Transformer: la vita di Lou Reed

La copertina del libro
Difficile che non si conosca questa biografia: malgrado il titolo diverso (in realtà è il titolo originale, ma in Italia venne pubblicata con il nome “Il lato selvaggio del rock“) e la nuova veste grafica con copertina aggiornata all’ultimo look, sotto sotto rimane sempre la biografia più contestata e irriverente su Lou Reed scritta da Victor Bockris e pubblicata in Italia dalla storica Arcana Editrice. Ad arricchirla, in questa ristampa, c’è una esaurientissima discografia (a dir la verità copiata dal nostro sito, con tanto di note, ma guardiamo l’aspetto lusinghiero), e una postfazione a cura di Riccardo Duranti, traduttore di molti scrittori contemporanei americani, tra cui Carver.
Le critiche di fondo rimangono tutte, e tutte invariate, come invariato è il testo: la vena più che altro pettegola dello stile di Bockris e l’accento verso i lati più sgradevoli e meno edificanti del personaggio trattato (che sia Lou Reed o Warhol o Patti Smith, altre illustri vittime, non fa differenza). Ex conoscente e frequentatore di Lou Reed, e quindi amico tradito, il suo risentimento è evidente per tutte le 400 e passa pagine che compongono la storia di Lou.
Ma attenzione: “Transformer: la vita di Lou Reed” è una biografia avvincente, la più completa pubblicata su Lou Reed. Le critiche che si possono muovere a Bockris come biografo, cioè il suo non esentarsi dal giudizio per limitarsi a raccontare i fatti, vanno di pari passo ai suoi pregi: lo stile di Bockris è infatti quello di un romanziere, che non racconta semplicemente ma riesce a far rivivere l’epopea personale di un personaggio controverso e difficile come Lou Reed come un romanzo di formazione.
E se vogliamo, altro grande pregio, è quello di non essere andato al lato opposto del biografismo: quello dell’agiografia.
In effetti tutte le biografie andrebbero lette con un certo distacco, cercando di farsi influenzare il meno possibile dai giudizi del biografo e basarsi sui fatti reali raccontati.
E di fatti reali “Transformer: la vita di Lou Reed” ne racconta a centinaia, attraverso un gusto della documentazione proprio di Bockris.
Malgrado, ovviamente, Lou Reed l’abbia disconosciuta e abbia apostofato il biografo con i peggiori epiteti possibili, quella di Bockris rimane tuttora l’unica biografia tradotta in italiano e comunque la migliore (non teniamo conto dell’immancabile “Le canzoni di Lou Reed” pubblicato dalla Editori Riuniti, che non è una vera biografia ma raccoglie biografia, traduzioni, testi e analisi).
Peccato veramente che non si sia pensato di aggiornare la biografia, che rimane sempre ferma al 1995, quindi quasi quindici anni fa (è rimasto il “riassunto” fino al 1999 a cura di Paolo Vites e la postfazione di Duranti aggiunge qualche altro elemento fino ai giorni nostri, ma non è la stessa cosa).
Insomma, una biografia da leggere con le pinze, ma da leggere assolutamente, un romanzo del quale essere diffidenti, ma da avere assolutamente. Talmente controversa che appare quasi perfetta per il personaggio che racconta. E se a volte Bokris calca un po’ troppo la mano, ne esce quella caricatura da rockstar che rimane sempre tremendamente affascinante.
