Intervista a Gerard Malanga (2004)

Malanga EPIGerard Malanga, classe 1943, è stato uno delle figure più incisive della Factory e di tutte le imprese che Warhol abbracciò negli anni dello splendore rivoluzionario, fra il 1963 e il 1970; a lui si deve infatti la messa a punto della tecnica della serigrafia che Warhol impiegò per la realizzazione di tante delle sue immagini pop. In questo periodo, e fino al 31 Ottobre 2004, si terrà una mostra a lui dedicata dal titolo “Then and Now” presso la Galleria Carla Sozzani (Corso Como 10) a Milano.

GERARD MALANGA

Gerard Malanga, classe 1943, è stato uno delle figure più incisive della Factory e di tutte le imprese che Warhol abbracciò negli anni dello splendore rivoluzionario, fra il 1963 e il 1970; a lui si deve infatti la messa a punto della tecnica della serigrafia che Warhol impiegò per la realizzazione di tante delle sue immagini pop. In questo periodo, e fino al 31 Ottobre 2004, si terrà una mostra a lui dedicata dal titolo “Then and Now” presso la Galleria Carla Sozzani (Corso Como 10) a Milano.

Il lavoro di Gerard Malanga, dalle prime immagini dei Screen Tests, realizzate nel 1964 con il progetto di Andy Warhol, scorre come fosse un lungo film della memoria visiva che recupera l’intera sua storia d’artista. Pochi testi interrompono lo scorrere delle immagini per concedere all’osservatore pause di riflessione, prendere respiro e affrontare il significato della successiva sequenza.

ha abbandonato la ripresa cinematografica sperimentale da tempo per dedicarsi alla poesia (suo primo amore) ed alla fotografia, non rinunciando di certo alla sperimentazione: la sfida della stampa alla gelatina d’argento, la riproduzione in fotocopia, le macchinette automatiche, i fotogrammi cinematografici e i collage.

Un caleidoscopio di personali interpretazioni e anticonformisti utilizzi di mezzi e immagini che creano un’opera unica, perché così si deve osservare l’installazione. Non singole immagini, peraltro di grande interesse, ma un continuum di autobiografia narrativa sulla Silver Factory, Andy Warhol, i personaggi che lo accompagnano nella sua esistenza e tutto il percorso creativo di Malanga.

Chi non lo ricorda, inoltre, come ballerino con la frusta, insieme a Mary Woronov, sulle note di “Venus in Furs” dei Velvet Underground durante l’Exploding Plastic Inevitable?

L’esperienza di avvicinare un autore così incisivo nell’arte del nostro tempo è arricchita dalla proiezione dei filmati che girò negli anni Sessanta, proprio lavorando assieme ad Andy Warhol.

In occasione dell’inaugurazione della mosta, avvenuta il 29 Settembre, abbiamo avuto modo di incontrarlo e rivolgergli qualche domanda.

L’INTERVISTA

LOUREED.IT: Il tuo cognome, Malanga, è di origine italiana?

Si, mio padre è originario di Potenza, e la famiglia di mia madre è di Salerno.

LOUREED.IT: Allora, parli un po’ di italiano?

Sfortunatamente no (risate, ndr.)!

LOUREED.IT: Quando si è trasferita negli Stati Uniti la tua famiglia?

Mio padre è emigrato con suo fratello Maggiore nel 1918, mentre mia madre in verità è nata a New York, ma è come se fosse nata in Italia. E’ cresciuta in un contesto familiare molto italiano.

LOUREED.IT: Sei stato l’assistente personale di Andy Warhol per molto tempo.

Si, per circa sette anni.

LOUREED.IT: In che modo l’arte di Warhol ha influenzato la tua fotografia?

Beh, credo in nessun modo. Ho solo scoperto il mio modo di fare qualcosa, il mio punto di vista sulle cose, non ho avuto alcuna influenza sulla mia fotografia, almeno in maniera diretta. Io e Andy abbiamo collaborato in una serie chiamata “Screen Test”, ma è stato prima che entrambi diventassimo fotografi. A quel tempo, quando ho lavorato con lui, i suoi quadri della serie “Death and disaster” (che sono i miei preferiti) hanno in qualche modo influenzato alcune poesie a cui stavo lavorando.

LOUREED.IT: Vivi ancora a New York?

Al momento attuale vivo a Brooklyn.

LOUREED.IT: Quanto è cambiata New York rispetto agli anni ’60?

E’ decaduta molto negli ultimi tempi. E’diventata un posto molto grossolano e commerciale, molto pacchiano, molto sovrappopolato, radicalmente diverso da quello che era un tempo.

LOUREED.IT: Hai scritto insieme a Viktor Bokris il libro più famoso sui Velvet Underground, “Uptight”.

Si, è stato il primo in assoluto. E’ stato pubblicato in Italia, Spagna, Cecoslovacchia, Polonia, Francia, Germania, Giappone.

LOUREED.IT: Nell’ultima edizione in dvd della trilogia di Paul Morrissey (Flesh – Trash – Heat), c’è un breve filmato in cui abbiamo potuto vedere alcuni momenti dell’Exploding Plastic Inevitable. Potresti dirci brevemente come sono andate le cose?

E’ una lunga storia, non ho il tempo per entrare nei dettagli, ma le cose sono più o meno andate così. Mi piaceva ballare, infatti da adolescente ero una presenza stabile nel corpo di ballo del “Rock and Roll Show” di Alan Freed (il dj americano che per primo ha coniato il termine rock and roll). Quando ho incontrato i Velvet per la prima volta in un coffee-shop nel Greenwich Village, la loro musica mi ha invogliato ad alzarmi e ballare. Tutti gli altri all’inizio erano troppo timidi per farlo, ma piano piano si sono uniti a me. Quando poi abbiamo iniziato seriamente a lavorare coi Velvet Underground, ho elaborato delle coreografie vere e proprie per alcune canzoni.

LOUREED.IT: E’ cominciato tutto in modo molto naturale.

Si, anche molto casualmente.

LOUREED.IT: Sei ancora in contatto con le persone che frequentavano la Factory?

Mmm.. vedo Lou Reed molto raramente, ed occasionalmente vedo anche Billy Name. L’ultima volta è stato insieme a John Cale due settimane fa, in occasione del party di presentazione del suo nuovo cd(Hobosapiens, lanciato negli U.S. soltanto all’inizio di Settembre 2004, il cui booklet è stato curato dallo stesso Billy Name, ndr.)

LOUREED.IT: Sei stato un testimone della cultura americana del ventesimo secolo.

E’ molto gentile da parte vostra, ma io sono solo uno dei tanti fotografi…

LOUREED.IT: Navigando sul tuo sito internet, abbiamo visto molte delle tue foto. (Gli mostriamo alcuni dei suoi scatti, ndr.)

Siete stati davvero sul mio sito (Malanga è visibilmente stupito, ndr.)? Ognuna di queste foto ha una storia, ma non ho il tempo di raccontarvele. Non ho mai scattato foto per delle riviste.

LOUREED.IT: Come sei entrato in contatto con i tuoi soggetti?

E’ una domanda molto interessante. Negli anni ’70, quando ho cominciato a fare il fotografo, conoscevo già personalmente molti dei miei soggetti: allora era molto facile prendere il telefono e fissare l’appuntamento per una session. Ma adesso è impossibile! Non posso neanche rintracciare alcune di quelle persone perché sono diventate troppo famose (ride, ndr.), è diventato troppo difficile! Ed infatti è questa la natura della mia fotografia: molto casuale, molto “easy”. A volte guardo alcune delle foto e penso che alcune di esse quasi non siano mai state scattate… Mi piace pensare ad esse come ad una sorta di “casualità divine”…

LOUREED.IT: Dal punto di vista musicale, credi che le prime composizioni dei Velvet siano state influenzate dalla Factory e da Andy?

Credo solo in maniera indiretta. Si può parlare piuttosto di un’influenza globale.

LOUREED.IT: Sappiamo infatti che alcune di essere erano già state scritte a quel tempo.

Si, in effetti solo le canzoni scritte per Nico risentono direttamente dell’atmosfera della Factory.

LOUREED.IT: Cosa puoi dirci dello spettacolo che farai stasera?

E’ un reading di alcuni miei scritti, con le musiche di Steve Piccolo (ex Lounge Lizards, ndr.) e Gak Sato (compositore elettronico giapponese, ndr). Ho lavorato con loro in precedenza, quindi ho deciso di sceglierli anche per questa presentazione. Sono molto impaziente di vedere cosa uscirà fuori stasera.

Stefano Nardini e Antonio Puglia

GALLERIA FOTO

 

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