Animal Serenade
"Rock da camera per un pubblico disposto ad ascoltare"
L'album
Trent’anni dopo Rock n’ Roll Animal, Lou Reed pubblica un altro album live con “Animal” nel titolo. Ma se quello del 1974 era un assalto rock con chitarre urlanti e arena-rock muscolare, questo è l’esatto opposto: un concerto da camera senza batterista, registrato al Wiltern Theatre di Los Angeles il 24 giugno 2003, durante il tour di The Raven. Due ore e otto minuti di Lou Reed sessantunenne che dimostra di non aver bisogno di volume per essere intenso.
La formazione è ridotta all’essenziale: Mike Rathke alla chitarra e ai sintetizzatori, Fernando Saunders al basso e ai cori, Jane Scarpantoni al violoncello. Niente batteria. Il risultato è un suono che oscilla tra il folk-rock spoglio e la musica da camera, con spazi e silenzi che i dischi live precedenti non si erano mai concessi. Reed riempie quei vuoti con la voce, con le storie, con monologhi che trasformano il concerto in una conversazione.
L’apertura è programmatica. Reed attacca gli accordi di Sweet Jane, si ferma dopo poche battute provocando qualche fischio dal pubblico, poi spiega: “Pensavo di mostrarvi come costruire una carriera con tre accordi. Ma tre, in realtà sono quattro.” Poi parte Smalltown da Songs for Drella, con il synth di Rathke che replica la parte di pianoforte di John Cale. È un biglietto da visita: ironia, autoconsapevolezza, rifiuto delle aspettative.
La scaletta attraversa quattro decenni senza nostalgia. Dai Velvet Underground arrivano Venus in Furs (nove minuti di tensione crescente con il violoncello di Scarpantoni che sostituisce la viola di Cale), Candy Says, Heroin, All Tomorrow’s Parties e Sunday Morning. Da Berlin emergono Men of Good Fortune e The Bed. New York contribuisce con una Dirty Blvd. espansa. The Raven è rappresentato da Call on Me, Vanishing Act e la title track. C’è spazio anche per le sorprese: Tell It to Your Heart da Mistrial, album generalmente dimenticato, suona qui come se fosse sempre stata una grande canzone in attesa della giusta esecuzione. The Day John Kennedy Died da The Blue Mask diventa un momento di intimità assoluta.
L’ospite d’onore è Antony Hegarty, che aveva già collaborato su The Raven. Qui canta la voce principale su Candy Says, portando un timbro angelico che evoca inevitabilmente Nico, e su Set the Twilight Reeling, dove il suo falsetto si intreccia con la voce roca di Reed. È una scelta che avrebbe potuto sembrare un espediente, ma funziona: Antony non imita, reinterpreta.
Fernando Saunders, collaboratore di Reed dal 1984, si prende un momento tutto suo con Revien Cherie, un brano adult-contemporary che probabilmente serviva a Reed per andare in bagno o semplicemente riposare la voce. È l’unico momento debole di due ore altrimenti impeccabili, e non è nemmeno colpa di Reed.
Street Hassle è il centro emotivo dell’album: undici minuti in cui Reed racconta la genesi del brano prima di eseguirlo, trasformando la performance in una lezione di storia personale. La suite mantiene tutta la sua potenza anche senza l’orchestra originale, con Saunders e Scarpantoni che costruiscono un arrangiamento essenziale ma efficace.
La produzione, curata dallo stesso Reed insieme a Saunders, cattura l’acustica del Wiltern con chiarezza cristallina. Si sentono i respiri, le dita sulle corde, i piccoli rumori di scena che in un altro contesto sarebbero stati eliminati. Qui contribuiscono all’atmosfera di intimità.
Animal Serenade è stato accolto come uno dei migliori album live di Reed, e la reputazione è meritata. Non è il documento di una serata esplosiva, ma di una conversazione tra un artista maturo e un pubblico disposto ad ascoltare. Reed a sessantun anni aveva smesso di cercare l’approvazione e suonava per sé stesso e per chi voleva seguirlo. Il risultato è un album che richiede attenzione ma la ripaga con generosità.
Alcuni fan hanno criticato i riarrangiamenti, in particolare quello di Venus in Furs, troppo lontano dall’originale. Ma Reed non è mai stato interessato alla fedeltà museale. Ogni canzone è un organismo vivo che cambia con chi la suona. Animal Serenade cattura questo principio in azione: non un greatest hits dal vivo, ma una rilettura di un catalogo sterminato attraverso gli occhi di un uomo che ha ancora qualcosa da dire.
Disco 1
- 1 Advice 2:07
- 2 Smalltown 6:04
- 3 Tell It To Your Heart 6:03
- 4 Men Of Good Fortune 4:27
- 5 How Do You Think It Feels 8:09
- 6 Vanishing Act 5:31
- 7 Ecstasy 7:09
- 8 The Day John Kennedy Died 4:04
- 9 Street Hassle 6:59
- 10 The Bed 5:15
- 11 Revien Cherie 7:12
- 12 Venus In Furs 10:02
Disco 2
- 1 Dirty Blvd. 6:54
- 2 Sunday Morning 5:04
- 3 All Tomorrow's Parties 6:18
- 4 Call On Me 2:45
- 5 The Raven 9:33
- 6 Set The Twilight Reeling 9:08
- 7 Candy Says 6:04
- 8 Heroin 9:11
Lato A
- 1 Advice 2:07
- 2 Smalltown 6:04
- 3 Tell It To Your Heart 6:03
- 4 Men Of Good Fortune 4:27
Lato B
- 1 How Do You Think It Feels 8:10
- 2 Vanishing Act 5:31
- 3 Ecstasy 7:09
Lato C
- 1 The Day John Kennedy Died 4:04
- 2 Street Hassle 7:00
- 3 The Bed 5:16
- 4 Revien Cherie 7:12
Lato D
- 1 Venus In Furs 10:03
- 2 Dirty Blvd. 6:54
- 3 Sunday Morning 5:05
Lato E
- 1 All Tomorrow's Parties 6:19
- 2 Call On Me 2:46
- 3 The Raven 9:34
Lato F
- 1 Set The Twilight Reeling 9:08
- 2 Candy Says 6:04
- 3 Heroin 9:11
Il titolo
Il titolo Animal Serenade richiama esplicitamente Rock n’ Roll Animal, il leggendario album live del 1974. Trent’anni dopo, Lou Reed rovescia il concetto: se quello era un assalto rock ad alto volume con chitarre gemelle e arena-rock muscolare, questo è una serenata da camera, intima e senza batterista. L’animale si è ammansito, ma non addomesticato.
I brani esclusi
Tre canzoni eseguite quella sera al Wiltern Theatre non sono state incluse nell’album: Sweet Jane, The Last Shot e Perfect Day (quest’ultima cantata in duetto con Antony Hegarty). Sweet Jane è stata successivamente resa disponibile come download digitale, ma le altre due performance restano inedite.
La lezione sui quattro accordi
L’album si apre con Advice, un monologo in cui Reed attacca gli accordi di Sweet Jane, si ferma dopo poche battute (provocando qualche fischio dal pubblico), e spiega: “Pensavo di mostrarvi come costruire una carriera con tre accordi. Ma in realtà sono quattro!”. Poi riprende il riff correttamente, dimostrando di aver ragione. È un momento di autoironia che definisce il tono dell’intero concerto.
Il synth che suona come un pianoforte
Su Smalltown, originariamente eseguita con John Cale al pianoforte in Songs for Drella, Mike Rathke usa il guitar synthesizer per replicare esattamente quella parte. Il risultato è così fedele che molti ascoltatori non si accorgono che non c’è un vero pianoforte.
Fernando Saunders solista
Fernando Saunders, collaboratore di Reed dal 1984, non si limita al basso e ai cori. Canta la voce principale su Tell It to Your Heart e Revien Cherie (un suo brano), e aggiunge vocalizzi scat su Sunday Morning. Revien Cherie è l’unico brano dell’album non scritto da Reed.
Antony come nuova Nico
Antony Hegarty (oggi Anohni), che aveva già collaborato su The Raven, canta la voce principale su Candy Says e Set the Twilight Reeling.
Niente batteria
La formazione senza batterista fu una scelta deliberata per creare un suono da camera. Fernando Saunders suona occasionalmente la batteria elettronica su alcuni brani, ma per la maggior parte del concerto il ritmo è affidato esclusivamente al basso e al violoncello di Jane Scarpantoni.
Il Wiltern Theatre
Il concerto fu registrato il 24 giugno 2003 al Wiltern Theatre di Los Angeles, uno storico teatro art déco da 2.300 posti. La scelta di un teatro invece di un’arena rifletteva la natura intima del tour post-Raven.
I fotografi
La foto di copertina è del mitico Guido Harari, orgoglio nostrano della fotografia che aveva già ritratto Reed in numerose occasioni. Le fotografie interne e del retro copertina sono di Bill Berger, Jane L. Wechsler e Roberta Stacy.
Archivio Fotografico
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