Live at Alice Tully Hall
Live at Alice Tully Hall Label
DEBUTTO NYC • 1973

Live at Alice Tully Hall

Lou Reed
20 20
Uscita 27 novembre 2020 Prodotto da Hal Willner, Don Fleming, Rob Santos Studio Alice Tully Hall, Lincoln Center, New York City Etichetta RCA Records / Legacy Recordings

"Il documento di un momento in cui tutto era ancora possibile"

L'album

Il 27 gennaio 1973, lo stesso giorno in cui gli Accordi di Parigi ponevano ufficialmente fine al coinvolgimento americano in Vietnam, Lou Reed debuttò come solista nella sua città. Non al Max’s Kansas City, non al CBGB che ancora non esisteva, ma all’Alice Tully Hall del Lincoln Center, tempio della musica da camera inaugurato tre anni prima con i soldi dell’ereditiera della CorningWare. I poster nella metropolitana di New York mostravano Reed in cerone bianco e capelli neri corti, vampiresco: “Where Will You Be When Lou Reed Emerges from the Underground on January 27th at Alice Tully Hall?”. La deflorazione della cultura alta era programmata per le otto di sera, biglietto sei dollari.

Reed aveva trent’anni, si era sposato due settimane prima, e non saliva su un palco da due anni. Per superare il panico da prestazione ci volle dello scotch, più che un po’. La band era The Tots, quattro ragazzi di Yonkers che non avevano mai messo piede al Lincoln Center: Vinny LaPorta e Eddie Reynolds alle chitarre, Bobby Resigno al basso, Scottie Clark alla batteria. Una bar band funky con doppia chitarra che poteva ricreare le texture glam di Transformer e suonare versioni credibili dei pezzi dei Velvet Underground. Se Reed avesse avuto questi ragazzi sul primo album solista invece dei sessionisti londinesi, forse quel disco non sarebbe stato il mezzo disastro che fu.

Quarantasette anni dopo, i nastri multitraccia originali sono stati restaurati e mixati da Matt Ross-Spang per il Record Store Day Black Friday 2020. Il risultato è sorprendentemente vivo: separazione degli strumenti cristallina, voce in primo piano, chitarre nitide e spaziate. Chi dice di non amare i dischi dal vivo dovrebbe sentire questo. È l’antitesi di Rock n Roll Animal: niente assoli di dieci minuti, niente arena rock pompato, niente Steve Hunter e Dick Wagner che trasformano Sweet Jane in un’epica prog. Qui c’è il suono di una band da bar che suona forte in una sala da concerto, tight but loose, con un’energia punk che anticipa quello che sarebbe successo ai CBGB un anno dopo.

La scaletta mischia i due album solisti con i classici Velvet. White Light/White Heat apre a tutto volume, I’m Waiting for the Man ha il groove giusto, Sweet Jane non è ancora la versione bombastic che diventerà. Vicious e Walk on the Wild Side suonano come dovevano suonare dal vivo nel ’73: sporche, dirette, senza la patina di studio di Bowie e Ronson. Satellite of Love funziona anche senza i cori multitratta. Dai Velvet arrivano Heroin, ancora devastante anche senza Moe Tucker, e una Sister Ray che chiude il concerto con diciassette minuti di caos controllato.

Ci sono problemi: Reed è vocalmente incerto su New Age, qualche accordatura traballante qua e là, momenti in cui la band cerca la forma giusta senza trovarla del tutto. Ma questi difetti sono anche il punto: questo è il suono di un artista che sta reinventando sé stesso in tempo reale, davanti a un pubblico che non sa cosa aspettarsi. I Tots sarebbero stati abbandonati pochi mesi dopo, quando il tour di Berlin richiese musicisti più sofisticati. Ma quella sera, in quella sala progettata per Brahms e Beethoven, quattro ragazzi da bar e un ex Velvet Underground in giacca di pelle e mascara nero fecero esattamente quello che dovevano fare: portare il rock’n’roll dove non era mai stato prima.

Il saggio di Ed McCormack nel booklet racconta il contesto, le foto rare mostrano un Reed magrissimo e pericoloso, il vinile bordeaux in edizione limitata è un oggetto da collezione. Ma la cosa importante è la musica: il documento di un momento in cui tutto era ancora possibile, prima che il successo e il fallimento e le droghe e i compromessi complicassero tutto. Lou Reed a trent’anni, sobrio quel tanto che bastava per suonare, con una band che credeva nella sua fortuna. Non succederà più.

Daniele Federici
Formato 2× LP
Anno 2020
Etichetta RCA Victor
Paese Europa
Catalogo 19439786871
Durata 1:21:41
Disco 1

Lato A

  • 1 White Light/White Heat 3:53
  • 2 Wagon Wheel 4:23
  • 3 I'm Waiting For The Man 8:10
  • 4 Walk And Talk It 4:01
  • 5 Sweet Jane 5:13

Lato B

  • 1 New Age 5:54
  • 2 Vicious 3:34
  • 3 I Can't Stand It 4:02
  • 4 Satellite Of Love 3:55
Disco 2

Lato C

  • 1 Heroin 9:24
  • 2 I'm So Free 3:53
  • 3 Walk On The Wild Side 6:46

Lato D

  • 1 Rock And Roll 7:35
  • 2 Sister Ray 10:58
Lou Reed Voce, chitarra
Vinny LaPorta Chitarra
Eddie Reynolds Chitarra
Bobby Resigno Basso
Scottie Clark Batteria
Hal Willner Produttore
Don Fleming Produttore
Rob Santos Produttore
Jason Stern Produttore
Laurie Anderson Produttore
Mike Moran Ingegnere del Suono registrazione originale
Pat Martin Ingegnere del Suono
Myles Turney Assistente Ingegnere del Suono
Matt Ross-Spang Missaggio
Vic Anesini Mastering
Frank Harkins Art Direction, Design
Daniel Krieger Lacquer Cut By
Steve Rossini Fotografia
Ed McCormack Linear notes

Il debutto newyorkese

Il 27 gennaio 1973, Lou Reed tornò a casa. Dopo aver lasciato i Velvet Underground, dopo l’esilio londinese, dopo Transformer, finalmente suonava da solista nella sua città. E non in un club qualsiasi dell’East Village, ma all’Alice Tully Hall del Lincoln Center, il tempio della musica da camera, dove normalmente si eseguivano quartetti d’archi e sonate per pianoforte.

 

The Tots, la band dimenticata

I Tots erano una bar band del circuito dei club di New York e New Jersey. Vinny LaPorta e Eddie Reynolds alle chitarre, Bobby Resigno al basso, Scottie Clark alla batteria. Non avevano mai immaginato di accompagnare una leggenda del rock. Quando arrivò la chiamata per il tour di Transformer, non potevano crederci. Furono lasciati a casa pochi mesi dopo, quando Reed assemblò una band completamente diversa per il tour di Berlin.

 

Due show, due nastri

Reed suonò due concerti quella sera all’Alice Tully Hall. Per decenni, i bootleg circolanti provenivano dal primo show. Questa pubblicazione ufficiale del 2020 è il secondo show, una performance diversa, con dinamiche diverse.

 

Il suono della bar band

A differenza di Rock n Roll Animal, registrato quasi un anno dopo con arrangiamenti elaborati e assoli di chitarra epici, questo concerto cattura Reed in modalità grezza. I Tots suonavano come quello che erano: una band da bar che si ritrovava improvvisamente sul palco del Lincoln Center. Un critico lo definì «bar-band punkiness», energia punk prima del punk.

 

Transformer vs. Velvet Underground

La scaletta mescolava i successi freschi di Transformer (Vicious, Satellite of Love, Walk on the Wild Side) con i classici dei Velvet Underground: White Light/White Heat, I’m Waiting for the Man, Heroin, Sweet Jane, Rock and Roll, Sister Ray. Era come se Reed stesse dicendo: ecco da dove vengo, ecco dove sono ora.

 

Sister Ray al Lincoln Center

Immagina la scena: l’Alice Tully Hall, progettata per quartetti d’archi e recital di pianoforte, invasa dai diciassette minuti di caos controllato di Sister Ray. La canzone sui travestiti, le droghe e gli omicidi, suonata dove normalmente si eseguiva Brahms. Il contrasto era probabilmente intenzionale.

 

I nastri perduti e ritrovati

Le registrazioni multitraccia originali rimasero negli archivi RCA per quasi cinquant’anni. Nel 2020, il produttore Hal Willner (che sarebbe morto di COVID pochi mesi dopo l’uscita dell’album) supervisionò il restauro. Matt Ross-Spang, ingegnere di Memphis noto per il suo lavoro con Jason Isbell e Margo Price, missò i nastri restaurati.

 

Hal Willner: l’ultimo progetto

Hal Willner, leggendario produttore che aveva lavorato con Reed per decenni (da The Raven a Lulu), morì il 7 aprile 2020, pochi mesi prima dell’uscita di questo album. Fu una delle prime vittime celebri del COVID-19 nell’industria musicale. L’album rimane uno dei suoi ultimi progetti completati.

 

Record Store Day Black Friday 2020

L’album uscì il 27 novembre 2020, quasi esattamente 48 anni dopo il concerto originale. Fu pubblicato come “RSD First” release per il Record Store Day Black Friday, in un’edizione limitata di 5.000 copie su vinile bordeaux. La versione digitale arrivò solo nel settembre 2021.

 

Il confronto con American Poet

I fan che conoscevano American Poet, il live del 26 dicembre 1972 al Calderone Concert Hall di Hempstead, con la stessa formazione,  notarono differenze interessanti. Alice Tully Hall ha una scaletta probabilmente migliore, un suono più intimo, ma forse un’energia leggermente meno esplosiva. Entrambi catturano un Lou Reed in transizione.

 

L’anno prima di Rock n Roll Animal

Questo concerto offre uno sguardo su cosa sarebbe potuto essere il primo album live ufficiale di Reed se avesse scelto di documentare il tour dei Tots invece di aspettare la band successiva. Rock n Roll Animal, registrato all’Academy of Music nel dicembre 1973, avrebbe presentato un Reed completamente diverso: più teatrale, più heavy metal, più commerciale.

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