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Guido Harari: Wall of Sound

Scritto da Staff – domenica, 24 giugno 2007 – 23:15Nessun commento

La copertina del libro

La copertina del libro

Sarà inaugurata oggi nel borgo storico di Monforte d’Alba la mostra fotografica del nostro amico Guido Harari dal titolo “Wall of Sound“.

La firma di Harari è su molti scatti di Lou Reed, compresa l’immagine di copertina dell’ultimo live Animal Serenade e può vantare un’amicizia personale con Lou: “Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti, nei miei e certamente in quelli di Laurie (Anderson), vengono generalmente ignorate da altri fotografi, per i motivi più vari. E poi questo tipo di fotografia è possibile solo con una persona amica, non con un estraneo. Io considero Guido un amico, non un fotografo, e per questo motivo riesce a cogliere immagini come queste” ha dichiarato.Le foto “musicali” di Guido Harari saranno in mostra sui muri del borgo antico di Monforte d’Alba fino al prossimo 28 Ottobre.

Guido Harari è da trent’anni il più noto e affermato fotografo musicale in Italia: dopo aver preso le mosse dal mondo della musica dove ha firmato numerose copertine di dischi ed è stato fotografo ufficiale di molti grandi miti, Harari è oggi uno degli autori più significativi nel campo del ritratto fotografico a tutto campo.

Con un singolare allestimento che anche nel titolo vuol rendere omaggio al leggendario sound inventato negli anni sessanta dal produttore americano Phil Spector, gli antichi muri del centro storico di Monforte faranno da preziosa cornice ai ritratti di oltre quaranta star internazionali della musica, che Harari ha seguito con maggiore interesse, poiché più vicini alla sua sensibilità e alle sue passioni musicali. Le immagini, stampate in un intenso blu indaco su speciali pannelli e valorizzate da un’illuminazione dedicata, offriranno ai visitatori uno straordinario e insolito spettacolo notturno.

Stile raffinato e asciutto, spesso caratterizzato da tagli che non fanno mistero della sua personale passione per i soggetti che ritrae, Harari avvolgerà di fascino il percorso tra i ciottoli del borgo fino all’antica rocca dell’eresia catara. Dai muri si affacceranno in un incredibile caleidoscopio transgenerazionale i volti di Laurie Anderson, Antony, Jeff Buckley, Kate Bush, Vinicio Capossela, Leonard Cohen, Paolo Conte, David Crosby, Fabrizio De André, Willy Deville, Cristina Donà, Bob Dylan, Brian Eno, Ibrahim Ferrer, Ivano Fossati, Bill Frisell, Giorgio Gaber, Jan Garbarek, Gilberto Gil, Trilok Gurtu, B.B. King, John Lee Hooker, Enzo Jannacci, Joan As Police Woman, Ute Lemper, Bob Marley, Pat Metheny, Joni Mitchell, Ennio Morricone, Gianna Nannini, Youssou N’Dour, Noa, Lou Reed, Robbie Robertson, Jimmy Scott, Compay Segundo, Wayne Shorter con Herbie Hancock, Patti Smith, Caetano Veloso, Tom Waits, Steve Winwood, Robert Wyatt, Frank Zappa, Joe Zawinul e John Zorn.

Con molti di questi artisti che, in varia misura, hanno segnato indelebilmente la storia della musica rock e non solo, Harari ha sviluppato, in un ampio arco di tempo, un clima di speciale intimità e di complicità creativa. In alcuni casi invece si è trattato di incontri isolati, ma egualmente affascinanti e significativi.
In ogni caso si tratta di compagni di viaggio di cui il fotografo, cerca di cogliere, con naturalezza e ironia, aspetti inediti, certamente meno usurati ed effimeri rispetto alla loro iconografia ufficiale, grazie ad una sorta di concordata violazione della privacy che nasce da un’intesa quasi telepatica tra fotografo e fotografato, tra musica e immagine. L’invasione di campo si verifica nelle situazioni più disparate e insolite, in momenti privati e pubblici, in casa, in sala d’incisione, in concerto, nel limbo di un backstage, o più semplicemente su un set fotografico, spesso improvvisato in alberghi o camerini, in atteggiamenti e contesti quasi sempre rivelatori della natura e del carattere dei personaggi.

L’inaugurazione della mostra avverrà domenica 24 giugno alle ore 18. Inizierà nella piazza principale del paese e terminerà nella corte dell’hotel Villa Beccaris dove saranno offerti preziosi vini prodotti a Monforte (Langhe DOC rosso e bianco).

Note tecniche relative alla mostra Wall of Sound
Grande novità tecnica ed elemento di pregio e richiamo è la stampa delle immagini della mostra, da parte di Tre60snc di Milano, partners abituali delle mostre di Harari, con tecnica diretta Flat Bed su pannelli Dibond dello spessore di 3mm, utilizzando software Cheetah con stampante Durst RHO 600 Presto e con inchiostri UV di nuova generazione, adatti ad esposizioni prolungate in esterni. Le stampe sono ricavate da scansioni digitali dei negativi originali, dunque con un’assoluta fedeltà di riproduzione e di gamma tonale rispetto alle convenzionali stampe su carta fotografica. L’illuminazione è curata da Flos con speciali luci a fluorescenza.

Catalogo
Accompagna la mostra il catalogo GUIDO HARARI: WALL OF SOUND, a cura di HRR EDIZIONI e MONFORTEARTE.

Stampe
Le immagini della mostra sono in vendita in tiratura limitata certificata 10/10 su carta Hahnemuhle Fine Art German Etching 310g/mq. nel formato 50×60cm. Per informazioni: www.guidoharari.com.

Biografia di Guido Harari
Inizialmente ha legato la sua reputazione alle numerose copertine di dischi firmate per artisti internazionali come Kate Bush, David Crosby, Bob Dylan, BB King, Ute Lemper, Little Steven, Paul McCartney, Michael Nyman, Lou Reed, Simple Minds e Frank Zappa. E’ stato anche fotografo ufficiale di Dire Straits, Duran Duran, Peter Gabriel, Pat Metheny e Santana.
In Italia ha collaborato soprattutto con Claudio Baglioni, Andrea Bocelli, Angelo Branduardi, Vinicio Capossela, Paolo Conte, Pino Daniele, Fabrizio De André, Eugenio Finardi, Ligabue, Gianna Nannini, PFM e Vasco Rossi.
Ha realizzato mostre (Rockshots, 1983/84; Fotografie in musica, 1992; Italians, galleria di oltre cento ritratti di personalità italiane di rilievo internazionale, 2000; Fabrizio De André. Tempo sopra tempo, 2002/2003, Strange Angels, 2003/04, Khulna, Bangladesh 2003), The Blue Room, 2006) e diversi libri tra cui Lindsay Kemp (1982), Notti di note (con Claudio Baglioni, 1985), Fotografie in musica (1991), Il Circo di Paolo Rossi. Sotto un cielo di gomma (1995), Barboni. Il teatro di Pippo Delbono (1999), Fabrizio De André. E poi, il futuro (2001), Strange Angels (2003), Khulna, Bangladesh (con i medici di Progetto Sorriso nel Mondo, 2003), The Beat Goes On (con Fernanda Pivano, 2004), The Blue Room (2006) e Vasco! (2006).
Da tempo opera anche nell’ambito del reportage, del ritratto istituzionale e della pubblicità.
Da tre anni ha lasciato Milano e vive ad Alba, con apprezzabili esiti per la sua salute, fisica e mentale.

Dicono di Guido Harari:
LAURIE ANDERSON
Guido è diverso da qualunque altro fotografo. Non ama programmare un session fotografica, o magari sì, ma è sempre lì, presente, e ‘Ti dispiace se ti faccio un ritratto?’. E’ fantastico perché di solito rispondo che sì, vorrei, ma sono molto stanca, e d’improvviso lui salta da dietro l’angolo con un grande Ah! Però Guido ha un suo certo modo di saltar fuori da dietro l’angolo, e così pensi, perché no, in fondo è roba di pochi secondi.
La nostra è una collaborazione che si sviluppa sempre rapidamente, secondo modalità inattese. Non ha nulla a che vedere con quelle photo session dove metti in mostra soltanto una certa parte, molto limitata, di te. La sua è davvero una fotografia da kamikaze, molto diversa da quella di un paparazzo. Perché si tratta di autentica collaborazione. Guido non vuole rubarti nulla, ma piuttosto provare ad andare oltre l’apparenza delle cose. Questo è un modo molto eccitante di affrontare la fotografia, che produce risultati sempre imprevedibili.

KATE BUSH
Amo lavorare con Guido. Ti fa sentire speciale perfino senza dire una parola. Lo considero un artista, oltre che un fotografo. E’ pieno di creatività e di inventiva, e attendo sempre con ansia di scoprire che cos’altro saprà escogitare da una session all’altra. Sono onorata di far parte di questa sua mostra.
LOU REED
Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti, nei miei e certamente in quelli di Laurie (Anderson), vengono generalmente ignorate da altri fotografi, per i motivi più vari. E poi questo tipo di fotografia è possibile solo con una persona amica, non con un estraneo. Io considero Guido un amico, non un fotografo, e per questo motivo riesce a cogliere immagini come queste.

Visitate anche il sito: www.guidoharari.com

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