Lou con Paola Pieraccini e Daniele Federici

L’incontro di Genova (2004)

Lou con Paola Pieraccini e Daniele Federici
Lou con Paola Pieraccini e Daniele Federici

Questo è il resoconto della giornata genovese del 28 Giugno; la conferenza stampa e l’intervista che Lou Reed ha concesso in esclusiva a LouReed.it. Presto saranno online anche le foto dell’incontro scattate da Guido Harari.

LA CONFERENZA STAMPA
Giacca nera e maglietta, immancabili occhiali “Lou’s Views” (da lui disegnati), Lou Reed arriva tranquillamente nella saletta gremita di fotografi per concedere 40 secondi (non uno in più) di fotografie.
Si mette in posa e dà il via, si gira seraficamente verso ognuno di noi e dopo poche decine di secondi alza una mano e dice “stop”.
I fotografi, ubbidienti e consci del caratteraccio di Lou, tolgono il dito dal pulsante dello scatto. Lou si gira e fa per andarsene, per poi voltarsi indietro e chiedere: “Quanti di voi hanno una macchina digitale?”.
Alzo timidamente la mano, come la Maggior parte dei presenti.
Chi possiede una macchina a pellicola?”. Sono solo in due ad alzare la mano e Lou si dirige verso loro per osservarne il modello e fare qualche domanda tecnica.
Lou Reed che dà confidenza ai fotografi è un evento incredibile; deve essere veramente di buon umore.
Nel frattempo uno di loro, cogliendo l’occasione, scatta un’altra foto. Fine dell’idillio. Lou lo incenerisce con lo sguardo e dice, con fare minaccioso, “NO MORE”. Il fotografo infila la macchina in borsa e la coda tra le gambe.
Lou si gira e si avvia verso la sala della conferenza stampa, dove le macchine fotografiche sono proibite.
Lo stormo di segretarie dell’etichetta discografica e addette stampa lancia diktat, controlla nome per nome, caccia fuori chi munito d’apparecchi fotografici.
Ripongo la mia dentro la borsa e spuntano il nome www.loureed.it dalla lista.
Raggiungo Paola in prima fila, e siamo pronti per assistere alla conferenza. La sua Press Agent è accanto a lui, ci guarda e ci sorride: ci ha riconosciuto.

Dopo una breve introduzione di Carlo Pozzani, poeta e organizzatore del Festival Internazionale di Poesia di Genova, la parola passa a Lou.
Edgar Allan Poe è uno dei più grandi scrittori americani. È così musicale, così ritmico, non solo quando leggi le poesie ma anche la sua prosa. Il sessanta per cento del reading di questa sera è tratto dal disco “The Raven” che la casa discografica, in un atto di vigliaccheria, non ha voluto farlo uscire come doppio in Europa. In effetti, è uscito come edizione limitata e, essendo limitata, oramai è quasi introvabile. Ma il disco era composto di due CD”.
Mentre parla, Paola tira fuori timidamente dalla sua borsa l’edizione doppia di The Raven.
Lo sguardo di Lou osserva ogni minimo movimento e vede il CD; i suoi occhi si illuminano: “Meraviglioso… eccolo qui … posso averlo per favore?”.
Paola si alza emozionata e glielo porge.
Lou lo apre, lo alza sopra la propria testa ed esclama: “Come vedete esiste … questo è il disco!” e, in un attimo d’estrema concessione, invita chi possiede una macchina fotografica che può fare uno strappo alla regola e può fotografare il disco.
Un cameraman si avvicina per riprendere e viene placcato dalle segretarie. Lou Reed se la ride: “Questa scena sarebbe piaciuta a Fellini”.
Richiude il disco, lo porge a Paola con un profondo “Grazie”.
Poi continua: “Ho anche pubblicato un libro di fotografie dal titolo Emotion in Action che non credo sia distribuito al di fuori degli Stati Uniti …
Ora tocca a me, timidamente, tirare fuori il bel volume che ho portato.
Lou lo guarda, sgrana gli occhi ed esclama “Incredibile! Per favore portamelo …” mi alzo e glielo porgo. Lou aggiunge: “Lo tengo qui, voglio assolutamente firmartelo”.
La sua press agent ci strizza l’occhio e sorride.
Lou apre il libro lo alza in alto e lo fa vedere a tutti quanti: “Questo è il mio libro di fotografie”. Poi lo poggia accanto a sé e mi fa cenno che lo tiene lì.
Riallacciandosi alla battuta precedente, qualcuno chiede: “Conosce il cinema italiano?”.
Amo Fellini, soprattutto il film Roma, Come ha fatto a girare quella sequenza in autostrada? Incredibile, potrei guardarla per sempre … una fotografia fantastica. Poi amo Bertolucci e … “ si ferma un attimo, si concentra, poi si rivolge all’orecchio della sua interprete per chiederle qualcosa. Lei gli risponde.
… e Pasolini. Con i registi italiani non si sa da dove cominciare”.
Altra domanda: “Condivide qualche paranoia con Poe?”
Lou sogghigna. “Lo chiede a me? No, mai sperimentato nessuna paranoia” e ride.
Anche Paola ed io sghignazziamo, conoscendo a menadito la storia di quel uomo. Gli altri prendono l’affermazione seriamente e scrivono.
Poe è affascinante” continua, “è in sintonia con il nostro tempo vista la situazione mondiale attuale. Io vivo in un paese in cui Reagan è considerato un grande presidente e Bush, che ha rubato le elezioni, è il presidente in carica e sta conducendo una guerra illegale. Mi fa pensare al racconto di Poe Il pozzo e il pendolo e soprattutto al saggio Il demone della perversione dove il punto è: perché siamo attratti da ciò che ci fa del male? L’ultima volta che ho fatto una conferenza stampa, tutti mi chiedevano di Clinton e della Lewinsky e io invece volevo parlare della mia musica. Oggi penso che era molto meglio parlare di Monica piuttosto che di Bush e d’Iraq. Bush, che persona terribile. Non che io abbia una soluzione, ma guardate il film Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, soprattutto i primi 15 minuti, è molto importante. Ma ora basta, torniamo alla musica!”.
A questo punto alzo la mano. Lou mi guarda e attende la domanda. “Hai sempre affermato che le tue Maggiori ispirazioni, come scrittore di testi, sono state la scuola di Delmore Schwartz, che è stato tuo amico e insegnante, e poi Selby jr, Burroughs, Ginsberg, Chandler. Oggi ti cimenti con Poe. Com’è cambiato il tuo approccio alla scrittura nel corso della tua carriera?”
Non credo si possa parlare di cambiamento vero e proprio, ma più che altro d’evoluzione. È una domanda cui non so rispondere con precisione, ma suppongo che l’esperienza, l’acquisire determinate tecniche, sia una naturale evoluzione d’ogni persona. Noi amiamo dire che abbiamo studiato all’università di Warhol. La Maggior parte delle persone che conoscevo non sono state accettate dalla stampa, se non dopo la morte. Anche Warhol; prima terribile terribile terribile, e dopo la morte è diventato un genio. Questa è la stampa!”.
Un telefonino, in prima fila, comincia a squillare. Lou si blocca. Momento di tensione. Le addette digrignano i denti. Lou indossa uno dei suoi migliori ghigni e fissa il giornalista: “Vuole rispondere, dobbiamo aspettare?” poi guarda tutti gli intervenuti con aria sbigottita.
Il giornalista riesce a spegnere il telefonino. Lou tamburella sul tavolo: “Ha finito? Possiamo andare avanti? Ok. Altre domande?”.
In fondo alla sala di alza una ragazza: “Ha avuto modo di visitare Genova?”
No. Ultima domanda?”.
Un altro chiede: “Qual è il rapporto tra il libro di Nelson Algren Walk On The Wild Side e la sua canzone omonima?”.
Il titolo” risponde seccamente ridendo. Poi aggiunge: “Ho preso spunto dal libro e da alcuni personaggi della Factory per disegnare dei caratteri che potessero rappresentare degli stili di vita”.
Alzo nuovamente la mano: “Progetti da realizzare in futuro?”.
Moltissimi. Un dramma su Berlino, un libro di fotografie cui sto lavorando, e poi musica per meditazione”, guarda con aria sorniona. “Sembra strano detto da me eh?”.
Poi ringrazia e chiude la conferenza.
Noi ci avviciniamo alla sua assistente che ci chiede subito: “Vi conosco, ma non ricordo chi siete …”
“Siamo di loureed.it, il sito italiano.”
Annie si illumina: “Oh certo, piacere. Abbiamo parlato per telefono e per mail”.
Dopo un po’ di convenevoli, proviamo l’improbabile: “Senti, già te lo avevamo chiesto … sarebbe possibile avere un incontro personale con Lou per i rappresentanti del sito?”
Lei pare dubbiosa: “Proverò a chiederglielo, ma è molto difficile”.
Poi ci dirigiamo verso Lou. “Ciao Lou, siamo di loureed.it, il tuo sito italiano …”
Lui sgrana gli occhi: “Davvero? E’ un grande piacere” e ci porge la mano. Poi si rivolge ad Annie: “Ecco perché erano così esperti”. Poi prende il libro di fotografie e mi chiede il mio nome. Me lo dedica, fa un cuore enorme e un po’ sbilenco e lo firma.
“Lou, sarebbe possibile avere un incontro privato di 5 minuti con noi?”.
Certo”, risponde immediatamente. “Annie, più tardi voglio parlare cinque minuti con questi ragazzi, ok?
Non stiamo più nella pelle.
Lo lasciamo andare: adesso è il momento della “Tavola Rotonda” con i giornali nazionali a porte chiuse.
Risaliamo nella Hall dell’albergo e attendiamo fiduciosi la fine della Tavola Rotonda, mentre ci prepariamo all’incontro includendo la piccola delegazione che, oltre allo Staff, include Alessandro, Silvia e Serena.
L’attesa dura una mezz’ora, dopodichè vediamo Lou passare e andarsene in camera. Paolo Zaccagnini de Il Messaggero ci dice che l’incontro non è andato molto bene, e che Lou si è irritato e ha detto che doveva andare a riposare.
L’incontro sembra sfumare. Nel frattempo c’intratteniamo con Zaccagnini e il nostro amico Guido Harari (che ha scattato la foto di copertina dell’ultimo Animal Serenade).
Sono le 12.30 e le addette stampa della BMG continuano ad assicurarci che è inutile aspettare: ha mal di gola e non ha voluto parlare nemmeno con Rai3.
Parliamo con Annie che ci conferma e gli diciamo di ricordargli la promessa, che avremmo atteso qui.
Verso le 14.00 Lou scende e va a pranzo con Guido Harari e Annie. Annie viene da noi e dice “Adesso andiamo a pranzo, appena torniamo vuole incontrarvi, ma ha poco tempo, deve andare alle prove”.
Non stiamo più nella pelle, e attendiamo due buone ore.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI LOUREED.IT
All’improvviso eccolo di ritorno, ci guarda, ci saluta e si dirige verso il divanetto. Noi ci sediamo per terra, attorno a lui.

Lou getta un’occhiata a Paola, vedendola in difficoltà, e chiede premuroso: “Stai comoda?”.
Dopo le rassicurazioni d’essere tutti comodissimi, inizia: “Mi spiace molto potervi dedicare poco tempo, ma devo andare a fare le prove per questa sera. Quanto tempo ho Annie?
Annie: Cinque/sette minuti
Lou: Cinque o sette?
Annie: Cinque
Lou ci guarda: “Ok cominciamo”.
LouReed.it: Sappiamo che dopodomani a Modena ti esibirai in trio con Fernando e Mike. Quindi non ci sarà Jane Scarpantoni?
Lou: “No, non ci sarà neanche Antony” abbozza un sorriso notando che non lo abbiamo minimamente menzionato.
LouReed.it: e che genere di concerto intendi proporre? Sarà come Animal Serenade oppure proporrai una scaletta sullo stile del Carnegie Hall?
Lou: E come fai a saperlo?
LouReed.it: Sappiamo tutto … siamo il tuo sito italiano …
Lou sorride: Vi è piaciuta?
LouReed.it: Era una scaletta fenomenale!
Lou: beh di solito quando non è un concerto nostro cerchiamo di fare qualcosa di più “Easy”. Suoneremo circa 40 minuti a Modena e per ora non credo proporremo una scaletta come il Carnegie Hall. Era una scaletta molto intensa e difficile. Davvero vi è piaciuta?
LouReed.it: Se ami Lou Reed non puoi non apprezzare una scaletta del genere.
Lou s’illumina in volto, ci regala un sorriso smagliante e guarda Annie compiaciuto. Incredibile come dopo 40 anni di carriera riesca a gioire dell’apprezzamento dei suoi fan.
Lou: Ok, poi?
LouReed.it: Beh a questo punto parliamo del concerto di Palermo del 4 Agosto. Lì ci sarà anche Tony Smith, non è vero?
Lou: esatto
LouReed.it: quindi sarà un concerto rock …
Un attimo d’imbarazzo appena pronunciata la domanda. Come se Animal Serenade non fosse puro rock. Lou esita un attimo, tratteniamo tutti il fiato per paura che possa essersi offeso, poi sorride.
Lou: Sì, proprio così. Prossima domanda?
LouReed.it: imposterai in questo modo, intendo con la batteria e il violoncello della Scarpantoni, le date di questo minitour?
Lou: “Beh faremo un po’ di date … andiamo a Londra, in giro per l’Europa … e anche in Giappone, vero?” chiede ad Annie.
Annie annuisce
Lou: La formula dovrebbe rimanere invariata per ora. Poi?
L’incalzare di Lou, che vorrebbe rispondere a più domande possibili nel breve tempo che ha a disposizione, ci lascia poco tempo per riflettere.
LouReed.it: Quali sono i tuoi progetti futuri?
Lou: In questo momento sto lavorando ad un nuovo libro di fotografie dedicato a New York che s’intitolerà Lou Reed’s New York (La New York di Lou Reed ndr). Poi mi hanno proposto un musical, uno spettacolo teatrale, tratto da Berlin.
Lou legge lo stupore sui nostri volti.
Lou: Già, proprio così. Mi hanno proposto di interpretarlo, ma per ora ho rifiutato.
LouReed.it: E perché mai?
Lou: Jim è un giovane, ci vuole una voce e un carattere di un giovane per interpretarlo. Sono vecchio per quel ruolo. Io avevo pensato a qualcuno come Billy Corgan. Ma continuano ad insistere che vogliono me.
LouReed.it: Per favore fallo tu!
Lou: Anche se lo facessi io credo che sarà rappresentato solo a New York o a Los Angeles …non credo che arriverà in Europa.
LouReed.it: Non importa. In qualche modo verremo a vederlo. E’ un progetto meraviglioso. E per quanto riguarda la musica, quali altri progetti?
Lou: Ho in mente di riproporre e incidere Metal Machine Music, come feci anni fa a Venezia, con il gruppo tedesco Zeitkratzer. Recentemente ho composto altra musica elettronica, per me stesso. Mi serve per meditare. La ascolto quando pratico il Tai-Chi. Non è assolutamente musica commerciale. Non ne parlerei mai e poi mai alla mia casa discografica, ma forse la metterò sul mio sito web. Molti amici me l’hanno chiesta e gliel’ho regalata.
LouReed.it: Hai in cantiere un nuovo disco?
Lou: No, per ora no. Devo capire al momento cosa mi diverte fare e poi inciderò. Poi?
LouReed.it: Nel 1989 hai dedicato un intero album alla tua città. Com’è cambiato il tuo rapporto con New York negli ultimi anni?

Lou: Non credo sia cambiato. New York però oggi è una città in cui non si può fumare. Sono un po’ confuso a riguardo. Voglio dire: entri da qualsiasi parte e non puoi fumare una cavolo di sigaretta. Io sono contro queste cose. Ma sono anche contro le cinture di sicurezza, i caschi e molte altre cose. Qualsiasi cosa che limiti la propria scelta. Probabilmente, se fossi ai piani alti e potessi decidere, sarebbe tutto diverso. Ma mi rendo conto che ci sarebbero anche molti morti in più al mondo.

Lou sorride. Annie gli fa un cenno.

Lou: Ok, purtroppo devo andare. Mi auguro che il tempo sia stato comunque abbastanza per voi e che siate soddisfatti.

Lo ringraziamo calorosamente e lui ci stringe la mano sorridend. Guardo l’orologio e noto che ci ha concesso quasi dieci minuti.
Guido Harari, che nel frattempo ha scattato qualche foto, chiede a Lou di fare una foto tutti insieme. Lou accetta volentieri e ci stringiamo tutti a lui. Prima di scattare la foto, nota che Glamy è purtroppo coperta da persone più alte. La prende, la fa passare avanti e la mette di fronte a sè. Questo è il vero Lou Reed, al di fuori del personaggio dato in pasto alla stampa.
Altri saluti, poi va in camera a cambiarsi per andare alle prove. Usciamo dall’albergo, entusiasti e increduli, pronti per andare al Reading.

Stai comoda?

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