Live at Max’s Kansas City
Live at Max’s Kansas City Label
L'ULTIMA SERA • 1970

Live at Max’s Kansas City

Lou Reed
19 72
Uscita 30 Maggio 1972 Prodotto da The Velvet Underground, Geoffey Haslam Studio Max's Kansas City, 213 Park Avenue South, New York Etichetta Cotillion Records

"Una cassetta fatta in un club che per caso cattura l'ultimo respiro di una leggenda"

L'album

E’ il 23 agosto 1970, notte. Al Max’s Kansas City di Manhattan, il club dove artisti, poeti, hustlers, regine e principi si incrociano nel fumo e nell’alcol, Lou Reed sale sul palco per l’ultima volta con i Velvet Underground. Non lo sa ancora che è l’ultima volta, o forse sì. Al tavolo vicino al palco, Brigid Polk, amica di Andy Warhol e documentarista compulsiva di tutto ciò che accade nella scena newyorkese, posa il suo registratore a cassette portatile Sony TC120. Vuole solo un ricordo per sé. Il poeta Jim Carroll le tiene il microfono e tra una canzone e l’altra si sente la sua voce: “Qualcuno ha del Tuinal?”, “Portami un doppio Pernod”. Non è una messa in scena, è semplicemente quello che succedeva al Max’s ogni sera.

Lou canta con voce logora, esausta. Ha ventotto anni e sembra averne cinquanta. I Velvet Underground hanno tenuto nove settimane di concerti al Max’s, due set a notte, giugno-agosto 1970, mentre registravano Loaded. È la prima volta che tornano a suonare a Manhattan dall’aprile 1967. Maureen Tucker è incinta, quindi alla batteria c’è Billy Yule, fratello minore di Doug, ancora al liceo. Suona più frenetico di Moe, meno essenziale, più nervoso. Cambia tutto il suono della band.

La scaletta mescola vecchi classici e pezzi da Loaded. I’m Waiting for the Man, Sweet Jane, Pale Blue Eyes, Femme Fatale, After Hours. Lou prima di Sunday Morning spiega: “Questa è per quando hai fatto qualcosa, così triste”. La band suona stretta, Lou dice che erano la miglior rock band che avesse mai visto dal vivo. Ma c’è qualcosa nell’aria, una stanchezza, una resa. Lou sa che quella notte finisce tutto. Fuori dal club suo padre lo aspetta. Lo riporterà a casa, a Long Island. Lou tornerà a lavorare nell’azienda del padre, contabile a 40 dollari a settimana. I Velvet Underground senza Lou non hanno senso, ma continueranno comunque per un po’, come fantasmi.

Il nastro di Brigid circola tra gli amici. È documentazione pura, non arte. Mono, registrato da un tavolo, con tutti i rumori del bar, le conversazioni, gli ordini. Nel 1970 Danny Fields della Atlantic lo ascolta e convince l’etichetta a pubblicarlo. Atlantic ha perso ogni speranza nel potenziale commerciale dei Velvet Underground, ma ha ancora un contratto per un secondo album dopo Loaded. Questo nastro lo-fi risolve il problema: è il modo più economico per chiudere gli obblighi contrattuali. Esce il 30 maggio 1972, quando Lou è già solista e famoso grazie a Transformer prodotto da David Bowie. Il disco diventa il primo “bootleg autorizzato” della storia del rock.

L’audio è quello che è. Le chitarre si confondono, le voci di Doug e Lou si mescolano, tutto è distante, opaco, umano. Ma proprio questa imperfezione lo rende prezioso. Non è un concerto professionale registrato con microfoni multipli e mixer. È una cassetta fatta in un club mentre la vita accade intorno. Jim Carroll che chiede droghe, gente che chiacchiera, bicchieri che tintinnano. È il suono della New York underground del 1970, non filtrato, non ripulito.

Rolling Stone scrive: “Non è grande, ma è buono. E anche se probabilmente non lo ascolterò molto, sarò contento che esista per le volte che ne avrò bisogno”. È recensione onesta. Questo non è 1969: Velvet Underground Live, il documento definitivo della band live. È qualcos’altro: è l’addio, è la fine di un’era catturata per caso. È malinconia pura. Lou che canta sapendo che tra mezz’ora lascerà per sempre. Sterling Morrison che suona chitarra senza sapere che anche lui se ne andrà nel 1971. Doug e Billy Yule che presto diventeranno i Velvet Underground senza nessuno degli originali, fino al disastroso Squeeze del 1973 che tutti fingeranno non esista.

Live at Max’s Kansas City è documento storico, non capolavoro. È testimonianza, non arte raffinata. Ma proprio per questo è essenziale. Perché il rock non è solo produzione perfetta in studio. È anche questo: un club fumoso, una cassetta portatile, un poeta fatto che chiede Tuinal, una band che suona il suo canto del cigno senza saperlo. È il suono della fine che arriva senza preavviso, della vita che continua mentre tutto finisce, della storia che viene catturata per caso da chi stava solo cercando di ricordare una serata.

Nel 2004 la Rhino pubblica l’edizione deluxe in doppio CD con il concerto completo. L’audio è leggermente più pulito, più forte, ma l’effetto resta lo stesso: sei al Max’s, è il 23 agosto 1970, Lou Reed sta lasciando i Velvet Underground e tu sei lì a testimoniarlo.

I puristi odiano questo disco. Dicono che non è davvero i Velvet Underground senza Moe, che la batteria di Billy è troppo frenetica, troppo poco essenziale. Hanno ragione e hanno torto. Non è la migliore incarnazione dei Velvet, ma è l’ultima con Lou. E questo conta. Conta più della qualità audio, conta più della precisione ritmica. Conta perché quella notte finisce qualcosa che non tornerà mai più. Lou rivedrà gli altri membri solo nel 1993 per una reunion che durerà poco. Ma quella notte del 1970 nessuno lo sa ancora. C’è solo Brigid con il suo Sony TC120, che registra tutto come fa sempre, e per caso cattura l’ultimo respiro di una leggenda.

Non è grande, dice Rolling Stone. Ma è buono. E in questi giorni di dischi usa e getta istantanei, questo significa qualcosa di buono.

Daniele Federici
Formato Vinile LP
Anno 1972
Etichetta Cotillion
Paese US
Catalogo SD 9500
Durata 38:21

Lato A

  • 1 I'm Waiting For The Man 4:00
  • 2 Sweet Jane 4:52
  • 3 Lonesome Cowboy Bill 3:41
  • 4 Beginning To See The Light 5:00

Lato B

  • 1 I'll Be Your Mirror 1:55
  • 2 Pale Blue Eyes 5:38
  • 3 Sunday Morning 2:43
  • 4 New Age 5:58
  • 5 Femme Fatale 2:29
  • 6 After Hours 2:05
Formato Cassetta
Anno 1972
Etichetta Cotillion
Paese US
Catalogo CS 9500
Durata 38:21

Lato A

  • 1 I'll Be Your Mirror 1:55
  • 2 Pale Blue Eyes 5:38
  • 3 Sunday Morning 2:43
  • 4 New Age 5:58
  • 5 Femme Fatale 2:29
  • 6 After Hours 2:05

Lato B

  • 1 I'm Waiting For The Man 4:00
  • 2 Sweet Jane 4:52
  • 3 Lonesome Cowboy Bill 3:41
  • 4 Beginning To See The Light 5:00
Formato CD
Anno 1990
Etichetta Atlantic
Paese Europa
Catalogo 7567-90370-2
Durata 44:17
  • 1 I'm Waiting For The Man 4:33
  • 2 Sweet Jane 5:32
  • 3 Lonesome Cowboy Bill 4:25
  • 4 Beginning To See The Light 5:32
  • 5 I'll Be Your Mirror 2:06
  • 6 Pale Blue Eyes 5:52
  • 7 Sunday Morning 3:33
  • 8 New Age 6:31
  • 9 Femme Fatale 3:18
  • 10 After Hours 2:55
Formato Vinile LP
Anno 2024
Etichetta Cotillion
Paese Europea
Catalogo RCV1 552293
Durata 1:19:47

Lato A

  • 1 I'm Waiting For The Man 4:44
  • 2 White Light/White Heat 5:15
  • 3 I'm Set Free 6:27
  • 4 Sweet Jane 6:17

Lato B

  • 5 Lonesome Cowboy Bill 4:20
  • 6 New Age 6:38
  • 7 Beginning To See The Light 5:42
  • 8 I'll Be Your Mirror 3:27

Lato C

  • 9 Pale Blue Eyes 6:01
  • 10 Candy Says 5:50
  • 11 Sunday Morning 3:39
  • 12 After Hours 2:58

Lato D

  • 13 Femme Fatale 3:09
  • 14 Some Kinda Love 11:03
  • 15 Lonesome Cowboy Bill (Version 2)
    4:17
Lou Reed Voce solista, chitarra ritmica
Sterling Morrison Chitarra solista, chitarra ritmica
Doug Yule Basso, cori
Billy Yule Batteria
Brigid Polk Registrazione (registratore a cassette portatile Sony TC-120)
Geoffrey Haslam Editing, supervisione produzione
Lou Reed Remix (non accreditato)
Mark Meyerson Coordinamento album, note di copertina
George Piros Mastering (Atlantic Studios)
Richard Mantel Art direction, design
Fred Lombardi Fotografia
Doug Johnson Illustrazione
Danny Fields Ringraziamenti speciali (acquisizione nastri)

L’ultimo concerto

Dopo l’ultimo brano della serata Lou Reed posò la chitarra, uscì dal locale e salì nell’auto di suo padre Sidney che lo aspettava fuori. Fu portato a casa a Freeport, Long Island. Non disse addio a nessuno. Non tornò più. Reed avrebbe poi lavorato come dattilografo nell’azienda del padre per quasi due anni prima di riemergere come artista solista.

 

Il primo bootleg ufficiale

Brigid Polk aveva l’abitudine di registrare tutto: conversazioni, feste, eventi. Fece ascoltare i nastri agli amici, come faceva sempre. Più tardi quell’anno Danny Fields, A&R della Atlantic Records, sentì le registrazioni e le propose ai suoi superiori. La Atlantic, che aveva perso fiducia nel potenziale commerciale dei Velvet dopo il fallimento di Loaded, vide un’opportunità: potevano soddisfare l’obbligo contrattuale per un secondo album senza aspettare nuovo materiale. Brigid Polk e Danny Fields vendettero i nastri alla Atlantic per 10.000 dollari.

 

Jim Carroll tra il pubblico

Sul nastro si sente distintamente la voce di Jim Carroll (poeta, scrittore, futuro autore di The Basketball Diaries) che ordina doppi Pernod e discute di Tuinal (un barbiturico) con Brigid Polk. Carroll era con lei quella sera e finì inavvertitamente su nastro, creando un documento unico dell’atmosfera del locale.

 

«Sorry, we don’t play Heroin anymore»

A un certo punto della serata, qualcuno dal pubblico urlò una richiesta per Heroin. Reed rispose: «Sorry, we don’t play Heroin anymore». La band non eseguiva più il brano da tempo. Troppo associato al passato, troppo pericoloso per un gruppo che cercava di scrollarsi di dosso l’etichetta di “band delle droghe”.

 

Reed in buonumore

Nonostante fosse sull’orlo di lasciare tutto, Reed appare stranamente rilassato e comunicativo nelle registrazioni. Prima di Sunday Morning spiega: «This is about when you’ve done something… so sad». In un altro momento dice: «Wow, it’s really fun to be able to play all these for you». Era il canto del cigno, e forse lo sapeva.

 

Sweet Jane con il bridge

La versione di Sweet Jane eseguita quella sera include il bridge «heavenly wine and roses» che sarebbe stato tagliato dalla versione in studio di Loaded. È una delle prime registrazioni ufficiali della canzone nella sua forma completa.

 

La qualità sonora

L’album fu criticato per la qualità audio; inevitabile, dato che fu registrato con un registratore a cassette portatile dal tavolo del pubblico. Il suono è lo-fi, con rumore di fondo, tintinnio di bicchieri, chiacchiere. Ma quella stessa qualità grezza, da bootleg, divenne parte del fascino dell’album e contribuì a legittimare le registrazioni amatoriali come forma d’arte nel rock.

 

Il problema della velocità

Per decenni, fan e critici hanno notato che l’album sembra essere stato masterizzato a una velocità leggermente sbagliata, facendo suonare la band più veloce e la voce di Reed più acuta del normale. Nessuna delle numerose ristampe ha mai corretto definitivamente il problema.

 

La copertina

La fotografia di Fred Lombardi mostra l’esterno del Max’s Kansas City, l’ingresso su Park Avenue South tra la 17th e la 18th Street. Il locale era un edificio anonimo che nascondeva un mondo intero. Oggi lo spazio non esiste più come locale; è stato demolito e ricostruito.

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