Lou Reed incontra William Burroughs (1979)

Avevo sempre desiderato assistere a un incontro tra William Burroughs e Lou Reed, perché anche se venivano da epoche diverse, vivevano entrambi al limite, ed erano sopravvissuti entrambi a lunghi e a volte strazianti viaggi per portare le loro utili visioni alla portata di un ampio pubblico. In effetti le loro carriere presentano molti paralleli. Per cominciare, la canzone più nota di Reed è ancora “Heroin“(1966) e il libro più famoso di Burroughs “Il pasto nudo” (1959).
Nella primavera del 1979 riuscimmo a incastrare un incontro di ventotto minuti nelle loro agende fìttissime di impegni. All’età rispettivamente di sessantacinque e di trentasette anni Burroughs e Reed erano all’apice della propria carriera. Il giorno seguente lo scrittore sarebbe partito per Zurigo, prima tappa di un mese di reading in Europa, il cantante passava da New York, dove avrebbe suonato per quattro sere al Bottom Line nell’ambito di una tournèe internazionale di tre mesi. Noi (Reed, metà del suo gruppo, Sylvia e io) arrivammo al quartier generale di Burroughs, altrimenti detto il Bunker, nella celebre Bowery, centro di Manhattan, alle 19.15 di un lunedì sera, con quarantacinque minuti di ritardo dovuti a problemi di soundcheck. Burroughs stava bevendo qualcosa con quattro amici. Quando feci le presentazioni ero un po’ nervoso.

LOU REED: (Entra nell’appartamento di Burroughs con una bottiglia in mano) Beh.. allora?
VICTOR BOCKRIS: Lou ……. William Burroughs. (Burroughs si alza. Si stringono la mano al di sopra dell’ampio tavolo).
LOU REED: Beh, prendiamo delle altre sedie o ci sediamo tutti sul pavimento?
BOCKRIS: (Segue Burroughs al frigo) Posso aiutarla con i drink?
WILLIAM BURROUGHS: (Tira fuori dal frigo una bottiglia di vodka quasi vuota) Beh, è tutto qui, amico.
LOU REED: Beh, Bill, qui vicino c’è un negozio dove posso andare a comprare dell’altra vodka?
BOCKRIS: Beh, sì, devi girare a sinistra e andare dritto per un isolato.
LOU REED: Victor, non andarci tu; devi fare da moderatore qui.
BOCKRIS: (Dopo un lungo silenzio nel quale Burroughs e i suoi amici fissano Reed e i suoi al di sopra del tavolo) Allora, che cosa ti è successo in Germania?
LOU REED: (Gesto di disprezzo con le mani e la bocca) Niente.
BOCKRIS: Abbiamo sentito che ti hanno sbattuto in galera!
LOU REED: Oh, beh, è stato solo, sì, mi hanno messo… dopo che una ragazza è salita sul palco e io non sapevo chi fosse, una roadie incazzata o roba del genere; non l’ho quasi vista, ragazzi, ed era anche pieno di soldati americani ubriachi. Beh, si, poi sono arrivati i poliziotti.
BOCKRIS: E hanno arrestato te?
LOU REED: Solo me, già. Mi hanno portato dentro dopo il concerto. Ho dormito tutta la notte in cella, ero stanco. Il giorno dopo sono venuti a prendermi e ho pensato: “Oh, mi fanno uscire”. Ma sono entrati e mi hanno detto: “Vogliamo il tuo sangue!”. Non credevo alle mie orecchie, e gli ho risposto: “Tu devi essere americano oppure è tutta la vita che desideri esserlo per poter dire una frase storica come questa, e ci sei riuscito”. Mi hanno portato a Francoforte per farmi fare le analisi del sangue e delle urine, per vedere se avevo preso droghe, come sospettavano. Naturalmente… non c’era niente. Il tipo era piuttosto nervoso perché durante il percorso mi aveva chiesto da accendere e aveva le mani che tremavano ma, sapete, il mio tedesco è abbastanza buono.
BOCKRIS: Hai suonato in Italia stavolta? (L’ultima volta che Lou Reed aveva suonato in Italia era stato aggredito sul palco).
LOU REED: Invece abbiamo suonato in Germania.
BOCKRIS: No, voglio dire, ho sentito che adesso in Italia vogliono ancora i concerti rock.
LOU REED: Si, l’ho sentito dire anch’io. Abbiamo suonato a Basilea, in Svizzera, una sera, e c’era un sacco di gente venuta in auto dall’Italia per sentirci. Sono arrivati e non c’erano più biglietti, così hanno spaccato tutte le porte e le finestre e sono entrati da ogni buco che sono riusciti a trovare. Avevano un aria davvero strana, erano tutti incappucciati e io ho pensato: “Oh-oh, ci risiamo” ma sono stati un pubblico dolcissimo, fantastico. Il locale era strapieno, ma loro se ne sono stati lì buoni ad ascoltare.
BOCKRIS: Domani William va a Basilea.
BURROUGHS: Zurigo. Vado a Zurigo.
LOU REED: Signor Burroughs, recentemente ho letto una cosa, credo fosse nelle recensione di un libro sulla beat generation di Aram Saroyan, dove il giornalista diceva che l’autore non ne sapeva niente di beat generation, ma comunque c’era una frase detta da qualcuno su di lei, che lei era l’unica persona che questo qualcuno avesse incontrato che sentiva capace di commettere un omicidio, e che lei è una persona molto fredda. È vero?
BURROUGHS: (Breve silenzio) Non nego né confermo queste chiacchiere. Comunque, negarle non serve a niente. La settimana scorsa un amico mi ha raccontato una storia su di me che passeggio per Parigi con Beckett discutendo di omicidi casuali e compiuti per conto di qualcun altro, e Beckett avrebbe detto: “Se è casuale non è omicidio”. E io avrei risposto: “Sam”, come probabilmente lo chiamerei se stessimo passeggiando insieme lungo le rive della Senna (non sono mai andato a passeggio con lui, non lo so), “questo non è affatto giusto e te lo proverò” e a quel punto io avrei tirato fuori una pistola e avrei sparato a una mendicante parigina che passava di lì e avrei gettato il suo corpo nell’acqua. Poi io e “Sam”ce ne saremmo andati.
LOU REED: Beckett non è stato il segretario di James Joyce?
BURROUGHS: Sì, per un po’. In effetti è ovvio che WATT (romanzo di Samuel Beckett) parla del suo apprendistato presso Joyce. É stato più che altro un apprendistato, il maestro diceva all’allievo che cosa fare, ma lui doveva anche battere a macchina e fare un sacco di altri lavori di segreteria.
LOU REED: Può un allievo fare meglio del maestro?
BOCKRIS: In questo caso, credo di si.
LOU REED: Davvero?Ah, vedi… Davvero!
BURROUGHS: Credo che l’intera opera di Beckett copra uno spettro più ampio di quella di Joyce.
LOU REED: Beh, lei ha scritto un libro intitolato La scimmia sulla schiena, che ho letto e che mi è piaciuto molto, e c’è una scena dove un tizio si sta bucando con una spilla di sicurezza, vero?
BURROUGHS: Ah, sì, è vero.
LOU REED: Come si fa?
BURROUGHS: Senti, amico, lo facevano un sacco di vecchi drogati. Fai un buco con la spilla e poi metti il contagocce sopra il buco e la roba dovrebbe entrare.
LOU REED: Ah, metti il contagocce sopra il buco. Perché io, vede, avevo pensato che si mettesse dentro, e ho pensato, …….
BURROUGHS: Beh, no, proprio sopra il buco. Di solito funziona. A volte però ne va persa.
LOU REED: (Ridono entrambi) Beh, signor Burroughs, posso chiederle quale dei suoi libri preferisce? Voglio dire, ce ne deve essere uno.
BURROUGHS: Beh, di solito gli autori sono pessimi giudici delle loro opere, quindi non saprei…
LOU REED: Ha pubblicato… ha pubblicato… vediamo qual è il libro al quale stavo… al quale sto pensando…
BOCKRIS: Il pasto nudo?
LOU REED: Già. Il pasto nudo. Quando il libro è uscito, ragazzi, sono uscito e sono andato dritto a comprarlo, perché non era mai accaduto niente del genere. Quindi volevo chiederle che cosa ne pensa di due libri come Città di notte di John Rechy e Ultima fermata: Brooklyn di Hubert Selby. Perché, vede, per esempio, questi due libri non avrebbero potuto essere scritti senza quello che ha scritto lei. Per caso sa se quei due hanno letto quello che lei…
BURROUGHS: Beh, ammiro molto Ultima fermata: Brooklyn. Si capisce benissimo che è un libro che ha richiesto un sacco di tempo. Ci ha messo sette anni a scriverlo. E mi piace molto anche il lavoro di Rechy. Ci siamo conosciuti a Los Angeles. Un uomo molto gradevole, ho pensato, siamo stati insieme soltanto una mezz’ ora.
LOU REED: Sa se aveva letto qualcosa di suo?
BURROUGHS: Beh, non gliel’ho chiesto, no.
LOU REED: Perché per La scimmia sulla schiena ha usato lo pseudonimo Bill Lee?
BURROUGHS: William Lee.
LOU REED: Ah, sì. Ma perché?
BURROUGHS: Perché i miei genitori erano ancora vivi e non volevo che si sentissero in imbarazzo.
LOU REED: Ma l’hanno letto?
BURROUGHS: Beh, avrebbero potuto.
LOU REED: Vede, so che lei ha scritto un sacco di altri libri, ma credo che La scimmia sulla schiena sia il più importante per come parla di cose che non sono mai state dette prima in modo tanto diretto… La annoio?
BURROUGHS: (Con lo sguardo fisso al tavolo) Che…?
LOU REED: Okay. Un’altra cosa che ho sentito che volevo chiederle, ho anche sentito dire che lei si è tagliato l’alluce per evitare di fare il servizio militare. E vero?
BURROUGHS: (Ridacchia) Preferirei non negare né confermare queste dicerie.
LOU REED: Beh, io volevo chiederle… Ho letto un grande articolo che lei ha scritto su High Times a proposito di Jack Kerouac, ed era davvero fantastico, lei ha centrato il problema. Perché non scrive altre cose così?
BURROUGHS: Beh, ne scrivo abbastanza.
LOU REED: Ma ha più scritto altri libri con un stile molto diretto come La scimmia sulla schiena?
BURROUGHS: Certo. Certo. Le ultime parole di Dutch Schultz, per esempio. E il mio nuovo romanzo Le città della notte rossa ha uno stile narrativo piuttosto diretto.
LOU REED: (Tende a Lou una copia di “Le ultime parole di Dutch Schultz”) Oh, è davvero fantastico, le ultime parole, certo; che cos’è, una specie di opera?
BURROUGHS: No, amico, no. Beh, non hai letto Le ultime parole di Dutch Schultz? Ovviamente no. C’è uno stenografo che trascrive ogni sua parola. Lui sta morendo alla stazione di polizia dopo che gli hanno sparato, e quei poliziotti sono seduti tutti intorno a lui e gli fanno delle domande. Lui dice cose come: “Un ragazzo non ha mai pianto né massacrato un migliaio di suoi simili” e i poliziotti esclamano: “Forza, smettila. Chi è che t’ha sparato?”. È incredibile, amico, tutto quanto… Gertrude Stein ha detto che l’ha fatta impazzire. A Gertrude è piaciuto molto Dutch Schultz.
LOU REED: Questa è l’unica copia che ha?
BOCKRIS: Puoi comprartelo al grandi magazzini, Lou.
LOU REED: Lo so, Victor. Posso comprare quello che voglio ai grandi magazzini. Ti immagini che cosa accadrebbe se l’intelligenza si confondesse con la tua bocca? ( William si alza per prepararsi una vodka; Lou sussurra) Volevo che me lo regalasse. Senti, chiedigli di darmelo.
BOCKRIS: Okay, lo faccio. Lo faccio.
LOU REED: Quando?
BOCKRIS: Prima che tu te ne vada.
LOU REED: Oh, okay. No! Voglio che tu lo faccia adesso. (Alza la voce) Signor Burroughs! Signor Burroughs! Le ho chiesto se questa era l’unica copia che aveva perché volevo che lei la firmasse e me la regalasse.
BURROUGHS: (Confuso ma anche divertito) Beh… posso sempre farmene dare un’altra… credo. Ma certo. Ne sarò felice.
LOU REED: (Guarda Burroughs che si toglie gli occhiali) Oh! Deve togliersi gli occhiali per vedere meglio?
BURROUGHS: No, amico, è che mi metto gli occhiali per vedere tutte (se li infila) le cose lontane (guarda Lou al di là del tavolo), ma se leggo (se li toglie con sicurezza) devo togliermeli.
LOU REED: Vede, perché io porto le lenti a contatto e allora puoi… non devi nemmeno togliertele.
BURROUGHS: Mai?
LOU REED: Beh, una volta al mese per lavarle o roba del genere, ma sono nuove. Ma volevo chiederle… (Bill gli tende il libro firmato sui tavolo). Oh, grazie. Oddio, è fantastico. Grazie mille.
BURROUGHS: Non c’è di che. Non c’è di che.
LOU REED: A proposito di Kerouac. Come ha potuto un ragazzo così bello, romantico e autore di un mito per generazioni diventare un grasso e stupido coglione (se mi perdona questa espressione cruda), seduto di fronte alla TV in maglietta a bere birra con sua madre? Che cosa è successo, perché è cambiato?
BURROUGHS: Non è poi cambiato molto, Lou. E stato sempre così. Prima c’era una ragazzo seduto di fronte alla TV in maglietta a bere birra con sua madre, poi c’è stato un tizio più vecchio e grasso seduto di fronte alla TV in maglietta a bere birra con sua madre.
LOU REED: Che cosa ne pensa di quello che fa Patti Smith, se posso chiederglielo?
BURROUGHS: Beh, sì. Mi è sempre piaciuto quello che fa Patti. L’ho vista l’ultima volta, credo che fosse nel New Jersey. Hai mai ascoltato musica joujouka?
LOU REED: La mia unica esperienza di joujouka è stata quel disco di Ornette Coleman, che sento sempre. La Ornette Coleman Band con Don Cherry è stato il primo gruppo che ho seguito quando sono arrivato a New York, quindi, sa, adesso che io e Don Cherry suoniamo insieme, beh, per me e davvero notevole.
BOCKRIS: Bill è stato con Ornette Coleman durante quelle registrazioni in Marocco.
LOU REED: Aspetta un momento, aspetta un momento. È Bill o William? Perché vedi, un sacco di gente mi chiama Lewis, anche se il mio nome professionale è Lou, ma mia madre mi chiama Lou. E così anche per il signor Burroughs?
BOCKRIS: No, beh, certi lo chiamano Bill, altri William.
LOU REED: Beh, signor Burroughs, permetta che le chieda questo. Kerouac ha pubblicato così tanti libri perché è andato a letto col suo editore? Voglio dire, queste cose succedono nel mondo letterario? Andare a letto con redattori ed editori per farsi pubblicare?
BURROUGHS: Non come nel mondo della pittura. No, grazie a Dio, non accade spesso che uno scrittore lo faccia col suo editore per farsi pubblicare, ma ci sono un sacco di casi di giovani artisti che devono andare a letto con vecchie galleriste o roba del genere per allestire la prima mostra, o farsi assegnare una borsa di studio. Posso garantirti che non sono mai andato a letto con nessuno dei miei editori. Grazie a Dio, non è stato necessario.
LOU REED: E avrete provato sollievo entrambi… Conosce le mie cose? Ha mai sentito un disco mio?
BURROUGHS: Sì, l’ho ascoltato oggi pomeriggio.
LOU REED: Quale? Quale?
BURROUGHS: L’ultimo, naturalmente.
LOU REED: Oh, THE BELLS, THE BELLS.
BURROUGHS: Sì.
LOU REED: Le è piaciuto? Spero che non le dispiaccia se glielo chiedo, ma sono certo che non le dispiacerà dirmelo, se non le è piaciuto.
BURROUGHS: Sì. Mi è piaciuto molto.
LOU REED: Non riesco a dimenticare che credevo… qualcuno mi ha detto, non so chi, forse Dorothy ……. conosce Dorothy?
BURROUGHS: Sì.
LOU REED: La adora. “Oh, lui è fantastico” dice. “Ma freddo.” No, no, ce l’ho aggiunto io. Non riesco a dimenticare che qualcuno mi ha fatto credere che lei si sia tagliato l’alluce per scampare la leva! Voglio dire, se lo immagina perché ci ho creduto?
BURROUGHS: Non ne ho idea. (A Burroughs manca la prima metà del mignolo della mano destra, perso a causa di un’esplosione di sostanze chimiche quando aveva quattordici anni)
LOU REED: (Guarda l’orologio) Beh, il musicista non può fermarsi. Dobbiamo tornare al locale. Senta, mi ha fatto davvero piacere conoscerla, è stato un grande onore per me e voglio ringraziarla moltissimo.
BURROUGHS: Beh, il piacere è stato mio.
LOU REED: Le dispiace darmi il suo numero di telefono?
BURROUGHS: No. Certo.
LOU REED: Potremmo incontrarci ancora e andare a cena insieme senza tutta questa…
BURROUGHS: Certamente. Ne sarei felice.
BOCKRIS: Buona idea. Dovremmo farlo.
LOU REED: Chi ti ha chiesto niente? Cos’è questo noi? Voglio soltanto andare a cena tranquillo e fare una chiacchierata.

 

Victor Bockris

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