Perfect Night Live in London
«Perfect Night cattura un musicista che finalmente si gode la propria musica senza doverla usare come arma»
L'album
Quindici canzoni, una chitarra acustica con “il suono dei diamanti”, e Lou Reed che si comporta come se fosse finalmente in pace con sé stesso. Perfect Night: Live in London cattura un concerto al Meltdown Festival del luglio 1997, nella cornice austera della Royal Festival Hall, e presenta un Reed che alcuni trovarono illuminato, altri addomesticato.
Il Meltdown era – ed è – un festival londinese in cui un artista viene invitato a curare l’intero programma. Nel 1997 il curatore era Laurie Anderson, e ovviamente Reed fu invitato a suonare. La serata del 3 luglio divenne questo album: la band ridotta all’essenziale (Mike Rathke alla chitarra, Fernando Saunders al basso, Tony Smith alla batteria), il suono spogliato di quasi tutta l’elettricità, Reed che parla al pubblico come se fossero vecchi amici.
Nelle note di copertina, Reed si entusiasma per il Feedbacker, un dispositivo che elimina il feedback. È un dettaglio rivelatore: l’uomo che aveva costruito una carriera sul rumore, che aveva pubblicato Metal Machine Music, ora cerca il controllo totale, la pulizia, la perfezione tecnica. Alcuni lo trovarono una crescita. Altri un tradimento.
La scaletta attraversa trent’anni di carriera. “I’ll Be Your Mirror” torna a Reed per la prima volta su disco – era sempre stata la canzone di Nico – e la sua voce roca le dà una fragilità nuova. “Vicious” funziona sorprendentemente bene in versione semi-acustica. “Dirty Blvd.” mantiene la sua forza anche senza il muro di chitarre. “Busload of Faith” e “Sex with Your Parents” arrivano da Set the Twilight Reeling. “The Kids“, da Berlin, recupera tutto il suo orrore anche in forma ridotta.
Ma c’è anche “The Original Wrapper”. Reed che rappa nel 1997 è ancora più imbarazzante di Reed che rappava nel 1986. Alcune scelte restano inspiegabili.
Il suono è effettivamente notevole. Bob Ludwig masterizzò a Gateway, e ogni nota ha una definizione cristallina. Reed ottenne esattamente quello che cercava: una chitarra acustica amplificata che suonasse come qualcosa di prezioso, luminoso, definitivo. Il problema, come notarono alcuni critici, è che Reed non è solo un paroliere – è un compositore, e ridurre le sue canzoni ad accompagnamento funzionale non sempre rende loro giustizia.
C’è poi la questione del Reed “ammorbidito”. A cinquantacinque anni, innamorato, sobrio da decenni, circondato dal rispetto dell’establishment culturale, Reed sembrava aver perso quel filo di pericolo che aveva definito la sua carriera. Il documentario Rock and Roll Heart era appena andato in onda su PBS, consacrandolo come monumento nazionale. I capelli erano diventati inspiegabilmente brutti. Parlava di amplificatori e convertitori digitali con l’entusiasmo di un pensionato che ha scoperto l’hi-fi.
Ma forse questa è una lettura ingenerosa. Perfect Night cattura un musicista che finalmente si gode la propria musica senza doverla usare come arma. Reed chiacchiera con il pubblico, scherza, sembra genuinamente contento di essere lì. Dopo decenni di concerti in cui il pubblico non sapeva mai se sarebbe stato aggredito o ignorato, c’era qualcosa di quasi commovente nel vederlo rilassato.
L’album non ebbe grande impatto commerciale né critico. Era il quinto disco dal vivo ufficiale di Reed, e a quel punto il formato sembrava esaurito. Non aveva la ferocia di Rock n’ Roll Animal, l’anarchia di Take No Prisoners, la documentazione storica di Live in Italy. Era semplicemente un buon concerto di un musicista maturo che suonava le sue canzoni con competenza e affetto.
Nel 2017, per il Record Store Day, uscì una ristampa in doppio vinile limitata a tremila copie. I collezionisti la accolsero con entusiasmo, lodando la qualità sonora e riscoprendo un album che era scivolato nell’oblio. Forse il tempo gli ha fatto bene: ascoltato oggi, senza le aspettative del 1998, Perfect Night suona come un ritratto onesto di un artista in una fase specifica della vita. Non la più eccitante, ma forse la più serena.
Solo canzoni, suonate bene, per gente che voleva ascoltarle. Non è poco. Non è nemmeno abbastanza, per chi si aspettava ancora fuochi d’artificio. Ma è quello che era, e Reed non ha mai finto di essere altro.
- 1 I'll Be Your Mirror 3:16
- 2 Perfect Day 3:46
- 3 The Kids 4:26
- 4 Vicious 5:40
- 5 Busload Of Faith 4:27
- 6 Kicks 4:16
- 7 Talking Book 3:43
- 8 Into The Divine 3:34
- 9 Coney Island Baby 6:11
- 10 New Sensations 6:07
- 11 Why Do You Talk 2:38
- 12 Riptide 4:13
- 13 Original Wrapper 4:49
- 14 Sex With Your Parents 2:56
- 15 Dirty Blvd. 6:06
Lato A
- 1 I'll Be Your Mirror 3:16
- 2 Perfect Day 3:46
- 3 The Kids 4:26
- 4 Vicious 5:40
- 5 Busload Of Faith 4:27
- 6 Kicks 4:16
- 7 Talking Book 3:43
- 8 Into The Divine 3:34
Lato B
- 1 Coney Island Baby 6:11
- 2 New Sensations 6:07
- 3 Why Do You Talk 2:38
- 4 Riptide 4:13
- 5 Original Wrapper 4:49
- 6 Sex With Your Parents 2:56
- 7 Dirty Blvd. 6:06
Lato A
- 1 I'll Be Your Mirror 3:16
- 2 Perfect Day 3:46
- 3 The Kids 4:26
- 4 Vicious 5:40
Lato B
- 1 Busload Of Faith 4:27
- 2 Kicks 4:16
- 3 Talking Book 3:43
- 4 Into The Divine 3:34
Lato C
- 1 Coney Island Baby 6:11
- 2 New Sensations 6:07
- 3 Why Do You Talk 2:38
Lato D
- 1 Riptide 4:13
- 2 Original Wrapper 4:49
- 3 Sex With Your Parents 2:56
- 4 Dirty Blvd. 6:06
Meltdown Festival 1997, curato da Laurie Anderson
Il concerto fu registrato il 3 luglio 1997 alla Royal Festival Hall come parte della quinta edizione del Meltdown Festival, curato quell’anno dalla compagna Laurie Anderson. Il Meltdown, nato nel 1993 al Southbank Centre di Londra, invita ogni anno un artista diverso a curare il programma. Anderson portò Lou Reed, Arto Lindsay, Ken Nordine e DJ Scanner. La coppia si sarebbe sposata nel 2008 e sarebbe rimasta insieme fino alla morte di Reed nel 2013.
“Una chitarra con il suono di diamanti”
Nelle note di copertina, Reed racconta entusiasta di aver trovato il suono di chitarra perfetto quella sera. Usò un dispositivo chiamato “Feedbucker” per eliminare il feedback e amplificare la chitarra acustica mantenendone la purezza: «E poi ho scoperto che potevo collegare direttamente in uno dei miei amplificatori e quello era il suono che volevo sentire: PUREZZA AMPLIFICATA». Reed descrisse il suono come «una chitarra acustica con il suono di diamanti».
Time Rocker (1996), tre brani inediti
Tre canzoni dell’album (“Talking Book“, “Into the Divine” e “Why Do You Talk“) furono scritte per Time Rocker, opera musicale/pop-opera creata da Reed in collaborazione con il regista Robert Wilson e il drammaturgo Darryl Pinckney. Il progetto, basato su “La macchina del tempo” di H.G. Wells, debuttò al Thalia Theater di Amburgo il 12 giugno 1996 e fu presentato al BAM di Brooklyn nel 1997. Time Rocker completava la trilogia di Wilson per il Thalia, iniziata con The Black Rider (1991, con Tom Waits e William S. Burroughs) e Alice (1992, sempre con Waits).
Formato “unplugged”
La formazione ridotta a quartetto (due chitarre, basso, batteria) e il sound stripped-down ricordano la moda degli MTV Unplugged degli anni ’90, anche se Reed non partecipò mai ufficialmente a quel format. L’approccio acustico dona nuova vita a brani come “Vicious” e “Coney Island Baby“.
Ecstasy Tour Edition (Australia 2000)
La versione australiana dell’album Ecstasy, pubblicata come Tour Edition, includeva Perfect Night come secondo CD bonus.
Archivio Fotografico
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