martedì , 23 Aprile 2019
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Intervista a Lou Reed (Jam!, 1996)

Signori e signore entra Lou Reed: giubbotto color fucsia, il volto scavato, modi gentili. Parla lentamente, il suo sguardo è magnetico, la sua presenza intensissima. Lui è l’uomo che ha cambiato la faccia della musica insieme agli altri Velvet Underground e che ha consegnato alla storia alcuni album solisti indimenticabili: da TRANSFORMER a ROCK’N’ROLL ANIMAL, da BERLIN a NEW YORK. Oggi è un uomo diverso. E questo naturalmente fa parte della sua grandezza. Non è una leggenda che sopravvive a se stessa Lou Reed, ma un uomo in perenne trasformazione. L’album NEW YORK inaugurava una parte importante della sua nuova carriera in cui temi di carattere sociale si mescolavano alle emozioni. MAGIC AND LOSS era stato invece l’album della riflessione sul passato, sulle amicizie, sulla morte: un disco lucido e intenso, che faceva male. La resa dei conti. Una sorta di azzeramento per ricominciare daccapo. Poi la parentesi con i Velvet Underground, terminata tra le polemiche. Polemiche a cui la morte di Sterling Morrison nell’Agosto del ’95 ha posto, una volta per tutte, la parola fine. Ed eccoci arrivati a SET THE TWILIGHT REELING, il nuovo disco di Lou Reed. Curatissimo fin nei minimi dettagli, incredibilmente energetico, inaspettatamente positivo. Un album in cui, molto spesso, si parla di amore (Trade In, Hang On To Your Emotions, Hooky wooky, The Adventurer, The Proposition, Riptide). E dove, in un brano (Set The Twilight Reeling), si racconta di “un uomo nuovo che si libera da tutti i suoi rimpianti”.
Il Lou Reed di oggi, che le cronache rosa ci riportano come travolto da una grande passione per Laurie Anderson, sembra dunque aver regolato una volta per tutte i conti con il suo passato. E, ciò che più conta per chi lo ha sempre amato, pare aver definitivamente ritrovato la vena felice dei tempi migliori: una scrittura limpida e intensa, la voglia di sperimentazione sulle sonorità, la passione e lo sguardo acuto su ciò che sta intorno: persone, avvenimenti, la città (New York), il paese (l’America funestata da venti di censure). In una sola parola: lo spirito del rock’n’roll. In versione anni ’90 rinnovata e lucida.

 

L.V.: Cominciano con una panoramica di tipo storico: tra il tuo ultimo disco, MAGIC AND LOSS, e questo SET THE TWILIGHT REELING, c’è di mezzo l’esperienza della riunione dei Velvet Underground…
LOU REED: Mi è piaciuto molto ritornare a suonare con i Velvet Underground almeno fino a un certo punto che è stato il momento in cui ci siamo fermati. È stato bello: mi sono divertito molto a suonare con loro ma avevo delle idee che volevo mettere a punto da prima che il tour con i Velvet iniziasse. Quando mi sono messo a lavorare al nuovo album avevo ancora in mente quell’esperienza: non so se, in maniera diretta o indiretta, sia rimasto influenzato dal lavoro fatto con i Velvet. Comunque il fatto di suonare con gli altri Velvet non può che essere considerato un momento eccezionale di ispirazione…

L.V.: Avete registrato qualcosa con i Velvet?
LOU REED: Ti dirò, dopo ogni show fatto in una città, usciva un bootleg la settimana successiva. Così c’erano ormai talmente tante registrazioni in giro che quando è uscita quella ufficiale la gente aveva già una vera e propria collezione. Qualunque data di quel tour tu voglia ascoltare c’è un bootleg che la documenta: più di così!

L.V: Intendevo chiedere se non uscirà qualcosa realizzato in studio con magari dei pezzi nuovi…
LOU REED: No. Non siamo mai entrati in uno studio. Ci siamo limitati al tour. C’è qualcosa che abbiamo realizzato in occasione dell’ammissione, con qualche decina di anni di ritardo, dei Velvet Underground nella Rock’n’ Roll Hall of Fame qualche settimana fa. lo, Maureen e John abbiamo scritto una canzone per Sterling: l’abbiamo suonata quella notte ed è stata registrata e non dalla casa discografica ma dalla stessa Hall of Fame per i suoi archivi. Verrà sicuramente fuori in qualche bootleg: i Velvet Underground come trio…

LV: Dopo la morte di Sterling Morrison la parola ‘fine’ per i Velvet Underground è definitiva?
LOU REED: Sì. Per definizione: eravamo quattro. Adesso siamo in tre. Non potrà mai essere come era. Andato. Finito.

LV: Veniamo al nuovo disco allora, SET THE TWILIGHT REELING, dove, ancora una volta, si parla molto di NewYork. In passato a questa città avevi addirittura dedicato uno splendido album. Perché non parli mai di Boston o del Texas: tanto per cambiare…
LOU REED: Vivo a New York. Ho sempre vissuto a New York. Amo la gente dl New York. Il disco non avrebbe mai potuto essere concepito fuori da New
York. Anche perché succedeva spesso mentre stavamo registrando che qualcuno dicesse: “Qui ci starebbe bene il suono di una dodici corde”. Oppure:
“Per ottenere quel suono ci vorrebbe proprio quel tipo di microfono”. Beh, a 200 metri di distanza dallo studio c’è il mio negozio di strumenti musicali di fiducia. Quello che conosco da anni. NewYork in fondo può essere anche come una piccola città in qualche modo. Ed è il luogo dove molti fili anche lontani finiscono per riunirsi. Ad esempio una cosa stranissima è come a New York incontri continuamente gente da tutto il mondo che non vedevi da un sacco di tempo. Giri per Manhattan e… eccola li!

L.V.: In che parte di NewYork vivi?
LOU REED: Downtown.

L.V. : Verso l’East Village?
LOU REED: Downtown. Insieme a molta, molta gente: è questo che mi piace. Credo che, vivendo la vita, si cresca: e come suonare la chitarra. Quando la suoni per molto tempo riesci a ottenere cose che non ti saresti mai immaginato. Succedono un sacco di cose, ci sono molti cambiamenti. E c’è una sorta di poesia in questo. Forse riesci a trovarla soprattutto se sei fortunato come io credo di essere.

L.V.: E a NewYork cosa succede di questi tempi?
LOU REED: New York è sempre in crisi. Proprio come il governo italiano. Ogni mese, ogni settimana c’è qualche problema: la metropolitana si ferma, un ponte cade, la neve blocca tutto. Quest’ultima cosa è stata anche molto bella: è bello vedere una città come NewYork completamente bloccata dalla neve: si sono fermati anche gli aerei. Nessuno poteva andare da nessuna parte. Problemi, problemi, continuamente problemi: questa è New York. Alcuni se ne vanno. Altri arrivano. La città ha molte facce. Può offrire molte opportunità: la Maggior parte viene li per quello naturalmente. Altri si stancano di fare una certa vita e se vanno in luoghi che trovano più tranquilli. Ognuno ha la sua idea di vita: io mi sento in perfetta armonia con questa città.

L.V: Allargando lo sguardo, in America invece come vanno le cose? Nel disco c’è questa canzone, Sex With Your Parents, che è un’accusa durissima alla destra bigotta americana con tanto di nomi e cognomi: gente come Robert Doie per esempio o Rush ‘Rambo’ Limbaugh, intrattenitore radiofonico, con il pallino dell’ordine ottenuto con manganello, pistola e sedia elettrici. La sua parola d’ordine è: “Friggiamo i delinquenti”. I suoi ascoltatori lo adorano…
LOU REED: Ma no, figurati: non è un messaggio così duro quello di Sex With Your Parents. È soltanto divertente. Sarebbe una cosa dura se avessi in mano un fucile e mi mettessi a dargli la caccia. Questa è una canzone. Solo una canzone. Se potessi fare a modo mio sarebbero loro a friggere dentro una pentola: è questo il mio sogno. Se potessi essere Re per qualche ora e tutto si fermasse per un secondo, mi prenderei cura dei ‘cattivi ragazzi’ e tutto tornerebbe.., normale! Ma credo che questo sia il sogno di tutti no? “Oh, se mi facessero presidente per un giorno! Ci penserei io a mettere le cose a posto! Gli altri sono degli imbecilli: non sanno cosa ci vuole. Io sì: datemi l’America per qualche ora e vedrete!”: questo è quello che pensano tutti. Il problema è che per la gente di cui parli non è un sogno ma quasi la realtà: dategli ancora più potere e ci penseranno loro…

L.V.: Pensi che avrai problemi di censura per questa canzone? Ci sono alcune parti tipo quella in cui dici “Ero disgustato dalle stronzate della destra repubblicana / da quegli odiosi vecchiacci spaventati da tette e cazzi giovani / e allora ho cercato di pensare a qualcosa che mi disgustasse / ed ecco mi e venuto in mente il sesso con i genitori” , in cui non vai giù con mano molto leggera…
LOU REED: La censura può manifestarsi in due modi: non permettere che il disco venga suonato o non permettere che la gente lo compri. Ma stranamente la casa discografica non mi ha fatto problemi: a loro la canzone è piaciuta. Nessuno mi ha detto: “Non è che magari potresti cambiare questa cosuccia qui e quest’altra là? Sai c’è qualcuno che potrebbe sentirsi disturbato”. L’unica cosa che mi hanno detto è stata: “Bello!”. Così non credo che ci sia nessuno veramente preoccupato per questo disco. Il disco uscirà semplicemente col solito sticker che dice: “Attenzione! Linguaggio esplicito”. Pensa invece che ai tempi di NEW YORK la casa discografica non voleva assolutamente stampare due o tre testi per l’edizione italiana del disco (in realtà alla fine non ne è stato stampato proprio nessuno: il disco è uscito con i testi in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Una laconica dicitura avvisava in mezzo a una pagina desolatamente bianca che “I testi per il 33 giri di Lou Reed, NEWYORK, dovevano essere riprodotti in italiano; purtroppo, a causa di problemi legali, non lo si può fare”, nda). Forse, e lo spero, è una cosa che oggi non succederà più; quello era il 1989. I testi di questo disco dovrebbero venire tradotti in italiano e spero che la traduzione venga affidata ad un buon traduttore. Per me è molto importante: anche qui, come nelle musiche, c’è molto lavoro dietro. Ci tengo molto che anche chi non parla inglese possa capire quello che dico: è una questione di rispetto. Credo che se comprano il disco ci tengono a sapere quello di cui si parla. E la traduzione è molto importante: io voglio sempre parlare con il traduttore per togliergli degli eventuali dubbi. Per esempio, nel titolo del disco c’è la parola “reeling” che può avere nove significati diversi: non è facile tradurla nel modo corretto.

L.V.: Tu hai fatto un disco anche duro in certi momenti ma tutto sommato molto luminoso, decisamente lontano da MAGIC AND LOSS. Più o meno nello stesso periodo il tuo vecchio amico David Bowie ha fatto invece un disco, OUTSIDE, dai toni molto più scuri e violenti, da cui traspare un senso di morte. E quasi come se le visioni del mondo oggi si fossero capovolte rispetto al passato…
LOU REED: Non so. Per quanto mi riguarda quando mi sono messo a lavor~j-e a questo disco la cosa che avevo in mente era il suono: volevo riuscire ad avere un certo tipo di suono. Questo disco è il frutto di due anni e mezzo di lavoro di ricerca per raggiungere un risultato che posso descrivere in maniera molto semplice: “Voglio sentire sul CD quello che sento quando sento un gruppo suonare dal vivo”. Niente di più, niente di meno. Sembra una cosa facile a dirsi ma in pratica lo è molto meno. Vi garantisco: quando ascoltate questo disco state sentendo esattamente quello che io sentivo mentre lo facevo. Così, una volta che siamo riusciti a ottenere questo, non restava che divertirsi a provare diversi tipi di suono utilizzando ogni volta ad esempio chitarre differenti: io mi sono divertito moltissimo, gli altri forse un po’ meno. Sono un fottuto perfezionista: volevo che ogni cosa suonasse esattamente come ce l’avevo in mente. E la gente che l’ascolta la potrà ascoltare esattamente come ce l’avevo in mente. Per cui, se voi giornalisti dovete scrivere delle recensioni, vi prego di farle ascoltando il disco dai CD promozionali e non dalle cassette perché ci tengo molto che possiate cogliere questo enorme lavoro che è stato fatto sui suoni e che mi soddisfa al cento per cento (purtroppo le leggi dell’arte non vanno d’accordo con quelle dell’economia: la casa discografica aveva a disposizione solamente sedici copie di CD promozionali sufficienti appena a coprire la richiesta dei quotidiani nazionali. Anche su cassetta comunque si riesce a percepire l’immensa cura usata da Lou Reed, da sempre audace sperimentatore delle sonorità più inusuali a partire dal celebre METAL MACHINE MUSIC fino alla registrazione in Stereo Binautural Sound del doppio album live TAKE NO PRISONERS dove si mescolano in maniera straordinaria musica e… cabaret, nda).
Ritornando alla seconda parte della domanda devo dire che non posso parlare certo per David perché solamente lui può farlo. Per quanto mi riguarda devo dire che mentre registravo questo album ero straordinariamente di buon umore e il disco riflette questo stato d’animo. Indubbiamente c’e un senso di ottimismo nel disco. Ma chi non vorrebbe essere ottimista se potesse scegliere? Chi non direbbe: “Oggi voglio avere una bella giornata”?

L.V: Ma che cosa è successo di importante perché il tuo umore fosse così buono?
LOU REED: Essermi fatto la mia strada, riuscire a controllarmi, avere buone amicizie. Quest’ultima cosa, soprattutto, è per me molto importante.

L.V: Nel brano che dà il titolo al disco, Set The Twilight Reeling, tu parli di un uomo in fase di trasformazione. Naturalmente non so se questo può essere inteso in senso autobiografico…
LOU REED: Naturalmente io sono uno scrittore e quando scrivi le cose possono andare in mille direzioni diverse. La gente vuole sempre sapere se c e qualcosa di biografico in quello che scrivi o che cosa realmente significa… Una buona risposta a questa domanda può essere che tu devi credere a quello che vuoi credere e non a quello che senti dire: cercare la tua propria personale chiave di lettura. Comunque, d’altro lato, puoi vedere che in questi giorni sono decisamente molto felice: così puoi trarre da solo le tue conclusioni. Le cose cambiano in continuazione: le cose che vanno bene possono cambiare, le cose che vanno male possono cambiare. L’unica cosa certa è il cambiamento. Per me le cose a volte cambiano di minuto in minuto, di ora in ora…

L.V.: Ci sono un sacco di canzoni d’amore in questo disco…
LOU REED: Ma ci sono anche un sacco di canzoni d’amore nel primo album dei Velvet Underground… Ma comunque sì, è vero: in questo disco ce ne sono di più.

L.V: Il tuo modo di scrivere è sempre molto appassionato, sia che tu parli di amore, sia che tu esprima rabbia per una cosa che ti dà fastidio…
LOU REED: Mi piace cercare di far sentire anche nello spazio brevissimo di una canzone la forza delle sensazioni e dei sentimenti. Tutte le mie canzoni sono basate sulle emozioni, sulla forza delle emozioni. Quello che cerco di fare è far sentire quella forza. Credo che questo sia il significato del rock’n’roll.

L.V.: In Sex With Your Parents comunque questo senso di gioii non è che mi avverte mica poi molto…
LOU REED: Non sono certo felice di aver intorno quelle persone… Ma comunque è solo una canzone. Una canzone con cui divertirsi mostrando quanto perverse, disgustose e orrende siano queste persone.

L.V.: Nel disco comunque ci sono atmosfere molto diverse: si passa da momenti più energici di puro rock’n’roll, a momenti quasi noise a ballate, con in più qualche strepitoso assolo di chitarra…
LOU REED : Volevo dei momenti diversi perché i miei stati d’animo sono diversi: ho cercato di alternare momenti più fisici a momenti rilassati. Per questo ho voluto produrre il disco da solo: per avere la potenza del suono il trucco è la registrazione: tutto il disco è stato registrato live nel mio studio The Roof, nel cuore di New York. Ho suonato tutte le parti di chitarra, Fernando Saunders suona il basso e Tony ‘Thunders’ Smith la batteria. Abbiamo registrato tutto in digitale mentre dalla finestra guardavamo giù che cosa stava succedendo a New York, specialmente nel periodo delle grandi nevicate.

L.V.: Visto che il tono generale dell’album non e cosi raccolto come era MAGIC AND LOSS tornerai a fare tournée in posti grandi?
LOU REED: Secondo me il luogo dove suoni determina quello che suoni. È inutile lavorare tanto per ottenere un certo risultato se poi il posto in cui fai il concerto ti impedisce di raggiungerlo. Quindi credo che anche per questa tournée eviterò i palazzetti dello sport: gli show si terranno principalmente nei teatri. Il rock’n’roll è una cosa fisica, ti colpisce allo stomaco.

L.V.: E può ancora salvare la tua anima...
LOU REED: Qualche volta forse sì ma non se stai davvero male. La musica è una cosa buona per la gente. E una cosa che aiuta a guarire: nelle marce per i diritti civili ancora oggi la gente canta We Shall Overcome. E una cosa che unifica molta gente.

L.V.: C’è anche chi ha detto che la tua musica gli ha salvato la vita…
LOU REED: Davvero? Non so cosa dire…

L.V: C’è un album tra quelli che hai fatto che oggi non ti piace più, che non ti sembra all’altezza?
LOU REED: Ognuno dei miei dischi dice qualcosa a cui tenevo molto e al tempo stesso ogni album che ho fatto oggi non mi soddisfa perché non ce n e uno che ritengo sia davvero perfetto.

L.V.: Eccetto quest’ultimo…
LOU REED: Quest’ultimo è perfetto al 100%!

L.V: In Italia hai un grande pubblico di affezionati ma tanti anni fa un tuo concerto non andò così bene…
LOU REED: Si, è stato molto tempo fa. Era un periodo in cui in Italia c’era molta agitazione. Non credo che fosse qualcosa che aveva a che fare con me e il mio show. Comunque ancora adesso e una cosa di cui non mi piace parlare…

LV: Ci sono dei nuovi gruppi che ti piacciono? Voglio dire che musica ascolta Lou Reed quando è a casa sua, tranquillo?
LOU REED: Amo Nusrat Fateh Ali Khan, un gruppo giapponese che vive a New York e che si chiama Cibo Matto, un altro gruppo che si chiama Acfion. Una mistura di cose. Ascolto il rock con molto piacere ma diventa sempre più difficile trovarlo sulla radio.

LV: Hai lavorato con Laurie Anderson in un brano dell’album BRIGHT RED e adesso lei ti ha restituito il favore. Ci saranno altri progetti che vi coinvolgeranno in futuro?
LOU REED: Abbiamo lavorato insieme a un possibile spettacolo teatrale che si chiama Brother and Sister Can e anche ad una serie di brani improvvisati per chitarra elettrica e violino: ne abbiamo nove per il momento. Quando ne avremo una cinquantina proveremo ad editarli e vedremo che cosa viene fuori. Alcuni sono venuti molto bene ma è diffide riprodurli perché sono casuali.

L.V: C’è un brano, The Adventurer, che sembra dedicato a lei…
LOU REED.: Non una sola canzone, non due canzoni: tutto il disco è dedicato a lei perché “la penombra sta ondeggiando”!!! (cita il titolo dell’album, ndr)

LV: Ultimamente hai fatto anche l’attore in Blue In The Face..
LOU REED.: Si. Volevano qualcosa di improvvisato del tipo: “Arrivi dici quello che ti pare e te ne vai”. E così è stato: ci abbiamo messo circa un ora a registrare la mia parte. Niente prove e… ecco il film! Un hello/goodbye-Film: è il mio tipo di film. Girato in perfetto stile Groucho Marx. Lo stile: “Salve, devo andare”.

L.V: Lo sai che nel doppiaggio della versione italiana parli in slang napoletano?
LOU REED: Oh, vorrei tanto avere una copia in italiano del film. La chiederò ai distributori. Voglio ‘assolutamente mostrarla ai miei amici perché deve essere molto divertente. Mi piace tantissimo quando mi capita di vedere attorI americani fammi che parlano in francese o in italiano…

L.V: L’Italia ha una grande tradizione di doppiatori…
LOU REED.: Lo so. L’altra sera in hotel stavo guardando un film americano: era incredibile! Il parlato era perfettamente sincronizzato anche se le due lingue sono molto diverse tra loro. Era fatto realmente bene… Certo con la commedia è ancora più difficile: devi avere dei doppiatori che sono veri attori a loro volta.

L.V: Quella di BIue In The Face rimarrà un’esperienza unica o nel futuro prossimo di Lou Reed si è aperta una nuova strada?
LOU REED: E stata un’esperienza unica. Non voglio fare l’attore. Non sono assolutamente interessato al cinema. Se ogni tanto qualcuno che conosco e con cui so che mi piace lavorare mi chiede di fare qualche piccola parte la faccio. Questo è stato il caso di Paul Auster che è un amico e che mi ha chiesto di fare questa cosa.

L.V: Non sei interessato a fare del cinema in futuro… E strano! Tutti sono interessati al cinema, tutti appena possono cercano di fare film. Come mai tu no?
LOU REED: Perché sono un musicista di rock’n’roll.

 

Luca Valtorta

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