Rock n Roll Animal
«Il suono del compromesso elevato ad arte suprema»
L'album
La storia ci dice che questo disco è nato da un ricatto. Dopo il massacro commerciale di Berlin (n° 98 in classifica negli USA, Rolling Stone che chiude la recensione a zero stelle con un lapidario “Goodbye, Lou”), la RCA esigeva un prodotto vendibile. Lou Reed ha risposto con la professionalità di un mercenario di lusso. Registrato all’Academy of Music di New York il 21 dicembre 1973, Rock n’ Roll Animal documenta il momento esatto in cui il cantore del marciapiede ha deciso di diventare una divinità da arena.
Il contesto è grottesco. Reed è nel pieno della sua fase più autodistruttiva: capelli decolorati biondo platino, croce di ferro al collo, unghie dipinte di nero, trucco pesante. Il look “Berlin decadente” che sfoggia sul palco non è glamour ma provocazione calcolata, un’estetica da cabaret della Repubblica di Weimar filtrata attraverso l’immaginario nazi-chic che faceva inorridire la stampa rock. I testimoni descrivono le sue condizioni quella sera come “a malapena funzionali”. Metanfetamine, alcol, il matrimonio con Bettye appena finito. Eppure quello che viene registrato diventa il suo disco di maggior successo fino a quel momento.
Steve Hunter e Dick Wagner guidano la carica. Le loro chitarre gemelle tessono architetture barocche e muscolari che anticipano di un decennio il metal melodico, spogliando i classici dei Velvet Underground della loro ambiguità artistica per vestirli di pura potenza sonora. Prakash John al basso e Pentti Glan alla batteria forniscono una base muscolare che i Velvet non avevano mai avuto né cercato. Ray Colcord alle tastiere completa un suono che ha più in comune con gli Alice Cooper di Billion Dollar Babies che con White Light/White Heat.
L’intro di “Sweet Jane” rimane un capolavoro di manipolazione delle aspettative: tre minuti e venti secondi di grandiosità strumentale che preparano il terreno all’ingresso trionfale della star. Hunter e Wagner non accompagnano Reed, lo reinterpretano. Non è Lou Reed che suona i Velvet Underground. È Lou Reed che osserva qualcun altro suonare i Velvet Underground mentre lui recita la parte di sé stesso con una freddezza glaciale. La sua voce si posa sugli arrangiamenti perfetti con il distacco di chi sa di aver vinto la partita contro l’industria discografica giocando secondo le regole imposte.
“Heroin” subisce la trasformazione più radicale. L’originale durava sette minuti ed era un’esperienza di terrore controllato, accelerazioni e decelerazioni che mimavano il rush e il crollo della droga. Qui supera i tredici minuti, gonfiata da assoli e pause drammatiche che la trasformano in un dramma teatrale, un’esibizione di forza controllata dove la batteria di Glan e il basso di John costruiscono un groove inarrestabile. È impressionante dal punto di vista tecnico, emotivamente molto meno devastante. La droga diventa spettacolo invece che confessione.
L’ironia di fondo è deliziosa. La RCA mutilò il progetto originale riducendo quello che doveva essere un doppio album a un disco singolo (il resto sarebbe finito su Lou Reed Live nel 1975), eppure questa concentrazione forzata ha giovato al risultato finale. Rock n’ Roll Animal offre cinque brani dilatati, eccessivi e brillanti. “White Light/White Heat” perde la sporcizia lo-fi per guadagnare una lucentezza cromata. “Lady Day“, unico pezzo dal catalogo solista, si integra senza attriti. “Rock and Roll” chiude con la stessa energia da arena che apriva il disco.
I numeri raccontano la storia di una scommessa vinta. Posizione 45 negli Stati Uniti, il disco più venduto dai tempi di Transformer. “Sweet Jane” diventa un classico radiofonico in questa versione, raggiungendo un pubblico che non aveva mai sentito parlare dei Velvet Underground. Reed accoglie il successo con cinismo divertito: “È rock and roll. Non è un seminario di filosofia”.
I puristi dei Velvet Underground storceranno il naso davanti a tanta pulizia formale e a tanta esibizione tecnica. Hanno torto. La grandezza di questo disco risiede proprio nella sua sfacciataggine: è il suono del compromesso elevato ad arte suprema. Reed accetta la natura commerciale del rock e la usa per amplificare il proprio mito. Aveva bollette da pagare e un’immagine da ricostruire dopo Berlin. Rock n’ Roll Animal gliele pagò entrambe. Cinismo trasformato in oro colato.
Lato A
- 1 Intro / Sweet Jane 7:55
- 2 Heroin 13:11
Lato B
- 1 White Light/White Heat 5:15
- 2 Lady Day 4:00
- 3 Rock 'N' Roll 10:17
Lato A
- 1 Intro / Sweet Jane 7:56
- 2 Heroin 13:08
Lato B
- 1 White Light/White Heat 5:00
- 2 Lady Day 3:48
- 3 Rock 'N' Roll 9:20
- 1 Intro / Sweet Jane 7:46
- 2 Heroin 13:13
- 3 How Do You Think It Feels 3:41
- 4 Caroline Says I 4:07
- 5 White Light / White Heat 4:55
- 6 Lady Day 4:06
- 7 Rock 'N' Roll 10:22
Programma A
- 1 Intro
- 2 Sweet Jane
- 3 Heroin (1st Part)
Programma B
- 1 Heroin (Conclusion)
Programma C
- 1 White Light/White Heat
- 2 Lady Day
- 3 Rock 'N' Roll Animal (1st Part)
Programma D
- 1 Rock 'N' Roll Animal (Conclusion)
L’immagine “Proto-Punk”
La celebre foto di copertina, scattata da Dalrymple, mostra Lou Reed pesantemente truccato, con i capelli cortissimi a spazzola, bracciali e un collare borchiato. Sebbene il punk rock fosse ancora lontano dall’esplosione, questo look, unito all’aggressività sonora del disco, cementò la sua immagine come l’archetipo dell’animale rock’n’roll, cinico e pericoloso. All’epoca, questa estetica era una risposta all’immagine più glam e ambigua del periodo Transformer.
L’Improvvisazione di Steve Hunter
L’iconica e complessa introduzione strumentale (che dura quasi quattro minuti) al brano Sweet Jane non faceva parte del piano originale. Durante le prove per il tour di Berlin, il manager chiese a Reed un modo per rendere più spettacolare il suo ingresso sul palco. Il chitarrista Steve Hunter riutilizzò un brano che aveva composto anni prima. La band lo provò una sola volta, e l’armonizzazione a due chitarre (con Dick Wagner) fu subito perfetta, dando vita a quello che è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi intro della storia del rock.
Un solo brano solista
L’album è dominato da brani dei Velvet Underground, ma contiene una sola traccia proveniente dai suoi album in studio recenti: Lady Day, tratta da Berlin (1973). La sua inclusione era forse un modo per Lou Reed di rivendicare la validità del suo lavoro più ambizioso e meno compreso, presentandolo in una veste hard rock.
La RCA “tagliò” l’album
Il concerto registrato al New York Academy of Music il 21 dicembre 1973 era originariamente destinato a diventare un doppio album live. La RCA però, preoccupata di ripetere il disastro commerciale di Berlin, impose a Reed di ridurlo a un singolo LP contenente solo cinque brani. Non volle rischiare di investire troppo denaro nel progetto discografico.
… per poi pubblicare gli altri brani
Il successo di Rock ‘n’ Roll Animal fu più che clamoroso. Così la RCA decise di pubblicare i brani esclusi (tra cui Vicious, Satellite of Love, e Wagon Wheel) in un secondo album live, Lou Reed Live, uscito l’anno successivo (1975). Di fatto, Reed riuscì a monetizzare l’intera performance, incassando due album dal vivo da una singola registrazione, proprio grazie alla miopia iniziale della sua etichetta.
Archivio Fotografico
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