«Giuro, rinuncerei a tutto per te»
L'album
Dopo aver aggredito il proprio pubblico con un’ora di feedback inascoltabile, Lou Reed fa la cosa più imprevedibile possibile: scrive un disco d’amore. Coney Island Baby è la resa. Non alla RCA, non al mercato, ma a una persona specifica. E proprio questa specificità lo rende il disco più sincero della sua carriera.
Il contesto è quello di un uomo a pezzi. Nell’estate 1975 Reed è quasi al verde, senza casa, senza manager, con un’etichetta discografica che dopo Metal Machine Music non vuole più saperne di lui. Si getta alla mercé della RCA e accetta di lavorare a qualcosa di “apertamente commerciale”. Ma il disco che ne esce non è un compromesso calcolato come Sally Can’t Dance. È qualcos’altro: una lettera d’amore scritta durante la discesa da una psicosi da speed, a metà strada tra il crollo nervoso e la nostalgia adolescenziale.
La destinataria ha un nome: Rachel Humphreys. Reed l’aveva incontrata nel 1974 al Club 82, locale dell’East Village in transizione da club di travestiti a culla del glam e poi del punk. Rachel era una donna trans di origini in parte messicane, arrivata da Philadelphia, diplomata in una scuola di cosmetologia nel New Jersey. Vivevano insieme al Gramercy Park Hotel, poi in un appartamento di lusso sulla East 52nd Street dove avevano abitato Henry Kissinger, Greta Garbo e John Lennon. Nel 1975 frequentavano il CBGB insieme, lui la rockstar in declino, lei la “colla che teneva insieme Lou”, come avrebbe detto un amico. La loro relazione era alimentata da quantità industriali di metedrina, ma anche da qualcosa che Reed non aveva mai mostrato prima nei suoi dischi: vulnerabilità autentica.
Le sessioni con il giovane produttore Godfrey Diamond producono un album scarno, quasi acustico, che si affida a chitarra, basso e batteria con interventi elettrici sporadici ma taglienti. È il suono di qualcuno che non ha più energie per i giochi di prestigio. Reed canta con un’intensità esitante, sempre sul punto di perdere il filo. Forse il disco più romantico della carriera di Lou Reed. Ma è un romanticismo strano, venato di paranoia e violenza trattenuta.
“Crazy Feeling” apre con una dichiarazione disarmante: “You’re the kind of person I’ve been dreaming of / You’re the kind of person that I’ve always wanted to love”. Da Lou Reed, l’uomo che aveva cantato “I’m Waiting for the Man” e “Heroin“, suona quasi alieno. La slide guitar di Bob Kulick scivola pigra come un pomeriggio al sole. “Charley’s Girl” procede con la stessa andatura rilassata di “Vicious“, ma senza il veleno.
Poi arriva “Kicks“, e il disco mostra i denti. Sei minuti nella mente di uno psicopatico che trova l’omicidio meglio del sesso. Reed canta con distacco clinico mentre descrive coltellate e sangue sul petto. È il momento più inquietante dell’album, la prova che anche nel disco più tenero della sua carriera Reed non riesce a stare lontano dal buio. Il contrasto con “A Gift“, dove si dichiara “un regalo per le donne di questo mondo”, è quasi comico.
Ma il cuore dell’album è la title track. Sette minuti che iniziano come un monologo parlato su una melodia semplice e finiscono come una delle cose più sincere che Reed abbia mai registrato. Racconta di quando da ragazzo voleva giocare a football per il coach, un’ammissione di normalità desiderata che suona quasi incredibile da parte sua. “You know, man, when I was a young man in high school, you believe it or not, I wanted to play football for the coach.” Poi la canzone cresce, si trasforma, cita “Coney Island Baby” dei The Excellents, un brano doo-wop del 1962, e Reed assume la voce di un DJ radiofonico: “I’d like to send this one out for Lou and Rachel and all the kids at P.S. 192”. Quando alla fine mormora “Man, I swear, I’d give the whole thing up for you”, è uno dei momenti più nudi della sua intera discografia.
La RCA posizionò l’album come il “ritorno” di Reed. Non sfondò le classifiche ma vendette abbastanza da tenerlo a galla. La critica fu generalmente positiva, sollevata di non dover affrontare un altro Metal Machine Music. Il tour successivo vide Rachel nel ruolo di road manager, a gestire i soldi e sorvegliare la crew. A Londra festeggiarono il terzo anniversario con una torta a tre piani. Reed le regalò due anelli di diamanti. Disse: “Rachel sa come fare per me, nessun altro prima ci è mai riuscito”.
Ma la storia non ha un lieto fine. Entro il 1977 i litigi si intensificarono, spesso sulla questione della chirurgia di riassegnazione che Rachel desiderava e Lou osteggiava. “Perché vuoi farlo? Ti amo per come sei”. Street Hassle, l’album successivo, avrebbe segnato la fine della relazione. Rachel scivolò nella povertà. Morì il 30 gennaio 1990 al Saint Clare’s Hospital di Manhattan, probabilmente di AIDS anche se la causa ufficiale resta sconosciuta. Fu sepolta a Hart Island, la fossa comune di New York, senza cerimonia, senza lapide, senza che nessuno reclamasse il corpo. L’amore della vita di Lou Reed finì in una fossa con altre 47 persone.
Lato A
- 1 Crazy Feeling 2:50
- 2 Charley's Girl 2:35
- 3 She's My Best Friend 6:00
- 4 Kicks 6:00
Lato B
- 1 A Gift 3:45
- 2 Ooohhh Baby 3:45
- 3 Nobody's Business 3:45
- 4 Coney Island Baby 6:35
Lato A
- 1 Crazy Feeling 2:52
- 2 Charley's Girl 2:37
- 3 She's My Best Friend 5:58
- 4 Kicks 6:00
Lato B
- 1 A Gift 3:48
- 2 Ooohhh Baby 3:44
- 3 Nobody's Business 3:45
- 5 Coney Island Baby 6:35
- 1 Crazy Feeling 2:55
- 2 Charley's Girl 2:39
- 3 She's My Best Friend 6:00
- 4 Kicks 6:05
- 5 A Gift 3:45
- 6 Ooohhh Baby 3:46
- 7 Nobody's Business 3:46
- 8 Coney Island Baby 6:37
- 1 Crazy Feeling 2:55
- 2 Charley's Girl 2:40
- 3 She's My Best Friend 6:01
- 4 Kicks 6:04
- 5 A Gift 3:46
- 6 Ooohhh Baby 3:46
- 7 Nobody's Business 3:49
- 8 Coney Island Baby 6:36
- 9 Nowhere At All (Bonus Track) 3:17
- 10 Downtown Dirt (Bonus Track) 4:16
- 11 Leave Me Alone (Bonus Track) 5:33
- 12 Crazy Feeling (Bonus Track) 2:38
- 13 She's My Best Friend (Bonus Track) 4:07
- 14 Coney Island Baby (Bonus Track) 5:43
Il disco della salvezza
Dopo il disastro commerciale di Metal Machine Music, Reed si trovava in una situazione disperata: senza soldi, senza casa, senza manager, con i roadies che si erano portati via le chitarre perché non erano stati pagati. La RCA lo sistemò in un hotel mentre decideva il suo futuro. Come scrisse Reed nelle note della ristampa del 30° anniversario: “Metal Machine Music aveva avuto un numero insolitamente alto di resi ed era stato ritirato dal mercato in tre settimane. Non avevo soldi e niente chitarre. Ero in debito con tutti, compreso il sindacato dei musicisti”.
Rachel Humphreys: la musa dell’album
L’album è dedicato a Rachel Humphreys (1952-1990), donna transgender di origini messicane che Reed aveva conosciuto nel 1974 al Club 82 di New York. La title track termina con la dedica: “I’d like to send this one out to Lou and Rachel, and all the kids at P.S. 192”. Rachel accompagnò Reed in tour come parrucchiera e tour manager, e la loro relazione durò fino al 1978. Secondo il biografo Aidan Levy, l’album “è stato una lettera d’amore tanto per Rachel quanto per i nostalgici ricordi di Coney Island”. Rachel morì di AIDS nel 1990 e fu sepolta in una fossa comune a Hart Island, New York.
P.S. 192: l’asilo di Lou
Il riferimento a “P.S. 192” nella title track è alla Magnet School di Brooklyn, l’asilo che Reed frequentò prima che la sua famiglia si trasferisse nei sobborghi di Long Island. Reed stava cantando una canzone di speranza romantica al suo io bambino perduto.
La poesia originale
La title track è una diretta continuazione della poesia “The Coach and Glory of Love“, scritta da Reed e pubblicata alla fine del 1971 su The Harvard Advocate. I versi sul voler “giocare a football per il coach” derivano direttamente da quel testo.
Omaggio al doo-wop degli Excellents
Il titolo e il ritornello citano “Coney Island Baby“, un successo doo-wop del 1962 degli Excellents, un sestetto vocale del Bronx. Non è l’unico titolo di Reed che allude a canzoni più vecchie: anche “Walk on the Wild Side” e “Goodnight Ladies” seguono lo stesso schema.
Godfrey Diamond: il produttore ventunenne
Godfrey Diamond aveva solo 21 anni quando produsse l’album insieme a Reed. Era conosciuto come il “Mick Jagger degli ingegneri del suono” per il suo aspetto da rockstar. Diamond aveva già un singolo al numero uno con “More, More, More” della Andrea True Connection. Reed lo conobbe attraverso la scena di Andy Warhol. Diamond ricordò: “Lou mi ha dato molta corda su Coney Island Baby. Mi ha permesso di provare tutto quello che volevo.”
Secondo Diamond, Reed lo invitò nella sua stanza al Gramercy Park Hotel, si sedette sul bordo del letto con la sua Telecaster nera, senza amplificatore, e gli cantò circa 16 canzoni. Poi gli diede la cassetta e gli chiese se voleva aiutarlo a registrare il disco. Il giorno dopo lo richiamò per chiedergli se voleva anche produrlo.
Gli effetti sonori di “Kicks”
Per “Kicks“, Diamond registrò effetti sonori durante una delle feste di Reed e li inserì nel brano, alzandoli a volumi casuali e talvolta irritanti. La canzone racconta la storia di un serial killer con toni crudi e realistici, con Reed che mormora che uccidere è “meglio del sesso.”
Bob Kulick: il chitarrista mancato dei KISS
Il chitarrista Bob Kulick (1950-2020) aveva fatto un provino per i KISS nel 1972, ma fu scartato in favore di Ace Frehley, che suonò subito dopo di lui. Suo fratello Bruce sarebbe poi entrato nei KISS nel 1984. Bob suonò successivamente (senza essere accreditato) su diversi album dei KISS. Kulick scrisse anche “Sweet Victory“, la canzone dell’episodio “Band Geeks” di SpongeBob, e produsse la cover di “Whiplash” dei Motörhead che vinse il Grammy 2005 per Best Metal Performance.
“She’s My Best Friend”: dai Velvet Underground
Il brano era stato originariamente registrato dai Velvet Underground nel 1969, ma rimase inedito fino alla compilation VU del 1985. Nel 1976, la versione di Coney Island Baby era l’unica disponibile, e i nuovi fan di Reed non avevano idea che fosse un brano dei VU.
Le sessioni con Doug Yule
Le prime demo dell’album furono registrate nel gennaio 1975 agli Electric Lady Studios con Doug Yule, ex compagno di Reed nei Velvet Underground, al basso. Queste versioni alternative di “Crazy Feeling“, “She’s My Best Friend” e “Coney Island Baby” rimasero inedite fino alla ristampa del 30° anniversario nel 2006. Le sessioni furono prodotte da Steve Katz (già produttore di Rock n Roll Animal e Sally Can’t Dance).
Grammy per la copertina
L’album ricevette una nomination ai Grammy 1977 nella categoria Best Album Package per il design di Mick Rock, ma perse contro Chicago X.
La recensione di Peter Laughner
Su Creem, il critico Peter Laughner (futuro membro dei Rocket from the Tombs e Pere Ubu) scrisse una stroncatura feroce, affermando che la copia in anteprima era così deprimente da averlo fatto ubriacare per giorni, paragonando il suono soft-rock a un disco degli Eagles.
Il contesto punk
L’album uscì proprio mentre la scena punk stava nascendo al CBGB. Reed e Rachel frequentavano regolarmente il club, e l’autenticità di strada di Lou contribuì a consolidare il suo ruolo di figura di collegamento tra il rock underground degli anni ’60 e l’energia grezza di band emergenti come i Ramones e Patti Smith.
Archivio Fotografico
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