Uncut di dicembre dedicato ai VU

Il numero di dicembre della rivista musicale Uncut è dedicata ai Velvet Underground, con interviste esclusive e foto inedite tratte dai volumi appena pubblicati sul gruppo che ha cambiato per sempre il corso della musica rock. Oltre allo speciale e alla copertina, ai Velvet è dedicato anche il CD allegato dal titolo “The Velvets Revolution“, una raccolta di gruppi o progetti musicali noti influenzati dai VU, a testimonianza di quanto i quattro abbiano ispirato tutta una serie di nuove generazioni. Ricordiamo che Uncut è una rivista musicale in lingua inglese che purtroppo è reperibile solo nelle edicole più fornite e provviste di magazine internazionali. Altrimenti è possibile ordinarla online tramite il sito della rivista.
Di seguito la tracklist di “The Velvets Revolution“:
- The Feelies: Sleeping(inot something)
- Thee Oh Sees: Destroyed fortress reappears
- Orange Juice: Blue boy
- The Black Angels: Never/Ever
- Suicide: Rain of ruin
- Vivian Girls: Tension
- Magic Markers: Risperdal
- Espers: That which darkly thrives
- Fursaxa: Tyranny
- Smog: Natural decline
- Hush Abors: Fast asleep
- Loop: Too really to feel
- Hope Sandoval & The Warm Inventions: Wild roses
- 801 (Brian Eno e Phil Manzanera): Third Uncle
- The War on Drugs: Show me the coast
(Grazie a Natalia Rossi per la segnalazione).
Vi riportiamo questo breve editoriale, scritto da Allan Jones, che racconta un’aneddoto davvero molto interessante sul modo di suonare di Moe Tucker:
Moe Tucker ci ha raccontato una grande storia quando l’abbiamo intervistata il mese scorso per la cover story sui Velvet Underground che purtroppo non siamo riusciti ad includere nella versione finale dello speciale che comincia a pagina 48 di questo numero. Ci ha raccontato beffardamente della vita ritirata che conduceva in un sobborgo di Long Island prima che Lou Reed le chiedesse di unirsi a lui, John Cale e Sterling Morrison nel gruppo che sarebbe poi diventato i VU. Allora ci siamo chiesti cosa avesse pensato del contenuto esplicito delle canzoni di Lou, con la loro descrizione schietta di assunzione di droghe, sesso deviato e cose del genere.
“Sembrerà sicuramente una scusa“, ha detto ridendo, “ma all’inizio non capivo assolutamente di cosa stesse cantando lou. Suonavano così forte, non c’erano monitor e non riuscivo a sentire un cavolo. Un paio di anni fa ero a New York e stavamo a pranzo, e per qualche ragione venne fuori proprio questo. Lou mi disse ’sai, mi sono sempre chiesto … come facevi a sapere quando smettere di suonare?’ perchè sapeva benissimo che suonavamo a volume altissimo. Gli ho risposto ‘in genere guardavo la tua bocca e non gli staccavo gli occhi di dosso’. Quando la sua bocca smetteva di muoversi, immaginavo che avesse smesso di cantare e speravo fosse la fine della canzone, e chiudevo anche io. Mi è sembrato abbastanza scioccato, ma è proprio quello che facevo. Che cavolo, sembrava funzionare!“
Come dov’essere stato, mi sono sempre chiesto e richiesto mentre scrivevo questo speciale sui VU, vedere i Velvet all’epoca mentre facevano a pezzi il libro delle regole del rock e ne scrivevano uno completamente nuovo? Certamente così sconvolgente come racconta la leggenda, se si può credere alla testimonianza dello scrittore e critico Charlie Gillet, alla quale appunto credo fermamente. Ero sbalordito nello scoprire che Charlie aveva visto i VU al Dom, il club di New York nel qaule furono gruppo fisso nell’Aprile del 1966.
Charlie ammette allegramente che non comprese cosa stessero facendo i Velvet, ma di certo fornisce una descrizione affascinante dello spettacolo che vide, nel nostro speciale su Uncut Magazine
