Songs for Drella
«È il suono di due uomini soli in una stanza che cercano di capire chi fosse davvero l'uomo che aveva cambiato le loro vite»
L'album
Lou Reed e John Cale fanno pace davanti alla tomba del loro padre spirituale. Songs for Drella è un requiem per Andy Warhol, l’uomo che li aveva scoperti, lanciati, sfruttati e abbandonati. È anche la prima collaborazione tra i due fondatori dei Velvet Underground dal 1972, diciotto anni di silenzio e rancore interrotti da un funerale.
Il contesto è quello di una riconciliazione improbabile. Reed e Cale non si parlavano da quando Reed aveva orchestrato l’espulsione di Cale dai Velvet nel 1968. Si erano incrociati negli anni, si erano evitati, si erano odiati a distanza. Poi, il 22 febbraio 1987, Warhol morì per le complicazioni di un’operazione alla cistifellea che avrebbe dovuto essere di routine. Al funerale, nella cattedrale di St. Patrick a Manhattan, Reed e Cale si trovarono seduti vicini. Julian Schnabel, il pittore, suggerì che avrebbero dovuto scrivere qualcosa insieme in memoria di Andy. Incredibilmente, accettarono.
Il titolo viene dal soprannome che la Factory aveva dato a Warhol: Drella, un incrocio tra Dracula e Cinderella che catturava la sua doppia natura di predatore e vittima, manipolatore e ingenuo. Warhol non amava quel nome. Reed e Cale lo usarono comunque.
L’album è strutturato come una biografia in quindici canzoni, dalla nascita di Warhol in una “Smalltown” della Pennsylvania alla sua morte e oltre. Reed scrisse la maggior parte dei testi, Cale compose gran parte della musica. La strumentazione è ridotta all’osso: la chitarra di Reed, le tastiere e la viola di Cale, le loro due voci. Nient’altro. È il suono di due uomini soli in una stanza che cercano di capire chi fosse davvero l’uomo che aveva cambiato le loro vite.
“Smalltown” apre con il giovane Andy che sogna di fuggire dalla provincia. “Open House” racconta la Factory come un luogo dove chiunque poteva entrare e diventare qualcuno, o nessuno. “Style It Takes” cattura l’ossessione di Warhol per l’apparenza, la superficie come sostanza. “Work” è un mantra sulla filosofia warholiana del lavoro come unica forma di redenzione: lavora, lavora, lavora, e forse un giorno diventerai quello che fingi di essere.
“Trouble with Classicists” affronta il rapporto conflittuale di Warhol con il mondo dell’arte tradizionale. “Starlight” ricorda la fama improvvisa, le copertine, l’adorazione. “Faces and Names” è un catalogo delle persone che passarono per la Factory, alcune diventate leggende, altre dimenticate, altre morte. “Images” riflette sulla moltiplicazione delle immagini come filosofia di vita.
Il momento più intenso è “I Believe“, cantata da Cale con una voce che trema di emozione trattenuta. È la canzone del perdono, o almeno del tentativo: “I believe I would’ve done the things you did / If I was in your shoes“. Reed risponde con “Nobody But You“, una confessione d’amore travestita da rimprovero.
“A Dream” racconta il tentativo di omicidio del 1968, quando Valerie Solanas sparò a Warhol quasi uccidendolo. È narrato dalla prospettiva di Andy, con una calma che rende il tutto ancora più inquietante. “Forever Changed” esplora come quell’evento trasformò Warhol in qualcuno di più cauto, più distante, più spaventato.
“Hello It’s Me” è Reed che parla direttamente ad Andy, chiedendogli scusa per non essere stato presente, per averlo ignorato negli ultimi anni, per aver lasciato che il rancore vincesse sull’affetto. È una delle canzoni più nude che Reed abbia mai scritto.
La prima esecuzione avvenne il 9 gennaio 1989 alla Chiesa di St. Ann a Brooklyn, con diapositive di Warhol proiettate alle loro spalle. La versione definitiva debuttò al Next Wave Festival della Brooklyn Academy of Music il 29 novembre 1989. L’album uscì nei primi mesi del 1990, accompagnato da un film-concerto diretto da Ed Lachman che cattura l’intimità quasi insostenibile della performance.
Songs for Drella non è un disco facile. È lungo, austero, a tratti statico. La strumentazione minimale può sembrare monotona. Ma è proprio questa essenzialità a renderlo così potente: non c’è niente dietro cui nascondersi, nessun arrangiamento che ammorbidisca l’impatto emotivo. Sono due uomini che parlano di un terzo uomo che li ha segnati per sempre, e lo fanno con una sincerità che nessuno dei due si era mai concesso prima.
Il successo di Songs for Drella rese possibile l’impossibile: la reunion dei Velvet Underground. Se Reed e Cale potevano stare nella stessa stanza senza uccidersi, forse potevano farlo anche con Moe Tucker e Sterling Morrison. Nel 1993, i quattro membri originali (senza Nico, morta nel 1988) si riunirono per un tour europeo. Fu breve, conflittuale, e non produsse nuova musica. Ma successe. E successe perché Songs for Drella aveva riaperto una porta che sembrava chiusa per sempre.
Non è un album dei Velvet Underground. Non è nemmeno un album di Lou Reed nel senso tradizionale. È qualcosa di unico: un atto di espiazione trasformato in arte, un funerale che diventa celebrazione, due nemici che scoprono di essere ancora capaci di creare qualcosa di bello insieme. Andy avrebbe apprezzato l’ironia.
Lato A
- 1 Smalltown 2:03
- 2 Open House 4:16
- 3 Style It Takes 2:54
- 4 Work 2:36
- 5 Trouble With Classicists 3:40
- 6 Starlight 3:26
- 7 Faces And Names 4:11
Lato B
- 1 Images 3:28
- 2 Slip Away (A Warning) 3:04
- 3 It Wasn't Me 3:29
- 4 I Believe 3:17
- 5 Nobody But You 3:44
- 6 A Dream 6:33
- 7 Forever Changed 4:49
- 8 Hello It's Me 3:03
- 1 Smalltown 2:04
- 2 Open House 4:17
- 3 Style It Takes 2:54
- 4 Work 2:37
- 5 Trouble With Classicists 3:41
- 6 Starlight 3:28
- 7 Faces And Names 4:12
- 8 Images 3:30
- 9 Slip Away (A Warning) 3:05
- 10 It Wasn't Me 3:30
- 11 I Believe 3:17
- 12 Nobody But You 3:45
- 13 A Dream 6:33
- 14 Forever Changed 4:51
- 15 Hello It's Me 3:03
Lato A
- 1 Smalltown 2:03
- 2 Open House 4:16
- 3 Style It Takes 2:54
- 4 Work 2:36
- 5 Trouble With Classicists 3:40
- 6 Starlight 3:26
Lato B
- 1 Faces And Names 4:11
- 2 Images 3:28
- 3 Slip Away (A Warning) 3:04
- 4 It Wasn't Me 3:29
- 5 I Believe 3:17
Lato C
- 1 Nobody But You 3:44
- 2 A Dream 6:33
- 3 Forever Changed 4:49
- 4 Hello It's Me 3:03
Lato D
- 1 Lato inciso decorativo
Funerale di Warhol
Andy Warhol morì il 22 febbraio 1987, a 58 anni, per arresto cardiaco dopo un intervento di routine alla cistifellea al New York Hospital. Il 1º aprile 1987, alla messa commemorativa nella Cattedrale di St. Patrick a Manhattan, Reed e Cale si parlarono per la prima volta dopo quasi vent’anni. Il pittore Julian Schnabel suggerì loro di scrivere qualcosa in memoria del mentore comune. Fu Cale, “abbracciando il disgelo”, a telefonare a Reed per avviare concretamente il progetto.
Il soprannome “Drella”
Coniato da Ondine, una delle “superstar” della Factory, era una contrazione di “Dracula” e “Cinderella” — riferimento alla doppia natura di Warhol: vampiro divoratore di talenti e al tempo stesso Cenerentola, ragazzo di provincia diventato stella. Warhol stesso non amava particolarmente questo soprannome.
Composto in dieci giorni
Reed e Cale scrissero i 15 brani in circa dieci giorni, strutturandoli cronologicamente dalla nascita di Warhol a Pittsburgh (“Smalltown“) fino alla sua morte e oltre (“Hello It’s Me“). Reed compose la maggior parte delle canzoni; nelle note dell’album, Cale scrisse che Lou gli aveva «permesso di mantenere una posizione di dignità nel tributo».
Prima esecuzione alla St. Ann’s Church
Il 7-8 gennaio 1989, Reed e Cale eseguirono una versione incompleta del ciclo alla Church of St. Ann and the Holy Trinity a Brooklyn, mentre alle loro spalle Jerome Sirlin proiettava diapositive scattate da Warhol alla Factory. La versione completa debuttò il 29 novembre 1989 al Next Wave Festival della Brooklyn Academy of Music.
Film-concerto di Ed Lachman
Il 4-5 dicembre 1989, una performance senza pubblico fu filmata alla BAM dal direttore della fotografia Ed Lachman (futuro collaboratore di Todd Haynes per Carol e The Virgin Suicides). Il film, austero e intimo, fu distribuito in VHS e LaserDisc nel 1990, poi restaurato in 4K per il trentennale nel 2020.
Registrazione essenziale
L’album fu registrato ai Sigma Sound Studios di New York nei due mesi successivi alle performance dal vivo, mantenendo l’approccio minimalista degli spettacoli. Pochissime sovraincisioni, voci registrate in presa diretta. Il risultato suona «duro come il marmo», secondo Cale.
“A Fiction”, disclaimer di Reed
Nelle note di copertina, Reed scrisse: «Songs for Drella – A Fiction è un breve sguardo musicale sulla vita di Andy Warhol ed è interamente fittizio». Paradossalmente, l’album è tra i ritratti più onesti e personali mai dedicati a Warhol.
“A Dream”, Warhol parla di Reed e Cale
Nel brano spoken word più lungo dell’album (6:33), Cale interpreta Warhol che parla dei suoi ex protetti. Ispirato ai Diari postumi di Warhol, contiene frasi taglienti: «I’m so mad at him, Lou Reed got married and didn’t invite me… I hate Lou, I really do». Il fatto che sia Cale a pronunciare queste parole aggiunge un livello di ironia catartica.
“Hello It’s Me”, l’addio definitivo
L’ultimo brano è il congedo personale di Reed da Warhol. Contiene un riferimento ai Diari postumi che Reed considerava un epitaffio indegno del mentore: «Your Diaries are not a worthy epitaph». Si conclude con un semplice, devastante «Goodbye Andy».
Fine della collaborazione… di nuovo
Al termine delle registrazioni, Cale giurò di non lavorare mai più con Reed a causa di «differenze personali». I piani per un tour a supporto dell’album furono cancellati.
Reunion della Fondation Cartier, 15 giugno 1990
Durante l’inaugurazione della mostra “Andy Warhol System” alla Fondation Cartier di Jouy-en-Josas (Francia), Reed e Cale eseguirono cinque brani di Songs for Drella. A sorpresa, Reed annunciò: «We have a little surprise for you. I’d like to introduce Sterling Morrison. And Maureen Tucker». I quattro Velvet Underground originali suonarono insieme “Heroin” per la prima volta dal 28 settembre 1968, 22 anni prima. Reed, visibilmente commosso, dichiarò poi: «After I got off stage… I was on the point of tears». Subito dopo, però, smentì qualsiasi possibilità di reunion: «It will never happen again».
Preludio alla reunion dei Velvet Underground
Nonostante le smentite, l’esibizione di Jouy-en-Josas piantò il seme. Nel 1993, i Velvet Underground si riunirono per un tour europeo (documentato in Live MCMXCIII). Anche quella reunion finì male, con Reed e Cale che giurarono, ancora una volta, di non lavorare mai più insieme.
Edizione limitata “vellutata”
Alcune copie del CD uscirono in una custodia speciale di cartone nero “vellutato” con scritte in rilievo, omaggio alla copertina tattile di The Velvet Underground & Nico.
Ristampa Record Store Day 2020
Per il trentennale, Rhino pubblicò un’edizione in vinile 180g con un secondo LP contenente un’incisione (etching) decorativa sul lato D.
Edoardo Bennato: un plagio tutto italiano
La canzone “Taraunta tatà” di Edoardo Bennato, contenuta nell’album Sembra ieri (2000), è un plagio/cover (non accreditata nell’edizione originale) di “Style It Takes“. Le due canzoni condividono melodia e tema: il conflitto tra arte e business.
Archivio Fotografico
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