Holly Woodlawn

Walk On The Wild Side

I personaggi dietro la canzone

 

Reed fu contattato da un impresario teatrale per la traduzione in musical di un libro scritto nel 1956 da Nelson Algren; “Walk on the wild side“. Al progetto avrebbe dovuto partecipare anche Andy Warhol che, nel rinnovare la collaborazione con l’amico di un tempo avrebbe così avuto la possibilità di dare un seguito alla positiva esperienza di “Pork”. L’operazione fu presto abbandonata ma Reed, con il suo consueto pragmatismo, condensò l’intero progetto in un’unica canzone, sostituendo alla galleria di personaggi del romanzo le familiari figure warholiane. A parte questa esile corrispondenza, le somiglianze con il libro di Algren sono vaghe, appena percettibili. Ogni strofa della canzone tratteggia un carattere, isolandone particolarità che non ambiscono ad essere esaustive. Un flash che cristallizza un attimo metaforicamente rappresentativo nella vita del personaggio o una sua provocatoria abitudine; moment intenzionalmente spogliati, perché presentato come naturali, della loro drammaticità che, nonostante tutto, continua a trasparire. Un punti di vista che Reed esorta a condividere con il suo invito “Take a walk on the wild side”. Fu la prima canzone che conteneva espliciti riferimenti all’omosessualità e al travestitismo ad essere trasmessa per radio; i personaggi della canzone vivono i loro atti serenamente, con naturalezza; per loro “il lato selvaggio” è solo un altro modo per vedere la quotidianità. L’esortazione di Reed, a questo punto, si carica di significati; aprire la mente, conoscere e scoprire altri modi e altri mondi che non combaciano con le facili schematizzazioni della propria piccola realtà quotidiana, e per questo considerate “selvaggie”. La scelta di un album, “Transformer”, completamente incentrato su questi argomenti, fu dettata da vari motivi e situazioni. Prima di tutto un rinnovato interesse per le strategia comunicative e le teorizzazioni estetico – formali di Andy Warhol, con la sua astuta manipolazione dei mass media come parte integrante di un evento artistico, poi l’incontro con Bowie, che proprio partendo dai Velvet Undeground e da Iggy Pop stava sperimentando nel rock quelle sonorità e quel modo di porsi di fronte ai media e al pubblico che in seguito sarebbe stato definito “glam rock”. La sfrontata sessualità dei performer era parte integrante di questo movimento. Accanto al nuovo personaggio sessualmente ambiguo di Reed, i temi dell’album raccontano e sottolineano un mondo ai margini che veniva fuori dalla sua esperienza diretta della Factory di Warhol.

HOLLY WOODLAWN

Holly Woodlawn
Holly Woodlawn
Holly came from Miami F.L.A.
hitch-hiked her way across the U.S.A.
Plucked her eyebrows on the way
shaved her leg and then he was a she
She says, hey babe
take a walk on the wild side
Holly è venuta da Miami, Florida
ha attraversato gli Stati Uniti in autostop.
Lungo la strada si è depilato le sopracciglia
si è rasato le gambe ed è diventato una lei
e ha detto, hey tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio

BIOGRAFIA


Nata Harold Santiago Franceschi Rodriguez Danhakl a Juana Diaz in Porto Rico il 26 Ottobre 1946, adottò il nome Holly come omaggio all’eroina di Colazione da Tiffany e aggiunse, nel 1969, il cognome da un’insegna vista in un episodio di “I Love Lucy”.

 

Holly incontrò Andy Warhol alla Factory durante la proiezione del film “Flesh“. Grazie a Warhol, conobbe Jackie Curtis, che la scritturò per la sua commedia “Heaven Grand in Amber Orbit” nell’autunno del 1969. In ottobre le fu assegnato un piccolo ruolo in “Trash”, ma Holly impressionò a tal punto il regista Paul Morrissey che egli decise di darle un ruolo di maggior rilievo. Nel 1970 Holly ricevette dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences la notizia che George Cukor stava facendo una petizione affinché fosse candidata all’Oscar per la sua interpretazione in “Trash”. Nel 1971 Holly sostituì Candy Darling al “La Mama Theatre” di New York in una produzione di Vain Victory, commedia scritta e diretta da Jackie Curtis. È stata arrestata e incarcerata per un breve periodo dopo essere stata colta a rubare in un negozio. Dal 1976 il lavoro cominciò a scarseggiare e Holly si trasferì a San Francisco. Ritornò a New York lo stesso anno ed ebbe un breve revival dopo aver partecipato al talk show Geraldo, prima di essere nuovamente messa in prigione, nel 1977, per violazione della libertà condizionata. Pochi sanno inoltre che Holly fu reclutata dai produttori di “Tootsie” (1982) per insegnare all’attore Dustin Hoffman come comportarsi e muoversi da donna per il personaggio di Michael Dorsey/Dorothy Michaels. Fu rilasciata su appello del politico Ethan Geto. La Woodlawn ha continuato a fare camei in commedie e film, come ad esempio Billy’s Hollywood Screen Kiss, durante gli anni Ottanta e Novanta. Dopo la morte di Warhol, è stata spesso richiesta come commentatrice della vita e delle influenze dell’artista. Attualmente risiede a West Hollywood, in California. Ultimamente la Woodlawn ha cominciato ad esibirsi in show di cabaret, che comprendono storie sulla sua vita e canzoni che lei sente vicine alla sua vicenda, facendo il tutto esaurito a Los Angeles e New York.

E’ stata pubblicata in Italia la sua autobiografia, scritta insieme a Jeff Copeland dal titolo “Coi tacchi alti nei bassifondi. Le confessioni dell’ultima superstar di Andy Warhol”, una lettura consigliatissima.

IMMAGINI


 

 

 

 

LINK


Il sito ufficiale

Holly Woodlawn alla corte di Warhol

Holly Woodlawn sull’Internet Movie Database

Un’interessante intervista (in inglese)

Una galleria fotografica di Holly su Flickr


CANDY DARLING

Candy came from out on the island
in the backroom she was everybody’s darling
But she never lost her head
even when she was givin’ head
She says, hey babe
take a walk on the wild side
said, hey babe
take a walk on the wild side
Candy è arrivata da Long Island
nella stanza sul retro era carina con tutti
Ma non ha mai perso la testa
neanche quando faceva pompini
e ha detto, hey tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio
ha detto, hey tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio

BIOGRAFIA


Nata il 24 Novembre 1944 a Long Island, New York, Candy Darling, il cui vero nome era James (Jimmy) Lawrence Slattery, è morta di leucemia il 21 Marzo 1974. Nel corso della carriera ha recitato in due film di Warhol: “Flesh” del 1968 e “Women in Revolt” del 1972. Oltre a quelli di Warhol, è comparsa anche in altri film tra cui una piccola parte in “La mortadella” di Mario Monicelli con Sofia Loren. Jimmy trascorse tutta la sua infanzia in un bungalow dove viveva insieme alla madre, attaccato alla televisione da cui assorbì tutti i vecchi film hollywoodiani e imparando ad impersonare le prorpie attrici preferite. Fu iniziato ai misteri del sesso da un marinaio, in un negozio di scarpe per bambini del luogo. Jimmy si dichiarò apertamente alla madre presentandosi un giorno travestito e da quel giorno nacque ufficialmente la sua nuova personalità. Jimmy adottò subito il nome Candy quando si trasferì a Manhattan, mentre il “Darling” lo adottò successivamente. Si dice che derivi dal fatto che un’amica travestita che si faceva chiamare Taffy Tits Sarcastic e con la quale Candy usciva spesso, era solita dire ‘Come on, let’s go, Candy, darling‘. E così rimase Candy Darling.

Candy è uno dei personaggi della factory e della canzone di Lou più amati: proprio nel 2007 dovrebbe essere prodotto un film sulla sua vita. Per interpretare il personaggio di Candy si è offerta la rockstar Madonna, che sarebbe disposta a lavorare anche gratis, secondo le dichiarazioni, pur di vestirne i panni. Candy è protagonista anche del brano “Candy Says” dei Velvet Underground e una sua immagine sul letto di ospedale prima di morire campeggia sull’ultimo album di Antony and the Johnsons.

IMMAGINI


LINK


Il sito ufficiale

Candy Darling alla corte di Warhol

Alcune foto di Candy

JOE DALLESANDRO

Little Joe never once gave it away
everybody had to pay and pay
A hustle here and a hustle there
New York City is the place where they said
Hey babe, take a walk on the wild side
I said, hey Joe
take a walk on the wild side
Little Joe non l’ha mai dato via per niente
tutti dovevano pagare e pagare
Una botta qui e una botta là
New York City è il posto dove dicono
Ehi tesoro, fatti un giro nel lato selvaggio
ho detto, ehi Joe
fatti un giro sul lato selvaggio

BIOGRAFIA


Joe Dallesandro è il nome d’arte di Joseph Angelo Dallesandro, nato il 31 dicembre 1948 a Pensacola, Florida e di origini chiaramente italiane.

Dallesandro è celebre al grande pubblico per la sua bellezza fisica, per le sue apparizioni di nudo nei film. È stato il primo vero sex symbol maschile del cinema, inteso apertamente come possibile oggetto di desiderio sessuale (un ruolo riservato prima di lui solo alle apparizioni femminili). Dallesandro ebbe un’infanzia e un’adolescenza molto difficile. A 5 anni (con la madre in galera per truffa) venne messo in un orfanotrofio ad Harlem dove, come avrebbe detto lui stesso, “svolse il suo primo lavoro d’attore”; doveva infatti avvicinarsi al vetro che divideva la stanza dei giochi dal resto dell’edificio e dire alle donne venute per adottare un bambino, “vuoi essere la mia mamma?”. Durante l’adolescenza fu internato, tra l’altro, in riformatorio minorile e fu pure ferito con un colpo d’arma da fuoco dalla polizia mentre tentava di rubare un’auto (episodio questo che lo convinse a procurarsi i soldi diversamente). Ebbe cadute nella droga che lo portarano a procurarsi il denaro posando (come “Joe Catano“) per foto di nudo (che potete vedere di seguito), facendo il prostituto e lavorando in film pornografici. In quel periodo andava a letto con gli uomini, avrebbe dichiarato più tardi, “perché riuscivo a gestirli meglio”. Dallesandro non ha mai rinnegato la sua esperienza di quegli anni difficili, commentando: “Penso di avere insegnato a fare l’amore a molte persone“. Tuttavia, intervistato nel film Beefcake, ha dichiarato che sentiva che coloro che lo fotografavano nudo gli “rubavano l’anima”, sebbene – ha aggiunto – oggi sia contento di avere foto che lo ritraggono al culmine della bellezza fisica. Sempre nell’intervista contenuta nel film Beefcake egli afferma che lavorare con Andy Warhol non era per lui una questione d’arte (definisce infatti “ridicola” l’arte di Warhol), ma un modo per imparare, e per essere più sicuro davanti alla telecamera: una specie di scuola di recitazione gratuita. Questi aspetti della sua biografia all’epoca furono assolutamente funzionali alla creazione del suo personaggio cinematografico (“bello e dannato”: bello come un angelo e dannato come un diavolo) e del mito che ne derivò. Da questo punto di vista, Dallesandro è anzi la migliore incarnazione dello slogan su cui si basava la filosofia della Factory warholiana: “Chiunque può diventare una superstar“. Trascurare come irrilevante il dato biografico dell’attore significa quindi non comprendere la filosofia artistica di Warhol: anche un giovane prostituto tossicodipendente può diventare una “superstar” mondiale semplicemente recitando la parte del giovane prostituto tossicodipendente. Questa filosofia era falsa, e costò cara ad alcuni personaggi della Factory, che per un’effimera celebrità sacrificarono la persona al personaggio, autodistruggendosi. Dallesandro, invece, ebbe la capacità di distaccarsi da questo mondo (e dal personaggio che gli era stato cucito addosso, sia pure “su misura”) non appena la fama raggiunta gli permise di lavorare per conto proprio, riuscendo così ad evitare l’autodistruzione a cui sembrava predestinato da adolescente. Egli si disintossicò infatti da alcool e droga verso la fine degli anni ottanta: avrebbe dichiarato più tardi (1996) che la sua corsa verso l’autodistruzione era causata dal suo bisogno d’essere amato dal padre: “Ero solo un ragazzino che cercava l’amore del padre“. Oggi afferma di essere felice grazie ai suoi due figli che dichiara essere tutta la sua vita (“Insieme siamo come i tre moschettieri“).

Era il 1967 quando Dallesandro, seguendo il consiglio del suo pusher, si recò nell’appartamento in cui Andy Warhol e Paul Morrissey stavano girando il film “The Loves of Ondine“. Costoro lo inserirono all’istante nel cast, secondo la leggenda fatta circolare ad arte dalla Factory, dopo che Joe ebbe dato un pugno a Morrissey che aveva allungato troppo le mani, e dopo che quest’ultimo (sempre secondo la leggenda) lo ebbe presentato a Warhol con la frase: “Ti presento il solo fottuto maschio di tutto l’appartamento“. Vera o falsa che sia tale leggenda, Dallesandro ovviamente fu la scelta più “logica” per la parte del giovane prostituto protagonista del film “Flesh“, dove apparve in numerose scene di nudo, compresa quella, diventata celebre, che lo presenta nel letto ad apertura del film. Fu così il primo uomo a diventare una figura celebre nella cultura popolare per la bellezza del suo corpo nudo. Fu anzi, senza dubbio, in gran parte per la bellezza statuaria di Dallesandro che un film underground come “Flesh” divenne inaspettatamente un film di cassetta in tutto il mondo. Egli ebbe così una lunga carriera, apparendo in un numero ragguardevole di film, a iniziare da quelli di Warhol “Lonesome Cowboys – Cowboy solitari“, “Trash – I rifiuti di New York“, “Heat – Calore“, “Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete!!!” e “Il mostro è in tavola… Barone Frankenstein“. Gli ultimi due furono girati in Europa e, dopo il completamento di queste pellicole, Dallesandro decise di non fare ritorno negli Stati Uniti e continuò a interpretare film in Francia ed in Italia per il resto del decennio, vivendo fra l’altro anche a Roma, e tornando negli Usa solo negli anni Ottanta, inseguito dagli strascichi di una brutta storia di traffico d’eroina ma, soprattutto, a causa della morte del fratello. Fra le sue interpretazioni successive, quella di Lucky Luciano nel film di Francis Ford CoppolaThe Cotton Club“. È apparso anche in “Cry Baby” di John Waters e nel video di David BowieNever Let Me Down“. E’ inoltre sua la “patta” della copertina dell’album dei Rolling StonesSticky Fingers“, ed è il protagonista della copertina sul primo album degli Smiths.

Dallesandro è stato sposato tre volte ed ha due figli.

IMMAGINI



LINK

 


http://www.joedallesandro.com/

http://www.imdb.com/name/nm0198072/

http://www.warholstars.org/indfoto/ijoe.html


SUGAR PLUM FAIRY

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
lookin’ for soul food
and a place to eat
Went to the Apollo
you should have seen him go-go-go
They said, hey Sugar
take a walk on the wild side
Sugar Plum Fairy è venuto qui a battere
in cerca di cibo per l’anima
e un posto per mangiare
E’ andata all’ Apollo
avresti dovuto vederlo come ci dava dentro
dicono, ehi dolcezza
fatti un giro sul lato selvaggio

BIOGRAFIA

 


Sugar Plum Fairy” è forse il personaggio più misterioso della canzone e di lui si sanno poche cose. Il suo vero nome era Joseph (Joe) Campbell, nato nel 1937, e fu l’amante del ben più noto esponente politico americano Harvey Milk, uno dei primissimi politico a dichiararsi apertamente gay e che fu assassinato negli anni ’70. Il soprannome deriva dall’opera “Lo Schiaccianoci“. Joe Campbell scoprì la propria omosessualità da giovanissimo e per questo fu spesso picchiato dagli altri ragazzi durante il periodo scolastico. Nel 1956 Harvey Milk incontrò il bellissimo 19enne Campbell, un James Dean ancora più bello, e se ne innamorò perdutamente. La loro relazione durò circa 7 anni (sotto una foto in bianco e nero dei due).

Successivamente Joe entrò a far parte del circolo di frequentatori della factory di Warhol e, tra le altre cose che faceva per vivere, spacciava e si prostituiva. Nel 1965 recitò nel film di Warhol “My Hustler“. Nel 1993 ha donato la corrispondenza tra lui e Harvey Milk ad un museo gay e lesbico di San Francisco. E’ morto il 2 Ottobre 2005 per complicanze dovute all’AIDS nella sua casa d Forest Knolls, Marin County, in California. Il suo compagno 29enne Stanley Jensen era al suo fianco.

IMMAGINI


LINK


La corrispondenza tra Harvey Milk e Joe Campbell


JACKIE CURTIS

Jackie is just speeding away
thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
valium would have helped that bash
She said, hey babe
take a walk on the wild side
Jackie è completamente fatta di anfetamine
pensava di essere James Dean per un giorno
Allora ho capito che doveva schiantarsi
il valium avrebbe aiutato la botta
disse, hei tesoro
fatti un giro sul lato selvaggio

BIOGRAFIA


Jackie nacque il 19 Febbraio 1947 nel Lower East Side di Manhattan con il nome di John Holder Jr.

John crebbe con sua nonna, che gestiva un bar chiamato “Slugger Ann” tra la Second Avenue e la 10th Street, e nel quale lavorò come cameriere. Conobbe in seguito Candy Darling e Holly Woodlawn e fece lavorare anche loro, a tempo perso, come cameriere nel locale della nonna.

Nel frattempo, anche lui drag-queen part-time con il nome di Jackie Curtis, cominciò a scrivere e recitare. Un giorno del 1967, camminando con Holly e Candy, incontrò Warhol e lo invitò alla prima della sua commedia dal titolo “Glamour, Glory and Gold” nel quale tra l’altro recitava come protagonista. Cominciò a prendere ormoni per sembrare più femminile, e a travestirsi praticamente sempre, una volta entrata nella factory. Nel 1971, ebbe una sbandata per James Dean e per qualche mese andò in giro vestito come lui e imitandone le movenze; da qui la citazione nella canzone di Lou. Recitò nei film “Trash” e “Women in Revolt” e nel 1972 diventò persona non gradita alla factory. Continuò con le sue innumerevoli attività anche dopo la rottura con Warhol; scrisse poesie e recitò in altri spettacoli teatrali. Continuò a vivere nel loft sopra il bar della nonna, lavorando come cameriere. Morì il 15 Maggio 1985 di overdose, all’età di 38 anni.

Un documentario sulla sua vita, dal titolo “Superstar in a Housedress – The Life and Legend of Jackie Curtis” è stato realizzato nel 2004.

IMMAGINI


LINK


Il sito ufficiale

Jackie Curtis alla corte di Warhol

Jackie Curtis sull’Internet Movie Database

New York City is the place where they saidSuccessivamente Joe entrò a far parte del circolo di frequentatori della factory di Warhol e, tra le altre cose che faceva per vivere, spacciava e si prostituiva. Nel 1965 recitò nel film di Warhol “Slugger Ann

Commenti

commenti

leggi anche

The Blue Mask

THE BLUE MASK: lo speciale

L’immagine del poeta nella brezza Se The Bells e Growing Up in Public sono stati …