giovedì , 18 settembre 2014
SONGS FOR LOU: ll memoriale a New York
Laurie Anderson con i fan

SONGS FOR LOU: ll memoriale a New York

Giovedì 14 Novembre New York ha salutato Lou Reed a suo modo, con una cerimonia pubblica al Lincoln Center, nel cuore culturale della città, senza tributi né parole né discorsi: solo la sua musica trasmessa ad altro volume.

Riportiamo il resoconto di Valeria Rusconi per RepubblicaXL

Il Lincoln Center di New York, l’unica città in cui Lou Reed ha desiderato vivere, il set che ha fatto da sfondo alle storie delle sue canzoni, è destinato in buona parte alla cultura: ospita decine di organizzazioni artistiche. C’è un’associazione di musica da camera, una di jazz, una dedicata ai film, al teatro, all’opera, al balletto; e poi all’educazione, con una scuola e una biblioteca. Il Lincoln Center ha l’aspetto rigoroso e pulito, un po’ asettico, tipico delle architetture moderniste. Se gli antichi romani fossero qui, avrebbero progettato così il loro Foro. Non è un caso che la piazza principale su cui si affacciano gli edifici dall’alto ricordi molto Piazza del Campidoglio, con i suoi inserti marmorei progettati da Michelangelo e al centro la statua di Marco Aurelio.

Nel pungente pomeriggio di giovedì 14 novembre, il cuore del cuore del Lincoln Center, la Paul Milstein Pool and Terrace, una piazza alberata con uno specchio d’acqua in mezzo, ha fatto il suo dovere: è diventata il vero fulcro culturale della città ospitando New York: Lou Reed at Lincoln Center, il memoriale per Lou Reed, scomparso il 27 ottobre a 71 anni.

Lui, che aveva spesso frequentato questi luoghi insieme alla moglie Laurie Anderson, avrebbe amato il sobrio addio scelto dalla sua città: nessun pomposo, esclusivo tributo ma «un raduno aperto al pubblico – senza discorsi, performance live, solo la voce di Lou, la sua chitarra e canzoni – con le registrazioni scelte dai famigliari e dagli amici».

E così è stato: la gente, vestita in modo informale, è arrivata in silenzio, tenendo in mano una rosa rossa. Giovani, vecchi e anche bambini, tutti insieme. Molti indossavano il chiodo e gli occhiali scuri come quelli che Lou portava ai tempi dei Velvet Underground. Perché la storia di Lou Reed ha abbracciato quella di tante generazioni e ora quelle generazioni hanno scelto di essere qui, nonostante il gelo, nononstante la semplicità con la quale si è scelto di pubblicizzare (o meglio, non pubblicizzare) l’evento.

E poi, in perfetto orario, alle ore 13.00, dalle casse è esploso il pezzo che dà il titolo a The Blue Mask, il disco del 1982 con in copertina la foto scattata da Mick Rock per Transformer virata di blu. La chitarra sonica di Robert Quine per il primo minuto e mezzo, poi la batteria e infine il poco rassicurante verso «gli hanno legato le braccia dietro la schiena / per insegnargli come nuotare».

Poteva essere diverso un addio a Lou Reed, l’uomo che ha tirato un pugno in faccia al rock con i Velvet Underground, prodotto un disco greatest-hits come Transformer, messo in scena la tragedia di una donna nel complesso Berlin e distrutto di nuovo il concetto di musica con Metal Machine Music? Le tre ore del memoriale hanno ospitato 46 anni di musica, passando dalle “femmine fatali” all”“eroina”, dall’ovattata calma di Sunday Morning a Pale Blue Eyes, e poi a tutti quei brani che abbiamo ascoltato e riascoltato infinite volte alla ricerca di sfumature sempre diverse, I’m Waiting for the Man, Sweet Jane, White Light/White Heat, All Tomorrow’s Parties.

Come tutto è iniziato, con l’aria squarciata dal sibilo di una chitarra, così l’atmosfera si è ricomposta con un frammento del rumore di Metal Machine Music. E dopo il rumore c’è stato solo il silenzio della gente e, intorno, il brusio della Grande Mela.

Laurie Anderson era lì con Will, il cane che per lei e Lou era come un figlio, con un pesante giaccone e il berretto di lana ben calato sulle tempie. È stato difficile non vederla sorridere. La sua forza, la sua intelligenza, il suo sconfinato amore per Lou erano già emersi due volte: prima nel messaggio di commiato indirizzato «al vicinato» dell’abitazione di Springs dove amava ritirarsi a meditare, guardando la natura sbocciare o congedarsi, e dove Lou è morto; la seconda nella lettera di addio in cui ha raccontato come ha conosciuto Lou, e come la musica e le parole sono state il tramite del loro amore.

Al Lincoln Center c’è stata una terza volta: quando alla domanda su quale fosse la sua canzone preferita di Lou ha risposto The Power of the Heart. «L’ha scritta quando eravate insieme?», chiede timidamente la giornalista. «Certo», esclama Laurie senza riuscire a trattenere una risata. «Riguarda te?», riprende l’intervistatrice. «Sì!», replica Laurie.

Il brano fu scritto nel 2008 e suonato dal vivo durante il tour di quell’anno, poco dopo il matrimonio di Lou e Laurie del 12 aprile.

Anche in quel brano si parla di amore e di alberi, come quelli che per l’ultima volta Lou ha potuto vedere dalle finestre della sua casa di Springs e come quelli che per l’ultima volta hanno circondato la piazza, la gente, la musica presenti al Lincoln Center.

La playlist completa del Memorial

La playlist completa del Memorial

01. The Blue Mask
02. Rock ‘N Roll (Live)
03. Rock ‘N Roll (VU)
04. I’m So Free
05. Sally Can’t Dance
06. Lady Day
07. I’m Waiting For The Man (VU)
08. Warrior King – Revenge
09. Venus In Furs (VU)
10. Leave Me Alone
11. Caroline Says I
12. Heroin (VU)
13. Waves Of Fear
14. I’ll Be Your Mirror (VU)
15. Satellite Of Love
16. White Light/White Heat (Live)
17. Smalltown
18. I Want To Boogie With You
19. Candy Says (VU)
20. Street Hassle
21. Vicious
22. Beginning To See The Light (VU)
23. Looking For Love
24. Femme Fatale (VU)
25. Halloween Parade
26. Sunday Morning (VU)
27. Sword Of Damocles – Externally
28. I Love You Suzanne
29. How Do You Think It Feels?
30. Rock Minuet
31. There She Goes Again (VU)
32. Ride Sally Ride
33. Dirty Blvd.
34. Sweet Jane (VU)
35. Perfect Day
36. Sister Ray (VU)
37. Think It Over
38. Walk On The Wild Side
39. All Tomorrow’s Parties (VU)
40. Set The Twilight Reeling
41. Metal Machine Music (1:33)

Alcune foto dell’evento:

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3 commenti

  1. Bellissimo per quanto triste… È assurdo vedere Laurie da sola e non vedere spuntare da un momento all’altro quella faccia geniale di Lou… :(

  2. Quanto avrei voluto esserci…
    l’ultimo saluto a Lou!miss you?

  3. Che malinconia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Quando muore un poeta siamo tutti più poveri