Tre anni senza Lou Reed

“Me ne fregava solo della musica, mi interessava solo quello. Ho sempre creduto di avere qualcosa di importante da dire e l’ho detto. E’ per questo che sono sopravvissuto, perché ancora credo di avere qualcosa da dire. Il mio Dio è il rock’n’roll. E’ un potere oscuro che ti può cambiare la vita”. (Lou Reed)

lou reedTre anni fa ci lasciava Lou Reed. Il 27 Ottobre 2013.

Non vorremmo spendere troppe parole in suo ricordo: lo abbiamo già fatto, lo hanno fatto in molti. A parlare e a ricordarlo continuerà ad essere sempre la sua musica e i suoi testi, il potere dirompente delle sue canzoni, la bellezza abbagliante di quello che ha regalato al mondo e a tutti noi.

Perché se Lou Reed ha sempre interpretato Lou Reed meglio di chiunque altro, come disse una volta, è anche vero che la sua morte lo ha trasformato in qualcosa di smisurato e impalpabile che fonde cinquant’anni di musica e le persone.

Lou Reed è stato in continuo cambiamento: ha interpretato Lou Reed. Ha interpretato Lou Reed che interpretava Lou Reed, creando un gioco di specchi ironico e spesso caustico di antipersonalità e immagine.

Ha preso a pugni la concezione borghese di musica e le ha rifatto i connotati più volte durante la sua lunga carriera, talmente forte che spesso molti stentavano a riconoscerla. E facendolo l’ha liberata, e ha emancipato centinaia di artisti che su quel solco hanno potuto esprimere diversamente la propria sensibilità artistica.

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Laurie dopo aver sepolto le ceneri di Lou.
(Foto di Eric Andersen)

Dovremmo parlare di artisti nuovi, oggi, nuovi riferimenti culturali. Sarà anche l’età, ma è davvero faticoso riuscire ad individuare qualcuno che abbia la sua portata rivoluzionaria, o quella di suoi colleghi altrettanto grandi scomparsi di recente. Il suo amico David Bowie ad esempio.

La forza di essere contro per consegnare alla morte, come cantava De Andrè, “una goccia di splendore”; di raccontare la metropoli, i bassifondi, gli emarginati, i conflitti, le droghe, il sesso, l’aggregazione non omologata. Di questo difficilmente qualcuno saprà raccogliere  il testimone.

Ci ha lasciati sfidandoci fino all’ultimo: il suo ultimo album Lulu, insieme ai Metallica, ha suscitato le stesse reazioni che 35 anni prima suscitò Metal Machine Music. Lo stesso Bowie dopo la morte dell’amico dichiarò che l’ultimo album era un altro dei capolavori di Lou, destinato ad essere compreso tra molti anni.

Le ceneri di Lou ora riposano su una collina di Montauk, una località di Long Island vicino alla residenza di Hampton, a Long Island, dove si è spento.

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Esercizi di Ta Chi in ricordo di Lou
(foto di Eric Andersen)

Un anno dopo la sua morte, per il primo anniversario, Laurie Anderson ha riunito un po’ dei suoi amici, ha indossato un sorriso malinconico e ha organizzato una passeggiata su questa splendida collina con vista sull’oceano e ha depositato le ceneri di Lou nella terra. Subito dopo hanno celebrato la sua vita improvvisando esercizi di Tai Chi guidato dal suo maestro Master Ren, passeggiando per i boschi e scambiando ricordi di Lou.

Lou Reed non ha bisogno di piedistalli: è stato lui a costruircene uno per aiutarci a vedere le cose da un’altra prospettiva, da un’altra altezza. Pensateci. E’ il regalo più grande che ci ha fatto: nuovi occhi e tanta bellezza. Siategli grati per questo.

Grazie Lou.

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