New York Extravaganza: la mostra sui Velvet Underground

La ricorrenza del 50esimo anniversario dalla nascita del gruppo sarà celebrata da una mostra interattiva e multimediale dal titolo The Velvet Underground: New York Extravaganza, inaugurata ieri e che si protrarrà fino al 21 Agosto.

Non solo il concerto di John Cale quindi, che proprio all’interno della rassegna domani 3 Aprile insieme a delle guest star reinterpreterà l’album “The Velvet Underground and Nico” nella sua interezza, ma anche una mostra interamente dedicata al gruppo che ha rivoluzionato per sempre la storia della musica.

New York ExtravaganzaL’esposizione verterà, oltre che sulla musica, anche sulle altre forme d’arte che girano attorno al gruppo: fotografia, grafica, moda, cinema con l’intento di raccontare come i Velvet Underground abbiamo rivoluzionato la cultura popolare americana e mondiale in appena cinque anni di attività. Da qui ad agosto sono previsti una serie di show e dibattiti, di cui John Cale è solo il piatto forte.

A maggio un appuntamento speciale sarà dedicato ad Andy Warhol, che della band fu il mentore, e alle sue sperimentazioni cinematografiche, con la proiezione di 15 lungometraggi mai mostrati in pubblico accompagnati dall’esibizione di un team di musicisti a metà tra i Seventies e gli anni Duemila.

La co-curatrice della mostra Carole Mirabello ha dichiarato: “L’idea è effettivamente di fare un’esposizione sui Velvet Underground che è un gruppo musicale, ma anche di ricollocarli nel loro contesto dell’epoca, cioè nell’avanguardia e nella controcultura degli Stati Uniti alla fine degli Anni 50 e all’inizio degli Anni 60 e di parlare anche alle giovani generazioni e mostrare loro come i Velvet ancora oggi risuonino nella musica, ma anche nel cinema, i loro codici grafici, la moda, la pubblicità. I Velvet esistevano prima di Andy Warhol ed esisteranno dopo, è lui che li ha rivelati. E’ un gruppo che non ha avuto successo al tempo, il successo è venuto dopo, soprattutto dai loro pari. David Bowie è stato il primo a riprendere i pezzi dei Velvet e ancora oggi lo fanno molte giovani band“.

Il percorso dell’esposizione si divide in:

1. BENVENUTI IN AMERICA

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la macchina dei consumi americana ripartì come mai aveva fatto prima: uno stile di vita obbediente e incentrato sulla famiglia, perfetta come le immagini pubblicitarie che imperversavano sui media. Abbondavano gruppi di ferventi intellettuali e artisti, che rigettavano tutti quei sorrisi di plastica. Condannavano la rigidità della società formalmente libera nella quale tutte le devianze erano etichettate come pericolose. Inizialmente emarginati, questi individui non classificabili avrebbero usato, inventato e fuso tutte le forme di arte e di creatività.  Difesero stili di vita radicalmente differenti, presero strade alternative, rifiutarono ruoli e tabù. Tutto questo fu incarnato dall’infaticabile figura di punta dei poeti della Beat Generation: Allen Ginsberg.

2. REED & CALE, L’INFANZIA DELL’ARTE

E’ difficile immaginare due personalità e traiettorie più diverse che quelle dei due membri fondatori dei Velvet Underground. Prima che si incontrassero, John Cale e Lou Reed non avevano nulla o quasi nulla in comune. Il primo dei due, nato il 9 Marzo 1942, proveniva da una famiglia di classe operaia del Wales. Incoraggiata dalla madre e grazie al suo talento per la musica, seguì un curriculum accademico che lo avrebbe potuto portare a dirigere un’orchestra. Il secondo dei due, nato una settimana prima, il 2 Marzo 1942 a Brooklyn, veniva da una famiglia medio-borghese ebrea di New York. Lou Reed andò fuori dai binari molto presto, con il suo temperamento fragile si adattò sempre male alla mentalità provinciale dei sobborghi di Freeport dove crebbe. L’unica cosa che i due avevano in comune: un fascino per il rock’n’roll che stava emergendo e una chiara inclinazione per le esperienze estreme.

3. LO SPIRITO DI NEW YORK

Agli occhi degli altri stati degli Stati Uniti, New York è sempre stata come una grande Babilonia, il punto di appoggio di una vita cosmopolita incompatibile con i valori fondanti delle piccole cittadine americane. All’inizio degli anni ’60, nella città colpita dalla recessione e dalle crisi sociali, non c’erano quartieri più equivoci del Greenwich Village, a sud di Manhattan, un quartiere che era terra di studenti spiantati, empi artisti e artisti con idee perniciose. Repulsione e e fascinazione andavano mano nella mano: un inferno decadente agli occhi di molti, il Village era la terra promessa per altri, un terreno straordinariamente fertile per il talento. Era qui che i musicisti sperimentatori, i registi underground, i poeti senza tabù e i giovani che sfidavano i dettami della norma eterosessuale convergevano.

In questo contesto unici, i versi dei poeti Beat, l’armonica audace di La Monte Young e la sperimentazione del cinema underground avrebbero affascinato Lou Reed e John Cale prima che facessero nascere i Velvet Underground. All’intersezione tra cultura pop e avanguardia, arte concettuale e ritmi tribali, imbrogli giovanili e teorie tra le più sofisticate.

4. GLI ANNI DELLA FACTORY

Velvet UndergroundI Velvet Underground non aspettavano Andy Warhol per creare il loro suono, un mondo e un’identità che ruppe così radicalmente con i canoni del rock’n’roll dell’epoca. La loro poetica affrontava il sesso, la droga e le questioni esistenziali a testa bassa, ed era stesa su una musica che era al contempo ipnotica e fluida, sobria e luminosa, con paradossi e stravaganze che spingevano il pubblico ad essere coinvolto e a scegliere da che parte stare.

Affascinati da quest’immagine singolare, il nascente principe della pop art accolse la band nel proprio studio, la Factory. Questo focolaio di talento e stravaganza, acceleratore di particelle non così elementari, spinse i Velvet Underground sotto le luci della ribalta.

5. RE-INVENZIONI DEI  VELVET UNDERGROUND

Dopo l’espulsione di Nico, seguita da quella di Warhol e poi di John Cale, la band che avreste potuto dare per morta prese invece una nuova forma. L’unico leader rimasto, Lou Reed, scoprì che l’introspezione poteva essere un’infinita fonte di ispirazione. Trovò un suo doppione ingaggiando il multistrumentista Doug Yule che fu in grado di riprodurre il suo modo di cantare.

Più calmi di prima, i Velvet Underground zigzagarono per gli Stati Uniti ma snobbarono New York, dove la band non si sarebbe esibita dalla primavera del ’67 all’estate del ’70. Nei nightclub di Boston, Chicago, Philadelphia o della East Coast, il pubblico rimase meravigliato dal misto di malizia, dolcezza e sensualità. L’album postumo pubblicato nel ’74, 1969 Velvet Underground Live, ne è testimone e lancia il successo dei Velvet Underground.

6. ECHI E EREDITA’

L’abbandono di Lou Reed nell’Agosto del 1970 sancì la fine dei veri Velvet Underground, anche se la cosa passò più o meno inosservata.

Due anni poi, il nome della band era sulla bocca di tutti: lodati e raccomandati dell’uomo del momento, David Bowie, l’influenza del gruppo non poté che crescere. Attraverso dischi pirata, la pubblicazione di materiale inedito e i mea culpa dei giornalisti che ora stravedevano per i Velvet Underground, lo spirito e la rabbia del rock di New York conquistò con forza l’intero pianeta, come una rivincita dopo la morte. Ben lontane dall’essere confinate solo alla sfera musicale, le onde dei Velvet Underground si propagarono sull’arte, la fotografia, il cinema e la moda. Il gruppo continuò ad ispirare la cultura pop e rock nella sua totalità.

Il biglietto per “The Velvet Underground: New York Extravaganza” costa € 10,00.

Di seguito un video dell’esposizione:


Sito della mostra: link (in inglese)

Elenco degli appuntamenti: link (in inglese)

Scarica l’opuscolo per la stampa: Press Kit (in inglese)

Commenti

commenti

leggi anche

Songs for Lou 2017 Lou Reed

SONGS FOR LOU: lo spettacolo a Roma il 25 e 26 Febbraio

Torna “Songs for Lou”, lo spettacolo dedicato a Lou Reed, il 25 e 26 febbraio …