Hudson River Wind Meditations
"L'anti-Metal Machine Music. Stessa ossessione, direzione opposta. Dopo quarant'anni di strada, il suono del respiro"
L'album
Sul retro del cd del 2007, accanto al codice a barre, c’è un ISBN. L’ultimo disco solista in studio di Lou Reed è schedato come un libro. Sulla stessa confezione l’indicazione per il negoziante dice un’altra cosa, «file under pop/ambient», e le biblioteche americane hanno poi deciso per conto loro: lo tengono allo scaffale new age, che è esattamente la parola che Reed rifiutava ogni volta che gli chiedevano di questa musica.
L’etichetta è Sounds True, di Boulder, in Colorado, che pubblica audiolibri e meditazioni guidate. Uno che veniva dalla RCA e dalla Sire, e che aveva passato quarant’anni dentro l’industria discografica, manda il suo ventesimo disco solista in una collana per la crescita personale. Chi ne ha scritto ai tempi della ristampa dà per scontato che non fosse riuscito a piazzarlo altrove. A me non risulta che l’abbia mai detto lui; e comunque un’ora di droni senza voce, nel 2007, una major non l’avrebbe mai voluta.
La leggenda comoda è quella della conversione tardiva, il duro di New York che a sessantacinque anni scopre l’Oriente. Ma non regge e non è vera. Mi raccontò lui stesso, all’epoca, che praticava da venticinque anni, due ore al giorno tutti i giorni, e si diverteva a smentire chi lo crede uno che solleva pesi: il fisico glielo aveva costruito il tai chi. Venticinque anni, però, non sono venticinque anni con lo stesso maestro. I primi quindici, per sua stessa ammissione, erano stati preparazione. Lo stile Chen e Ren Guangyi arrivano tardi, all’inizio degli anni Duemila, e ci arriva per via di Laurie Anderson: si era iscritta a una classe di Lafayette Street e poi gli aveva detto che il suo insegnante era più bravo del suo.
Da lì in poi il maestro sale sul palco. Dal 2003 Ren esegue le forme dentro i concerti: alla Carnegie Hall, da Letterman, ai Giochi olimpici di Torino nel febbraio del 2006. Una piazza che aspettava le canzoni si ritrovò davanti un signore cinese che spostava il peso da una gamba all’altra molto lentamente. Il pubblico rock lo sopportava. Quando esce il disco, insomma, la parte imbarazzante Reed l’aveva già fatta in pubblico da quattro anni: qui è solo la musica che si mette in pari con il resto della sua giornata.
Ricordo che, quando Lou mi passò le cuffiette del suo iPod per farmi ascoltare qualche minuto in anteprima di queste nuove composizioni, ho cercato di fingere un interesse che, sinceramente, in quel momento non provavo.
Il titolo promette il vento sull’Hudson, e il vento c’è, ed è vero. Registrato in un giorno solo dalla finestra di casa, con il fiume davanti, in una giornata in cui fischiava abbastanza forte da valerne la pena. Dura un minuto e cinquanta. Per arrivarci ci vuole pazienza, perché sta nella terza traccia e prima ci sono un’ora esatta di sintetizzatori: sessanta minuti e ventinove secondi. Il fiume che dà il nome all’album occupa la traccia più corta delle quattro. Diciotto anni prima, in Romeo Had Juliette, il pezzo che apre New York, l’Hudson era il fondale di una città che andava a picco; adesso è il paesaggio dalla finestra di camera.
Move Your Heart sono ventotto minuti e cinquantaquattro secondi di anse lente che salgono e scendono, Hanno la periodicità di un respiro un po’ più lungo del normale. Find Your Note ne dura trentuno e trentacinque ed è il pezzo che divide. Al centro c’è una frequenza acuta, insistente, che a qualcuno provoca mal di testa e ad altri sembra la cosa migliore qui dentro. La faceva il Minimoog Voyager, e Reed ci teneva a precisare che non era un campione ma un suono costruito lì per lì, e che suonarla era stato un divertimento. Ecco il dettaglio che smonta la lettura devozionale: dentro un prodotto per il benessere c’è un musicista che si toglie uno sfizio. A dare forma di disco a quelle anse ci pensò come sempre il fidato Hal Willner. Wind Coda, in chiusura, riporta al materiale d’apertura in cinque minuti e ventitré.
Il paragone con Metal Machine Music l’hanno fatto tutti, e per una volta un qualche appiglio c’è: i due dischi si somigliano nel modo di nascere. Fatti in casa e per sé, e consegnati a un mercato che non li aveva chiesti. Quello che cambia è il volume, non il metodo.
Nel 2007 il disco sparisce.
Uncut gli diede due stelle su cinque, e David Stubbs scrisse che il primo pezzo brontola come uno stomaco vuoto e che, alla fine dei conti, Metal Machine Music era più divertente. AllMusic fu più gentile: tre e mezzo. Poi non se ne parlò più per sedici anni. Nel gennaio del 2024 la Light in the Attic lo ristampa, prima volta in vinile, dentro la serie d’archivio aperta due anni prima con Words & Music, May 1965. Il ribaltamento ha del comico: Pitchfork lo promuove con 8,4, e Uncut, la stessa rivista delle due stelle, gli dà otto su dieci. In Gran Bretagna entra per una settimana al trentaquattro fra gli album indipendenti, che per un’ora di droni destinata al tai chi non è poco. Nel frattempo era cambiato il paesaggio, non il disco: dieci anni di riscoperta della new age, e un pubblico che ormai regge un’ora sullo stesso accordo.
La copertina l’ha scattata lui. L’anno prima aveva pubblicato con Steidl un libro con più di cento sue fotografie di New York, e in quel periodo la macchina fotografica gli interessava quanto la chitarra; anzi, forse di più. Ricordo lunghe discussioni sull’argomento.
Nei ringraziamenti, in mezzo ai tecnici, compare Shelly Peng, l’agopunturista da cui aveva imparato a meditare. E quando gli chiesero che altro facesse per tenersi in ordine, di dischi non parlò: disse che aveva smesso di fumare da poco più di un anno e che era la cosa migliore che avesse mai fatto.
Ecco, questo disco somiglia a quella risposta. Manutenzione, fatta bene, senza cerimonie. L’anno dopo metteva in piedi il Metal Machine Trio e tornava a fare rumore.
- 1 Move Your Heart 28:54
- 2 Find Your Note 31:35
- 3 Hudson River Wind (Blend The Ambiance) 1:50
- 4 Wind Coda 5:23
Lato A
- A Move Your Heart
Lato B
- B Move Your Heart - Part II
Lato C
- C Find Your Note
Lato D
- 1 Find Your Note - Part II
- 2 Hudson River Wind (Blend The Ambiance)
- 3 Wind Coda
L’origine: musica per uso personale
Hudson River Wind Meditations non fu mai concepito per la pubblicazione. Lou Reed compose questa musica esclusivamente per sé stesso, per Laurie Anderson e per il suo Maestro di Tai Chi, Ren Guangyi. Originariamente le tracce includevano istruzioni vocali guidate per la meditazione, poi rimosse per la versione pubblicata. Solo quando amici e allievi cominciarono a chiederne copie Reed decise di renderla disponibile al pubblico.
Venticinque anni di Tai Chi
Reed praticava Chen Tai Chi dal 1980, due ore al giorno, ogni giorno. Il suo istruttore era il Maestro Ren Guangyi, allievo diretto del Gran Maestro Chen Xiaowang, discendente di diciannovesima generazione del fondatore dello stile Chen. Reed divenne così devoto alla disciplina che portava videocassette e spade in tour per non interrompere mai la pratica. “Se salto un giorno, il mio corpo inizia a fare male. Una volta era il contrario,” disse in un’intervista.
Il vento è reale
La traccia Hudson River Wind (Blend the Ambiance) contiene il suono reale del vento sull’Hudson River, registrato dalla finestra del loft di Reed e Laurie Anderson a Manhattan. In un’intervista con Beliefnet, Reed spiegò: “Oh sì, quello è vero. No, non è un vento simulato. È il vento. È il vento dall’Hudson che sto guardando mentre parliamo. Era un giorno particolarmente buono per registrare perché fischiava, era così forte”. Tutto il materiale sonoro naturale fu catturato in un solo giorno.
L’etichetta insolita
Reed non riuscì a ottenere una distribuzione convenzionale per l’album. Dopo anni di pubblicazioni su Sire e Warner, Hudson River Wind Meditations uscì su Sounds True, un’etichetta di Boulder, Colorado, specializzata in audiolibri e materiale per la crescita personale. Era il segnale più chiaro possibile che questo non era un disco rock.
Il collegamento con La Monte Young
L’album riporta Reed alle sue radici musicali pre-Velvet Underground. Negli anni Sessanta, La Monte Young e la Theatre of Eternal Music (che includeva John Cale e Tony Conrad, futuri membri dei Velvet Underground) avevano esplorato i droni e la musica minimale. Reed, che aveva scritto The Ostrich nel 1964 accordando tutte le corde della chitarra sulla stessa nota, tornava quarant’anni dopo a quelle stesse ossessioni sonore.
Il software
L’album fu realizzato usando Ableton Live, un software di produzione musicale. Hal Willner aiutò a dare forma al materiale, trasformando le improvvisazioni di Reed in un album coerente. I ringraziamenti speciali nelle note includono esplicitamente “Ableton Live”.
Lo specchio di Metal Machine Music
Molti critici hanno notato che Hudson River Wind Meditations è l’immagine speculare di Metal Machine Music (1975). Entrambi sono album di droni senza strutture convenzionali, entrambi concepiti per sfidare le aspettative. Ma dove Metal Machine Music era un assalto aggressivo, Hudson River Wind Meditations è una resa alla quiete. Reed stesso sembrava consapevole di questa simmetria: l’anno dopo la pubblicazione, nel 2008, formò il Metal Machine Trio con Ulrich Krieger e Sarth Calhoun, esplorando territori sonori a metà strada tra i due estremi.
Citta e Chi
Laurie Anderson, nelle note della ristampa 2024, spiegò la connessione filosofica dell’album: “Negli insegnamenti del Buddhismo tibetano, cuore e mente sono la stessa parola: citta. È vicina al chi del Tai Chi, che è pura energia”. Per Reed, la musica non era separata dalla pratica fisica e spirituale: erano la stessa cosa.
La prima edizione in vinile
L’album originale del 2007 fu pubblicato solo in formato CD. La ristampa del 2024 di Light in the Attic rappresenta la prima edizione in vinile, disponibile in tre varianti: nero, Coke Bottle Clear e Glacial Blue. L’edizione include un libro di 20 pagine con fotografie inedite scattate da Reed stesso.
L’ultimo album solista
Hudson River Wind Meditations è il ventesimo e ultimo album solista in studio di Lou Reed. Dopo di esso, Reed pubblicò solo Lulu (2011) in collaborazione con i Metallica. È quindi il suo vero testamento artistico come solista: non un album rock, non un concept ambizioso, ma sessantasette minuti di silenzio e respiro.
Il libro mai completato
Reed stava lavorando a un libro di saggi sul Chen Tai Chi intitolato The Art of the Straight Line. Il libro, che avrebbe dovuto documentare la sua pratica e la sua filosofia, non fu mai completato prima della sua morte nel 2013. E’ uscito nel 2025.
Archivio Fotografico
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