New Sensations
New Sensations Label
POP SOBRIO • 1984

New Sensations

Lou Reed
19 84
Uscita Aprile 1984 Prodotto da Lou Reed e John Jansen Studio Skyline Studios, New York Etichetta Arista Classifiche Billboard 200 #56 UK Albums #92

«È il documento di un momento specifico: Lou Reed che prova a essere una persona normale e quasi ci riesce»

L'album

Lou Reed felice. Due parole che non erano mai state accostate prima. New Sensations è il disco in cui il cronista del demi-monde newyorkese decide che la vita, tutto sommato, non è poi così male. È anche il disco in cui Reed perde definitivamente Quine e decide di suonare tutte le chitarre da solo. I risultati sono prevedibilmente contrastanti.

Il contesto è quello di un uomo che si sta godendo la normalità. Reed ha quarantadue anni, è sobrio da quattro, sposato con Sylvia, e per la prima volta nella sua carriera sembra genuinamente contento. Non rabbiosamente contento come su Coney Island Baby, non ironicamente contento come su Sally Can’t Dance. Semplicemente contento. Il problema è che Lou Reed contento non sa esattamente cosa scrivere.

Dopo il disastro del mix di Legendary Hearts, Quine non c’è più. Reed entra in studio con Fernando Saunders al basso e Fred Maher alla batteria, si carica sulle spalle tutta la parte chitarristica, e scopre quello che tutti sapevano già: non è Quine. Il suo stile è più ritmico, meno avventuroso, privo di quegli spigoli che avevano reso The Blue Mask così memorabile. La produzione di John Jansen punta su un suono pulito, luminoso, decisamente radiofonico. Ci sono fiati (i fratelli Brecker, Jon Faddis), tastiere, cori. È il Lou Reed più accessibile dai tempi di Transformer.

I Love You, Suzanne” apre con un pop-rock che sembra uscito da un altro artista. Il video finisce in rotazione su MTV. Reed, improvvisamente, ha un pubblico che non sapeva di avere. “My Red Joystick” parla di videogiochi con un doppio senso neanche troppo velato. “Down at the Arcade” continua il tema. Reed aveva scoperto i cabinati e non aveva intenzione di nasconderlo. È un lato di lui che nessuno aveva mai visto: il nerd quarantenne che si diverte con Pac-Man.

Doin’ the Things That We Want To” è il brano più ambizioso: un omaggio a Sam Shepard e Martin Scorsese, due artisti che Reed ammirava per la loro capacità di raccontare storie americane senza compromessi. È anche una dichiarazione d’intenti: fare quello che si vuole, senza chiedere permesso. “My Friend George” racconta un’amicizia maschile con una tenerezza che Reed si concedeva raramente. “Fly Into the Sun” ha un ottimismo quasi imbarazzante: “I’d like to fly into the sun / I know it’d burn me up / But what the hell, I’d have some fun”.

Il problema è che manca tensione. Gli album precedenti funzionavano sul contrasto tra luce e ombra, tra la dolcezza di “Heavenly Arms” e l’orrore di “Waves of Fear“. Qui è tutto luce. Anche quando Reed affronta temi potenzialmente oscuri come la gelosia (“Endlessly Jealous“) o la città notturna (“High in the City“), lo fa con un distacco che sembra quasi indifferenza. La produzione anni Ottanta non aiuta: quei synth, quelle batterie troppo presenti, quella patina lucida che invecchia malissimo.

Eppure New Sensations ha un suo fascino. È il documento di un momento specifico: Lou Reed che prova a essere una persona normale e quasi ci riesce. La title track, con i suoi quasi sei minuti di costruzione, è genuinamente bella. “Turn to Me” ha un groove alla Stones che funziona. “What Becomes a Legend Most” gioca con l’ironia senza cattiveria.

Commercialmente fu il suo disco di maggior successo degli anni Ottanta. La RCA lo spinse, MTV lo trasmise, e Reed divenne abbastanza visibile da diventare testimonial per gli scooter Honda. L’immagine del poeta maledetto che pubblicizza motorini è surreale, ma Reed non sembrava avere problemi. Aveva pagato i suoi debiti con l’arte. Ora poteva permettersi di pagare le bollette.

New Sensations non è un brutto disco. È un disco superfluo. Non aggiunge nulla a quello che sapevamo di Reed, non esplora territori nuovi, non rischia niente. È il suono di un artista che si riposa sugli allori, godendosi la vita dopo averla quasi buttata via. Dopo The Blue Mask e Legendary Hearts, era forse inevitabile. Ma chi aveva sperato che la rinascita continuasse dovette aspettare altri cinque anni. Nel 1989 sarebbe arrivato New York. Nel frattempo, c’era questo: Lou Reed in vacanza da sé stesso.

Daniele Federici
Formato Vinile LP
Anno 1984
Etichetta RCA
Paese Italia
Catalogo PL84998
Durata 42:24

Lato A

  • 1 I Love You, Suzanne 3:15
  • 2 Endlessly Jealous 3:55
  • 3 My Red Joystick 3:36
  • 4 Turn To Me 4:21
  • 5 New Sensations 5:45

Lato B

  • 1 Doin' The Things That We Want To 3:54
  • 2 What Becomes A Legend Most 3:35
  • 3 Fly Into The Sun 3:04
  • 4 My Friend George 3:54
  • 5 High In The City 3:25
  • 6 Down At The Arcade 3:40
Formato Cassetta
Anno 1984
Etichetta RCA
Paese Italia
Catalogo PK 84998
Durata 42:24

Lato A

  • 1 I Love You, Suzanne 3:15
  • 2 Endlessly Jealous 3:55
  • 3 My Red Joystick 3:36
  • 4 Turn To Me 4:21
  • 5 New Sensations 5:45

Lato B

  • 1 Doin' The Things That We Want To 3:54
  • 2 What Becomes A Legend Most 3:35
  • 3 Fly Into The Sun 3:04
  • 4 My Friend George 3:54
  • 5 High In The City 3:25
  • 6 The Great Defender (Down At The Arcade)
    3:40
Formato CD
Anno 2019
Etichetta Music On CD
Paese Europa
Catalogo MOCCD13807
Durata 42:24
  • 1 I Love You, Suzanne 3:15
  • 2 Endlessly Jealous 3:55
  • 3 My Red Joystick 3:36
  • 4 Turn To Me 4:21
  • 5 New Sensations 5:45
  • 6 Doin' The Things That We Want To 3:54
  • 7 What Becomes A Legend Most 3:35
  • 8 Fly Into The Sun 3:04
  • 9 My Friend George 3:54
  • 10 High In The City 3:25
  • 11 The Great Defender (Down At The Arcade)
    3:40
Lou Reed voce, chitarra solista, chitarra ritmica
Fernando Saunders basso, contrabbasso, chitarra ritmica su "My Red Joystick" e "My Friend George", cori
Fred Maher batteria
Peter Wood pianoforte, sintetizzatore, fisarmonica
L. Shankar violino elettrico
Michael Brecker sassofono tenore
Randy Brecker tromba
Jon Faddis tromba
Tom Malone trombone, arrangiamenti fiati
Jocelyn Brown cori
Rory Dodd cori
Connie Harvey cori
Eric Troyer cori
Lou Reed produttore
John Jansen produttore, ingegnere del suono
Roger Moutenot assistente ingegnere del suono
Dan Nash assistente ingegnere del suono
Greg Calbi Mastering
Waring Abbott fotografia, direzione artistica
Liz Lauman colorazione a mano

Senza Quine

Dopo il conflitto su Legendary Hearts (nastro distrutto a martellate), Reed decide di suonare tutte le parti di chitarra da solo. Quine non fu invitato alle sessioni.

 

Il riff rubato di “I Love You, Suzanne”

Fernando Saunders racconta che Quine aveva composto il riff della canzone in studio durante le prove. Reed scrisse i testi sul momento ma non diede a Quine il credito come co-autore, tagliandolo fuori dalle royalty. Questo aggravò ulteriormente la frattura tra i due.

 

Quine nel tour

Nonostante la rottura, Quine si unì a Reed per il tour mondiale di supporto all’album, una situazione professionale tesa ma funzionale.

 

Bob Dylan e “Doin’ the Things That We Want To”

Secondo The Rough Guide to the Velvet Underground, Dylan disse a Sylvia Reed dopo un concerto che avrebbe voluto aver scritto lui quella canzone. Fu ispirato a scrivere “Brownsville Girl” (1986) dopo averla ascoltata.

 

Tributo a Shepard e Scorsese

Doin’ the Things That We Want To” è un omaggio esplicito al drammaturgo Sam Shepard (opera “Fool for Love“, che Reed chiama erroneamente “True Love” nel testo) e al regista Martin Scorsese, citando Raging Bull e Taxi Driver.

 

“My Red Joystick” e il doppio senso

Il brano è una celebrazione dei videogiochi (il joystick rosso dell’Atari), ma il testo gioca costantemente sul doppio senso sessuale. Creem la definì superiore a “Blue Monday” dei New Order come pezzo dance.

 

La moto Kawasaki GPz

Nel brano “New Sensations” Reed canta della sua Kawasaki GPz: “Took my GPZ out for a ride / The engine felt good between my thighs.” Curioso che poco dopo fece pubblicità per gli scooter Honda.

 

Pubblicità Honda e American Express

Dopo l’album, Reed divenne testimonial per Honda scooter (spot creato da Wieden+Kennedy con “Walk on the Wild Side“) e American Express. Rolling Stone notò che per una generazione Reed era più conosciuto per le pubblicità che per la musica.

 

Video MTV

I Love You, Suzanne” ricevette rotazione su MTV, primo singolo di Reed a entrare in classifica UK da “Walk on the Wild Side” (1973).

 

“Open Invitation”, brano inedito

Una traccia registrata durante le sessioni ma mai pubblicata fu diffusa online nel marzo 2023. Parlava di Tai Chi e fu pubblicata per promuovere l’uscita del libro “L’arte della linea retta”.

 

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