Magic and Loss
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Magic and Loss

Lou Reed
19 92
Uscita 14 Gennaio 1992 Prodotto da Lou Reed e Mike Rathke Studio 1-27 Aprile 1991, The Magic Shop, New York Etichetta Sire Record Classifiche UK Albums #6

«Non è consolazione, non è redenzione. È accettazione. La magia esiste, ma ha un prezzo. La perdita fa parte del pacchetto»

L'album

Due amici muoiono di cancro a pochi mesi di distanza. Lou Reed li guarda spegnersi e fa l’unica cosa che sa fare: scrive. Magic and Loss è il terzo capitolo di una trilogia non pianificata sulla mortalità: dopo New York che documentava una città malata e Songs for Drella che elaborava la perdita di Warhol, Reed affronta la morte nel modo più diretto possibile, attraverso l’agonia di chi gli era vicino.

I due amici sono Doc Pomus e Rita. Doc Pomus era Jerome Solon Felder, il leggendario autore di “Save the Last Dance for Me“, “This Magic Moment”, “A Teenager in Love“. Colpito dalla polio da bambino, aveva passato la vita su stampelle e sedia a rotelle senza mai perdere un’energia che Reed descriveva come “il sole”. Abitava a pochi isolati da Reed e i due avevano stretto un’amicizia improbabile negli ultimi anni di vita di Pomus, passando pomeriggi ad ascoltare vecchi dischi di blues e a parlare di canzoni. Nel gennaio 1991, Pomus morì di cancro ai polmoni a sessantacinque anni. Sul letto di morte, disse a Reed: “Questo non è il momento per investimenti a lungo termine”.

Rita è più misteriosa. Reed non ha mai voluto rivelare la sua identità completa, dicendo solo che “Rita non avrebbe voluto essere conosciuta”. Alcuni hanno ipotizzato che fosse Kenneth “Rotten Rita” Rapp, una figura della Factory di Warhol, ma Rapp morì solo nel 2010. Chiunque fosse, la sua morte colpì Reed quanto quella di Pomus.

L’album avrebbe dovuto essere diverso. Reed voleva scrivere sulla magia, sulla trasformazione, sull’idea di un uomo che si trasforma in uccello. Poi i suoi amici iniziarono a morire e le canzoni presero un’altra direzione. “Ho scritto ‘What’s Good‘ e da lì sono partite le altre canzoni”, spiegò. “Era doloroso scrivere, ma era ovvio di cosa si trattasse. Bastava guardare quel verso, ‘What good is cancer in April’, e sapevo”.

La struttura è quella di un ciclo di canzoni con sottotitoli quasi teatrali: “What’s Good – The Thesis“, “Power and Glory – The Situation“, “Magician – Internally“, “Sword of Damocles – Externally“. È pretenzioso, certo. Ma Reed non ha mai avuto paura di essere pretenzioso quando credeva in quello che faceva.

La formazione è essenziale: Mike Rathke alla chitarra, Rob Wasserman al basso, Michael Blair alla batteria. Il suono è scarno, quasi ambient in certi momenti, lasciando spazio alle parole. E le parole sono brutali. “Sword of Damocles” descrive la diagnosi come una spada sospesa sulla testa. “Dreamin‘” racconta le visite in ospedale con una precisione clinica che fa male: il tubo nel braccio, il corpo che si consuma, le battute che continuano anche quando non c’è più niente da ridere.

Magician” è il momento più agghiacciante. Reed si fonde con l’amico morente e racconta l’esperienza dall’interno, la sensazione del corpo che cede mentre la mente cerca disperatamente una via di fuga. “Power and Glory” porta Jimmy Scott, il leggendario cantante jazz che Reed aveva sentito al funerale di Pomus, a cantare il desiderio impossibile di avere tutto, di sconfiggere i limiti della carne. La voce di Scott, quel falsetto androgino e straziante, trasforma la canzone in qualcosa di trascendente.

Cremation” affronta l’ultimo tabù con la franchezza tipica di Reed: il corpo che brucia, le ceneri che restano, la trasformazione finale. “Goodby Mass” è il funerale, la messa di addio. “Gassed and Stoked” cerca una sintesi, un modo per andare avanti.

La title track chiude con quello che potrebbe essere il verso più onesto della carriera di Reed: “There’s a bit of magic in everything, and then some loss to even things out.” Non è consolazione, non è redenzione. È accettazione. La magia esiste, ma ha un prezzo. La perdita fa parte del pacchetto.

Magic and Loss fu un successo inaspettato. Raggiunse il numero 6 in Inghilterra, il miglior piazzamento britannico di sempre per Reed. “What’s Good” arrivò al numero 1 nella classifica Modern Rock. La critica fu generalmente entusiasta, anche se Christgau lo liquidò come “concept fallito” con un punto di vista sulla morte poco interessante. Ma Christgau aveva i suoi conti in sospeso con Reed, e viceversa.

Reed portò l’album in tour eseguendolo per intero, dall’inizio alla fine, senza concessioni al pubblico che avrebbe preferito sentire “Walk on the Wild Side“. Una performance agli studi Pinewood di Londra fu filmata e pubblicata in VHS. È un documento austero, quasi monastico: Reed e la band che suonano queste canzoni sulla morte davanti a un pubblico che non sa bene come reagire.

Nel 2013, Reed sarebbe poi morto di cancro al fegato. L’ironia non sfuggì a nessuno. L’uomo che aveva scritto l’album definitivo sulla morte per cancro fu portato via dalla stessa malattia. Magic and Loss, che già sembrava profetico, divenne retrospettivamente autobiografico. I versi sulla chemioterapia, sulle radiazioni, sulla “tortura prolungata” di guardare qualcuno morire lentamente acquisirono un significato nuovo e terribile.

Non è un disco facile. È lungo, è cupo, è a tratti monocorde. La strumentazione minimale può sembrare monotona. I sottotitoli sono effettivamente pretenziosi. Ma è anche uno dei dischi più coraggiosi che Reed abbia mai fatto. Dopo una carriera passata a cantare di eroina, sesso, violenza e degrado urbano, affrontare la morte per malattia era forse l’unica frontiera rimasta. E Reed la attraversò senza cercare scorciatoie, senza melodrammi, senza false consolazioni.

Berlin era la tragedia di personaggi inventati. Magic and Loss è la tragedia della vita reale, quella che non ha colonna sonora e non finisce quando si spengono le luci. È il suono di un uomo di cinquant’anni che scopre che i suoi amici stanno morendo e che lui non può fare niente per fermarli. Può solo guardare, e poi scrivere. È quello che ha sempre fatto. È l’unica magia che conosce.

Daniele Federici
Formato Vinile LP
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europe
Catalogo 7599-26662-1
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis) 3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation) 4:23
  • 4 Magician (Internally) 6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally) 3:42
  • 6 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination) 4:25
  • 7 Cremation (Ashes To Ashes) 2:54
  • 8 Dreamin' (Escape) 5:09

Lato B

  • 1 No Chance (Regret) 3:15
  • 2 Warrior King (Revenge) 4:27
  • 3 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray) 5:29
  • 4 Gassed And Stoked (Loss) 4:18
  • 5 Power And Glory Part II (Magic - Transformation) 2:57
  • 6 Magic And Loss (The Summation) 6:39
Formato CD
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europa
Catalogo 7599-26662-2
Durata 58:30
  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis) 3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation) 4:23
  • 4 Magician (Internally) 6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally) 3:42
  • 6 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination) 4:25
  • 7 Cremation (Ashes To Ashes) 2:54
  • 8 Dreamin' (Escape) 5:09
  • 9 No Chance (Regret) 3:15
  • 10 Warrior King (Revenge) 4:27
  • 11 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray) 5:29
  • 12 Gassed And Stoked (Loss) 4:18
  • 13 Power And Glory Part II (Magic - Transformation) 2:57
  • 14 Magic And Loss (The Summation) 6:39
Formato Cassetta
Anno 1992
Etichetta Sire
Paese Europa
Catalogo 7599-26662-4
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita - The Spirit
    1:07
  • 2 What's Good - The Thesis 3:22
  • 3 Power And Glory - The Situation 4:23
  • 4 Magician - Internally 6:23
  • 5 Sword Of Damocles - Externally 3:42
  • 6 Goodby Mass - In A Chapel Bodily Termination 4:25
  • 7 Cremation - Ashes To Ashes 2:54
  • 8 Dreamin' - Escape 5:09

Lato B

  • 1 No Chance - Regret 3:15
  • 2 Warrior King - Revenge 4:27
  • 3 Harry's Circumcision Reverie Gone Astray 5:29
  • 4 Gassed And Stoked - Loss 4:18
  • 5 Power And Glory Part II - Magic - Transformation 2:57
  • 6 Magic And Loss - The Summation 6:39
Formato Vinile LP
Anno 2020
Etichetta Sire
Paese Worldwide
Catalogo R1 26662
Durata 58:30

Lato A

  • 1 Dorita (The Spirit)
    1:07
  • 2 What's Good (The Thesis) 3:22
  • 3 Power And Glory (The Situation) 4:23
  • 4 Magician (Internally) 6:23
  • 5 Sword Of Damocles (Externally) 3:42

Lato B

  • 1 Goodby Mass (In A Chapel Bodily Termination) 4:25
  • 2 Cremation (Ashes To Ashes) 2:54
  • 3 Dreamin' (Escape) 5:09
  • 4 No Chance (Regret) 3:15
  • 5 Warrior King (Revenge) 4:27

Lato C

  • 1 Harry's Circumcision (Reverie Gone Astray) 5:29
  • 2 Gassed And Stoked (Loss) 4:18
  • 3 Power And Glory Part II (Magic - Transformation) 2:57
  • 4 Magic And Loss (The Summation) 6:39

Lato D

  • D Lato inciso artisticamente
Lou Reed voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, cori (su "What's Good")
Mike Rathke chitarra acustica, chitarra elettrica, sintetizzatore chitarra Casio
Rob Wasserman contrabbasso elettrico Clevinger sei corde
Michael Blair batteria, percussioni, cori (su "What's Good")
Little Jimmy Scott cori (su "Power and Glory")
Roger Moutenot cori (su "What's Good")
Lou Reed Produttore, Missaggio
Mike Rathke Produttore, Missaggio
Roger Moutenot Ingegnere del Suono, Missaggio
Joe Warda Assistente Ingegnere del Suono
Shannon Carr Assistente Ingegnere del Suono
Bob Ludwig Mastering
Spencer Drate Art Direction, Design
Sylvia Reed Art Direction, Design
Dennis Ascienzo Design aggiuntivo
Judith Salavetz Design aggiuntivo
Louis Jammes Fotografia copertina
Sharon Felder Altre fotografie

«Between two Aprils»

Nelle note di copertina, Reed scrisse: «Between two Aprils I lost two friends / Between two Aprils magic and loss». L’album nacque dalla morte per cancro di due amici cari: il cantautore Doc Pomus (14 marzo 1991) e una donna identificata solo come “Rita”.

 

L’origine: maghi messicani

Inizialmente Reed aveva concepito un album sul tema della “magia”, ispirato da storie di maghi messicani e trasformazioni, un uomo che diventa uccello. Ma quando la tragedia colpì durante la scrittura, il progetto virò verso la perdita e la morte.

 

Doc Pomus, il mentore ritrovato

Jerome Solon Felder, in arte Doc Pomus, era uno dei più grandi autori del Brill Building: con Mort Shuman aveva scritto “Save the Last Dance for Me“, “This Magic Moment“, “A Teenager in Love“, “Viva Las Vegas” e oltre mille canzoni. Colpito dalla polio da bambino, camminava con le stampelle e poi in sedia a rotelle. Negli anni ’80 teneva workshop di songwriting nel suo appartamento di New York; Reed, che abitava a pochi isolati, passava spesso a trovarlo. Ascoltavano vecchi dischi blues insieme. L’amicizia durò solo un paio d’anni, ma trasformò Reed. Quando Pomus fu ricoverato nel gennaio 1991 con diagnosi di cancro ai polmoni e tre mesi di vita, Reed andò a trovarlo ogni giorno in ospedale, portandogli le canzoni in lavorazione. Pomus, con il suo humor intatto, quando Reed offrì di sostituire il piccolo televisore in bianco e nero con uno a colori grande, rispose: «Lou, questo non è il momento per investimenti a lungo termine».

 

L’invito di nozze

Pomus aveva scritto “Save the Last Dance for Me” sul retro dell’invito al proprio matrimonio, guardando la moglie ballare con altri mentre lui era costretto sulla sedia a rotelle. Prima di morire, regalò quell’invito originale a Lou Reed.

 

Chi era “Rita”?

L’identità di “Rita” resta un mistero. Alcune teorie: 1) Kenneth “Rotten Rita” Rapp, figura della Factory di Warhol (ma morì solo nel 2010, non nel 1991); 2) Rachel Humphreys, la compagna transgender di Reed negli anni ’70, morta di AIDS nel 1990 mentre scontava una pena per rapina. Reed non volle mai rivelare l’identità: «Rita non avrebbe voluto essere conosciuta. Sono stato molto fortunato a conoscerla». Nel libretto del CD appaiono fotografie di Pomus e di un volto femminile.

 

Little Jimmy Scott, il funerale che lo rilanciò

Il leggendario cantante jazz Jimmy Scott, amico di Doc Pomus dal 1945, cantò al suo funerale “Someone to Watch Over Me“, come Pomus aveva chiesto. Tra i presenti c’era Seymour Stein, fondatore della Sire Records, che lo mise sotto contratto. David Lynch gli diede un cameo nell’episodio finale di Twin Peaks (1991), cantando “Sycamore Trees” nella Red Room. Reed, colpito dalla performance al funerale, lo volle su “Power and Glory“.

 

“Harry’s Circumcision”, Lincoln Swados

Il brano più lungo e straniante dell’album non parla né di Pomus né di Rita, ma di Lincoln Swados, compagno di stanza di Reed alla Syracuse University, che soffriva di schizofrenia. Reed lo descrive mentre si mutila, sopraffatto dalla somiglianza con i propri genitori.

 

The Magic Shop

Lo studio di registrazione, situato in SoHo a Manhattan, divenne uno dei preferiti di Reed. Il nome era casualmente appropriato per un album intitolato Magic and Loss.

 

I sottotitoli “teatrali”

Ogni canzone ha un sottotitolo tra parentesi che legge come una didascalia teatrale: “The Thesis”, “The Situation”, “Internally”, “Externally”, “Ashes to Ashes”, “The Summation”. Rolling Stone notò che sembravano «stage cues» da opera rock.

 

Film-concerto ai Pinewood Studios

Il 18 marzo 1992, Reed e la band eseguirono l’intero album agli studi Pinewood di Londra. La performance fu filmata e pubblicata in VHS e LaserDisc, ma mai in DVD.

 

«My dream album»

Reed dichiarò: «È il mio album dei sogni, perché finalmente tutto si è unito e l’album è pienamente realizzato. Ho fatto quello che volevo fare, senza pensieri commerciali, quindi sono semplicemente sbalordito». Fu il suo disco di maggior successo nel Regno Unito (#6), nonostante, o forse proprio per, il tema cupo.

 

Edizione “Metal Memorial”

Alcune copie del CD uscirono in un cofanetto di metallo con cerniera, in edizione limitata.

 

Ristampa Record Store Day 2020

Per il Black Friday 2020, Rhino pubblicò un’edizione in doppio vinile 180g, tiratura limitata di 3.300 copie, con lato D inciso (etching).

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