Mistrial
«Mistrial è il suono degli anni Ottanta che entrano a forza in un artista che non li ha mai veramente capiti»
L'album
Quando Lou Reed prova a essere contemporaneo e fallisce in modo quasi commovente. Mistrial è il suono degli anni Ottanta che entrano a forza in un artista che non li ha mai veramente capiti: drum machine, synth, e persino un tentativo di rap. È anche l’ultimo album per la RCA, l’etichetta che lo aveva accompagnato per quattordici anni tra capolavori e disastri. Il congedo è tiepido.
Il contesto è quello di un Reed che cerca di replicare il relativo successo commerciale di New Sensations. Fernando Saunders, ormai braccio destro insostituibile, viene promosso a co-produttore e si occupa di gran parte della programmazione elettronica. Le sessioni si svolgono ai Power Station di New York, uno studio all’avanguardia che aveva ospitato dischi di Springsteen e dei Power Station stessi. Il suono che ne esce è lucido, meccanico, decisamente datato.
“The Original Wrapper” è il momento più imbarazzante e, paradossalmente, più affascinante dell’album. Reed a quarantaquattro anni decide di rappare. Il risultato è esattamente quello che ci si aspetta: un uomo bianco di mezza età che recita rime su una base funk-rock con la sicurezza di chi pensa di aver inventato qualcosa. Il brano finisce in rotazione su MTV e viene nominato ai Video Music Awards per il montaggio. Reed rivendica di aver anticipato il rap bianco, il che tecnicamente non è falso ma nemmeno particolarmente rilevante.
“Video Violence” è il pezzo più riuscito: una critica alla televisione e alla violenza mediatica che anticipa temi che Reed avrebbe sviluppato meglio su New York. Jim Carroll, poeta e musicista della scena downtown, canta i cori. “No Money Down” viene accompagnata da un video di Godley & Creme con un Lou Reed animatronico che si strappa la faccia. Era il 1986, e queste cose sembravano una buona idea.
“Tell It To Your Heart” chiude l’album con una ballata d’amore sorprendentemente toccante, con Rubén Blades ai cori che aggiunge un tocco di raffinatezza latina. È il Reed romantico di Coney Island Baby filtrato attraverso la produzione dell’epoca, e funziona nonostante tutto. “I Remember You” ha lo stesso calore, con un giro di chitarra circolare che rimane in testa.
Il problema è tutto il resto. “Mistrial“, la title track, apre con chitarre aggressive che promettono un disco più duro di quello che effettivamente arriva. “Outside” e “Spit It Out” sono riempitivi professionali. “Don’t Hurt a Woman” affronta ancora la violenza domestica, tema ricorrente da The Blue Mask, ma senza la stessa urgenza. “Mama’s Got a Lover” ha un groove funk che sembra uscito da un altro disco, forse di un altro artista.
La copertina, ancora disegnata da Sylvia, mostra Reed con un’espressione che sembra dire: so che questo non è il mio disco migliore, ma le bollette vanno pagate. È l’ultimo album con la moglie come art director. Il matrimonio sarebbe finito nel 1994.
Commercialmente, Mistrial fu il disco di Reed più venduto degli anni Ottanta: posizione 47 in Billboard, ventuno settimane in classifica. La RCA lo spinse con video e singoli, cercando di capitalizzare la visibilità MTV. Reed partecipò al tour di Amnesty International “A Conspiracy of Hope” e divenne sempre più vocale sulle questioni politiche newyorkesi. Era un personaggio pubblico come non lo era mai stato.
Ma artisticamente, Mistrial segna il punto più basso della decade. Non è un brutto disco nel senso di Metal Machine Music o dei momenti peggiori di The Bells. È peggio: è un disco irrilevante. Reed su pilota automatico, che insegue tendenze invece di crearle, che cerca l’approvazione di un pubblico che non capisce e che probabilmente non lo vuole nemmeno. Le drum machine suonano già vecchie, i synth invecchiano peggio, e quella patina plasticosa anni Ottanta rende tutto artificiale.
Tre anni dopo sarebbe arrivato New York, il disco che avrebbe ridefinito la sua carriera e dimostrato che il vecchio Lou Reed era ancora vivo. Mistrial rimane come documento di un momento di smarrimento: un artista che ha perso temporaneamente la bussola e cerca di orientarsi guardando cosa fanno gli altri invece di fidarsi del proprio istinto. Non funziona quasi mai, e non funzionò neanche per Lou Reed.
Lato A
- 1 Mistrial 3:22
- 2 No Money Down 3:10
- 3 Outside 3:05
- 4 Don't Hurt A Woman 4:01
- 5 Video Violence 5:36
Lato B
- 1 Spit It Out 3:34
- 2 The Original Wrapper 3:38
- 3 Mama's Got A Lover 4:11
- 4 I Remember You 2:55
- 5 Tell It To Your Heart 5:11
Lato A
- 1 Mistrial 3:22
- 2 No Money Down 3:10
- 3 Outside 3:05
- 4 Don't Hurt A Woman 4:01
- 5 Video Violence 5:36
Lato B
- 1 Spit It Out 3:34
- 2 The Original Wrapper 3:38
- 3 Mama's Got A Lover 4:11
- 4 I Remember You 2:55
- 5 Tell It To Your Heart 5:11
- 1 Mistrial 3:22
- 2 No Money Down 3:10
- 3 Outside 3:05
- 4 Don't Hurt A Woman 4:01
- 5 Video Violence 5:36
- 6 Spit It Out 3:34
- 7 The Original Wrapper 3:38
- 8 Mama's Got A Lover 4:11
- 9 I Remember You 2:55
- 10 Tell It To Your Heart 5:11
Il video animatronico bannato da MTV
Il video di “No Money Down“, diretto dal duo Godley & Creme (ex 10cc), presentava un Lou Reed animatronico, un robot con volto in gomma che muoveva labbra e occhi. Nel finale, mani guantate strappavano la pelle di gomma rivelando lo scheletro meccanico sottostante. MTV lo trasmise brevemente, poi lo ritirò dopo lamentele di genitori: il video faceva piangere i bambini. Fernando Saunders: “Lou decise di far fare a Godley e Creme il video per ‘Video Violence’ con questi robot. Poi l’etichetta decise di cambiare singolo, ma Lou non voleva sprecare i robot, così ti ritrovi questa bella canzone pop con un video di un robot che si strappa la faccia… MTV lo trasmise, poi ricevemmo una telefonata che diceva che la gente si lamentava perché il video faceva piangere i bambini“.
Kevin Godley ricorda: “Lou dovette farsi coprire il viso con il gesso per circa 15 minuti, respirando attraverso una cannuccia nel naso. Fecero questa testa operata da due o tre persone fuori campo. Sbatteva le palpebre, la bocca si muoveva. Guardandola adesso, dopo tre secondi capisci che non è Lou Reed, a meno che non si sentisse particolarmente male quel giorno. Ma penso fosse un po’ disturbante quando iniziava a strapparsi gli occhi. Era piuttosto grottesco. E quello era l’intento“.
Ironia della sorte: il video originariamente non prevedeva lo “strappo”. Fu un’aggiunta improvvisata che costrinse i tecnici a distruggere il robot su cui avevano lavorato tre settimane.
Negli anni ’90, Beavis and Butt-head lo riscoprirono su MTV dichiarandolo “il più figo di tutti i video” e suggerendo che Reed si unisse ai GWAR.
“The Original Wrapper” e la pretesa paternità del rap
Reed utilizzò uno stile pseudo-rap in questa traccia satirica che attaccava Reagan sull’aborto, i telepredicatori Jerry Falwell e Louis Farrakhan, l’AIDS, il Medio Oriente e la cultura yuppie. Il titolo era un gioco di parole: “wrapper” (involucro originale) e “rapper” (artista hip-hop). Reed sembrava rivendicare una sorta di primogenitura nel rap; dopotutto “I’m Waiting for the Man” era storytelling ritmato parlato già nel 1967. La cosa destò qualche polemica nella comunità hip-hop dell’epoca. Il video, diretto da Zbigniew Rybczyski (polacco, vincitore Oscar per il cortometraggio “Tango“), mostrava newyorkesi per strada mentre uomini in tute ignifughe gialle tentavano di “impacchettarli” in scatole di cartone.
Jim Carroll e “Video Violence”
Jim Carroll (poeta, musicista punk, autore del memoir “The Basketball Diaries” poi film con Leonardo DiCaprio) cantò i backing vocals su “Video Violence”, un commentario sulla violenza televisiva e il suo effetto sui bambini. La canzone, costruita su un singolo accordo martellante, anticipava tematicamente New York.
Rubén Blades, la star della salsa
Il cantante e attore panamense Rubén Blades, all’epoca sotto contratto Elektra/Asylum e già star internazionale della salsa, contribuì ai backing vocals su due tracce: “I Remember You” e “Tell It to Your Heart“. La sua presenza aggiungeva un tocco di calore latino alle ballad dell’album.
Fernando Saunders co-produttore
Per la prima volta, il bassista Fernando Saunders fu accreditato come co-produttore. Il suo background in funk e jazz spinse l’album verso sonorità più funky e ritmi influenzati dall’hip-hop. Le sessioni di pre-produzione avvennero nella casa di campagna di Reed.
Il significato della title track
“Mistrial” (annullamento del processo) era una metafora: Reed chiedeva che il “processo” intentatogli dalla critica e dal pubblico fosse annullato per vizio di forma. Dopo anni di giudizi negativi, voleva ricominciare da capo.
Promozione insolita
Reed, notoriamente restio alle interviste, per Mistrial accettò una campagna promozionale insolitamente aggressiva: apparizioni su Late Night with David Letterman, interviste stampa e radiofoniche. E, cosa impensabile per il padrino del punk, accettò che “Walk on the Wild Side” apparisse in uno spot Honda scooter diretto da Wieden+Kennedy.
Eddie Martinez, il chitarrista di Run-DMC
Eddie Martinez, che suonò chitarra ritmica su tre tracce, aveva appena registrato i riff di “Rock Box” e “King of Rock” con i Run-DMC, contribuendo a creare il suono rock-rap che avrebbe definito il genere. La sua presenza su Mistrial non era casuale: Reed voleva quel suono.
Ultimo album RCA
Mistrial fu l’ultimo album di Lou Reed per la RCA, etichetta con cui aveva iniziato la carriera solista nel 1972. Il successivo, New York, uscì per Sire/Warner Bros.
“Mama’s Got a Lover”
Scritta dal punto di vista di un bambino la cui madre frequenta un pseudo-intellettuale della scena artistica. Rolling Stone la paragonò a “Sweet Jane” per il groove.
Chitarra Schecter
La chitarra in copertina fu fornita dalla Schecter Sales Corp. di Dallas, Texas, con corde D’Addario.
Archivio Fotografico
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