Magic and Loss
Magic and Loss Label
ELEGIA

Magic and Loss

Lou Reed
19 92
Uscita 14 Gennaio 1992 Prodotto da Lou Reed e Mike Rathke Studio 1-27 Aprile 1991, The Magic Shop, New York | missaggio a Electric Lady 1 maggio - 3 giugno 1991 Etichetta Sire Record Classifiche Billboard 200 80 UK Albums #6

«Per me è un disco positivo: la perdita si trasforma magicamente in qualcos'altro».

L'album

Nelle note stampate del disco c’è una riga di dedica, e dice che l’album è per Doc e specialmente per Rita. Specialmente. È una parola sola e ribalta il modo in cui Magic and Loss viene raccontato da trent’anni, cioè come il disco scritto per Doc Pomus. Pomus è il nome che si può scrivere. Ha una voce enciclopedica, una targa alla Rock and Roll Hall of Fame arrivata proprio nel 1992, un catalogo di canzoni che sanno cantare anche quelli che non sanno chi fosse.

Rita un cognome non ce l’ha, e secondo la dedica laparte grossa del lutto è sua.

Su Pomus i fatti stanno tutti in archivio. Si chiamava Jerome Solon Felder, con Mort Shuman aveva firmato una porzione consistente del repertorio americano, e morì il 14 marzo 1991 al NYU Medical Center di Manhattan, di cancro ai polmoni, a sessantacinque anni.

Su Rita non c’è niente, e Reed ha voluto così: rispose sempre che Rita non avrebbe voluto essere conosciuta, e su quello non tornò più. Delle due ipotesi che circolano da trent’anni, quella su Rotten Rita si scarta da sola, perché è morta nel 2010. Resta Rachel Humphreys, che regge molto meglio, salvo un dettaglio stampato sulla copertina di cui non ho visto parlare nessuno. Le note datano le due perdite nell’arco di due mesi di Aprile. Rachel è morta il 30 gennaio 1990, cioè prima del primo dei due mesi di Aprile possibili. Delle due l’una: o la dedica questi mesi li conta alla larga, come si fa in una poesia, oppure Rita è una terza persona di cui non sappiamo niente. Nessuno lo sa; noto solo che chi dà per assodata l’identificazione con Rachel la questione delle date di solito non la affronta.

Un’altra cosa che le recensioni dell’epoca non guardavano è il calendario della lavorazione. Pomus muore il 14 marzo. Il 1° aprile Reed è già dentro al Magic Shop, e ne esce il 27. Diciotto giorni fra il funerale e la prima seduta. Poi un mese abbondante di missaggio a Electric Lady, fra il 1° maggio e il 3 giugno, e a quel punto il disco si ferma per sette mesi buoni, fino al 14 gennaio 1992, come se una volta finito nessuno avesse più avuto fretta di farlo uscire. Il dolore lo ha inciso a caldo e lo ha pubblicato a freddo, e la differenza fra le due temperature si sente.

La formazione di Magic and Loss è ridotta all’osso e non cambia mai: Mike Rathke alle chitarre e a un sintetizzatore Casio, Rob Wasserman a un contrabbasso elettrico a sei corde, Michael Blair a batteria e percussioni. Reed e Rathke firmano anche la produzione. Il mastering è di Bob Ludwig. Quattro persone e nessun ospite fisso. Nessuna tastiera che riempia i buchi. Il risultato è un disco in cui si sente lo spazio fra uno strumento e l’altro, in cui le parole non hanno alcun tipo di concorrenza, e in cui chi trova il suono monotono ha ragione sui fatti e torto sul progetto: è proprio quella monotonia a fare passare il testo.

Poi ci sono i quattordici sottotitoli, uno per traccia. What’s Good porta «The Thesis», Power and Glory porta «The Situation», Magician e Sword of Damocles si dividono l’interno e l’esterno, e Magic and Loss, che chiude, porta «The Summation». Tesi, situazione, summation: sono parole da referto e da arringa. Ma anche da analisi filosofica. Usarle per tredici canzoni e un intermezzo è una scelta che espone parecchio, e Rolling Stone all’uscita le trovò accademiche. Termine gentile per dire pretenziose. Non aveva del tutto torto. Però quelle etichette servono a qualcosa di preciso, a tracciare una rotta e una lettura. Gassed and Stoked viene descritta di regola come il momento in cui Reed trova una sintesi e va avanti. Il suo sottotitolo dice «Loss» e basta. Il centro del disco, poi, tiene proprio perché i cartellini ci sono: Goodby Mass è dichiarata come la fine del corpo dentro una cappella, Cremation come cenere, e subito dopo Dreamin’ arriva marcata «Escape», fuga.

Il disco si apre con l’unico minuto senza parole che contiene: un’incisione per sola chitarra intitolata Dorita, sottotitolo «The Spirit». Il nome li tiene dentro tutti e due. Doc e Rita, nella stessa parola. Non ho trovato nessuno che lo dica esplicitamente, e può darsi benissimo che sia una coincidenza. Resta però che il solo pezzo in cui Reed non apre bocca è anche il solo in cui i due morti sono messi insieme, e che subito dopo comincia un’ora in cui vengono tenuti separati.

Alla terza traccia, entra la voce di Jimmy Scott, contralto per una condizione ormonale che da ragazzo gli impedì di cambiare voce. In Power and Glory non fa da secondo cantante. Sta sopra a Reed, in un registro che non è quello di un uomo né quello di una donna, e un pezzo sul desiderio di essere onnipotenti diventa una cosa che non si riesce ad ascoltare distrattamente. Quel brano poi torna alla tredicesima posizione, dopo che tutto è successo, come Power and Glory Part II, l’unica ripresa in un disco che per il resto va avanti dritto senza mai voltarsi indietro.

La crepa nel congegno è Harry’s Circumcision. Sta in mezzo al lato B e non riguarda nessuno dei due morti. In un ciclo così stretto, è completamente fuori posto. Personalmente l’ho sempre trovato un sollievo, come un’ammissione che il dolore non arriva in ordine, e che il congegno tenuto insieme dai sottotitoli ha una porta che non chiude. Diventa più universale, abbraccia più morti e più contesti.

Ho sempre definito questi tre dischi usciti in quattro anni come una sequenza sola, la trilogia del dolore. New York per una città che si stava ammalando, Songs for Drella per un morto illustre, questo per due morti privati.

Andò comunque molto meglio di quanto chiunque si aspettasse. Sesto posto in Gran Bretagna, sei settimane in classifica: è il piazzamento più alto di tutta la sua carriera solista da quelle parti. Ottantesimo in America. Nono in Austria, undicesimo in Olanda, dove rimase quindici settimane. What’s Good arrivò prima nella classifica Modern Rock e ci restò tre settimane a partire dall’8 febbraio 1992, secondo numero uno di Reed lì dopo Dirty Blvd. Nel sondaggio dei critici di fine anno il disco finì sedicesimo. La stampa lo trattò come un ritorno serio, con paragoni che risalivano fino a The Blue Mask.

In tour lo suonò per intero, dall’inizio alla fine, prima di concedere qualunque altra cosa. Del film girato ai Pinewood conviene aggiungere una cosa che di solito manca: uscì davvero, in VHS, con il titolo Magic and Loss: Live in Concert; è in DVD che non è mai arrivato, e oggi lo si trova solo di seconda mano o online. L’edizione europea aveva un inserto di quattro pagine con i testi tradotti in tedesco, francese, spagnolo e italiano. Nel 1992 le traduzioni di un disco rock in quattro lingue non le stampava nessuno, e la Sire qui lo fece perché quello che contava, in questo caso, erano proprio le parole.

Daniele Federici
Formato Vinile LP
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europe
Catalogo 7599-26662-1
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis)
    3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation)
    4:23
  • 4 Magician (Internally)
    6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally)
    3:42
  • 6 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination)
    4:25
  • 7 Cremation (Ashes To Ashes)
    2:54
  • 8 Dreamin' (Escape)
    5:09

Lato B

  • 1 No Chance (Regret)
    3:15
  • 2 Warrior King (Revenge)
    4:27
  • 3 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray)
    5:29
  • 4 Gassed And Stoked (Loss)
    4:18
  • 5 Power And Glory Part II (Magic - Transformation)
    2:57
  • 6 Magic And Loss (The Summation)
    6:39
Formato CD
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europa
Catalogo 7599-26662-2
Durata 58:30
  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis)
    3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation)
    4:23
  • 4 Magician (Internally)
    6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally)
    3:42
  • 6 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination)
    4:25
  • 7 Cremation (Ashes To Ashes)
    2:54
  • 8 Dreamin' (Escape)
    5:09
  • 9 No Chance (Regret)
    3:15
  • 10 Warrior King (Revenge)
    4:27
  • 11 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray)
    5:29
  • 12 Gassed And Stoked (Loss)
    4:18
  • 13 Power And Glory Part II (Magic - Transformation)
    2:57
  • 14 Magic And Loss (The Summation)
    6:39
Formato Cassetta
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europa
Catalogo 7599-26662-4
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita - The Spirit
    1:07
  • 2 What's Good - The Thesis
    3:22
  • 3 Power And Glory - The Situation
    4:23
  • 4 Magician - Internally
    6:23
  • 5 Sword Of Damocles - Externally
    3:42
  • 6 Goodby Mass - In A Chapel Bodily Termination
    4:25
  • 7 Cremation - Ashes To Ashes
    2:54
  • 8 Dreamin' - Escape
    5:09

Lato B

  • 1 No Chance - Regret
    3:15
  • 2 Warrior King - Revenge
    4:27
  • 3 Harry's Circumcision Reverie Gone Astray
    5:29
  • 4 Gassed And Stoked - Loss
    4:18
  • 5 Power And Glory Part II - Magic - Transformation
    2:57
  • 6 Magic And Loss - The Summation
    6:39
Formato Vinile LP
Anno 2020
Etichetta Sire
Paese Worldwide
Catalogo R1 26662
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis)
    3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation)
    4:23
  • 4 Magician (Internally)
    6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally)
    3:42

Lato B

  • 1 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination)
    4:25
  • 2 Cremation (Ashes To Ashes)
    2:54
  • 3 Dreamin' (Escape)
    5:09
  • 4 No Chance (Regret)
    3:15
  • 5 Warrior King (Revenge)
    4:27

Lato C

  • 1 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray)
    5:29
  • 2 Gassed And Stoked (Loss)
    4:18
  • 3 Power And Glory Part II (Magic - Transformation)
    2:57
  • 4 Magic And Loss (The Summation)
    6:39

Lato D

  • D Lato inciso artisticamente
Lou Reed — voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, cori (su "What's Good")
Mike Rathke — chitarra acustica, chitarra elettrica, sintetizzatore chitarra Casio
Rob Wasserman — contrabbasso elettrico Clevinger sei corde
Michael Blair — batteria, percussioni, cori (su "What's Good")
Little Jimmy Scott — cori (su "Power and Glory")
Roger Moutenot — cori (su "What's Good")
Lou Reed — Produttore, Missaggio
Mike Rathke — Produttore, Missaggio
Roger Moutenot — Ingegnere del Suono, Missaggio
Joe Warda — Assistente Ingegnere del Suono
Shannon Carr — Assistente Ingegnere del Suono
Bob Ludwig — Mastering
Spencer Drate — Art Direction, Design
Sylvia Reed — Art Direction, Design
Dennis Ascienzo — Design aggiuntivo
Judith Salavetz — Design aggiuntivo
Louis Jammes — Fotografia copertina
Sharyn Felder — Altre fotografie

«Between two Aprils»

La riga che Reed fece stampare in apertura delle note di copertina è questa: «Between two Aprils I lost two friends / Between two Aprils magic and loss». Non è un verso di nessuna delle canzoni. È l’epigrafe del disco, e l’unico posto in cui Reed abbia messo per iscritto quando è successo tutto.

L’origine: maghi messicani

Reed aveva in mente tutt’altro disco: un album sulla magia e sulla trasformazione, un uomo che diventa uccello, nato da una fascinazione per i maghi messicani. Lo raccontò nelle interviste all’uscita. Poi i due amici si ammalarono e il progetto virò sulla perdita e sulla morte.

Doc Pomus, il mentore ritrovato

Con Mort Shuman, Doc Pomus ha firmato Save the Last Dance for Me, This Magic Moment, A Teenager in Love, Viva Las Vegas e centinaia di altre canzoni. Colpito dalla polio da bambino, camminava con le stampelle e poi si spostava in sedia a rotelle. Ricoverato nel gennaio 1991, ricevette la visita di Reed quasi ogni giorno, e Reed gli portava le canzoni in lavorazione. L’umorismo non lo aveva perso: quando Reed si offrì di sostituire il piccolo televisore in bianco e nero con uno a colori più grande, rispose: «Lou, non è il momento per gli investimenti a lungo termine».

L’invito di nozze

Pomus scrisse Save the Last Dance for Me sul retro dell’invito al proprio matrimonio. Era in sedia a rotelle e guardava la moglie ballare con gli altri.

Le due Rita

Kenneth Rapp, in arte Rotten Rita, era una delle figure fisse della Factory di Warhol, quella che chiamavano il Sindaco. Rachel Humphreys faceva la parrucchiera, visse con Reed dal 1973 al 1978 ed è la Rachel a cui Reed manda la dedica in coda alla title track di Coney Island Baby. Dopo la separazione se ne perdono le tracce: nel 1988 chi la incontrò la descrive senza fissa dimora, sotto la West Side Highway. Morì il 30 gennaio 1990, a trentasette anni, al Saint Clare’s, l’ospedale che a New York curava i malati di AIDS, e fu sepolta il 16 febbraio a Hart Island, il campo comune dove finirono migliaia di morti dell’epidemia. Sulla sua identità Reed rispose sempre allo stesso modo: «Rita non avrebbe voluto essere conosciuta. Sono stato molto fortunato a conoscerla».

Little Jimmy Scott, il funerale che lo rilanciò

Il cantante jazz Jimmy Scott, amico di Pomus dal 1945, cantò al suo funerale Someone to Watch Over Me, come Pomus aveva chiesto. Fra i presenti c’era Seymour Stein, il fondatore della Sire, che lo mise sotto contratto e rimise in moto una carriera ferma da anni. Nello stesso 1991 David Lynch lo fece cantare Sycamore Trees nella Stanza Rossa, nell’ultimo episodio della seconda stagione di Twin Peaks.

«Harry’s Circumcision», Lincoln Swados

Il brano parla di Lincoln Swados, compagno di stanza di Reed alla Syracuse University e fratello della drammaturga Elizabeth Swados, malato di schizofrenia. Reed lo mette in scena mentre si sfigura, perché nel proprio viso vede quello dei genitori.

The Magic Shop

Lo studio di SoHo dove il disco fu inciso sarebbe poi diventato uno dei preferiti di Reed. Il nome, per un album intitolato Magic and Loss, era una coincidenza.

«Il mio album dei sogni»

A Neil Gaiman, che lo intervistava, Reed disse che era il suo album dei sogni: finalmente ogni cosa era andata a posto, il disco era pienamente realizzato, aveva fatto quello che voleva fare senza pensare al mercato, e ne era sbalordito lui per primo.

Ristampa Record Store Day 2020

Per il Black Friday del 27 novembre 2020 la Rhino ristampò l’album in doppio vinile da 180 grammi, per la prima volta su due dischi, in settemila copie, con il quarto lato inciso.

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