line – Saturday Early Show”, che è quello più estremo usato per l’album.

 

Sticker di avvertimento

Alcune copie dell’album avevano un adesivo: “THIS RECORD IS OFFENSIVE” (Questo disco è offensivo).

 

Registrazione biauricolare

Come Street Hassle, usa la tecnica biauricolare di Manfred Schunke, particolarmente efficace in cuffia per una sensazione di “essere lì”.

Pulsante per tornare all'inizio