Legendary Hearts
«Reed aveva ritrovato una voce, un metodo, una direzione. Non aveva ancora imparato a fidarsi di chi lo aiutava a trovarla»
L'album
Il destino dei secondi album dopo un capolavoro è sempre ingrato. Legendary Hearts arriva un anno dopo The Blue Mask e paga il prezzo del confronto: qualsiasi cosa Reed avesse fatto sarebbe sembrata un passo indietro. Ma il problema vero non è il confronto. Il problema è quello che Reed fece in studio dopo che tutti se ne furono andati.
La formazione è quasi identica: Reed e Quine alle chitarre, Saunders al basso, con Fred Maher che sostituisce Doane Perry alla batteria portando un suono più preciso e potente. Le canzoni sono solide, alcune eccellenti. La title track apre con una malinconia che Reed non aveva mai esplorato così apertamente, un lamento su cuori che cercano leggende senza trovarle. “Bottoming Out” è un altro ritratto dell’alcolismo, questa volta con una resa melodica che lo rende quasi bello. “The Last Shot” affronta lo stesso tema con la freddezza di chi sa che l’ultima volta non è mai davvero l’ultima. “Martial Law” e “Betrayed” tornano sulla violenza domestica, ma con un equilibrio nuovo: Reed non è più dentro il personaggio, lo osserva da fuori.
Il problema è il mix. Quine, che su The Blue Mask aveva creato un dialogo chitarristico memorabile, qui è stato sistematicamente abbassato o eliminato. Reed tornò in studio da solo e rifece tutto, seppellendo le parti del suo chitarrista sotto strati di basso e batteria. Quando Quine ricevette la copia finale, era in Ohio. La portò nel vialetto di casa e la fece a pezzi. Non parlò a Reed per un mese. Aveva delle cassette con il mix originale: “Era davvero un buon disco. Lui l’ha reso tutto fangoso e confuso”.
La paranoia di Reed, la sua incapacità patologica di condividere i meriti, aveva sabotato il suo stesso lavoro. È un pattern che si ripete: il tradimento di chi gli sta vicino come meccanismo di autodifesa. Quine non era il primo e non sarebbe stato l’ultimo.
Quello che rimane è un album dimezzato. Fernando Saunders emerge come protagonista involontario: il suo basso fretless, fluido e melodico, riempie gli spazi lasciati vuoti dalla chitarra di Quine. Non è necessariamente un male, ma non è quello che l’album avrebbe dovuto essere. “Home of the Brave” chiude con sei minuti di lenta costruzione, le chitarre che finalmente dialogano come su The Blue Mask, un assaggio di quello che poteva essere.
L’album è dedicato a Sylvia, che firma ancora la copertina. Ma “Betrayed” non promette nulla di buono per il matrimonio: “You told me what I wanted to hear / And that was that, and now you disappear”. Reed stava facendo terapia, elaborando i suoi demoni in modo più consapevole. I testi sono meno viscerali di The Blue Mask, più riflessivi. “Don’t Talk to Me About Work” morde il cinismo dell’era Reagan con un groove che sembra quasi divertito. “Rooftop Garden” chiude con una leggerezza che Reed si concede raramente.
Posizione 159 in Billboard, dieci posti meglio del predecessore ma comunque un fallimento commerciale. La RCA non spinse molto: era l’anno di Thriller, e Lou Reed quarantunenne non era esattamente una priorità di marketing.
Legendary Hearts non è il disco che avrebbe potuto essere. Esiste da qualche parte, nei nastri che Quine conservava, una versione migliore che probabilmente non sentiremo mai. Ma anche nella sua forma mutilata, dimostra che The Blue Mask non era stato un caso isolato. Reed aveva ritrovato una voce, un metodo, una direzione. Non aveva ancora imparato a fidarsi di chi lo aiutava a trovarla.
Lato A
- 1 Legendary Hearts 3:23
- 2 Don't Talk To Me About Work 2:07
- 3 Make Up Mind 2:48
- 4 Martial Law 3:53
- 5 The Last Shot 3:22
- 6 Turn Out The Light 2:45
Lato B
- 1 Pow Wow 2:30
- 2 Betrayed 3:10
- 3 Bottoming Out 3:40
- 4 Home Of The Brave 6:49
- 5 Rooftop Garden 3:04
Lato A
- 1 Legendary Hearts 3:24
- 2 Don't Talk To Me About Work 2:11
- 3 Make Up Mind 2:50
- 4 Martial Law 3:55
- 5 The Last Shot 3:22
- 6 Turn Out The Light 2:51
Lato B
- 1 Pow Wow 2:32
- 2 Betrayed 3:10
- 3 Bottoming Out 3:42
- 4 Home Of The Brave 5:50
- 5 Rooftop Garden 3:06
- 1 Legendary Hearts 3:24
- 2 Don't Talk To Me About Work 2:10
- 3 Make Up My Mind 2:52
- 4 Martial Law 3:53
- 5 The Last Shot 3:22
- 6 Turn Out The Light 2:48
- 7 Pow Wow 2:31
- 8 Betrayed 3:11
- 9 Bottoming Out 3:40
- 10 Home Of The Brave 6:51
- 11 Rooftop Garden 3:05
Il nastro distrutto a martellate
Robert Quine raccontò in un’intervista del 1997: “L’atmosfera era molto tesa, è impossibile essergli amico. Quando ho ricevuto il mix finale, ero davvero fuori di testa. Mi ha praticamente fatto fuori in maniera non ufficiale. Ero in Ohio, l’ho portato fuori nel vialetto e ho fatto a pezzi il nastro… Ho delle cassette con il mix grezzo e quello era un disco davvero buono, ma lui l’ha reso tutto fangoso e torbido”. Reed aveva abbassato drasticamente le parti di chitarra di Quine nel mix finale, o le aveva rimosse del tutto.
Il mix originale esiste
Secondo alcune fonti, il mix originale (con le parti di Quine più prominenti) circola online ed è considerato superiore alla versione pubblicata. Un caso classico di “album minore” che tale è diventato proprio a causa del mix commerciale.
Fred Maher
Nuovo batterista, sostituisce Doane Perry (passato ai Jethro Tull). Maher avrebbe poi collaborato con Scritti Politti, Material, e prodotto album per Matthew Sweet e altri.
La copertina col casco
Reed appare con un casco da motociclista Simpson con visiera a specchio: un riferimento alla sua passione per le moto, che era diventata il suo “nuovo vizio” dopo aver smesso con droghe e alcol. Il casco è lo stesso che indossava nelle sue scorribande per il New Jersey.
Scenes from a Marriage
Rolling Stone paragonò l’album al film di Bergman, descrivendolo come “un extended play del cuore” in cui Reed “distrugge il mito dell’amore romantico”. I temi coniugali e le tensioni domestiche pervadono l’album, con brani come “Martial Law” (la polizia che interrompe un litigio domestico) e “Betrayed“.
Pubblicità Honda e American Express
Dopo Legendary Hearts e New Sensations, Reed divenne testimonial per Honda (scooter) e American Express. Rolling Stone notò che per gran parte di una generazione, Reed era più conosciuto per queste pubblicità che per la sua musica degli anni ’80.
“Rooftop Garden”
Il brano finale contiene un riferimento a “Up on the Roof” dei Drifters, forse la concessione di Reed al fatto che, anche se non esistono amori leggendari, le canzoni d’amore leggendarie sono una meravigliosa ispirazione.
Archivio Fotografico
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