lou reed, velvet underground
lunedì , 21 aprile 2014
Made in Cloister: il progetto italiano supportato da Lou Reed

Made in Cloister: il progetto italiano supportato da Lou Reed

Ciao, sono Lou Reed. Vorrei che voi contribuiste a finanziare il chiostro, una meravigliosa opera d’arte. Grazie». A settembre, un mese prima di morire, lanciò un appello per salvare una parte dell’ex Lanificio, nel complesso di santa Caterina a Formello, a Napoli.

Il progetto è dei più nobili: salvare il chiostro dal degrado e dall’abbandono. Sebbene la chiesta sia iscritta dal 1995 nei beni tutelati dall’Unesco il suo chiostro, con affreschi seicenteschi, è in totale abbandono da decenni ed è stato addirittura usato come deposito di una vicina falegnameria.

Ma è qui che intervengono Davide De Blasio e sua moglie Rosa Alba Impronta. Imprenditore e proprietario della storica azienda “Tramontano” il primo, avvocato e tra i dirigenti di una nota compagnia di brokeraggio assicurativo la seconda, hanno rilevato l’antica area salvandola dal disastro. Hanno un progetto ben preciso: renderla sede della “Fondazione Tramontano Arte” e riconsegnarla alla città.

Davide De Blasio di Lou era amico vero. E ha immortalato il suo volto segnato dalla malattia, in video e in foto abbracciato a Davide, per sostenere questa iniziativa. 27 Settembre 2013: un mese esatto prima della sua scomparsa.

Davide De Blasio e Lou Reed

Davide De Blasio e Lou Reed, 27 Settembre 2013

Il luogo avrà una sua destinazione precisa, con un piano di recupero totale, chiamato “Made in cloister“, curato dall’architetto Antonio Martiniello. Accoglierà opere di artigianato partenopeo, nonché designers internazionali, che con progetti e laboratorio potranno qui dialogare, sperimentare e produrre in completa armonia con la comunità locale. L’idea ha già avuto l’appoggio di grandi artisti da tutto il mondo, a cominciare appunto dal suo amico Lou e dalla moglie Laurie ma anche Patti Smith, Mimmo Paladino e molti altri.

Made in cloister” partecipa ad una campagna promossa da “Kickstarter“, il più grande portale online di raccolta fondi già utilizzato da artisti del calibro di Marina Abramovic. Occorrono 75 mila sterline per finanziare il restauro, ma al momento ne sono state raccolti 70mila.

C’è tempo fino al 31 dicembre per raggiungere l’obiettivo, quindi ogni contributo (si parte da una donazione simbolica di 1 euro) è importante per raggiungere il nobile obiettivo di restituire al chiostro dignità e recuperare un patrimonio italiano. Se non si racimola infatti la cifra stabilita, non verranno stornati nemmeno i fondi raccolti finora, secondo la policy del sito: si può quindi contribuire liberamente senza timore che i soldi vadano persi qualora il target non fosse raggiunto.

In una lettera, Davide De Blasio lancia un appello soprattutto “agli imprenditori e ai dirigenti, perché al momento sono i grandi assenti della campagna di crowdfunfing per il chiostro, che invece riceve continuo supporto dall’estero“.

Sono molti infatti i video di supporto all’iniziativa (uno è stato registrato dallo stesso Lou Reed poche settimane prima della sua scomparsa). Nonché le donazioni. Ma c’è ancora molto da fare. ”La vera ambizione di questo progetto  è nell’aver voluto “sfidare” il tradizionale disinteresse dei napoletani verso Napoli, il nostro storico attendere qualcun’altro che faccia. Per chi come noi ha deciso di “restare”, e quindi di partecipare al futuro di questa città, è invece importante capire la consistenza e le reali intenzioni della comunità che conta e che ci circonda“.

Il progetto “Made in cloister” è già “ready to go“: un lavoro che si concretizzerà a gennaio con la mostra fotografica “Rhymes“, dedicata agli scatti fotografici di Lou. “La comunità artistica internazionale è con noi, e ci ha supportato generosamente. Perché ama Napoli e sa quanto l’arte e la sua diffusione siano in grado di migliorare una società ed i suoi abitanti. Lou Reed con Laurie Anderson, Mimmo Paladino, Patti Smith, Antony and the Johnsons, Jimmie Durham, Clifford Ross e tanti altri ci hanno donato  -  oltre alle idee  -  delle opere per ricompensare i donatori e i “backers” del progetto. Le opere ancora disponibili sono sul sito (madeincloister.it) ed aspettano di essere assegnate. Il mio amico Lou, che amava questo progetto, diceva spesso The only thing that can change the world is Rock n’ Roll  (L’unica cosa che può cambiare il mondo è il Rock n’Roll, ndr). Qui non si sta sconvolgendo il mondo ma se manchiamo questa piccola-grande opportunità per Napoli significa che – alla fine – a noi di cambiare questa città non ce ne frega proprio un bel niente“.

Di seguito il video di presentazione dell’intero progetto con la partecipazione, verso la fine, di Lou:

Invitiamo tutti quanti, quindi, a partecipare all’iniziativa tramite il sito www.madeincloister.org .

3 commenti

  1. sono un artista , scultore, restauratore legno/pietra mi piacerebbe offrire il mio tempo per una cosi’ nobile causa abito a CARINOLA in provincia di CASERTA

  2. Francesco, devi metterti in contatto direttamente con i promotori del progetto, non con noi.