THE VIEW/LA VISTA

I am a chorus of the voices
That gather up the magnets
Set before me

I attract you and repel you
A science of the heart
And blood and meaning

The coldness of most beauties
Is a challenge that our youth
Must quickly conquer

There is no time for guilt
Or second guessing, second guessing
Based on feeling

I am the truth, the beauty
That causes you to cross
Your sacred boundaries

I have no morals
Some think me cheap
Someone who despises
The normalcy of heartbreak
The purity of love

But I worship the young
Just formed angel
Who sits upon the pin of lust
Everything else
Bores me

I want to see your suicide
I want to see you give it up
Your life of reason
I want you on the floor
And in a coffin your soul shaking
I want to have you doubting
Every meaning you’ve amassed
Like a fortune
Oh throw it away
For worship someone
Who actively despises you
For worship someone
Who actively despises you

I am the root
I am the progress
I’m the aggressor
I am the tablet
These ten stories

Worship
Worship

Pain and evil have their place
Sitting here beside me
I offer them to you as servants
Of the gold that you must give

Pain and evil have their place
Sitting here beside me
And I’ll offer them, I offer them to you
As servants of the gold
That you must give to me

I want to see your suicide
I want to see you give it up, give it up
Your your life of reason
I want to see you on the floor
And in a coffin, soul shaking
Soul shaking
I want to have you doubting
Every meaning you’ve amassed
Like a fortune, like a fortune
Throw it away
For worship of someone
Who actively despises you
Who actively despises you

Io sono il coro delle voci
Che raccoglie i magneti
Posti di fronte a te

Ti attraggo e respingo
Una scienza del cuore
E del sangue e del significato

La freddezza della maggior parte delle bellezze
è una sfida che la nostra gioventù
Deve vincere velocemente

Non c’è tempo per la colpa
O per il ripensamento, ripensamento
Basato sul sentimento

Io sono la verità, la bellezza
Che ti porta ad andare oltre
I tuoi sacri limiti

Non ho principi morali
Qualcuno pensa che io sia infima
E che sia una che disprezza
La normalità dell’infrangere cuori
La purezza dell’amore

Ma io venero il giovane
Angelo appena formato
Che siede sull’apice dell’avidità
Tutto il resto
Mi annoia

Voglio assistere al tuo suicidio
Voglio vederti rinunciare
Alla tua vita di ragione
Ti voglio sul pavimento
E dentro una bara, con l’anima tremante
Ti voglio vedere dubitare
Di ogni significato che hai accumulato
Come una fortuna
Oh gettalo via
Per adorare qualcuno
Che ti disprezza veramente
Per adorare qualcuno
Che ti disprezza veramente

Io sono la radice
Io sono il progresso
Io sono l’aggressore
Io sono la tavola
Queste dieci favole

Adorami
Adorami

Il dolore e il male hanno il loro posto
Proprio qui accanto a me
Li offro a te come servitori
Dell’oro che devi dare

Il dolore e il male hanno il loro posto
Proprio qui accanto a me
E te li offrirò, te li offro
Come servitori dell’oro
Che devi darmi

Voglio assistere al tuo suicidio
Voglio vederti cedere, rinunciare
Alla tua vita di ragione
Voglio vederti sul pavimento
E dentro una bara, con l’anima che trema
L’anima che trema
Voglio che tu dubiti
Di ogni certezza che hai accumulato
Come una fortuna, come una fortuna
Gettala via
Per adorare qualcuno
Che ti disprezza veramente
Che ti disprezza davvero

Il primo singolo tratto dall’album è basato su un susseguirsi di due riff ripetuti all’infinito sui quali si staglia la voce di Reed, monocorde e ruvida, che declama i versi con indolenza. Il titolo, “la vista” (ma anche “il panorama”) potrebbe essere riferito alla vista d’insieme che il brano dà della protagonista, che anche qui parla in prima persona come farà lungo tutto l’album. Qui non siamo più al prologo del primo brano, ma già in medias res: Lulu non è già più una “ragazza provinciale che cerca un’opportunità”, ma già la Femme Fatale che tutti conoscono, che sfrutta gli uomini a suo vantaggio senza alcun coinvolgimento sentimentale (“non c’è tempo per la colpa o per il ripensamento”) o morale (“non ho principi morali”). Ma è anche consapevole della sua estrema bellezza e del potere che esercita su chi gli sta intorno, tanto da sostituirsi alla divinità: “io sono la verità/la bellezza/che ti porta ad andare oltre i tuoi sacri limiti” e ancora “io sono la radice/io sono il progresso/io sono l’aggressore/io sono la tavola/queste dieci favole” dove il riferimento alla tavola di Mosè e ai suoi dieci comandamenti è evidente ma subito rigettato con disprezzo; i dieci comandamenti sono “favole”, storie. Lulu è una donna che va oltre i principi morali, i preconcetti come ha già dichiarato esplicitamente nel testo, e oltre all’adorazione dei propri accoliti desidera che l’altro dubiti di ogni certezza che ha accumulato durante la propria esistenza. Il prezzo da pagare per averla è gettare via queste certezze (“Voglio che tu dubiti/Di ogni certezza che hai accumulato/Come una fortuna, come una fortuna/Gettala via”) per abbracciare e adorare qualcuno che ti disprezza. Il prezzo è la sottomissione totale alla propria padrona. Il potere totale sul proprio schiavo è nelle feroci liriche “Voglio assistere al tuo suicidicio, voglio vederti cedere, rinunciare alla tua vita di ragione”.

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