Ecstasy
«Ho un buco nel cuore grande come un camion, e non si riempirà con una scopata di una notte»
L'album
A cinquantotto anni Lou Reed pubblica un disco sul sesso, il matrimonio, il tradimento e il dolore, e suona come se avesse ancora qualcosa da dimostrare. Ecstasy è l’ultimo vero album rock della sua carriera solista, settantasette minuti di chitarre feroci e confessioni che avrebbero fatto arrossire il Lou Reed di trent’anni prima. È anche, secondo più di un critico, il capolavoro che la carriera post-Velvet aspettava da sempre.
La copertina dice tutto. Stefan Sagmeister, lo stesso designer di Set the Twilight Reeling, chiese a Reed di masturbarsi dietro una tenda per catturare l’espressione dell’estasi. Reed accettò. A cinquantotto anni. Per la copertina di un disco. Questo è il livello di impegno.
Paranoia Key of E apre con un riff che i Rolling Stones non riuscivano più a suonare da decenni, e Reed che canta di matrimonio, decadenza e paranoia con la voce di chi sa esattamente di cosa parla. La band è quella consolidata (Mike Rathke alla chitarra, Fernando Saunders al basso, Tony Smith alla batteria) ma suona come se avesse bevuto benzina prima di entrare in studio. Le chitarre hanno un suono che Reed aveva inseguito per anni: crudo, massiccio, saturo di armoniche.
Mad è la canzone dell’adulterio, e Reed non cerca scuse. Non è dispiaciuto per aver tradito, è incazzato per essere stato scoperto. È il tipo di onestà che solo un sessantenne può permettersi, la consapevolezza che ormai è troppo tardi per fingere di essere una persona migliore. Laurie Anderson suona il violino elettrico, il che aggiunge un livello di complessità psicologica: la nuova compagna che accompagna la confessione dei tradimenti passati.
Tatters ha fiati soul anni Sessanta che esplodono dopo quattro minuti di tensione crescente. Modern Dance è pop nella struttura ma amaro nel contenuto, i “what if” che perseguitano chi ha sbagliato tutto. Ecstasy, la title track, ha un groove quasi brasiliano, una samba notturna per le strade di una città che non dorme. Baton Rouge guarda indietro a un divorzio con una tenerezza inaspettata.
E poi c’è Rock Minuet. Sei minuti in 3/4, un valzer perverso su un padre violento, una madre sottomessa, un figlio che cerca l’oblio nelle droghe e nel sesso anonimo. Julian Schnabel la citò come una delle sue canzoni preferite di Reed. Laurie Anderson suona ancora il violino. È disturbante, ipnotica, impossibile da dimenticare.
Ma il cuore nero dell’album è Like a Possum. Diciotto minuti. Due accordi. Reed che improvvisa testi su crack, sesso, buchi nel cuore grandi come camion, mentre le chitarre costruiscono un muro di feedback che ricorda Sister Ray senza imitarla. La critica si divise violentemente: per alcuni era insopportabile, un esercizio di autoindulgenza senile. Per altri era la cosa più viva che Reed avesse registrato in decenni. La verità, come sempre con Reed, sta probabilmente nel mezzo – o forse in entrambi gli estremi contemporaneamente.
Il verso che resta impresso: “I’ve got a hole in my heart the size of a truck, and it won’t be filled by a one-night fuck”. Reed a sessant’anni che parla di scopate occasionali come se fosse ancora il ragazzo di Heroin. La differenza è che adesso sa che non funzionano.
Big Sky chiude con un’esplosione di ottimismo quasi sospetto dopo tanta oscurità. È Reed che si lancia nel cielo, lasciando alle spalle le grandi domande della vita. Dopo settantasette minuti di tormento, suona come una liberazione.
Rolling Stone quattro stelle, il paragone con Berlin e The Blue Mask. Ma il pubblico non seguì: Ecstasy vendette poco, finì dimenticato nel catalogo di un artista che aveva già troppi dischi.
È un peccato, perché Ecstasy è Reed al suo meglio e al suo peggio simultaneamente. È troppo lungo, troppo indulgente, troppo esplicito. Ma è anche incredibilmente vivo, furiosamente onesto, musicalmente potente. Le chitarre suonano come dovrebbero suonare le chitarre rock: sporche, massicce, piene di armoniche che vibrano nell’aria. La band suona come se credesse ancora nel rock and roll, il che nel 2000 era già un atto di fede.
Reed avrebbe pubblicato ancora tre album: The Raven, un progetto ambizioso su Edgar Allan Poe che non funzionò del tutto; Hudson River Wind Meditations, ambient music per la meditazione; e Lulu con i Metallica, il disco più odiato della sua carriera che forse un giorno verrà rivalutato. Ma Ecstasy resta l’ultimo vero album rock, l’ultimo in cui Reed suona come se la sua vita dipendesse da questo.
Per chi ama il Lou Reed elettrico, rabbioso, confessionale, Ecstasy è essenziale. Per chi preferisce il Lou Reed accessibile, gentile, radiofonico, è probabilmente insopportabile. Ma questo è sempre stato il punto: Reed non ha mai cercato di piacere a tutti. A cinquantotto anni, con una carriera che avrebbe potuto vivere di rendita, scelse di fare un disco che avrebbe alienato metà del suo pubblico. È esattamente quello che ci si aspetta da lui. È esattamente quello che lo rende insostituibile.
- 1 Paranoia Key Of E 4:28
- 2 Mystic Child 5:02
- 3 Mad 4:29
- 4 Ecstasy 4:25
- 5 Modern Dance 4:09
- 6 Tatters 5:56
- 7 Future Farmers Of America 3:01
- 8 Turning Time Around 4:22
- 9 White Prism 4:00
- 10 Rock Minuet 6:55
- 11 Baton Rouge 4:55
- 12 Like A Possum 18:03
- 13 Rouge 1:01
- 14 Big Sky 6:32
Lato A
- 1 Paranoia Key Of E 4:28
- 2 Mystic Child 5:02
- 3 Mad 4:29
- 4 Ecstasy 4:25
Lato B
- 1 Modern Dance 4:10
- 2 Tatters 5:56
- 3 Future Farmers Of America 3:02
- 4 Turning Time Around 4:22
- 5 White Prism 4:00
Lato C
- 1 Like A Possum 18:03
- 2 Rouge 1:01
Lato D
- 1 Rock Minuet 6:57
- 2 Baton Rouge 4:55
- 3 Big Sky 6:33
Masturbazione dietro una tenda
Stefan Sagmeister, già autore della copertina di Set the Twilight Reeling, tornò per Ecstasy con un concept provocatorio. Come racconta nel suo libro “Things I Have Learned in My Life So Far“, chiese a Reed di masturbarsi dietro una tenda mentre veniva fotografato, per catturare un momento di “estasi senza vergogna”. La foto mostra Reed dal collo in su, con un’espressione che solo chi conosce il contesto può interpretare. Reed stesso scattò altre foto usate nell’album.
Concept album sul matrimonio
Ecstasy è un album concettuale sulle esperienze di Reed con il matrimonio e le relazioni, in particolare dopo il divorzio del 1994 dalla seconda moglie Sylvia Morales. I testi esplorano infedeltà, gelosia, tradimento, il momento in cui l’amore si trasforma in rancore.
Ultimo album rock solista
Ecstasy è l’ultimo album rock di Reed che non sia una collaborazione. Dopo verranno The Raven (2003, progetto teatrale/letterario), Hudson River Wind Meditations (2007, ambient) e Lulu (2011, con i Metallica).
“Like a Possum”: 18 minuti divisivi
Il brano più controverso dell’album dura oltre 18 minuti ed è stato paragonato a “Sister Ray” dei Velvet Underground. Due accordi martellanti, chitarre distorte, testi stream-of-consciousness. Christgau lo definì tragicamente bello; Pitchfork lo chiamò «insopportabile»; altri critici parlarono di «torre monolitica di punizione». Reed, naturalmente, ne era orgoglioso.
Laurie Anderson al violino elettrico
Anderson, compagna di Reed dal 1995 (si sarebbero sposati nel 2008), suona violino elettrico su tre tracce: “White Prism”, “Rouge” e soprattutto “Rock Minuet”. Reed dichiarò: «Volevamo un violino su quel pezzo e sapevo chi chiamare. Se vuoi un supporto geniale e unico, chiami Laurie. Ha ascoltato la traccia e ha creato una parte sorprendente che solo lei poteva inventare».
Brani da Time Rocker
Due canzoni, “Future Farmers of America” e “Turning Time Around“, derivano dalla collaborazione teatrale con Robert Wilson, Time Rocker (1996). Curiosamente, nell’album precedente Perfect Night: Live in London erano già apparsi altri tre brani da quello spettacolo.
Hal Willner produttore
È la prima collaborazione tra Reed e il leggendario produttore Hal Willner, che diventerà il suo produttore di fiducia per tutti i progetti successivi fino alla morte di Reed nel 2013. Willner aveva già lavorato con Reed nel 1985 per “September Song” nella compilation “Lost in the Stars: The Music of Kurt Weill“.
Video “Modern Dance”, Reed vestito da pollo
Per il singolo promozionale “Modern Dance“, Stefan Sagmeister diresse un video in cui Reed appare vestito da pollo gigante e grasso. Ballerine gli strappano le piume una a una, poi lo mettono in una pentola per riattaccargliele. Un’immagine surreale che Reed accettò con il suo tipico umorismo nero.
Registrazione live-to-tape
Reed insistette per registrare con la band in presa diretta, catturando l’energia delle performance dal vivo con overdub minimi. “Like a Possum” nacque da jam di chitarra prolungate senza rifinitura post-produzione.
Tour Edition australiana
La versione australiana includeva come secondo CD l’intero Perfect Night: Live in London, collegando idealmente i due album.
Archivio Fotografico
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