martedì , 23 Aprile 2019
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Monologo alla factory (1966)

Questo nastro, in cui Lou Reed parla della sua musica, venne registrato da Nat Finkelstein alla Factory nell’autunno del 1966.

 

LOU REED: Tutto da solo. Nessuno con cui parlare. Questo è molto insolito. Vieni qui vicino, così posso parlare con te. E molto difficile per me stare qui seduto in questo modo, con un microfono. No, davvero, vieni qui vicino, così parlo con te, oppure vattene laggiù in modo che non ti veda, O l’una o l’altra.

Suonavamo insieme già molto tempo fa, in un appartamento da trenta dollari al mese; non avevamo assolutamente soldi e ci accontentavamo di mangiare farina d’avena giorno e notte. Ogni tanto davamo il sangue a (incomprensibile), tra l’altro, o posavamo per quei giornali scandalistici che escono ogni settimana a cinque o quindici cent. Una volta che posai per loro venne fuori la mia fotografia e c’era scritto che ero un omicida maniaco sessuale che aveva ucciso quattordici bambini e aveva registrato tutto su nastro e poi l’aveva fatto sentire a mezzanotte in un teatro all’aperto nel Kansas. Quando nel giornale uscì la foto di John, si diceva che aveva ucciso il suo amante perché il suo amante stava per sposare sua sorella e lui non voleva che sua sorella sposasse un omosessuale.

Visto che comunque suonavamo tutto il tempo, sarebbe stato forse il caso di cercare di farsi pagare; così andammo a finire in un tremendo caffè dove lavoravamo facendo sei esibizioni per serata, sette sere la settimana, cinque dollari a testa per serata: la cosa durò una settimana e mezza e quindi fummo licenziati perché odiavano totalmente la nostra musica. E poi incontrammo Andy. Ora abbiamo la possibilità di suonare il genere di roba che ci piace veramente suonare. Be’, abbiamo sempre suonato il genere di roba che ci piace veramente suonare ma adesso possiamo suonarlo senza venire licenziati da tremendi caffè. Ci sono venute tante idee su varie cose: volevamo procurarci un mucchio di chitarre economiche giapponesi e mettere loro le corde e accordarle nel modo appropriato, con un mucchio di amplificatori; così avrebbero tutte emesso un ronzio a diverse tonalità e noi avremmo potuto suonarci sopra.

Oppure, volevamo attrezzare trenta metronomi applicando microfoni a contatto su tutti; così, quando uno entrava…, ecco, si entra in un teatro e non ci sono posti a sedere, tutti si sistemano per terra e dappertutto nel posto ci sono i palloni d’argento di Andy, con le sue mucche sul soffitto e sulle pareti e sul pavimento e i metronomi stanno andando, elettrificati, e Mo suona un assolo di batteria su questo rumore di fondo e Sterl, io e John siamo lì soltanto a guardare.

A John venne un’idea suggerita dalle cellule fotoelettriche che ci sono nei supermercati: quando ci si cammina attraverso si apre la porta. Be’, se noi avessimo una cellula fotoelettrica che cambiasse la tonalità, alimentata dalla luce del sole, allora suonando all’aperto la tonalità verrebbe determinata dalle condizioni meteorologiche, dalle formazioni di nubi e tutto il resto. La musica della terra.

Vogliamo suonare in una sala da concerti perché è lì che dovrebbe stare il rock al contrario della musica seria di gente seria e defunta. Cosa davvero terribile.

Abbiamo cercato di convincere Sterling a ricominciare a suonare la tromba ma lui non ci sta. E troppo impegnato a trovare uno psichiatra che gli faccia evitare il servizio militare.

Una delle cose belle è lavorare con Andy, perché lui la pensa allo stesso modo e permette a chiunque di fare tutto ciò che vuole, il che è sempre bello. Una delle idee che ha tirato fuori, che per me era splendida, era che dovessimo provare sul palcoscenico, in quanto la musica migliore emerge sempre durante le prove, e allora perché non provare sul palco? L’idea migliore mai sentita.

Ora però tutto sta cambiando perché disponiamo di attrezzature via via sempre più complete e le idee spuntano così veloci che la cosa migliore è non sapere suonare uno strumento. Pensavamo di prendere Mo e bendarle gli occhi e tapparle le orecchie; allora sì che potrebbe suonare insieme a noi, altrimenti non si va mai fuori tempo. Non c’è niente come essere fuori tempo o non seguire il ritmo. E un bel modo di suonare. Specialmente con i film di Andy, perché la nostra musica è come i film di Andy e i film di Andy sono come la nostra musica e le due cose vanno bene assieme. Per esempio, Andy fece la foto di una banana per la copertina dell’album e ora ho visto un ingrandimento della banana che è diventata davvero enorme e avvolta di ogni altro genere di significato. È una banana sexy estremamente carina e la copertina dell’album si sbuccia -gran cosa – per rivelare l’interno di una banana molto sexy e attraente.

Oh, se avessimo cornamuse o un mucchio di violini in più e migliaia di chitarre. Se avessimo soldi a sufficienza costruiremmo macchine. Pare che non abbiamo mai soldi perché ogni volta che facciamo uno spettacolo tutti dicono “oh, questo spettacolo deve essere il più fantastico di tutti” e allora via, corriamo a procurarci altri proiettori e altre luci e altri strumenti; così lo spettacolo è fantastico e noi siamo in bolletta, ed è sempre andata così. Ma è una gran cosa fare qualcosa di bello. Una musica che ci piace veramente è quella dei dischi degli El Dorados o degli Harpchords, tutti quei vecchi, vecchi dischi davvero bellissimi. Chords, Starlighters, Valerie, Alicia & The Rockaways, Buster Brown, Bo Diddley. Tutti vanno matti per il vecchio blues ma dimenticano tutti questi gruppi, come gli Spaniels, gente così. Dischi come Smoke From Your Cigarette e I Need A Sunday Kind Of Love, The Wind dei Chesters, Later For You, Baby dei Solitaires. Tutti quei dischi atroci che sembra che nessuno ascolti più stanno sotto a tutto ciò che suoniamo. Non lo sa davvero nessuno. Ma tutti i dischi che vengono fatti adesso sono semplicemente favolosi. Tutto è favoloso. Tutto è assolutamente meglio di quanto sia mai stato. Perché tutta la gente sta diventando così fantastica. I giovani stanno diventando fantastici ed ecco perché la musica piace a persone giovanissime, perché la musica è bellissima e se fa paura alla gente è perché la gente è fatta così, e avrebbe paura in ogni caso. Ma la nostra roba è decisamente valida. Lo spettacolo è decisamente valido e Andy è una bellissima persona che lo rende possibile.

Siamo costantemente attaccati. Nessuno scrive qualcosa di bello su di noi o almeno prende la cosa davvero seriamente; ma mi sta anche bene. Siamo stufi di essere definiti osceni. Sembra proprio continuare ad andare avanti e avanti e avanti senza fine. Abbiamo intenzione di utilizzare tutte le critiche negative per le note di copertina dell’album. Chiunque scriva per un quotidiano o cose del genere deve essere malato. Persone che criticano altre persone. Ci deve pur essere un motivo. Devono per forza avere qualcos’altro da fare. Perché non provano a fare qualcosa riguardo a se stessi? Pensano sia così facile.

La nostra citazione preferita era: “I fiori del male stanno sbocciando. Qualcuno deve pestarli prima che si spargano”.

La cosa con cui la musica ha in realtà a che fare è l’elettricità. Elettricità e diversi tipi di macchine. Una delle idee che abbiamo avuto, per esempio, era che John avrebbe suonato uno dei suoi assolo di viola e dalla sua viola sarebbero usciti cavi con due jack; in altre parole, avremmo due, tre, quattro microfoni a contatto sulla viola collegati a due, tre, quattro diversi amplificatori e allora Nico, io e Mo controlleremmo ogni amplificatore. Un amplificatore sarebbe assegnato ai bassi e un altro amplificatore al volume e un altro ancora… oppure potremmo avere un mixer o potremmo avere una quantità di mixer e il risultato sarebbe la somma di ciò che tutti noi potremmo variare rispetto a quanto suona John.

Oppure un’altra versione è che Mo, John e Sterl suonano e io suono l’amplificatore. C’è un pezzo che abbiamo fatto usando un metodo simile: John ha una macchina che produce tuoni, uno strumento favoloso, l’unico del suo genere al mondo intero. È nel nostro appartamento in West 3rd Street. Il nostro nuovo appartamento. Ci vogliono sfrattare. Stavamo suonando di nuovo oggi e per la seconda volta è arrivato un poliziotto a minacciarci: non gli piace la musica e ci ha detto di andarcene in campagna se la nostra intenzione è di suonare così o semplicemente di essere così. Inoltre una volta ci ha fermato alla porta accusandoci di aver buttato merda umana giù dalla finestra. E forse era vero.

Suoniamo al buio così che ci sia solo la musica.

Andy ha avuto una grande idea per il finale di I’ll Be Your Mirror. Avremmo fatto inserire nel disco un apposito rilievo affinché continuasse a ripetere “l’ll be your mirror, l’ll be your mirror, l’ll be you mirror”, in modo che non si fermasse assolutamente mai, continuando a suonare e suonare fino a quando qualcuno non si avvicinasse per sollevare manualmente il braccio del giradischi.

La nostra musica è per tutta la bella gente, per the beautiful people. Siamo appena agli inizi: se mai potremo avere i quattrini per costruire alcune delle macchine che ci piacerebbe realizzare, non ci sarà limite a ciò che può accadere.

Molte di queste cose richiedono solo pochi soldi. John voleva procurarsi clacson di automobili: pensava di andare in depositi di auto usate o in qualche discarica solo per i clacson. Migliaia e migliaia di clacson, tutti collegati, da suonare senza interruzione.

Al Fillmore Auditorium di San Francisco abbiamo fatto un concerto particolarmente bello. Verso la fine dell’esibizione abbiamo eseguito uno dei nostri pezzi strumentali, abbiamo sistemato tutti gli strumenti, li abbiamo attivati e lasciati andare, così che suonavano per conto loro e noi lavoravamo tutti con percussioni; alla fine abbiamo lasciato il palco e gli strumenti rombavano da soli e hanno continuato senza fine e noi abbiamo detto all’altro gruppo: “Perché non lasciate le nostre macchine accese e suonate sopra di loro?”. Ma a quel punto il responsabile del locale aveva cominciato ad avere paura e ha spento tutte le macchine.

Chiunque abbia fatto l’amore con la nostra musica non ha avuto necessariamente bisogno di un partner. Andy osservò che alcuni dei dischi che facciamo finiscono per dare un’impressione di vera professionalità. Nessuno vuole che abbiano un’aria professionale. E decisamente molto meglio suonare con un solo microfono di tipo economico. Quello è il suono che si sente dal vivo e allo stesso modo dovrebbe venir fuori dal disco. Nel nostro album volevamo avere una registrazione professionale e una non professionale e poi anche una che andasse a ritroso. Niente inizio, niente strofa, niente finale. Il nastro con Crystal, di Angus, venne rifiutato da una casa discografica per questo motivo: dissero che non si avvertiva una differenza tra inizio, parte in mezzo e fine. Non avevano capito.

Qualche volta sistemiamo i nostri strumenti in modo che chiunque possa suonarli; sarebbe bello fabbricare una chitarra che sia come un libro che dice alla gente che lo strumento si può suonare e che tutto ciò che si deve fare è toccarlo. Allora, a quel modo, la chitarra ha un suo suono particolare. La tocchi e fa il suo suono. Le persone hanno un loro suono. Se le tocchi nel punto giusto lo fanno. Alberi. Cemento, plastica. Non è corretto da parte della gente chiedere che ci si preoccupi se qualcuno ti crolla a terra nella stanza. Bisogna concentrarsi sulle registrazioni. Se si insiste a tirare al massimo il nastro le si può piegare come una corda. E alla fine non serve neanche l’archetto.

John una volta lavorò su una composizione che prevedeva che si andasse tutti nei boschi e si seguisse il vento. Ultimamente però suoniamo al chiuso e così dobbiamo essere noi a creare le condizioni del tempo.

 

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