JUNIOR DAD /PADRE MINORE

Would you come to me
If I was half drowning
An arm above the last wave

Would you come to me
Would you pull me up
Would the effort really hurt you
Is it unfair to ask you
To help pull me up

The window broke the silence of the matches
The smoke effortlessly floating

Pull me up
Would you be my lord and savior
Pull me up by my hair
Now would you kiss me, on my lips

Burning fever burning on my forehead
The brain that once was listening now
Shoots out its tiresome message
Won’t you pull me up

Scalding, my dead father
Has the motor and he’s driving towards
An island of lost souls

Sunny, a monkey then to monkey
I will teach you meanness, fear and blindness
No social redeeming kindness
Or – oh, state of grace

Would you pull me up
Would you drop the mental bullet
Would you pull me by the arm up
Would you still kiss my lips

Hiccup, the dream is over
Get the coffee, turn the lights on
Say hello to junior dad
The greatest disappointment
Age withered him and changed him
Into junior dad
Psychic savagery

The greatest disappointment
The greatest disappointment
Age withered him and changed him
Into junior dad

Verresti in mio soccorso
Se stessi per affogare
Un braccio allungato sull’ultima onda?

Verresti in mio soccorso?
Mi trarresti in salvo?
Lo sforzo ti farebbe davvero male?
Non è bello chiederti
Di trarmi in salvo

Il vetro ha infranto il silenzio dei simili
Il fumo fluttua senza ostacoli

Tirami su
Diventeresti il mio signore e salvatore?
Tirami su per i capelli
Ed ora mi baceresti, sulle labbra?

Una febbre ardente m’incendia la fronte
Il cervello che una volta ascoltava
Ora comunica i suoi messaggi a fatica
Non mi tireresti su?

Ardente il mio defunto padre
Ha il motore e sta guidando verso
Un’isola di anime perse

C’è il sole – una scimmia da prendere in giro
T’insegnerò meschinità, paura e cecità
Nessuna bontà sociale e redentrice
Oh-o, stato di grazia

Mi salveresti?
Lasceresti cadere il folle proiettile?
Mi solleveresti per il braccio?
Mi baceresti ancora le labbra?

Singhiozzo: il sogno è finito
Fai il caffè: accendi la luce
Di’ ciao al papà minore
La delusione più grande
L’età lo ha avvizzito e trasformato
In un padre più piccolo
Una barbarie psichica

La delusione più grande
La delusione più grande
L’età lo ha avvizzito e trasformato
In un padre più piccolo

L’ultima traccia è un piccolo capolavoro commovente, proprio quello che ridusse in lacrime i Metallica durante l’incisione. Una ballata ambientale di 20 minuti su cui Lou Reed inserisce un’interpretazione vocale davvero toccante. Un andamento fluttuante e scarno chiude quasi ad un livello mistico un album duro e difficile, come se in quei 20 minuti si dovessero sciogliere tutte le tensioni del disco e dovesse fluire per l’ultima volta il sangue di Lulu e la sua immagine. Eppure, a livello di testo, “Junior Dad” sembra l’unica a non essere partorita ispirandosi all’opera di Wedekind. Un corpo estraneo inserito per quel senso di pacatezza e dissoluzione finale che tanto sta bene in quest’ album e che sembra comunque inserirsi, con i suoi oscuri riferimenti, nella trama della storia. Un estrema richiesta di aiuto e di essere salvato ritorna in ogni riga del testo che, visto il titolo “Padre minore”, potrebbe essere l’invocazione verso il proprio genitore che sta morendo, e che non potrà in futuro più soccorrerci: “verresti in mio soccorso?/ mi trarresti in salvo?”. Il “padre minore” è un padre consumato e avvizzito dall’età che, appunto, sembra come rimpicciolirsi. Ma, leggendo e analizzando il testo attentamente, c’è anche una seconda interpretazione che si sovrappone o, meglio, si aggiunge alla prima: “Singhiozzo: il sogno è finito/Fai il caffè: accendi la luce” interrompe lo scorrere delle immagini bruscamente e dichiara che si è trattato di un sogno. “Dì ciao al papà minore”, come se una volta accesa la luce ci si rendesse improvvisamente conto della propria vecchiaia, della propria imminente fine non lontana da quella del proprio padre, ritornata in sogno. All’improvviso le distanze temporali e affettive sembrano annullarsi e Lou si ritrova faccia a faccia con il proprio padre, entrambi vecchi e in declino: il padre più grande (senior) e il padre più piccolo (junior). E questa consapevolezza della vecchiaia e del corpo in declino, la definitiva comprensione che non si è immortali e che si è tutti accomunati dalla stessa sorte, padre e figli, è “la delusione più grande“.

“Junior Dad” rappresenta davvero il testamento di Lou, e la chiusura perfetta e struggente della sua carriera.

Commenti

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11 commenti

  1. Sublime ! Non ho altro da dire ! Grazie LOU !

  2. Non ho parole…solo le lacrime stanno parlando!!!!!!

  3. Stupenda interpretazione… di vita!

  4. Come sempre, complimenti. Ma un verso mi ha lasciato perplesso, poi in giro ho trovato quest’altra possibile traduzione:

    The window broke the silence of the matches La finestra ha infranto il silenzio dei familiari

    Molto meno ermetico ed è decisamente calzante al contesto.
    Ancora una volta vi ringrazio per il grande lavoro fatto per il nostro Lou. Bye.

  5. P.S. Non avevate messo “simili” prima? O sto andando in confusione totale?

  6. Esattamente, Claudio. La traduzione più verosimile è proprio “simili”. In effetti era in linea una versione della traduzione precedente all’ultima.
    La traduzione “familiari” ci pare un po’ troppo libera, anche se indubbiamente efficace.
    “Matches” è infatti sia riferito ai propri simili, sia alle coppie (to match=corrispondere). Il verso è suscettibile di molte interpretazioni, ma quella che ci è parsa più plausibile è sempre stata “simili”.

  7. E così sia allora (comunque continuo a pensare che quel vetro sia quello di una finestra), saluti da un tipo di “some gibbering old fool” che vi l(o)urka sempre con piacere e attenzione.

  8. Ma matches non sono i fiammiferi?

  9. Potessimo tutti avere un sogno così. E quanto è bella l’immagine del figlio vecchio davanti al padre vecchio che gli chiede se è ancora possibile un bacio, un bacio sulle labbra… Lou è salvo, è finalmente salvo…

  10. Chiunque abbia scritto tutte le recensioni , una per una delle canzoni dell’album un enorme grazie, un lavoro eccellente, che gli rende giustizia in pieno. Amo quest’album in tutto. È bello scoprire di non essere il solo.

  11. Gabriella Pitzalis

    Ascoltare questo brano è come vedere un film drammatico finito tragicamente. Con la sua voce, Lou ci ha detto addio, consapevolmente a mio parere. E ci è riuscito molto bene, data la commozione e lo sgomento che ha suscitato (parlo per me, naturalmente). Lou se n’è andato un mese dopo mio padre: potete immaginare come mi sento. Ringrazio veramente col cuore LouReed.it che mi ha fatto approfondire la conoscenza di questo artista, unico ed impareggiabile specchio dell’animo umano a 360°.
    I Metallica hanno incorniciato degnamente questa opera e vanno citati doverosamente.
    Grazie a tutti.

    Gabriella Pitzalis

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