Lou Reed con Daniele Federici e Paola Pieraccini

L’incontro di Fiuggi (2004)

Lou Reed con Daniele Federici e Paola Pieraccini

Anche questa volta LouReed.it si è fatto riconoscere e ha strappato un’intervista esclusiva a Lou Reed in occasione del concerto con Patti Smith a Fiuggi di Settembre.

L’INTERVISTA A LOU REED
Anche questa volta LouReed.it si è fatto riconoscere e ha strappato un’intervista esclusiva a Lou Reed.
La conferenza stampa, organizzata nella splendida sede della Fonte di Fiuggi, è all’aperto.
Lou si presenta in tenuta sportiva: maglietta e tuta. Patti Smith con la sua solita giacca più grande di due misure.
Dopo una breve photo session, i due si accomodano sul podio davanti a noi, che siamo in prima fila. Lou ci riconosce e ci rivolge prima un saluto e poi un inchino.
La conferenza è in mano a Patti Smith, che con la sua solita parlantina risponde anche troppo esaurientemente a tutte le domande mentre Lou, sebbene visibilmente di buon umore, si limita a rispondere a monosillabi.
Si alza qualcuno che gli fa una lunghissima domanda sulla Factory e sulle motivazioni che lo hanno spinto ad aderire all’entourage di Warhol.
Notiamo subito che la domanda non è di suo gradimento, storce la bocca, rotea gli occhi. Poi si avvicina al microfono come per rispondere e liquida l’uomo con un sornione “I Forgot” (me lo sono dimenticato).
Poi Lou riguarda me e Paola e, come se non ci avesse già salutati prima, ci fa dei segni per richiamare la nostra attenzione: mi guardo indietro per capire a chi si stia rivolgendo e lui fa segno a noi. Poi fa una sorta di inchino con la mano e la testa a mo’ di saluto.
Una domanda sull’11 Settembre, al quale ovviamente Lou rifiuta di rispondere.
Al termine della conferenza, la gente si accalca per l’autografo; giornalisti, organizzatori, addetti stampa.
Io e Paola ci avviciniamo e ci presentiamo come lo Staff di LouReed.it.  “I Know” risponde sorridendo e stringendoci la mano.
Sappiamo che hai poco tempo, ma possiamo rubarti 5 minuti per una brevissima intervista da pubblicare sul sito?“.
“Certo!” esclama lui, e si volta verso la responsabile del management dicendo “poi voglio parlare con queste persone”.
Lei risponde che c’è poco tempo, che ha annullato anche le interviste alle televisioni.
Lui ribatte solamente, più deciso, “voglio parlare con queste persone“. Poi si rivolge a me e dice “finisco di firmare gli autografi e poi sono da voi“.
Noi non stiamo più nella pelle.
Appena finito, Lou ci chiama, sempre seduto al suo posto. Io mi avvicino, mi metto davanti a lui e allungo il mio registratore.
Mi guarda: “Nono, sali e mettiti comodo qui” e mi indica con la mano la sedia sul podio accanto a lui, dove prima c’era Patti Smith.
Mi ci siedo accanto, con fotografi e giornalisti davanti. Lou, per evitare che gli altri intervenuti potessero ascoltare l’intervista, spegne il suo microfono e lo sposta. Cominciamo l’intervista.
Lou è rilassato, disponibile, cortese. Sembra quasi una chiacchierata: ci dedica molto più di cinque minuti.
Altri giornalisti ci sciamano intorno chiedendoci informazioni, cosa ci ha detto, notizie; Lou ci ha concesso una bella esclusiva.
Un’emozione indescrivibile e un altra dimostrazione dell’attenzione, del rispetto e dell’affetto che Lou nutre nei confronti della sua comunità italiana.

In questo ultimo tour, come non succedeva da anni, la tua chitarra solista si è ritagliata una parte in primo piano. Hai sempre detto di essere un chitarrista ritmico. Cosa ti dà più soddisfazione?
E’ vero. Adoro la chitarra ritmica, le cose basilari, la pulsazione del rock. Ma sono anche un ricercatore del suono. Mi sono fatto fare questa chitarra (quella che suona in tour ndr) perché cercavo un suono preciso, volevo quel determinato suono che avevo in testa. Ho scelto componenti e materiale, e volevo metterla in pratica e far sentire questo suono stupendo. Ti è piaciuto?

Il suono?
Si

Decisamente. Molto “velvettiano” a volte.
Esattamente. Diciamo che sono un chitarrista ritmico solista. (sorride).

E quanto tempo impieghi nella ricerca del suono perfetto? A casa hai una sorta di laboratorio?
No, provo in studio. E non perdo molto tempo nella ricerca del suono che voglio. Vedi, quando si hanno quarant’anni di carriera alle spalle, sai benissimo cosa vuoi e come puoi ottenerlo. Entro in studio e cerco di ottenere quello che ho in mente … e non ci vuole poi molto.

E io che ti vedevo a casa intento a provare i suoni per ore …
E invece no … al limite qualche abbozzo di canzone …

… e come componi invece? La domanda tipica è: viene prima il testo o la musica?
È una domanda che mi hanno fatto in molti. In realtà non ho un metodo di scrittura definito. Le cose vengono … musica e testi spesso insieme.

A proposito di testi, hai pubblicato “Ho camminato nel fuoco” e “The Raven”. Poi un libro di fotografie dal titolo “Emotions in Action”. Sei in procinto di pubblicarne un secondo. A quando un libro di poesie di Lou Reed?
Complimenti per l’ottima memoria (sorride). Ne ho scritte parecchie ….

Poesie, non testi di canzoni.
Beh, il fatto è che quando provo a scrivere, qualsiasi cosa si trasforma in una canzone. Vuol dire che è quello che devo fare. Non credo pubblicherò mai un libro di mie poesie. Vorrei invece pubblicare un romanzo … sto scrivendo un romanzo giallo sullo stile di Raymond Chandler ma chissà se lo finirò mai.

Che mi dici di “Berlin”?
Berlin? Che ti dico?

Dell’intenzione di farne un’opera teatrale …
Già, dei produttori mi hanno proposto questa cosa, vogliono farne un’opera teatrale-musicale. Ma ancora è tutto in progetto. Mi hanno chiesto di cantarla …

E tu hai detto di no …
Esatto. Non ho più l’età del personaggio …

E hai suggerito Billy Corgan ….

Sappiamo tutti che Berlin è stato tagliato di parecchi minuti per volontà dell’etichetta discografica. Hai detto di voler realizzare un’opera teatrale tratta dall’album. Hai pensato di proporre alla casa discografica di ripubblicare la versione integrale?
È andato tutto perso …

Come sarebbe è andato tutto perso?
Tutto perso, distrutto … dovresti vedere come le case discografiche tengono i master originali: dentro grossi magazzini, accatastati ad arrugginire e ammuffire. Molte cose si perdono per sempre, altre si rovinano irreparabilmente …

Incredibile …
Questo è il mondo reale ragazzi! (Sorride)

Quindi non esistono più quei tagli?
Assolutamente

Durante la conferenza ti hanno fatto una domanda sull’11 Settembre alla quale non hai voluto rispondere. Ma mi pare che, artisticamente, hai già risposto con la poesia dedicata a Laurie Anderson “Laurie Sadly Listening” e con “Fire Music” sull’ultimo album …
Hai veramente un’ottima memoria. In effetti mi pare di aver scritto una poesia che è stata pubblicata sul “New York Times”. Forse aveva anche la musica …

Sì, l’aveva …
Ok.

Qual è il tuo rapporto con i fan?
Il mio rapporto con i fan? Beh, se non ci fossero loro dovrei fare un altro mestiere …

Risposta diplomatica…
Ma vera …

A partire dagli anni ’90 la distanza di pubblicazione tra i tuoi album è cresciuta. Pensi che con l’età l’urgenza di dire e di esprimersi vada scemando?
Non ci avevo mai riflettuto in questi termini. Diciamo che ora faccio molte altre cose, tra cui la fotografia e il tai-chi.

David Bowie qualche anno fa affermò che spesso un artista, a distanza di molti anni, interpreta le sue vecchie canzoni come se fossero scritte da un altro. Com’è il tuo rapporto con il tuo repertorio più vecchio? Le senti ancora tue o provi una certa forma di distacco?
David ha detto questo?

Già …
Devo parlare con David … (ride). Hai detto come se fossero cover?

Sì, con distacco …
No, non mi succede. Le sento ancora tutte mie e mi sento molto legato a loro. Ma capisco benissimo quello che intendeva David, capisco ciò che voleva dire. Non è il mio caso.

Senza ipocrisie: dopo 40 anni di onorata carriera alle spalle, e di concerti, ti emoziona ancora il rapporto con il pubblico e stare su un palco?
Ovviamente no. Sono un robot. (Sorride).

Lou Reed con Paola Pieraccini
Lou Reed con Paola Pieraccini
Daniele Federici, Lou Reed, Paola Pieraccini
Daniele Federici, Lou Reed, Paola Pieraccini
Lou Reed con Daniele Federici e Paola Pieraccini
Lou Reed con Daniele Federici e Paola Pieraccini
Lou Reed con Daniele Federici
Sguardi intensi

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