LULU

“Lulu” è pubblicato in 4 diverse versioni: Doppio CD, Tube Limited Edition, Book Limited Edition e Doppio Vinile.
Per i dettagli sulle singole edizioni vi rimandiamo a questa pagina.
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Chi è Lulu?

Lulu” potrebbe definirsi un’opera hard rock, virata alle sperimentazioni sonore care al Lou Reed dell’ultimo decennio (e, a dire il vero, fin dai tempi dei Velvet Underground). La potenza del sound dei Metallica, l’uso dei droni, il cantato stralunato e disancorato di Lou lo rendono però di difficile definizione, un esperimento a sé stante da ascoltare senza preconcetti.E’ sicuramente un disco corposo, duro, difficile che richiede all’ascoltatore attenzione e comprensione. Quindi, prima di premere il tasto “play”, è bene capire il concept che sta dietro all’opera, ciò che racconta.

Lulu” trae ispirazione dall’opera del drammaturgo tedesco Frank Wedekind che, nel 1904 , compose una tragedia composta da “Lo spirito della terra” e “Il vaso di Pandora” dove il personaggio principale, Lulu (in italiano generalmente accentata in Lulù) è l’incarnazione tragica e moderna della Donna Fatale, forse la più famosa in epoca moderna. A contribuire alla sua fama, l’opera lirica che Alan Berg compose sul dramma di Wedekind e il film muto del 1928 di Georg Wilhem Pabst dal titolo “Il vaso di Pandora”. Molti altri film si ispirarono in seguito al personaggio: “Lulu on the Bridge” (1998), “Something Wild” (1986) “Las Edades de Lulú” (Le età di Lulù) 1990 e “The Fine Art of Love” (2005). La trasformazione di Lulu in mito collettivo avverrà comunque con il film di Pabst e la splendida interpretazione dell’attrice statunitense Louise Brooks.

La figura di Lulu è stata ripresa in innumerevoli opere artistiche: il trucco essenziale e intenso, i capelli a caschetto, gli occhi espressivi influenzeranno e ispireranno Guido Crepax per la sua Valentina (anzi, si ispirò proprio a Louise Brooks e alla sua interpretazione di Lulu) e prima ancora L’angelo azzurro di Marlene Dietrich.
Lulu è quindi l’archetipo della Femme Fatale.

Il regista teatrale Robert Wilson lo scorso anno mise in scena, a Berlino, uno spettacolo teatrale/musicale ispirato all’opera di Wedekind e chiamò Lou Reed a collaborare scrivendo le canzoni dello spettacolo. Non era la prima volta, visto che già nel 1997 avevano collaborato all’opera “POEtry”, ispirata ai racconti di Edgar Allan Poe, e dal quale Lou in seguito trasse alcune cose di “The Raven”. Da quest’ultima collaborazione Lou ha tratto “Lulu”, sottoponendo ai Metallica i nastri da lui incisi per lo spettacolo teatrale e riarrangiandoli insieme.

La storia di Lulu

Lo Spirito della Terra” mostra l’ascesa sociale della giovane Lulu. Il ricco Dr Schön ha raccolto Lulu dalla strada quando era ancora dodicenne e chiedeva l’elemosina insieme al suo presunto padre Schigolch.

Schön ha cresciuto Lulu e ha fatto di lei la sua amante; in seguito l’ha costretta a sposare il vecchio Dr. Goll, in modo da salvaguardare la propria immagine sociale e potersi fidanzare con una ragazza per bene.

Il primo atto si svolge nell’atelier del pittore Schwarz, che sta ritraendo Lulu su incarico del marito Goll: Schwarz è fortemente affascinato dalla giovane e, rimasto solo con lei, la seduce. Il marito Goll ritorna all’improvviso e li coglie in flagrante: non potendo sopportare il duro colpo, muore all’istante.

Nel secondo atto Lulu è diventata la moglie di Schwarz che, con il fondamentale aiuto del Dr. Schön, è ora ricco e famoso. Nella nuova casa Lulu è passiva e annoiata: legge e posa svogliata per il marito. La routine matrimoniale la irrita: è frustrata dalla banalità della sua vita con Schwarz. Egli, invece, è estasiato dalla propria musa e s’illude di averla fatta sua con il matrimonio.Entra in scena un curioso mendicante: è Schigolch, venuto in visita per chiedere denaro.

Egli mostra di avere una certa confidenza con Lulu, ma il tipo di relazione che li lega è ambiguo. Il matrimonio borghese dei coniugi Schwarz è destinato al fallimento. Schön vuole aprire gli occhi a Schwarz e renderlo consapevole della fortuna che ha tra le mani, perciò gli rivela la verità sul passato di Lulu: racconta la storia della piccola “venditrice di fiori” che lavorava davanti all’Alhambra-Café ogni sera tra le dodici e le due e che, dopo aver frequentato un certo tipo di “scuola”, divenne la sua amante segreta.

La rivelazione è troppo scioccante per il pittore, che disperato si taglia la gola. Schön ha distrutto il sogno narcisistico dell’artista riportandolo alla cruda realtà dei fatti: Lulu non è la candida, inesperta creatura che aveva creduto di incontrare nel primo atto, non può più essere la sua musa. A Schwarz non rimane che morire.

Il terzo atto si svolge in un camerino durante uno spettacolo di danza di cui Lulu è la protagonista. Schön vuole sfruttare il suo talento di ballerina e utilizzarlo ai propri scopi: spera che qualcuno abbastanza ricco da sposarla, vedendola danzare sul palco, la voglia per sé e lo liberi così dal peso di una relazione poco decorosa. Nel camerino si presenta, infatti, il Principe Escerny, un eccentrico nobile che vorrebbe condurre Lulu in Africa. Dopo aver finto uno svenimento sul palco ed essere riuscita a trascinare Schön nel proprio camerino, Lulu costringe quest’ultimo a rompere per lettera il fidanzamento con la giovane per bene e a sposare invece lei.

In questa scena la protagonista mostra una maggiore autoconsapevolezza e un’accresciuta coscienza del proprio potere su Schön che, irritato dalla proposta del principe, lascia che le proprie debolezze escano allo scoperto: egli è dipendente da Lulu. I due, a questo punto, si scambiano i ruoli: da donna-oggetto Lulu diviene padrona di se stessa e dominatrice di Schön, mentre egli è ora totalmente in balia degli eventi.

Nel quarto atto Lulu è diventata la signora Schön, ma la sua condotta di vita è sempre sregolata e fitta d’inganni. Schön la sorprende mentre lo tradisce con una grottesca serie di personaggi: Schigolch, Rodrigo, Hugenberg, la contessa Geschwitz e Alwa. “Lo spirito della terra” si chiude in un finale di grande tensione drammatica: Schön, dopo aver ricoperto Lulu d’insulti, tenta di spingerla al suicidio offrendole una rivoltella.

Lulu risponde con un monologo strappalacrime, in cui rivela tutta la tragedia della propria esistenza incompresa e spezzata, dichiarando che lei era sempre stata così e non aveva mai finto di essere diversa da quella che realmente era. Con queste parole e con la rivoltella in mano, Lulu accusa Schön di tutte le malefatte e le prepotenze subite. Poi, sconvolta, gli rivolta l’arma contro e lo uccide.“Il vaso di Pandora” mette in scena il declino e la morte di Lulu. È trascorso un anno e mezzo dall’incarcerazione della protagonista per l’omicidio di Schön.

Il primo atto spiega il piano di liberazione dal carcere ideato e finanziato dalla contessa Geschwitz e messo in atto da Geschwitz stessa con l’ausilio di Alwa, Schigolch e Rodrigo Quast. La contessa, trovandosi ad Amburgo dove imperversa un’epidemia di colera, si è fatta infettare e, riuscendo a passare la malattia anche a Lulu, è stata rinchiusa con lei in isolamento. In ospedale Geschwitz ha tentato di rendere le proprie sembianze simili a quelle di Lulu, in modo da ingannare la sorveglianza. Ora la contessa, che nel frattempo è guarita ed è stata dimessa, intende ripresentarsi nel reparto d’isolamento con una scusa e approfittare dell’occasione per sostituirsi a Lulu e permetterle così di riconquistare la libertà.

Ad attendere Lulu di ritorno dal carcere ci sono Alwa e Rodrigo. Quest’ultimo ha grandi piani in mente: vuole fare di Lulu una grande artista e farla esibire nei migliori circhi. La verità è però che Rodrigo vuole sfruttare le doti acrobatiche di Lulu per farsi mantenere. Perciò quando Lulu riappare in scena visibilmente dimagrita, vestita di nero e sorretta al braccio da Schigolch, Rodrigo va su tutte le furie. Il suo progetto di vita da mantenuto è distrutto e per limitare i danni non gli rimane che minacciare una denuncia alla polizia e spillare denaro a Lulu in cambio del proprio silenzio.

Nel secondo atto la scena si sposta in Francia, in un elegante salotto parigino, dove una colorita combriccola s’intrattiene con alcool e gioco d’azzardo. Qui vivono da un anno anche Lulu, Alwa e il loro seguito. Lulu si trova tra due fuochi: da una parte deve sottostare ai continui ricatti di Rodrigo Quast e dall’altra deve subire la pressioni del marchese Casti Piani, sadico ricattatore e cinico commerciante di fanciulle che vuole venderla in un bordello in Oriente. Lulu vuole opporsi alle intenzioni del marchese: non si sente adatta alla professione di cortigiana e non può sopportare di essere venduta come una merce.

In “Pandora” Lulu è circondata da imbroglioni e ricattatori senza scrupoli che agiscono esplicitamente per il proprio guadagno. La situazione è cambiata rispetto a quella di “Lo spirito della Terra”, dove la donna riusciva a manovrare le vicende a proprio vantaggio: ora Lulu è in balia degli eventi decisi da uomini che la vogliono sfruttare. In “Pandora” è lei la più debole, in una lotta di tutti contro tutti in cui è “predatore tra predatori”. L’unico denaro che rimane a Lulu è in azioni Jungfrau, la società costruttrice della ferrovia sull’omonimo ghiacciaio bernese, ma poco dopo deve apprendere dal giornale che la società è fallita e che quindi le azioni che possiede non sono che carta straccia.

Lulu e Schigolch organizzano quindi un piano per liberarsi di Rodrigo tramite l’aiuto della contessa Geschwitz che, ancora una volta, si sacrifica in nome del proprio sfortunato amore lesbico.

Per aiutare Lulu la contessa si presta addirittura ad andare contro la propria natura: accetta di adescare Rodrigo e trascinarlo poi nella casa di Schigolch, dove questi lo ucciderà. Per sfuggire invece ai meschini ricatti del marchese Casti Piani e all’imminente retata della polizia, Lulu e i suoi compagni di sventura sono costretti nuovamente a scappare, questa volta per Londra.

Il terzo atto si svolge in una squallida soffitta londinese. I nostri si trovano nella miseria più nera e Lulu si deve prostituire per mantenere se stessa, Schigolch e Alwa. È il primo giorno che Lulu scende in strada ma, come aveva già fatto capire nell’atto precedente, non è per niente adatta al mestiere: dà poca considerazione al denaro e consegna ad Alwa tutto ciò che guadagna.

Tra i clienti di Lulu troviamo: un pellegrino muto chiamato Herr Hunidei, il principe africano Kungu Poti, che uccide Alwa in un raptus, e lo svizzero Dr. Hilti che, spaventato alla vista del cadavere di Alwa, se la dà a gambe senza nemmeno aver consumato. A porre l’accento l’atmosfera già abbastanza tragicomica si aggiunge il fallito, doppio tentativo di suicidio della contessa Geschwitz. Non riuscendo nell’intento né con la pistola né con l’impiccagione, la contessa decide di ritornare in Germania per iscriversi alla facoltà di giurisprudenza e poter lottare per i diritti delle donne.Entra quindi in scena il quarto e ultimo cliente di Lulu: Jack lo Squartatore, l’omicida sessuale.

Jack uccide prima Lulu e poi la contessa Geschwitz quindi, soddisfatto, si lava le mani. I dettagli dell’orribile crimine commesso su Lulu sono descritti simbolicamente: egli è attirato dalla sua bella “bocca”; mentre per la contessa prova quasi un senso di pietà, e, paradossalmente, la uccide per risparmiarle la sofferenza del vivere. L’ultima battuta è memorabile:

LA GESCHWITZ (da sola). Lulu! – Angelo Mio! – Lascia che ti veda un’ultima volta! – Sono vicina a te! Ti rimango vicina – per l’eternità! (Rottura del gomito) O maledizione!– (muore)

Queste parole conferiscono alla tragedia un senso universale e consegnano Lulu all’eternità facendo di lei un idolo, una martire della natura femminile eternamente incompresa, la cui vita è l’amore. Il finale è grottesco e significativo e la morte di Lulu è paradossale: il suo assassino è un uomo che opera senza una meta precisa e senza pregiudizi.

Il disco canzone per canzone

BRANDEBURG GATE

 

Il primo brano è, ovviamente, l’ouverture dell’opera che attacca con pochi accordi discendenti con chitarra acusica per poi evolvere nell’apertura delle chitarre elettriche. Getta subito le coordinate: siamo in Germania, a Berlino con la sua Porta di Brandeburgo e Lulu è una “ragazza di provincia” che aspira a qualcosa di meglio. Ma getta anche le coordinate di una vicenda che ha dell’oscuro, con riferimenti ad alcuni dei principali interpreti del genere horror/noir: l’attore Boris Karloff (il leggendario Frankenstein dei film muti), Peter Lorre (il mostro di Duddeldorf) e a Klaus Kinski (insuperabile interprete di Nosferatu) oltre all’esplicito riferimento al romanzo di H.G. WellsL’isola del dottor Moreau”.I riferimenti cinematografici suggeriscono quasi che, in questo primo brano, possa esserci una fusione tra il personaggio di Lulu e la sua maggiore interprete sullo schermo, Louise Brooks: entrambe ragazze di provincia che cercano di darsi un’opportunità per la scalata al successo. Forse il brano più innocuo dell’album.


 

THE VIEW

 

Il primo singolo tratto dall’album è basato su un susseguirsi di due riff ripetuti all’infinito sui quali si staglia la voce di Reed, monocorde e ruvida, che declama i versi con indolenza.

Il titolo, “la vista” (ma anche “il panorama”) potrebbe essere riferito alla vista d’insieme che il brano dà della protagonista, che anche qui parla in prima persona come farà lungo tutto l’album. Qui non siamo più al prologo del primo brano, ma già in medias res: Lulu non è già più una “ragazza provinciale che cerca un’opportunità”, ma già la Femme Fatale che tutti conoscono, che sfrutta gli uomini a suo vantaggio senza alcun coinvolgimento sentimentale (“non c’è tempo per la colpa o per il ripensamento”) o morale (“non ho principi morali”). Ma è anche consapevole della sua estrema bellezza e del potere che esercita su chi gli sta intorno, tanto da sostituirsi alla divinità: “io sono la verità/la bellezza/che ti porta ad andare oltre i tuoi sacri limiti” e ancora “io sono la radice/io sono il progresso/io sono l’aggressore/io sono la tavola/queste dieci favole” dove il riferimento alla tavola di Mosè e ai suoi dieci comandamenti è evidente ma subito rigettato con disprezzo; i dieci comandamenti sono “favole”, storie.

Lulu è una donna che va oltre i principi morali, i preconcetti come ha già dichiarato esplicitamente nel testo, e oltre all’adorazione dei propri accoliti desidera che l’altro dubiti di ogni certezza che ha accumulato durante la propria esistenza. Il prezzo da pagare per averla è gettare via queste certezze (“Voglio che tu dubiti/Di ogni certezza che hai accumulato/Come una fortuna, come una fortuna/Gettala via”) per abbracciare e adorare qualcuno che ti disprezza. Il prezzo è la sottomissione totale alla propria padrona. Il potere totale sul proprio schiavo è nelle feroci liriche “Voglio assistere al tuo suicidicio, voglio vederti cedere, rinunciare alla tua vita di ragione”.


 

PUMPING BLOOD

 

Dopo un inizio abbastanza formale con il brano di apertura, e alla dichiarazione d’intenti del singolo anticommerciale “The View”, si entra nella materia viva dell’album con un brano che fa della disomogeneità il suo punto di forza: riff pesanti, ritmica stoppata giocata sul rullante e la voce di Lou dissonante e aritmica. L’insieme, come un correre su due binari diversi e riprendersi occasionalmente, dà una sensazione di estraniamento totale acuito ancor di più dalla seconda parte arpeggiata, ancora più cupa della precedente.

L’intro del brano è affidata a Lou Reed con un drone e un violino elettronico molto filtrato, prima dell’ingresso dei Metallica.

Anche liricamente si recide una sorta di cordone ombelicale che, in genere, aiuta l’ascoltatore nella comprensione di un’opera a tema: il susseguirsi cronologico degli eventi. Con “Pumping Blood”, stranamente, siamo catapultati alla fine di tutto, alla morte di Lulu ad opera di Jack lo Squartatore, come se i brani dell’album fossero tessere di un quadro, di una foto, che nell’insieme ricompongono la storia di Lulu ma non necessariamente nel giusto ordine.

Tale immagine è anche richiamata dall’immagine dei pezzi di vetro che sciamano come api. Ma i pezzi di vetro nel testo sono quelli delle finestre infrante dalla collutazione, perché quello cui assistiamo è la coraggiosa morte di Lulu e al suo “sangue che sgorga” che dà il titolo al pezzo. Quel sangue che è l’equivalente dell’olio nelle macchine, senza il quale tutto cade a pezzi. Ecco il perché dell’immagine iniziale dove, in mancanza dell’olio che unge la ruota, tutto il macchinario (la pompa) cede. La pompa è il cuore.

Ma anche nel momento della morte Lulu rimane divisa tra la fierezza di rimanere sul proprio piedistallo e la consapevolezza di essere una donna comune. Si chiede se Jack (oppure, riferendoci all’opera originale, la contessa Geschwitz che le muore accanto) se continuerà ad adorarla, anche se sta morendo dissanguata, se adorerà ogni parte di lei, compreso quel flusso di sangue che scorre ma subito dopo si chiede “penseresti male di me?” e riflette di come non ci sia differenza tra lo sgorgare del suo sangue e quello di una normale impiegata statale. Nel momento della morte, quasi con disprezzo, dice al proprio assassino che dovrebbe sbalordirsi della fierezza con la quale lei affronta la morte, e lo invita ad affondare la sua lama nel proprio corpo che, in una metafora della lussuria nella quale ha vissuto la sua esistenza, ingoierà “come il cazzo di un uomo di colore”. La parte finale del brano sono gli ultimi istanti di Lulu che è finalmente consapevole che il suo “alla fine era un cuore come tutti gli altri”. Quel cuore che tutti gli uomini avevano bramato conquistare, ora nelle mani di jack è un cuore comunissimo. Lulu alla fine implora innumerevoli volte, fino alla propria morte.


 

MISTRESS DREAD

 

Il brano è forse quello più “trash metal” dell’intero album, che parte ancora una volta con Lou che disegna l’ambiente con un drone di organo in sottofondo, quasi sacro. Da questo brano inizia il lato spietato di “Lulu”: su questo humus musicale parte un riff velocissimo sul quale Lou declama con voce cupa questa “Venus in furs” versione 2011, i gusti sessuali di Lulu e il suo amore per il sadomaso. Per questo è lei la “Padrona Terrore”.


 

ICED HONEY

 

Dopo tre brani impegnativi, “Iced honey” potrebbe essere il nuovo singolo tratto da “Lulu” grazie al suo andamento rock classico à la Lou Reed, un quattro quarti con crescendo finale. Anche liricamente prendiamo una pausa dalle atmosfere cupe e disturbate: Lulu dichiara il perché è diventata la Femme Fatale che tutti conoscono, quella “Dolcezza di ghiaccio” austera e distaccata che tutti desiderano (“iced honey” vuol dire miele ghiacciato, ma honey in inglese è anche un vezzeggiativo per dire “tesoro, dolcezza”). La bellezza non può essere cristallizzata e fermata, non può essere messa in un barattolo come una farfalla e poi mostrata. Ferita dalla vita e da una brutta infanzia, ha provato a rendere la vita “fredda” per non soffrire più, cercando di evitare la passione, il calore “che presto si spegne” ma diventando un pezzo di ghiaccio “fiero” che galleggia sempre, non importa cosa accada. Consapevole che la vita è breve dichiara “io sono sempre stata così, non per scelta, solo fatta così”. Alla fine lancia una sfida: “guarda se il ghiaccio si scioglie per te”.


 

CHEAT ON ME

 

Una delle tracce più lunghe dell’album chiude il primo disco. Una splendida introduzione ambient, con droni e violini ci dà un assaggio della virata sperimentale cui assisteremo nella seconda parte di Lulu. Dopo circa quattro minuti entra la batteria e il tutto si fa più consueto e rock con leggeri inserti elettronici: sicuramente un pezzo rock molto accattivante e ben riuscito, forse allungato troppo.

Nella vita lussuriosa di Lulu il tradimento è una costante. Sebbene legata, nell’opera originale, ad altri protagonisti, il suo spirito libero e lussurioso fa in modo che non si faccia troppi problemi a trovarsi nel letto di chi più desidera. “In fondo è una ragazza che vuole solo divertirsi”, ha spiegato lo stesso Lou Reed, “in un’epoca in cui la morale non lo permetteva”. La brevità della vita e della gioventù è una consapevolezza che accompagna Lulu: “sarò giovane una volta sola/voglio provare tutto e divertirmi” e ancora “voglio amanti come se piovesse/ne voglio molti, anche tutti uguali”. La femme fatale vuole vivere intensamente la propria vita “Lascia che lo stoppino si consumi e cada” sebbene ammetta che è “un’onda senza passione” che, prima degli altri, tradisce se stessa.


 

FRUSTRATION

 

Secondo disco. Frustration è l’esperimento più coraggioso di tutto l’album ed uno dei brani più efficaci. Riff di base coinvolgenti e potenti, droni noise iniziali rimarchevoli

Anche l’interpretazione vocale di Lou è superlativa, con alcuni tratti che ricordano alcune inflessioni di opera lirica, quasi a richiamare il dramma lirico composto da Berg. Il contrasto con questa apertura lirica e il successivo ritorno dei riff metal sono qualcosa di assolutamente inedito e irresistibile.

Il testo torna indietro al primo atto dell’opera originale di Lulu e qui a parlare sembra il Dr. Schön, l’amante di Lulu e colui che l’ha salvata dalla strada, di fronte alla propria gelosia; ha fatto sì che Lulu sposasse il pittore Dr. Schwarz ma ora non riesce più a fare a meno di Lulu. Egli osserva il ritratto che Schwarz le ha fatto (“ti vedo attraverso il tuo ritratto”), ne segue i contorni (“le pennellate baciano il tuo seno e le dita”) il suo desiderio e la sua rabbia crescono. Il senso di frustrazione si sfoga in immagini di dolore e di violenza e in uno stato confusionale nel quale inveisce “vorrei tanto farti del male” e implora “Sposami”.


 

LITTLE DOG

 

Le acque si calmano momentaneamente in questo brano dal contorno atmosferico in chiave acustica, un brano disperato e pessimista che Reed declama e sussurra.

Il disprezzo di Lulu verso il proprio schiavo è dichiarato esplicitamente: “piccolo cane patetico” e “annusi la tua merda nel vento”. Lulu è ormai nella sua fase decadente, e l’unica sicurezza è che “i soldi possono tutto”.


 

DRAGON

 

Un altro brano davvero eccezionale, intricato e difficile da assimilare a un primo ascolto, basato su distorsioni e feedback che richiamano i Velvet Underground filtrati da Metal Machine Music attraverso le sperimentazioni elettroniche degli ultimi anni.

Una summa delle sperimentazioni di Lou Reed, insomma, che dura oltre undici minuti.

Liricamente è l’accusa di un amante, o di tutti gli amanti, verso Lulu e la sua indifferenza alla propria passione fino alla consapevolezza che l’attenzione per lei era una “completa idiozia”.

Molte immagini sembrano però suggerire che possa trattarsi dell’invocazione della contessa Geschwtiz, che ha sacrificato tutto per amore di Lulu e che muore insieme alla sua amata, uccisa da Jack lo Squartatore. La frase “siamo entrambe morte ora” potrebbe quindi essere giustificata in questo modo. O, semplicemente, la scomparsa di Lulu è la fine anche dei suoi amanti e la coscienza che tutto è finito. “Pensare a te è un altro modo di morire” dichiara, ripensando all’amata come ad jukebox “tampax” tra le cui gambe ognuno si infilava.


 

JUNIOR DAD

 

L’ultima traccia è un piccolo capolavoro commovente, proprio quello che ridusse in lacrime i Metallica durante l’incisione. Una ballata ambientale di 20 minuti su cui Lou Reed inserisce un’interpretazione vocale davvero toccante. Un andamento fluttuante e scarno chiude quasi ad un livello mistico un album duro e difficile, come se in quei 20 minuti si dovessero sciogliere tutte le tensioni del disco e dovesse fluire per l’ultima volta il sangue di Lulu e la sua immagine.

Eppure, a livello di testo, “Junior Dad” sembra l’unica a non essere partorita ispirandosi all’opera di Wedekind. Forse un corpo estraneo inserito per quel senso di pacatezza e dissoluzione finale che tanto sta bene in quest’ album.

Un estrema richiesta di aiuto e di essere salvato ritorna in ogni riga del testo che, visto il titolo “Padre minore”, potrebbe essere l’invocazione verso il proprio genitore che sta morendo, e che non potrà in futuro più soccorrerci: “verresti in mio soccorso?/ mi trarresti in salvo?”.

Il “padre minore” è un padre consumato e avvizzito dall’età che, appunto, sembra come rimpicciolirsi.

Ma, leggendo e analizzando il testo attentamente, c’è anche una seconda interpretazione che si sovrappone o, meglio, si aggiunge alla prima: “Singhiozzo: il sogno è finito/Fai il caffè: accendi la luce” interrompe lo scorrere delle immagini bruscamente e dichiara che si è trattato di un sogno. “Dì ciao al papà minore”, come se una volta accesa la luce ci si rendesse improvvisamente conto della propria vecchiaia, della propria imminente fine non lontana da quella del proprio padre, ritornata in sogno. All’improvviso le distanze temporali e affettive sembrano annullarsi e Lou si ritrova faccia a faccia con il proprio padre, entrambi vecchi e in declino: il padre più grande (senior) e il padre più piccolo (junior). E questa consapevolezza della vecchiaia e del corpo in declino, la definitiva comprensione che non si è immortali e che si è tutti accomunati dalla stessa sorte, padre e figli, è “la delusione più grande“.

Tutti i testi e le traduzioni

Al fine di poter comprendere e apprezzare al meglio “Lulu”, abbiamo tradotto tutti i testi. Collegatevi a questo link per leggere tutti i testi con le traduzioni a fianco.

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